L'ultimo castello [The Last Castle - it]
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-38222-8
- Переводчик: Cristina Sculatti
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'ultimo castello [The Last Castle - it]». Краткое содержание книги:
O.Z. Garr pestò il piede a terra impaziente.
— Basta lamentarsi! Abbiamo fatto una scelta, rammentate? Xanten ci aveva scongiurato di fuggire. Adesso lui e i suoi compari vivono tra le montagne, insieme agli Espiazionisti. Noi invece abbiamo deciso di restare, nel bene e nel male e adesso si sta verificando il peggio, purtroppo. Non possiamo fare altro che accettare il nostro destino dignitosamente, da veri nobili.
I membri del Consiglio assentirono, seppur a malincuore. Hagedorn aprì una fiasca di incomparabile Rhadamanth e lo offrì ai presenti con una generosità che in un’altra situazione sarebbe stata impensabile.
— Visto che non abbiamo un domani… al nostro glorioso passato!
Durante la notte nel cerchio degli assediati avvennero strane cose: fiamme in quattro posti diversi, grida rauche echeggianti.
Il giorno successivo l’attività sembrava essersi rallentata. Tuttavia nel pomeriggio franò un altro pezzo del versante orientale, lasciando esposta la facciata posteriore di sei dei grandi palazzi.
Un’ora dopo il tramonto un gruppo di Uccelli arrivò sulla terrazza di lancio e Xanten uscì dalla portantina. Scendendo di corsa dalla scala circolare che portava ai bastioni si diresse verso il palazzo di Hagedorn.
Hagedorn, chiamato da un parente, fissò stupefatto Xanten.
— Cosa ci fate qui? Vi credevamo al Nord al sicuro, con gli Espiazionisti!
— Gli Espiazionisti non sono andati a rifugiarsi al Nord — rispose Xanten. — Si sono uniti a noi e stiamo lottando.
Hagedorn spalancò la bocca.
— Lottando? I nobili combattono contro i Mek?
— Con tutte le loro forze.
Hagedorn scosse il capo, stordito.
— E gli Espiazionisti sono con voi? Avevo capito che intendevano andare a Nord.
— Infatti, e alcuni ci sono andati, compreso A.G. Philidor. Ma anche gli Espiazionisti sono divisi in varie fazioni e la maggior parte di loro è a soli sedici chilometri da qui. Lo stesso discorso vale per i Nomadi. Alcuni sono scappati con i loro energovagoni, gli altri uccidono i Mek con accanimento. Avete senz’altro visto cosa abbiamo fatto questa notte. Abbiamo messo a fuoco quattro magazzini, abbiamo distrutto le riserve di sciroppo e ammazzato più di cento Mek e dodici energovagoni. Purtroppo però abbiamo avuto delle perdite anche noi, e questo è molto grave perché siamo pochi mentre i nostri avversari sono numerosissimi. Ecco il motivo per il quale sono venuto. Abbiamo bisogno di uomini. Venite a lottare con noi!
Hagedorn si volse verso i palazzi.
— Li riunirò tutti e vi farò parlare.
XVI
Lamentandosi pieni di rabbia per quello sforzo senza precedenti, gli Uccelli si diedero da fare tutta la notte per trasportare i nobili di Castel Hagedorn che, convinti dell’inevitabile fine della loro fortezza, si erano decisi a lasciar da parte ogni scrupolo e a combattere. Solo gli irriducibili tradizionalisti non si lasciarono convincere e Xanten li salutò gaiamente: — Rimanete pure, girate per il castello come ratti furtivi e consolatevi al pensiero di essere al sicuro: il futuro non vi riserva altro.
La maggior parte dei presenti se ne andò disgustata.
Quindi Xanten si rivolse ad Hagedorn.
— E voi cosa fate? Venite o restate qui?
Hagedorn sospirò, e quel sospiro parve un gemito.
— Castel Hagedorn è finito, vengo con voi.
XVII
La situazione si evolse improvvisamente. I Mek, che avevano occupato una vasta area intorno al castello, non avevano previsto una grande resistenza e non avevano neanche tenuto in considerazione le campagne. Nel costruire i loro depositi di sciroppo e le caserme avevano guardato soltanto alla comodità e non alla difesa. Così gli incursori riuscirono ad avvicinarsi, danneggiare e ritirarsi senza avere troppe perdite. I Mek più colpiti furono quelli che si erano appostati sul crinale settentrionale. Dopo ripetuti attacchi vennero respinti e molti di loro persero la vita. L’accerchiamento del castello si modificò e due giorni dopo la distruzione di altri due sacchi di sciroppo costrinse i ribelli ad arretrare ulteriormente. Si barricarono nelle gallerie che portavano alla base del lato meridionale del picco e la loro posizione era abbastanza sicura, ma invece di essere all’attacco si ritrovarono in posizione difensiva, nonostante gli energovagoni continuassero a trasportare roccia frantumata alla base del picco.
Concentrarono le scorte di sciroppo all’interno dell’area da loro difesa, insieme alle armi, alle munizioni e agli utensili, e la custodivano giorno e notte armati di pistole e di pallottole. Un attacco frontale era praticamente impossibile.
Gli incursori restarono per un intero giorno nascosti nei frutteti circostanti a valutare il da farsi, quindi idearono una nuova tattica. Sei carri leggeri, improvvisati al momento, vennero colmati di olio infiammabile collegato a una granata incendiaria. Durante la notte sessanta Uccelli li portarono sopra gli appostamenti dei Mek volando in alto, quindi si abbassarono di quota e lanciarono le bombe incendiarie. Subito la zona sottostante divenne un inferno di fiamme. I depositi andarono in fumo, gli energovagoni rotolarono frenetici travolgendo e schiacciando i Mek e aumentando ancora di più il terrore generato dall’incendio. I Mek sopravvissuti si rifugiarono nelle gallerie. La maggior parte dei riflettori che essi avevano installato per illuminare a giorno la zona dei depositi si spense e gli incursori se ne avvantaggiarono per attaccare. Dopo una lotta breve ma violenta gli uomini uccisero le sentinelle e arrivarono all’entrata delle gallerie. La rivolta sembrava ormai sotto controllo.
XVIII
Le fiamme si spensero. Gli uomini, trecento nobili del castello, duecento Espiazionisti e trecento Nomadi, si riunirono all’imboccatura della galleria e iniziarono a vagliare le varie soluzioni per annientare del tutto i Mek. Allo spuntare del giorno coloro che avevano lasciato ancora la famiglia nel castello andarono a prenderla e al ritorno portarono con sé anche un gruppo di gentiluomini tra i quali Beaudry, O.Z. Garr, Isseth e Aure. Il loro saluto fu freddo e distaccato, come se volessero tenere le distanze da coloro che, un tempo alla loro altezza, si erano umiliati mettendosi alla pari con i Mek in quella lotta.
— Cosa succederà adesso? — domandò Beaudry ad Hagedorn. Li avete intrappolati, ma non potete obbligarli a venire allo scoperto. Può darsi che là sotto ci siano delle scorte di sciroppo in origine destinate agli energovagoni che gli permetteranno di vivere per dei mesi.
O.Z. Garr, dopo aver guardato le cose dal punto di vista della teoria militare, propose un piano.
— Fate portare qui i cannoni e montateli sugli energovagoni. Non appena quei vermi si saranno indeboliti fate entrare i cannoni nelle gallerie e uccideteli tutti tranne quelli necessari per i lavori del castello. Prima ne avevamo quattrocento e ci basteranno ancora.
— Bene! — esclamò Xanten. — Mi compiaccio di informarla che questo non accadrà mai. Se qualcuno di loro sopravviverà, ci dovrà riparare le astronavi e insegnare a mantenerle in efficienza, quindi lo rispediremo sul suo pianeta d’origine insieme ai Contadini.
— Ma come pensate che potremo vivere così? — chiese freddamente Garr.
— Avete il generatore di sciroppo, fatevi dare un sacco e bevete quello.
Garr rovesciò la testa all’indietro e lo guardò gelidamente dall’alto in basso.
— Questo lo dite voi, solo voi, è il vostro insolente parere. Ma occorre ascoltare anche gli altri. Hagedorn, un tempo eravate nobile. Siete anche voi del parere che la civiltà debba finire?
— Non finirà — rispose Hagedorn — se tutti, voi incluso, ci daremo da fare per farla sopravvivere. Comunque non ci saranno più schiavi, ne sono convinto.
O.Z. Garr si girò sui tacchi e si diresse verso il castello, seguito da altri intransigenti tradizionalisti. Alcuni di loro si appartarono a confabulare lanciando occhiate torve a Xanten e Hagedorn.