Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Dipinse Andrea in S. Miniato fra le torri di Fiorenza una tavola, nella quale è una Assunzione di Nostra Donna con due figure, et alla Nave a l'Anchetta, fuor della porta alla Croce, in un tabernacolo, una Nostra Donna. Lavorò il medesimo in casa de' Carducci, oggi de' Pandolfini, alcuni uomini famosi, parte imaginati e parte ritratti di naturale; fra questi è Filippo Spano degli Scolari, Dante, Petrarca, il Boccaccio et altri. Alla Scarperia in Mugello dipinse sopra la porta del palazzo del vicario una Carità ignuda molto bella, che poi è stata guasta. L'anno 1478, quando dalla famiglia de' Pazzi et altri loro aderenti e congiurati, fu morto in S. Maria del Fiore Giuliano de' Medici e Lorenzo suo fratello ferito, fu deliberato dalla Signoria che tutti quelli della congiura fussino come traditori dipinti nella facciata del palagio del Podestà; onde essendo questa opera offerta ad Andrea, egli come servitore et obligato alla casa de' Medici, l'accettò molto ben volentieri; e messovisi la fece tanto bella che fu uno stupore, né si potrebbe dire quanta arte e giudizio si conosceva in que' personaggi ritratti per lo più di naturale, et impiccati per i piedi in strane attitudini e tutte varie e bellissime. La qual opera perché piacque a tutta la città e particolarmente agl'intendenti delle cose di pittura, fu cagione che da quella in poi, non più Andrea dal Castagno, ma Andrea degl'Impiccati fusse chiamato. Visse Andrea onoratamente, e perché spendava assai e particolarmente in vestire et in stare onorevolmente in casa, lasciò poche facultà quando d'anni 71 passò ad altra vita. Ma perché si riseppe, poco dopo la morte sua, l'impietà adoperata verso Domenico che tanto l'amava, fu con odiose essequie sepolto in S. Maria Nuova, dove similmente era stato sotterrato l'infelice Domenico d'anni cinquantasei. E l'opera sua cominciata in S. Maria Nuova rimase imperfetta e non finita del tutto; come aveva fatto la tavola dell'altar maggiore di S. Lucia de' Bardi, nella quale è condotta con molta diligenza una Nostra Donna col Figliuolo in braccio, S. Giovanni Battista, S. Nicolò, S. Francesco e S. Lucia; la qual tavola aveva poco inanzi che fusse morto, all'ultimo fine perfettamente condotta, etc. Furono discepoli d'Andrea, Iacopo del Corso, che fu ragionevole maestro, Pisanello, il Marchino, Piero del Pollaiuolo e Giovanni da Rovezzano, etc.
FINE DELLA VITA D'ANDREA DAL CASTAGNO E DI DOMENICO VINIZIANO
VITA DI GENTILE DA FABRIANO E DI VITTORE PISANELLO VERONESE PITTORI
Grandissimo vantaggio ha chi resta in un avviamento dopo la morte d'uno che si abbia con qualche rara virtù onore procacciato e fama, perciò che senza molta fatica, solo che seguiti in qualche parte le vestigie del maestro, perviene quasi sempre ad onorato fine, dove, se per sé solo avesse a pervenire, bisognarebbe più lungo tempo e fatiche maggiori assai. Il che, oltre molti altri, si potette vedere e toccare, come si dice, con mano in Pisano o vero Pisanello, pittore veronese; il quale, essendo stato molti anni in Fiorenza con Andrea dal Castagno, et avendo l'opere di lui finito, dopo che fu morto, s'acquistò tanto credito col nome d'Andrea, che venendo in Fiorenza papa Martino Quinto, ne lo menò seco a Roma, dove in S. Ianni Laterano gli fece fare in fresco alcune storie, che sono vaghissime e belle al possibile; perché egli in quelle abondantissimamente mise una sorte d'azzurro oltramarino datogli dal detto Papa, sì bello e sì colorito che non ha avuto ancora paragone. Et a concorrenza di costui dipinse Gentile da Fabriano alcune altre storie, sotto alle sopra dette; di che fa menzione il Platina nella vita di quel Pontefice, il quale narra che avendo fatto rifare il pavimento di San Giovanni Laterano, et il palco et il tetto, Gentile dipinse molte cose, et in fra l'altre figure, di terretta tra le finestre, in chiaro e scuro, alcuni profeti, che sono tenuti le migliori pitture di tutta quell'opera. Fece il medesimo Gentile infiniti lavori nella Marca, e particolarmente in Agobbio, dove ancora se ne veggiono alcuni, e similmente per tutto lo stato d'Urbino. Lavorò in S. Giovanni di Siena, et in Fiorenza, nella sagrestia di Santa Trinita, fece in una tavola la storia de' Magi, nella quale ritrasse se stesso di naturale. Et in San Niccolò alla porta a S. Miniato, per la famiglia de' Quaratesi, fece la tavola dell'altar maggiore, che di quante cose ho veduto di mano di costui a me senza dubbio pare la migliore, perché oltre alla Nostra Donna e molti Santi che le sono intorno tutti ben fatti, la predella di detta tavola, piena di storie della vita di San Niccolò, di figure piccole non può essere più bella né meglio fatta di quello che ell'è. Dipinse in Roma in S. Maria Nuova sopra la sepoltura del cardinale Adimari fiorentino et arcivescovo di Pisa, la quale è allato a quella di papa Gregorio Nono in un archetto, la Nostra Donna col Figliuolo in collo, in mezzo a San Benedetto e San Giuseppo; la qual opera era tenuta in pregio dal divino Michelagnolo, il quale parlando di Gentile usava dire che nel dipignere aveva avuto la mano simile al nome. In Perugia fece il medesimo una tavola in San Domenico, molto bella; et in S. Agostino di Bari un Crucifisso dintornato nel legno, con tre mezze figure bellissime che sono sopra la porta del coro.
Ma tornando a Vittore Pisano, le cose che di lui si sono di sopra raccontate furono scritte da noi senza più, quando la prima volta fu stampato questo nostro libro, perché io non aveva ancora dell'opere di questo eccellente artefice quella cognizione e quel ragguaglio avuto, che ho avuto poi. Per avisi dunque del molto reverendo e dottissimo padre fra' Marco de' Medici veronese, dell'ordine de' frati predicatori, sì come ancora racconta il Biondo da Furlì, dove nella sua Italia illustrata parla di Verona, fu costui in eccellenza pari a tutti i pittori dell'età sua, come oltre l'opere raccontate di sopra possono di ciò fare amplissima fede molte altre, che in Verona sua nobilissima patria si veggiono, se bene in parte quasi consumate dal tempo. E perché si dilettò particolarmente di fare animali, nella chiesa di S. Nastasia di Verona, nella cappella della famiglia de' Pellegrini, dipinse un Santo Eustachio, che fa carezze a un cane pezzato di tané e bianco, il quale co' piedi alzati et appoggiati alla gamba di detto Santo si rivolta col capo indietro, quasi che abbia sentito rumore, e fa questo atto con tanta vivezza che non lo farebbe meglio il naturale. Sotto la qual figura si vede dipinto il nome d'esso Pisano, il quale usò di chiamarsi quando Pisano e quando Pisanello, come si vede e nelle pitture e nelle medaglie di sua mano. Dopo la detta figura di S. Eustachio, la quale è delle migliori che questo artefice lavorasse e veramente bellissima, dipinse tutta la facciata di fuori di detta cappella: dall'altra parte un S. Giorgio armato d'armi bianche fatte d'argento, come in quell'età non pur egli, ma tutti gl'altri pittori costumavano; il quale S. Giorgio, dopo aver morto il dragone, volendo rimettere la spada nel fodero alza la mano diritta che tien la spada già con la punta nel fodero, et abbassando la sinistra acciò che la maggior distanza gli faccia agevolezza a infoderar la spada che è lunga, fa ciò con tanta grazia e con sì bella maniera, che non si può veder meglio; e Michele Sanmichele veronese, architetto della illustrissima Signoria di Vinezia e persona intendentissima di queste belle arti, fu più volte, vivendo, veduto contemplare queste opere di Vittore con maraviglia, e poi dire che poco meglio si poteva vedere del Santo Eustachio, del cane e del San Giorgio sopra detto. Sopra l'arco poi di detta cappella è dipinto quando San Giorgio, ucciso il dragone, libera la figliuola di quel re, la quale si vede vicina al Santo con una veste lunga secondo l'uso di que' tempi; nella qual parte è maravigliosa ancora la figura del medesimo San Giorgio, il quale, armato come di sopra, mentre è per rimontar a cavallo, sta volto con la persona e con la faccia verso il popolo, e messo un piè nella staffa e la man manca alla sella, si vede quasi in moto di salire sopra il cavallo che ha volto la groppa verso il popolo, e si vede tutto, essendo in iscorcio in piccolo spazio, benissimo. E, per dirlo in una parola, non si può senza infinita maraviglia, anzi stupore, contemplare questa opera fatta con disegno, con grazia e con giudizio straordinario.