Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
De le fatiche sue visse onoratamente, e straordinariamente spese nelle cose d'amore; delle quali del continuo, mentre che visse, fino a la morte si dilettò. Fu richiesto, per via di Cosimo de' Medici, dalla comunità di Spoleti di fare la cappella nella chiesa principale della Nostra Donna, la quale lavorando insieme con fra' Diamante condusse a bonissimo termine, ma sopravenuto dalla morte non la potette finire. Perciò che dicono che essendo egli tanto inclinato a questi suoi beati amori, alcuni parenti della donna da lui amata lo fecero avvelenare. Finì il corso della vita sua fra' Filippo di età d'anni 57 nel 1438, et a fra' Diamante lasciò in governo per testamento Filippo suo figliuolo, il quale, fanciullo di dieci anni, imparando l'arte da fra' Diamante, seco se ne tornò a Fiorenza, portandosene fra' Diamante 300 ducati che per l'opera fatta si restavano ad avere da le comunità, de' quali comperati alcuni beni per sé proprio, poca parte fece al fanciullo. Fu acconcio Filippo con Sandro Botticello, tenuto allora maestro bonissimo; et il vecchio fu sotterrato in un sepolcro di marmo rosso e bianco, fatto porre dagli Spoletini nella chiesa che e' dipigneva. Dolse la morte sua a molti amici et a Cosimo de' Medici particolarmente et a papa Eugenio, il quale in vita sua volle dispensarlo, che potesse avere per sua donna legitima la Lucrezia di Francesco Buti, la quale per potere far di sé e dell'appetito suo come gli paresse, non si volse curare d'avere. Mentre che Sisto IIII viveva, Lorenzo de' Medici, fatto ambasciator da' Fiorentini, fece la via di Spoleti, per chiedere a quella comunità il corpo di fra' Filippo per metterlo in S. Maria del Fiore in Fiorenza; ma gli fu risposto da loro che essi avevano carestia d'ornamento, e massimamente d'uomini eccellenti, per che per onorarsi gliel domandarono in grazia, aggiugnendo che avendo in Fiorenza infiniti uomini famosi, e quasi di superchio, che e' volesse fare senza questo, e così non l'ebbe altrimenti. Bene è vero che deliberatosi poi di onorarlo in quel miglior modo ch'e' poteva, mandò Filippino suo figliuolo a Roma al cardinale di Napoli, per fargli una cappella. Il quale passando da Spoleti, per commessione di Lorenzo, fece fargli una sepoltura di marmo sotto l'organo e sopra la sagrestia, dove spese cento ducati d'oro, i quali pagò Nofri Tornaboni maestro del banco de' Medici, e da Messer Agnolo Poliziano gli fece fare il presente epigramma, intagliato in detta sepoltura di lettere antiche:
Conditus hic ego sum picturae fama Philippus;
nulli ignota meae est gratia mira manus.
Artifices potui digitis animare colores;
sperataque animos fallere voce diu.
Ipsa meis stupuit natura expressa figuris;
meque suis fassa est artibus esse parem.
Marmoreo tumulo Medices Laurentius hic me
condidit; ante humili pulvere tectus eram.
Disegnò fra' Filippo benissimo, come si può vedere nel nostro libro di disegni de' più famosi dipintori, e particolarmente in alcune carte, dove è disegnata la tavola di S. Spirito et in altre dove è la cappella di Prato.
FINE DELLA VITA DI FRA' FILIPPO PITTORE FIORENTINO
VITA DI PAULO ROMANO E DI MAESTRO MINO SCULTORI E DI CHIMENTI CAMICIA ARCHITETTO
Segue ora che noi parliamo di Paolo Romano e di Mino del Regno, coetanei e della medesima professione, ma molto differenti nelle qualità de' costumi e dell'arte, perché Pagolo fu modesto et assai valente, Mino di molto minor valore ma tanto prosuntuoso et arrogante, che oltra il far suo pien di superbia con le parole, ancora alzava fuor di modo le proprie fatiche. Nel farsi allogazione da Pio Secondo pontefice a Paulo scultor romano d'una figura, egli tanto per invidia lo stimolò et infestollo, che Paolo, il quale era buona et umilissima persona, fu sforzato a risentirsi. Laonde Mino, sbuffando, con Paulo voleva giucare mille ducati a fare una figura con esso lui, e questo con grandissima prosunzione et audacia diceva, conoscendo egli la natura di Paulo, che non voleva fastidi, non credendo egli che tal partito accettasse. Ma Paulo accettò l'invito; e Mino mezzo pentito, solo per onore suo cento ducati giuocò. Fatta la figura fu dato a Paulo il vanto, come raro et eccellente ch'egli era; e Mino fu scorto per quella persona nell'arte, che più con le parole che con l'opre valeva. Sono di mano di Mino a Monte Cassino, luogo de' Monaci neri del regno di Napoli, una sepoltura, et in Napoli alcune cose di marmo. In Roma il San Piero e San Paolo, che sono a' piè delle scale di San Pietro et in San Pietro la sepoltura di papa Paolo Secondo. E la figura che fece Paulo a concorrenza di Mino fu il San Paulo, ch'all'entrata del ponte Sant'Angelo, su un basamento di marmo si vede; il quale molto tempo stette inanzi alla cappella di Sisto Quarto, non conosciuto. Avvenne poi che Clemente Settimo pontefice un giorno diede d'occhio a questa figura, e per essere egli di tali essercizii intendente e giudicioso, gli piacque molto. Per il che egli deliberò di far fare un San Pietro della grandezza medesima, et insieme, alla entrata di Ponte Sant'Angelo, dove erano dedicate a questi apostoli due cappellette di marmo, levar quelle che impedivano la vista al castello e mettervi queste due statue.
Si legge nell'opera d'Antonio Filareto che Paulo fu non pure scultore ma valente orefice e che lavorò in parte i dodici Apostoli d'argento che inanzi al sacco di Roma si tenevano sopra l'altar della capella papale, nei quali lavorò ancora Niccolò della Guardia e Pietropaulo da Todi, che furono discepoli di Paulo e poi ragionevoli maestri nella scultura: come si vede nelle sepolture di papa Pio II e del Terzo, nelle quali sono i detti duoi pontefici ritratti di naturale; e di mano dei medesimi si veggiono in medaglia tre imperadori et altri personaggi grandi, et il detto Paulo fece una statua d'un uomo armato a cavallo che oggi è per terra in San Piero, vicino alla cappella di Santo Andrea. Fu creato di Paulo Iancristoforo romano, che fu valente scultore, e sono alcune opere di sua mano in Santa Maria [in] Trastevere et altrove.
Chimenti Camicia, del quale non si sa altro quanto all'origine sua, se non che fu fiorentino, stando al servigio del re d'Ungheria, gli fece palazzi, giardini, fontane, tempii, fortezze et altre molte muraglie d'importanza, con ornamenti, intagli, palchi lavorati et altre simili cose, che furono con molta diligenza condotti da Baccio Cellini. Dopo le quali opere, Chimenti, come amorevole della patria, se ne tornò a Firenze, et a Baccio che là si rimase, mandò, perché le desse al re, alcune pitture di mano di Berto linaiuolo, le quali furono in Ungheria tenute bellissime e da quel re molto lodate. Il qual Berto (non tacerò anco questo di lui) dopo aver molti quadri con bella maniera lavorati, che sono nelle case di molti cittadini, si morì appunto in sul fiorire, troncando la buona speranza che si aveva di lui. Ma tornando a Chimenti, egli, stato non molto tempo in Firenze, se ne tornò in Ungheria dove, continuando nel servizio del re, prese, andando su per il Danubio a dar disegni di molina, per la stracchezza un'infermità, che in pochi giorni lo condusse all'altra vita. L'opere di questi maestri furono nel 1470 in circa.
Visse ne' medesimi tempi et abitò Roma al tempo di papa Sisto Quarto, Baccio Pintelli fiorentino, il qual per la buona pratica che ebbe nelle cose d'architettura, meritò che il detto Papa in ogni sua impresa di fabriche se ne servisse. Fu fatta dunque col disegno di costui la chiesa e convento di S. Maria del Popolo, et in quella alcune cappelle con molti ornamenti, e particolarmente quella di Domenico della Rovere cardinale di San Clemente e nipote di quel Papa. Il medesimo fece fare col disegno di Baccio un palazzo in Borgo vecchio, che fu allora tenuto molto bello e ben considerato edifizio. Fece il medesimo sotto le stanze di Nicola la libreria maggiore, et in palazzo la cappella detta di Sisto, la quale è ornata di belle pitture. Rifece similmente la fabrica del nuovo spedale di Santo Spirito in Sassi, la quale era l'anno 1471 arsa quasi tutta da' fondamenti; aggiugnendovi una lunghissima loggia e tutte quelle utili commodità che si possono disiderare. E dentro nella lunghezza dello spedale fece dipignere storie della vita di papa Sisto dalla nascita insino alla fine di quella fabrica, anzi insino al fine della sua vita.