Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
Si chiese per quanto tempo avrebbe dovuto includere anche Weese nella sua filastrocca. Scivolò nel sonno con un ultimo pensiero; che al mattino lui sarebbe morto.
Ma al mattino, Weese non era affatto morto. La svegliò nel solito modo, con un calcio del suo stivale a punta aguzza.
Quel giorno, disse a tutti loro mentre rompevano il digiuno con biscotti d’avena, il grosso dell’esercito di lord Tywin avrebbe marciato.
«E che nessuno di voi creda che avrà vita facile una volta che il mio lord di Lannister se n’è andato» avvertì minacciosamente. «Il castello non diventa più piccolo, ve lo assicuro, solo che c’è meno gente a darsi da fare. E ora, voi cimici imparerete che cos’è il vero lavoro. Vi assicuro anche questo.»
“Il tempo delle tue promesse è finito, milord Weese” Arya continuò a sbocconcellare uno dei biscotti. Weese la guardò con la fronte aggrottata, quasi fiutasse il suo segreto. Rapidamente, Arya abbassò gli occhi sul cibo, senza osare più rialzarli.
La luce livida riempiva il cortile quando lord Tywin Lannister lasciò Harrenhal. Arya rimase a osservare da una finestra ad arco nella Torre dei Lamenti. Il destriero del lord era addobbato con una gualdrappa a scaglie color porpora, guarnita di crinolina e pelle di daino. Quanto a lord Tywin, era avvolto in uno spesso mantello d’ermellino. Suo fratello ser Kevan era quasi altrettanto fulgido. Li precedevano non meno di quattro alfieri, che innalzavano quattro stendardi purpurei sui quali campeggiava il leone dorato. Dietro i Lannister, venivano i loro alti lord e i capitani. I loro stendardi sbattevano nel vento, simili a fiamme multicolori: bue rosso e montagne dorate, unicorno viola e gallo cedrone, orso bruno e volpe maculata, giullare con berretto a sonagli e furetto argentato, pavone e pantera, doppio scudo e daga, cappuccio nero e scarabeo blu e freccia verde.
L’ultimo fu ser Gregor Clegane, chiuso nella sua armatura d’acciaio grigio, in sella a uno stallone dal carattere tanto infame quanto quello del cavaliere. Polliver gli cavalcava a fianco, con in pugno una mazza ferrata e sul capo l’elmo con le corna che aveva rubato a Gendry. Polliver era un uomo grande e grosso, ma all’ombra del suo signore e padrone sembrava un ragazzino cresciuto soltanto a metà.
Mentre Arya li guardava superare le grate e avviarsi sul ponte levatoio di Harrenhal, un brivido gelido le corse per la schiena. Di colpo capì l’enorme sbaglio che aveva commesso. “Stupida, stupida… stupida!” Weese contava meno di niente. Così come Chiswyck aveva contato meno di niente. Erano quelli gli uomini che contavano veramente, lord Tywin, ser Kevan, la Montagna… Erano quelli gli uomini da abbattere. La sera prima lei avrebbe potuto sussurrare uno qualunque dei loro nomi. Ma era troppo furibonda, troppo accecata dall’odio verso Weese per averla picchiata, per averle mentito sul cappone. “Lord Tywin… Perché non ho detto lord Tywin?”
Ma forse non era troppo tardi. Weese non era ancora morto. Se solo fosse riuscita a trovare Jaqen H’ghar, e dirgli…
Arya si precipitò giù per i gradini a spirale della torre, dimenticando tutto il lavoro che doveva fare. Udì lo sferragliare delle catene, il suono strisciante della grata d’acciaio che calava, il tonfo dei rostri inferiori che andavano a innestarsi nei fori nel granito. E poi udì un suono diverso. Un grido di dolore e paura.
C’era un gruppo di persone davanti a lei, ma nessuna di loro voleva avvicinarsi troppo. Arya s’intrufolò tra corpi e gambe, riuscì a raggiungere la prima fila. Weese giaceva sull’acciottolato, la gola squarciata, gli occhi vuoti a fissare le nubi grigie che scivolavano nel vento. Quella sua brutta cagna maculata si era accucciata sul suo petto, leccando il sangue che zampillava ritmicamente dal suo collo e ogni tanto strappava brandelli di carne dalla faccia del cadavere, ringhiando e sbavando.
Alla fine, qualcuno portò una balestra e colpì la cagna mentre era ancora occupata a divorare l’orecchio destro di Weese.
«Roba da matti» disse qualcuno. «Aveva quella cagna fin da quando era un cucciolo.»
«Questo posto è maledetto» l’uomo con la balestra scosse la testa.
«È lo spettro di Harren il Nero» dichiarò comare Amabel. «Io qua dentro non ci dormo più, lo giuro e lo spergiuro.»
Arya sollevò lo sguardo dall’uomo morto e dal cane morto. Jaqen H’ghar era appoggiato alla parete della Torre dei Lamenti. Vide che Arya lo stava guardando. Casualmente, quasi distrattamente, si passò due dita sulla guancia.
CATELYN
A due giorni di marcia da Delta delle Acque, uno degli esploratori li trovò che stavano abbeverando i cavalli sulla sponda di un torrente fangoso. Mai Catelyn Stark era stata più felice di vedere l’emblema con le torri gemelle della Casa Frey. Non esitò a chiedere allo scout di condurli da suo zio.
«Il Pesce nero è andato all’ovest con il re, mia signora. Martyn Rivers ora comanda gli esploratori in sua vece.»
«Capisco.»
Catelyn aveva incontrato Martyn Rivers, figlio naturale di lord Walder Frey, fratellastro di ser Perwyn Frey, alle Torri Gemelle. Che Robb fosse andato a colpire il cuore del potere dei Lannister non la stupì affatto. Chiaramente, era questo che stava meditando quando l’aveva inviata a trattare con Renly.
«E ora Rivers dove si trova?»
«Il suo accampamento è a due ore di cavallo da qui, mia signora.»
«Portaci da lui» ordinò Catelyn. Brienne l’aiutò a montare in sella e tutto il gruppo riprese la marcia.
«Arrivi da Ponte Amaro, mia signora?» s’informò lo scout.
«No.»
Con Renly morto, Catelyn non aveva osato rischiare un incontro con la sua giovane vedova e i di lei protettori. Aveva invece scelto di attraversare il centro stesso della guerra, passando per quelle che un tempo erano state fertili terre fluviali, tramutate in deserti anneriti, annientati dalla furia dei Lannister. Ogni notte, i suoi esploratori tornavano a riferire di cose che la facevano stare male.
«Renly è stato ucciso» aggiunse.
«Avevamo sperato che si trattasse di una menzogna dei Lannister…»
«Vorrei anch’io che lo fosse. È mio fratello a comandare Delta delle Acque?»
«Sì, mia signora. Sua Grazia Robb ha lasciato ser Edmure a difesa del castello e come retroguardia.»
“Che gli dei possano dare a Edmure la forza di farlo” pregò Catelyn. “E anche la saggezza.” «Ci sono notizie di Robb da occidente?»
«Non hai saputo?» lo scout parve sorpreso. «Sua Maestà ha riportato una grandiosa vittoria a Oxcross. Ser Stafford Lannister è morto, il suo esercito disperso.»
Ser Wendel Manderly emise un ringhio di compiacimento. Catelyn si limitò ad annuire. Più che ai trionfi di ieri, pensava alle tribolazioni di domani.
Martyn Rivers aveva posto il suo accampamento all’interno di un fortino distrutto, tra una stalla con il tetto sprofondato e cento tombe scavate di fresco. Nel momento in cui Catelyn smontò da cavallo, Martyn pose un ginocchio a terra al suo cospetto.
«Lieto di rivederti, mia lady. Tuo fratello ci ha affidato il compito di tenere gli occhi aperti in attesa del tuo ritorno. Qualora ti avessimo incontrato, l’ordine è di scortarti con la massima celerità a Delta delle Acque.»
A Catelyn non suonò affatto bene: «Si tratta di mio padre?».
«No, mia signora. Non c’è stato alcun mutamento nelle condizioni di lord Hoster» Rivers era un uomo dai lineamenti duri, scarsamente somigliante ai suoi fratellastri. «Il nostro timore è solo di incontrare esploratori dei Lannister. Lord Tywin ha lasciato Harrenhal e ora sta marciando verso ovest con tutto il suo esercito.»