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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«I Coltelli del Sangue non vivono a lungo» disse Kaisea. «Una volta che viene assegnato loro un compito, non riposano. L’imperatrice — che possa vivere per sempre — concede loro delle capacità, degli anelli ter’angreal che li rendono grandi guerrieri.»

«Quelli rendono indistinte le loro forme» disse Gawyn. «Quando sono vicino a un’ombra.»

«Sì» disse Kaisea, suonando sorpresa che lui lo sapesse. «Non possono essere sconfitti. Ma alla fine il loro stesso sangue li ucciderà.»

«Il loro stesso sangue?»

«Sono avvelenati dal loro servizio. Una volta che è stato dato loro un incarico, spesso non durano più di poche settimane. Al massimo sopravvivono un mese.»

Gawyn tenne in alto il coltello, turbato. «Perciò basta che aspettiamo che muoiano.»

Kaisea rise. «Questo non accadrà. Prima di morire, adempieranno il loro compito.»

«Questo sta uccidendo le persone lentamente» disse Gawyn. «Una ogni pochi giorni. Una manciata, finora.»

«Prove» disse Kaisea. «Per saggiare punti di forza e di debolezza, imparando dove possono colpire senza essere visti. Se solo pochi sono morti, allora non avete ancora visto il pieno potere di un Coltello del Sangue. Loro non lasciano una manciata di morti, ma dozzine.»

«A meno che io non lo fermi» disse Gawyn. «Quali sono i suoi punti deboli?»

Kaisea rise di nuovo. «Punti deboli? Sommo Signore, non ho forse detto che sono i guerrieri migliori di Seanchan, potenziati e aiutati dal favore dell’imperatrice, che possa vivere per sempre?»

«D’accordo. Allora cosa sai del ter’angreal? Aiuta l’assassino quando è nelle ombre? Come posso impedirgli di funzionare? Forse accendere un gran numero di torce?»

«Non puoi avere luce senza ombra, Sommo Signore» disse la donna. «Crea più luce e creerai più ombre.»

«Dev’esserci un modo.»

«Kaisea è certa che, se ce n’è uno, tu lo troverai, Sommo Signore.» La risposta aveva in sé un tono tronfio. «Se Kaisea può asserirlo, Sommo Signore? Considerati fortunato di essere sopravvissuto a uno scontro con un Coltello del Sangue. Lui o lei non doveva avere te come suo bersaglio. Sarebbe prudente nasconderti finché non sarà passato un mese. Permetti all’imperatrice — che possa vivere per sempre — di portare a termine la sua volontà e benedici i presagi che ti hanno dato sufficiente preavviso per fuggire e vivere.»

«Basta così» disse Dimana. «Confido che tu abbia quello che volevi, lord Trakand?»

«Sì, grazie» disse Gawyn, turbato. Notò a malapena quando Kaisea si alzò e la donna della Famiglia la condusse via.

Considerati fortunato di essere sopravvissuto... non dovevi essere il suo vero bersaglio...

Gawyn soppesò il coltello da lancio fra le sue mani. Il bersaglio era Egwene, ovvio. Per quale altro motivo i Seanchan avrebbero speso un’arma tanto potente? Forse pensavano che la sua morte avrebbe abbattuto la Torre Bianca.

Egwene doveva essere avvisata. Pure se questo l’avesse fatta arrabbiare con lui, pure se avesse sfidato quello che voleva, lui doveva portarle questa informazione. Poteva, salvarle la vita.

Era ancora lì in piedi — riflettendo su come avvicinare Egwene — quando una servitrice in rosso e bianco lo trovò. Portava un vassoio con sopra una busta sigillata. «Mio signore Gawyn?»

«Cos’è questo?» domandò Gawyn, prendendo la lettera e usando il Coltello del Sangue per tagliarla lungo la parte superiore.

«Da Tar Valon» disse la servitrice con un inchino. «È arrivato attraverso un passaggio.»

Gawyn spiegò lo spesso foglio di carta all’interno. Riconobbe la scrittura di Silviana.

Gawyn Trakand, l’Amyrlin è stata profondamente scontenta nello scoprire la tua partenza. Non ti era mai stato indicato di lasciare la città. Mi ha chiesto di inviare questa missiva, spiegandoti che ti è stato concesso ampio tempo per oziare a Caemlyn. La tua presenza è richiesta a Tar Valon e il tuo ritorno dovrà avvenire in tutta fretta.

Gawyn lesse la lettera, poi la rilesse. Egwene gli urlava contro per aver sconvolto i suoi piani, giungendo quasi a cacciarlo fuori dalla Torre, ed era scontenta di scoprire che lui aveva lasciato la città? Cosa si aspettava che facesse? Per poco non si mise a ridere.

«Mio signore?» chiese la servitrice. «Vorresti mandare una risposta?» C’erano carta e penna sul vassoio. «Hanno lasciato intendere che se ne sarebbero aspettata una.»

«Mandale questa» disse Gawyn, gettando il Coltello del Sangue sul vassoio. Si sentiva arrabbiato, tutt’a un tratto, e tutti i pensieri di tornare fuggirono dalla sua mente. Donna folgorata!

«E dille» aggiunse dopo averci pensato su un momento «che l’assassino è Seanchan e porta un ter’angreal speciale che lo rende difficile da vedere nelle ombre. Meglio far accendere ulteriori luci. Gli altri omicidi erano prove per valutare le sue difese. Lei era il vero bersaglio. Sottolinea che l’assassino è molto, molto pericoloso, ma non la persona che pensava lei. Se le servono prove, può parlare con alcune delle Seanchan qui a Caemlyn.»

La servitrice parve perplessa, ma quando lui non aggiunse altro, la donna si ritirò.

Gawyn cercò di raffreddare la propria rabbia. Non sarebbe tornato indietro, non ora. Non quando sarebbe sembrato come se stesse tornando strisciando a un suo ordine. Lei aveva i suoi "attenti piani e trappole". Aveva detto di non aver bisogno di lui. Avrebbe dovuto fare a meno di lui per un po’, allora.

34

Giudizio

«Voglio gli esploratori fuori a sorvegliare» disse Perrin con vigore. «Perfino durante il processo.»

«Alle Fanciulle non piacerà questo, Perrin Aybara» disse Sulin. «Non se fa perdere loro l’opportunità di danzare le lance.»

«Lo faranno comunque» disse Perrin, attraversando il campo a piedi, con Dannil e Gaul al suo fianco. Dietro seguivano Azi e Wil al’Seen, le sue due guardie per la giornata.

Sulin scrutò Perrin, poi annuì. «Sarà fatto.» Si allontanò.

«Lord Perrin» chiese Dannil, odorando di nervosismo. «Di che si tratta?»

«Non lo so ancora» disse Perrin. «C’è qualcosa di sbagliato nel vento.»

Dannil si accigliò, sembrando confuso. Be’, anche Perrin era confuso. Confuso e sempre più certo. Pareva una contraddizione, ma era vero.

L’accampamento era indaffarato, con i suoi eserciti che si radunavano per incontrare i Manti Bianchi. Non il suo esercito, i suoi eserciti. C’era così tanta divisione fra loro. Arganda e Gallenne che sgomitavano per la posizione, gli uomini dei Fiumi Gemelli che mal tolleravano le nuove bande di mercenari, gli ex profughi schiacciati fra tutti gli altri. E, naturalmente, gli Aiel, distaccati e che facevano come volevano.

Tanto li smobiliterò, si disse Perrin. Cosa importa?

La cosa lo turbava comunque. Era un modo disordinato di gestire un accampamento.

Comunque, la gente di Perrin si era perlopiù ristabilita da quest’ultima bolla di male. Probabilmente nessuno di loro avrebbe più guardato le proprie armi allo stesso modo, ma i feriti erano stati Guariti e gli incanalatori si erano riposati. I Manti Bianchi non erano stati lieti per il ritardo, che si era prolungato più a lungo di quanto probabilmente si erano aspettati. Ma Perrin aveva avuto bisogno di quel tempo, per parecchi motivi.

«Dannil» disse. «Mia moglie ti ha invischiato nei suoi complotti per proteggermi, suppongo.»

Dannil sussultò. «Come...»

«Lei ha bisogno dei suoi segreti» disse Perrin. «A me ne sfuggono la metà, ma questo era chiaro come il sole. Non è felice per questo processo. Cosa ti ha costretto a fare? Qualche piano con gli Asha’man per portarmi fuori dal pericolo?»

«Qualcosa del genere, mio signore» ammise Dannil.

«Me ne andrò, se le cose volgono al peggio» disse Perrin. «Ma non balzare in azione troppo presto. Non permetterò che questo diventi un bagno di sangue perché uno dei Manti Bianchi si lascia sfuggire un’imprecazione nel momento sbagliato. Aspetta il mio segnale. Capito?»

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