I cavalieri del salario viola ovvero La grande abbuffata [=ll salario purpureo / Riders of the Purple Wage - it]
- Автор: Фармер Филип Хосе
- Год: 1991
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-35083-0
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «I cavalieri del salario viola ovvero La grande abbuffata [=ll salario purpureo / Riders of the Purple Wage - it]». Краткое содержание книги:
Maryam capisce l’inglese mondiale, ma il vento si porta via le parole di Chib. Fa un sorriso idiota, e Chib prova una repulsione momentanea, un lampo di collera come se, in qualche modo, lei l’avesse tradito. Tuttavia si riprende e grida: — T’invito a venire con me alla mostra! Tu, tua madre e tua zia sarete mie ospiti! Potrai vedere i miei quadri, anima mia, e capirai com’è l’uomo che ti porterà via sul suo Pegaso, mia bianca colomba!
Dice il Nonno: Non c’è nulla di più ridicolo delle farneticazioni verbali di un giovane poeta innamorato. Orribilmente esagerate. Io rido. Ma mi sento anche commosso. Vecchio come sono, ricordo i miei primi amori, il fuoco, i torrenti di parole, inguaiate di lampi, alate di dolore. Care ragazze, adesso molte di voi sono morte; le altre sono avvizzite. Vi mando un bacio.
La madre di Maryam si alza in piedi nella canoa. Per un secondo. Chib la vede di profilo, e ha il preannuncio dell’avvoltoio che Maryam diventerà quando avrà l’età di sua madre. Maryam, ora, ha un dolce volto aquilino: “l’arco della spada dell’amore”, così Chib ha definito quel naso. Ardito ma bellissimo. Tuttavia, sua madre sembra una vecchia aquila spiumata. E la zia… anziché l’aquila, la sua faccia ricorda il muso di un cammello.
Chib reprime quei paragoni sfavorevoli, addirittura proditori. Ma non può reprimere i tre uomini barbuti, ammantellati e mal lavati che si stringono intorno a lui.
Chib sorride e dice: — Non ricordo di avervi invitato.
Lo guardano senza capire, perché l’inglese di Los Angeles parlato in fretta per loro è incomprensibile. Abu (nome generico per indicare ogni egiziano di Beverly Hills) gracchia una bestemmia così antica che la conoscevano persino gli abitanti della Mecca premaomettana. Stringe il pugno. Un altro arabo si avvia verso il quadro, e alza un piede, come per sferrargli un calcio.
In quel momento, la madre di Maryam scopre che stare in piedi su una canoa è pericoloso quanto stare in piedi su un cammello. È anche peggio, perché le tre donne non sanno nuotare.
Non sa nuotare neppure l’arabo di mezza età che, attaccato Chib, scopre che la sua vittima si è già scostata e si sente spingere nel lago da un calcio nel didietro. Uno dei giovani si avventa su Chib; l’altro fa per rendere a calci il quadro. Entrambi si arrestano nell’udire le donne che strillano e nel vedere che cadono in acqua.
Poi i due corrono sul bordo del lago, e finiscono in acqua a loro volta, spinti da Chib, che preme sulla loro schiena. Un poliziotto sente i sei che urlano e si dibattono e si precipita verso Chib. Chib comincia a preoccuparsi perché Maryam fatica a tenersi a galla: il suo terrore non è simulato.
Quel che Chib non capisce è perché si comportino in quel modo. Eppure, hanno i piedi sul fondo: hanno collo e mento fuori dell’acqua. Nonostante questo, Maryam sembra sul punto di annegare. E, come lei, anche gli altri, ma a lui non interessano. Dovrebbe tuffarsi per ripescare Maryam. Però, se lo farà, sarà costretto a cambiarsi d’abito prima di andare alla mostra.
A questo pensiero ride forte, e poi ancora più forte, mentre il poliziotto scende in acqua per recuperare le donne. Raccatta il quadro e si allontana ridendo. Prima di arrivare al Centro, si calma.
— Come aveva ragione il Nonno! — dice a se stesso. — Come fa a capirmi così bene? Sono troppo superficiale? No, sono stato innamorato troppo profondamente e troppe volte. Cosa posso farci se amo la Bellezza, e se le belle che amo non hanno abbastanza Bellezza? Il mio occhio è troppo esigente: cancella ogni volta gli impulsi del cuore.
LA STRAGE DEL SENSO INTERIORE
L’atrio (uno dei dodici) da cui entra Chib è stato progettato molto tempo addietro da nonno Winnegan. Il visitatore trova davanti a sé un lungo tubo curvo rivestito di specchi disposti a varie angolazioni. Vede una porta triangolare in fondo al corridoio. La porta sembra troppo piccola perché possa varcarla qualcuno che abbia più di nove anni. L’illusione ottica dà al visitatore l’impressione di salire sulla parete, mentre avanza verso la porta. Arrivato in fondo al tubo, il visitatore è convinto di stare in piedi sul soffitto.
Ma la porta s’ingrandisce via via che si avvicina, e finisce per diventare enorme. I commentatori hanno intuito che quell’entrata è la rappresentazione simbolica, secondo l’architetto, della porta del mondo dell’arte. Bisogna mettersi a testa in giù, prima di entrare nel paese delle meraviglie dell’estetica.
Però, continuando, il visitatore ha dapprima l’impressione che l’enorme sala sia rovesciata. La vertigine aumenta. La parete di fondo sembra vicinissima, fino a quando il visitatore non riacquista il senso dell’orientamento. Alcuni non si abituano mai, e bisogna portarli fuori prima che svengano o vomitino.
Sulla destra c’è un attaccapanni con un cartello: APPICCATE QUI LA TESTA. Una battuta a doppio senso del Nonno, che in queste cose, secondo molta gente, ha sempre avuto la mano pesante. E se il Nonno oltrepassa i limiti del buon gusto verbale, i quadri di suo nipote non stanno né in cielo né in terra. Trenta dei suoi dipinti più recenti sono stati messi in mostra, inclusi gli ultimi tre della sua serie dei Cani: La costellazione del Cane, Cane voglioso e Cane a gradoni. Ruskinson e i suoi discepoli fingono di avere i conati di vomito. Luscus e il suo gregge lodano, ma con parsimonia. Luscus ha detto ai suoi di aspettare che lui abbia parlato con il giovane Winnegan, prima di compromettersi. Quelli del fideo sono occupatissimi a riprendere e a intervistare gli uni e gli altri; e cercano di provocare un litigio.
La sala principale dell’edificio è un enorme emisfero con il soffitto luminoso, che passa attraverso l’intero spettro dei colori ogni nove minuti. Il pavimento è un’enorme scacchiera, e al centro di ogni casella c’è una faccia: i grandi personaggi delle varie arti. Michelangelo, Mozart, Balzac, Zeusi, Beethoven, Li Po, Twain, Dostoevski, Farmisto, Mbuzi, Cupel, Krishnamurti e così via. Dieci riquadri sono stati lasciati liberi, in modo che le future generazioni possano aggiungere i loro candidati all’immortalità.
Le parti inferiori delle pareti sono coperte da affreschi raffiguranti eventi significativi delle vite degli artisti. Contro il muro Curvilineo vi sono nove palchi, uno per ciascuna delle Muse. Su una mensola, al di sopra di ogni palco, sta una statua gigantesca della dea patrona. Sono tutte nude, e hanno figure sovrabbondanti: seni enormi, fianchi larghi, gambe solide, come se lo scultore le avesse immaginate come immagini della Madre Terra, non tipi raffinati e intellettuali.
Le facce sono sostanzialmente strutturate come quelle, placide e levigate, delle statue greche classiche, ma gli occhi e le bocche hanno espressioni inquietanti. Le labbra sorridono ma sembrano pronte a ringhiare. Gli occhi sono profondi e minacciosi. NON TRADIRMI, dicono, ALTRIMENTI…
Su ogni palco si stende un emisfero di plastica trasparente; ha proprietà acustiche che impediscono, a quanti non si trovano sotto la conca, di udire i suoni provenienti dal palco, e viceversa.
Chib si avvia tra la folla rumorosa verso il podio di Polinnia, la Musa che include nel suo dominio la pittura. Passa davanti al podio su cui sta Benedectine, che dal suo cuore di piombo trae un’alchimia di note auree. Lei vede Chib, e riesce a lanciargli un’occhiataccia, pur continuando nel contempo a sorridere al pubblico. Chib non le bada, ma osserva che non ha più l’abito che le hanno strappato nella taverna. Vede anche i molti poliziotti piazzati tutt’intorno. La folla non sembra affatto pronta a esplodere. Anzi, sembra felice, anche se un po’ chiassosa. Ma i poliziotti sanno che la calma può essere ingannevole. Una sola scintilla e…