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L'ultimo castello [The Last Castle - it]

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L'ultimo castello [The Last Castle - it]
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Insomma, la Parata delle Antiche Cotte d’Armi era più un’occasione per vedere le Phane che le cotte d’armi, nonostante il grande valore di queste.

I padroni delle Phane se ne stavano seduti su un basso podio, speranzosi e orgogliosi, pieni di esultanza quando una delle loro creature si distingueva dalle altre, disperati quando invece si esibiva con meno eleganza del previsto. Durante l’esibizione, un nobile appartenente a un clan diverso da quello del padrone della Phane suonava un liuto: non spettava mai al proprietario stesso accompagnare con la musica l’esibizione. Non si trattava di una vera e propria competizione e non si potevano fare apprezzamenti, ma tutti gli spettatori riconoscevano la Phane più bella e il suo padrone acquistava merito ai loro occhi.

Quel giorno la parata iniziò con una mezz’ora di ritardo a causa della defezione dei Mek che aveva costretto a ricorrere ad alcune improvvisazioni. Nessuno avanzò delle critiche e non vennero neppure notati gli errori di un gruppo di Contadini che si impegnavano in compiti poco congeniali. Le Phane erano belle come al solito. Si piegavano, si giravano a tempo di musica, muovevano le dita come a riprodurre la pioggia e poi, all’improvviso, si incurvavano, scivolavano, si raddrizzavano come giunchi, facevano un inchino e scendevano di corsa dalla piattaforma.

A metà della manifestazione un Contadino si avvicinò di corsa a un cadetto e gli sussurrò qualcosa frettolosamente. Immediatamente il cadetto si diresse verso il palco di lucido giaietto sul quale era seduto Hagedorn. Questi ascoltò, annuì, disse poche parole di risposta e tornò ad accomodarsi sul suo seggio, come se il messaggio fosse stato della minima importanza. I presenti se ne sentirono rassicurati.

Lo spettacolo andava avanti. La coppia di O.Z Garr fece una magnifica figura, ma tutti furono d’accordo nel ritenere che la più avvincente esibizione fosse quella di Lirin, la giovane Phane di Isseth Floy Gazuneth, che era per la prima volta presentata in una parata ufficiale.

Le Phane comparvero un’ultima volta, tutte insieme, esibendosi in un minuetto quasi improvvisato, salutarono, con un cenno triste e allegro contemporaneamente e se ne andarono. I nobili e le dame si attardarono nei loro palchi, bevendo e commentando la parata. Hagedorn restò seduto, torcendosi le mani con la fronte corrugata. All’improvviso si alzò e subito nella Rotonda tutti tacquero.

— Odio dover rovinare con una spiacevole notizia una ricorrenza tanto allegra — comunicò — ma ho appena saputo qualcosa che è giusto conosciate anche voi. Castel Janeil è stato attaccato. I Mek lo tengono sotto assedio con uno schieramento immenso di forze e centinaia di energovagoni. Hanno circondato il castello con una diga che impedisce l’uso del cannone a energia.

«Il castello non corre per ora alcun pericolo e non riesco a capire che cosa sperino di ottenere i Mek, dal momento che le mura di cinta di Janeil sono alte sessanta metri.

«Comunque è una brutta notizia e ci fa capire che dobbiamo aspettarci anche noi un simile trattamento un giorno o l’altro… anche se qui potrebbero ottenere ancora meno. L’acqua ci giunge da quattro pozzi di profondità e le nostre scorte di viveri sono molto abbondanti. Il sole ci fornisce l’energia che abbiamo bisogno e in casi estremi potremmo condensare l’acqua e sintetizzare il cibo dall’aria… almeno così afferma il nostro grande chimico teorico X.B. Ladisname. Insomma, questa è la novità. Domani ci sarà la riunione del Consiglio dei Notabili.»

X

— Bene — disse Hagedorn al Consiglio. — Lasciamo da parte le formalità. O.Z. Garr, cosa siete riuscito a sapere sui cannoni?

O.Z. Garr, con indosso la splendida uniforme grigia e verde dei Dragoni Overwhele appoggiò con accuratezza il morione sul tavolo stando attento che il pennacchio restasse diritto.

— Allora, dei dodici cannoni che possediamo, sembra che quattro siano in perfette condizioni, mentre gli altri sono stati sabotati. A quattro sono stati recisi i cavi della corrente, degli altri non so niente di preciso. Sono riuscito a trovare una dozzina di Contadini che possiedono qualche rudimento di meccanica e li ho istruiti scrupolosamente. Adesso stanno portando allo scoperto i cavi. Ecco tutto quello che so sui cannoni.

— Non sono notizie malvagie — commentò Hagedorn. — E l’esercito di Contadini?

— Stanno mettendo a punto il progetto. A.F. Mull e LA. Berzelius li stanno ispezionando per scegliere quelli da addestrare. Non posso fare alcuna previsione sull’efficienza di un simile corpo anche se preparato e guidato da me, da A.F. Mull e da LA. Berzelius. I Contadini sono miti e inefficienti, adatti a strappare le erbacce ma niente affatto ardimentosi.

Hagedorn fissò gli altri consiglieri.

— Qualche suggerimento?

— Se quei mostri ci avessero lasciato gli energovagoni avremmo potuto servircene per trasportare i cannoni… — Sbottò Beaudry pieno di collera. — Almeno questo i Contadini saranno in grado di farlo, così potremo arrivare a Janeil e sparare alle spalle di quei cani.

— Sembra che i Mek siano dei veri e propri demoni! — dichiarò Aure. — Cosa avranno in mente? perché sono impazziti dopo tanti secoli?

— Ce lo domandiamo tutti — disse Hagedorn. — Xanten, avete portato con voi un prigioniero. Lo avete interrogato?

— No — rispose Xanten — a dire il vero mi sono completamente dimenticato di lui.

— Perché non provate a fargli qualche domanda? Magari ci darà qualche indicazione.

Xanten fece un cenno d’assenso.

— Posso provarci, ma se devo essere sincero nutro ben poca speranza.

— Claghorn, l’esperto siete voi — disse Beaudry. — Avete mai pensato che avrebbero organizzato una simile congiura? Cosa pensano di ottenere? i nostri castelli?

— Di sicuro sono in grado di predisporre dei piani molto accuratamente — rispose Claghorn. — Quello che mi stupisce è la loro decisione, maggiore di quanto mi aspettassi. Non ho mai scoperto che fossero interessati ai nostri beni materiali e non mostrano alcuna inclinazione per quelli che noi riteniamo elementi importanti e distintivi della civiltà, come le sottili differenze nella percezione e cose simili. Ho pensato spesso, anche se non ne ho tratto una teoria, che la logica compositiva del cervello abbia un’importanza maggiore di quella che noi le attribuiamo di solito. Anche i nostri cervelli si distinguono per la totale mancanza di una struttura razionale. Considerato il modo caotico in cui si formano i nostri pensieri, ogni gesto razionale che compiamo si potrebbe definire un miracolo. Magari noi non riusciamo ad arrivare alla razionalità e i nostri pensieri non sono altro che una serie di impulsi provenienti e controllati dalle emozioni. Al contrario, il cervello dei Mek si potrebbe definire un capolavoro della tecnica. — più o meno cubico, composto di cellule microscopiche unite da fibrille organiche, molecole a monofilamento dalla resistenza elettrica trascurabile. In ogni cellula è presente una pellicola di silicati, un fluido conduttore variabile e dotato di proprietà dielettriche e una lente composta da diversi ossidi metallici. Tale cervello è in grado di immagazzinare un numero elevatissimo di informazioni con un ben preciso criterio. Niente va perso se non deliberatamente dimenticato. Esso inoltre funge da ricetrasmittente, forse addirittura da radar, anche se per quest’ultima funzione si tratta solo di un’ipotesi.

«Il cervello dei Mek è però carente di emozioni. I Mek sono del tutto identici gli uni agli altri, non ci sono differenze di personalità e questa è una conseguenza del loro modo di comunicazione: è impensabile lo svilupparsi di una personalità particolare in simili condizioni. La loro obbedienza e lealtà nei nostri confronti era in realtà la totale mancanza di sensazioni per la situazione in cui si trovavano: non sentivano orgoglio né vergogna né risentimento verso di noi, non provavano assolutamente niente e anche adesso è così. Ci riesce difficile capire questa totale mancanza di emozioni, perché noi siamo immersi nei sentimenti, viviamo nel loro turbine. I Mek, invece, sono dei pezzi di ghiaccio. Erano nutriti e alloggiati in modo soddisfacente. Per quale motivo allora si sono ribellati? Ci ho pensato a lungo, ma L’unica motivazione che sono riuscito a trovare è tanto assurda che mi rifiuto di prenderla sul serio. Se poi fosse la verità… — la sua voce si spense.

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