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READ-E-BOOK » Космическая фантастика » Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]
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Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]

Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:

L’inquisizione è tornata a colpire. Nell’anno del Signore 3131, la Chiesa, garante dell’immortalità fisica a tutti i suoi fedeli, ingaggia una crociata contro gli Ouster, indomiti mutanti di origine umana. E lancia nello spazio una spietata caccia a Aenea — la fanciulla ritenuta il nuovo messia — per carpire il segreto della sua forza misteriosa. Mentre Endymion è custodito nella cella della morte, la ribellione dei giusti sta per giungere al suo atto finale: tutto ruota intorno a Aenea, dotata di grandi poteri e portatrice di oscure verità… Dopo «Hyperion», «La caduta di Hyperion» ed «Endymion», Dan Simmons tocca con questo romanzo l’apice della forza visionaria e immaginativa. E conclude una delle più celebrate, irresistibili e sensazionali saghe fantascientifiche del nostro tempo.
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«Come?»

«Lo dissi a Theo» spiegò Aenea. «Gli dissi quando sarei stata su Patto-Maui. La notizia fu mantenuta viva nella sua famiglia, un po’ come il pellegrinaggio allo Shrike è stato mantenuto vivo nei Canti.»

«Allora puoi davvero vedere il futuro» dissi in tono piatto.

«I futuri» mi corresse Aenea. «Ti ho già detto che posso vederli. E mi hai ascoltato, stanotte…»

«Hai visto la tua stessa morte?»

«Sì.»

«Mi dirai ciò che hai visto?»

«Non ora, Raul. Ti prego. Quando sarà il momento.»

«Ma se ci sono più futuri» dissi, sentendo nella mia voce il grugnito di sofferenza «perché vedi per te una sola morte? Se puoi vederla, perché non puoi evitarla?»

«Potrei evitare quella particolare morte» mormorò Aenea «ma sarebbe la scelta sbagliata.»

«Come può essere sbagliato, scegliere la vita anziché la morte?» Mi resi conto d’avere gridato. Avevo stretto i pugni.

Aenea mi toccò i pugni, li circondò con le dita. «La questione è tutta qui» disse, così piano che fui costretto a sporgermi per sentirla. I lampi giocavano sulle spalle dell’Heng Shan. «La morte non è mai preferibile alla vita, Raul, ma a volte la scelta è necessaria.»

Scossi la testa. In quel momento avevo di sicuro un’aria imbronciata, ma me ne fregavo. «Mi dirai quando morirò?»

Mi guardò negli occhi. I suoi erano abissi neri. «Non lo so» rispose semplicemente.

Battei le palpebre. Mi sentivo vagamente ferito. Non le importava di guardare nel mio futuro?

«Certo che m’importa» mormorò Aenea. «Solo, ho deciso di non guardare quelle onde di probabilità. Vedere la mia morte è… difficile. Vedere la tua sarebbe…» Sentii un rumore strano e capii che piangeva. Mi girai sul tatami fino a circondarla con le braccia. Lei mi si strinse al petto.

«Mi spiace, ragazzina» dissi nei suoi capelli, anche se non avrei saputo definire per che cosa esattamente ero dispiaciuto. Era paradossale sentirsi così felice e così miserando nello stesso tempo. Il pensiero di perderla mi faceva venire voglia di urlare, di tirare sassate alla montagna. Quasi a echeggiare le mie sensazioni, il tuono brontolò dal picco a nord.

Le asciugai a baci le lacrime. Poi ci baciammo, il sale delle sue lacrime si mescolò col tepore della sua bocca. Poi facemmo di nuovo l’amore e stavolta fu lento, cauto, fuori del tempo, tanto quanto prima era stato urgente.

Quando fummo di nuovo distesi alla fresca brezza, a contatto di guancia, la sua mano sul mio petto, Aenea disse: «Vuoi chiedermi una cosa. Te lo leggo negli occhi. Cosa?».

Pensai a tutte le domande che mi si erano affollate nella mente poco prima, durante la "discussione", a tutti i suoi discorsi che mi ero perduto e di cui avevo bisogno per mettermi al passo e capire perché la cerimonia della comunione era necessaria: "A cosa serve in realtà il crucimorfo? Che cosa combina la Pax in quei pianeti da cui è scomparsa la popolazione? Che cosa spera di guadagnare il Nucleo in questa storia? Cosa diavolo è lo Shrike, un mostro o un difensore? Da dove è venuto? Che cosa accadrà a noi? Che cosa vede lei nel nostro futuro che dovrei conoscere, in modo che tutt’e due sopravviviamo, che lei eviti la sorte che conosce fin da prima della nascita? Qual è l’immenso segreto dietro il Vuoto che lega e perché è così importante collegarsi a esso? Come faremo ad andarcene da questo pianeta, se la Pax ha davvero affondato nella roccia fusa l’unico teleporter e se ci sono navi da guerra fra noi e la nave del console? Chi sono quegli ’osservatori’ di cui lei ha parlato, che da secoli spiano la specie umana? Cos’è questa storia di imparare il linguaggio dei morti e tutto il resto? Perché Nemes e i suoi cloni non ci hanno ancora ucciso?".

Domandai: «Sei mai stata con un altro? Hai fatto l’amore con altri, prima di me?».

Follia pura. Non erano affari miei. Aenea aveva quasi ventidue anni. Ero già stato a letto con altre donne, non ricordavo il cognome nemmeno di una di loro, ma nella Guardia nazionale, mentre lavoravo nel Casinò Nove Code… che mi fregava se… che differenza faceva se… dovevo saperlo!

Aenea esitò solo un secondo. «La nostra prima volta insieme non è stata… la mia prima» disse.

Mi sentii un porco e un guardone, per averglielo chiesto. Avevo un dolore al petto, reale, simile a quello che, a quanto dicono, si prova per un attacco di angina. Non riuscii a fermarmi. «Lo amavi?» E pensai: "Come faccio a sapere che era un uomo? Theo… Rachel… si circonda di donne". Provai nausea di me stesso per averlo pensato.

«Io amo te, Raul» bisbigliò Aenea.

Era solo la seconda volta che diceva quella frase, la prima era stata quando ci eravamo salutati sulla Vecchia Terra, più di cinque anni e mezzo prima. Nel sentirla mi sarei dovuto esaltare. Ma quelle parole facevano troppo male. C’era qualcosa d’importante che non capivo.

«Però c’era un uomo» dissi, sentendo le parole uscirmi di bocca come sassolini. «L’hai amato…» "Solo uno? Quanti?" Avrei voluto urlare ai miei pensieri di piantarla.

Aenea mi mise il dito sulle labbra. «Io amo te, Raul. Non dimenticartene, mentre ti dico queste cose. Tutto è… ingarbugliato. Da chi sono io. Da ciò che devo fare. Ma ti amo, ti ho amato dalla prima volta che ti ho visto nei sogni del mio futuro. Già ti amavo quando ci siamo incontrati nella tempesta di sabbia su Hyperion, con la confusione e gli spari e lo Shrike e il tappeto Hawking. Ricordi come ti stringevo, quando volavamo sul tappeto Hawking nel tentativo di fuggire? Ti amavo già allora…»

Rimasi in silenzio. Aenea spostò il dito, dalle mie labbra alla guancia. Sospirò, come se avesse sulle spalle il peso d’interi pianeti. «E va bene» disse piano. «Qualcuno c’è stato. Avevo già fatto l’amore. Noi…»

«Era una cosa seria?» la interruppi. La voce mi suonò strana, come quella artificiale della nave.

«Ci siamo sposati» disse Aenea.

Una volta, sul fiume Kans, su Hyperion, mi ero impegolato in una scazzottatura con un barcaiolo più vecchio di me, che pesava quasi il doppio e aveva molta più pratica di zuffe. Senza preavviso mi aveva beccato alla mascella, con un pugno che mi aveva annebbiato la vista, piegato le ginocchia, fatto barcollare contro la ringhiera della chiatta e cadere nel fiume. Il barcaiolo non mi aveva serbato rancore e si era tuffato a ripescarmi. In un paio di minuti avevo ripreso conoscenza, ma erano passate ore, prima che mi togliessi dalla testa il ronzio e riuscissi a mettere a fuoco la vista.

Stavolta fu ancora peggio. Potevo solo restare disteso lì dov’ero, guardare Aenea, la mia amata Aenea, e sentire le sue dita contro la mia guancia, strane e fredde e aliene come il tocco di un estraneo. Aenea scostò la mano.

Non era finita: c’era di peggio.

«I ventitré mesi, sette giorni e sei ore non giustificati» disse Aenea.

«Con lui?» Non ricordavo di avere formulato quelle due parole, ma furono dette con la mia voce.

«Sì.»

«Sposati…» Non riuscii a proseguire.

Aenea sorrise, ma fu il sorriso più triste che le abbia mai visto. «Da un prete» ammise. «Il matrimonio sarà legale agli occhi della Pax e della Chiesa.»

«Sarà?»

«È legale.»

«Sei ancora sposata?» Avevo voglia di alzarmi e di vomitare dall’orlo della piattaforma, ma non riuscivo a muovermi.

Per un momento Aenea parve confusa, incapace di rispondere. «Sì…» disse poi, con occhi lucidi di lacrime. «Cioè, no… non sono sposata, ora… tu… maledizione, se solo potessi…»

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