L'ultimo castello [The Last Castle - it]
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-38222-8
- Переводчик: Cristina Sculatti
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'ultimo castello [The Last Castle - it]». Краткое содержание книги:
— E chi sarebbe?
— Se ci tenete proprio a saperlo, si tratta di A.G. Philidor.
O.Z. Garr si batté una mano sulla fronte.
— Parlate dell’Espiazionista forse? È uno dei più estremi, uno dei più arrabbiati. Xanten, siate ragionevole!
— Abbiamo davanti lunghi anni… sempre che ci liberiamo del castello — replicò Xanten impassibile.
— Ma il castello è tutta la nostra vita! — esclamò Hagedorn. — Cosa saremmo noi senza di esso? Animali, Nomadi?
— Saremmo vivi.
O.Z. Garr sbuffò e si volse verso la parete per esaminare un arazzo.
Hagedorn scosse il capo, dubbioso e perplesso. Beaudry alzò le mani al cielo.
— Xanten, riuscite sempre a esasperarci. Venite qui e iniziate a insistere sulla necessità di affrettarci… perché? Qui siamo al sicuro come tra le braccia materne. Cosa potremmo guadagnare lasciando tutto… l’onore, la dignità, gli agi, le raffinatezze della civiltà… e solo per nasconderci in posti desolati?
— Anche Janeil si riteneva che fosse sicuro — replicò Xanten — e adesso, cos’è? È solo morte, putredine, vino acido. Cosa ci guadagneremmo a nasconderci? La vita! E io ho intenzione di fare molto di più che nascondermi.
— Si possono citare centinaia di situazioni nelle quali la morte è preferibile alla vita — insorse Isseth. — Dobbiamo forse morire disonorati? Dovremo rinunciare alla dignità proprio negli ultimi anni?
Entrò B.F. Robarth.
— I Mek si stanno avvicinando — annunciò.
Hagedorn si guardò intorno disperato.
— Non riusciamo a metterci d’accordo? Cosa faremo?
Xanten sollevò le mani.
— Ognuno farà quello che ritiene meglio per lui! Io non ho più niente da dire, ho deciso. Hagedorn, vi prego di togliere la seduta in modo che ciascuno possa dedicarsi a quello che più gli preme… e che io mi possa nascondere.
— La seduta è tolta — annunciò Hagedorn e tutti corsero sui bastioni.
I Contadini marciavano intruppati lungo il viale interno al castello. Venivano dalle campagne circostanti e avevano sulle spalle il loro fardello. All’altro lato della valle, ai confini della foresta di Bartholomew, c’era una massa d’oro brunito, affiancata da un gruppo di energovagoni: i Mek.
Aure allungò il braccio verso Ovest.
— Guardate… salgono dalla Lunga Palude — poi si volse a Est. — E anche da Bambridge!
Quasi di comune accordo tutti si volsero per scrutare il crinale settentrionale e O.Z. Garr individuò anche da quella parte le sagome d’oro brunito.
— Eccoli là che stanno aspettando, quei vermi! Ci hanno circondato! Che aspettino pure! — si volse su se stesso e se ne andò. Scese nella piazza e, attraversatala velocemente, entrò nella casa di Zumbeld, dove trascorse il resto della giornata a istruire Gloriana, la Phane dalla quale si aspettava grandi cose.
XIV
Il giorno successivo i Mek misero a punto l’assedio: baracche, caserme, magazzini circondavano il castello e al loro interno, appena fuori tiro dai cannoni a energia, grandi mucchi di terra venivano accumulati dagli energovagoni.
Nella notte e in quella successiva le montagne di terra si ingrandirono e si allungarono verso il castello. Infine il loro scopo fu chiaro a tutti: non erano altro che una protezione per le gallerie che portavano fino al picco del castello.
E infatti il giorno dopo diversi di quei mucchi di terra raggiunsero la base del colle. Contemporaneamente, iniziarono ad arrivare energovagoni colmi di sassi che uscivano dalle gallerie per scaricare e poi vi si addentravano di nuovo.
Le gallerie scoperte erano otto e da ciascuna di esse fuoriuscivano interminabilmente massi e terra, asportati dalle fondamenta del castello. I nobili compresero finalmente cosa significasse tutto quel movimento.
— Non hanno intenzione di seppellirci — commentò Hagedorn — ma di toglierci la terra sotto i piedi!
Dopo sei giorni dall’inizio dell’assedio una grande porzione del picco iniziò a tremare e a franare e trascinò con sé un pinnacolo di roccia che si innalzava fino alle mura.
— Se va avanti in questo modo — mormorò Beaudry, — cadremo ancora più in fretta di Castel Janeil.
— Forza, allora! — esclamò O.Z. Garr improvvisamente energico. — Proviamo il cannone a energia. Metteremo allo scoperto le loro maledette gallerie e così non potranno fare più niente, quegli sciagurati. — E raggiunta la postazione più vicina urlò ai Contadini di levare il telone.
— Lasciate che vi aiuti — si offrì Xanten che casualmente si trovava nelle vicinanze. Tolse il telone con uno strappo. — Adesso sparate pure, se volete.
O.Z. Garr lo guardò senza capire, quindi balzò in avanti e puntò il grande proiettore su uno dei mucchi di terra. Azionò l’interruttore e l’aria davanti alla bocca del cannone crepitò e si accese di scintille. Il bersaglio eruttò vapore fumante, assunse i toni del nero, poi del rosso scuro, infine si aprì in un cratere incandescente. Ma la terra, sotto, era profonda circa sei metri e forniva un buon riparo. Il cratere si infiammò sempre di più, però non si allargò e non penetrò più a fondo.
Improvvisamente il cannone sfrigolò. Un isolatore corroso aveva ceduto e si era generato un corto circuito. Silenzio. O.Z. Garr lo esaminò rabbiosamente, quindi si allontanò. Evidentemente, l’efficienza dei cannoni era assai scarsa.
Dopo due ore crollò un’immensa falda di roccia dalla parte orientale del picco e poco prima del tramonto uno squarcio delle stesse dimensioni si aprì sul versante occidentale, dove le mura del castello si ergevano a perpendicolo sul precipizio.
A mezzanotte Xanten se ne andò, seguito da tutti coloro che condividevano il suo intento, comprese le mogli e i figli. Sei squadre di Uccelli facevano da navetta tra il terrazzo e un pascolo vicino alla Valle Lontana e l’alba era ancora di là da venire quando finirono le operazioni di trasporto. Nessuno li salutò.
XV
La settimana successiva crollò un’altra parte della parete orientale portandosi dietro alcuni dei contrafforti di roccia fusa. Al di là delle gallerie, poi, i mucchi di terra e di pietre si erano ingranditi paurosamente.
La parte più sicura e tranquilla del castello era il lato esposto a meridione, gradinato a terrazze, ma improvvisamente, un mese più tardi, una gran parte delle terrazze franò aprendo un crepaccio irregolare che spaccò in due il viale d’entrata e travolse le statue degli antichi nobili poste sulla balaustra come ornamento.
Hagedorn riunì il Consiglio.
— La situazione non è affatto migliorata — iniziò tentando inutilmente di apparire faceto. — Sono state superate anche le nostre previsioni peggiori e ammetto di non gioire alla prospettiva di franare insieme a tutte le mie suppellettili.
Aure ebbe un gesto di disperazione.
— Anch’io sono assillato da questo! La morte… cos’è? È vero che tutti dobbiamo morire, ma se penso ai miei oggetti di valore…! I miei libri travolti! Le cotte d’armi in pezzi! I vasi tanto delicati in frantumi! I tappeti sepolti! Le Phane morte soffocate! I candelieri che ho ereditato gettati via! Ecco cosa mi assilla!
— I vostri beni sono preziosi quanto quelli di tutti qua dentro — lo rimbeccò asciutto Beaudry. — Comunque sono solo cose e non esseri viventi. E una volta morti, cosa ci importa di loro?
Marune rabbrividì.
— Un anno fa ho messo da parte ben diciotto dozzine di fiasche di squisite essenze: dodici di Pioggia verde, tre di Balthazar e tre di Faidor. Pensate solo a questo e vi renderete conto della tragicità della situazione!
— A saperlo! — si lamentò Aure. — Avrei… avrei… — la sua voce si spense.