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READ-E-BOOK » Космическая фантастика » Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]
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Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]

Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:

L’inquisizione è tornata a colpire. Nell’anno del Signore 3131, la Chiesa, garante dell’immortalità fisica a tutti i suoi fedeli, ingaggia una crociata contro gli Ouster, indomiti mutanti di origine umana. E lancia nello spazio una spietata caccia a Aenea — la fanciulla ritenuta il nuovo messia — per carpire il segreto della sua forza misteriosa. Mentre Endymion è custodito nella cella della morte, la ribellione dei giusti sta per giungere al suo atto finale: tutto ruota intorno a Aenea, dotata di grandi poteri e portatrice di oscure verità… Dopo «Hyperion», «La caduta di Hyperion» ed «Endymion», Dan Simmons tocca con questo romanzo l’apice della forza visionaria e immaginativa. E conclude una delle più celebrate, irresistibili e sensazionali saghe fantascientifiche del nostro tempo.
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Aenea si interrompe di nuovo e sorseggia un po’ d’acqua da un boccale di legno. Noto solo allora che Rachel e Theo e alcuni altri hanno le lacrime agli occhi. Senza alzarmi dal tatami, mi giro e guardo dietro di me. A. Bettik, fermo nel vano della porta, con un’espressione seria sul viso azzurro senza età, segue con grande attenzione le parole della nostra giovane amica. Con la destra si regge il moncherino del braccio sinistro. Mi domando se gli duole.

Aenea riprende a parlare. «Cosa abbastanza strana, i figli della Vecchia Terra che per primi riscoprirono la chiave per il Vuoto che lega furono le entità del TecnoNucleo. Le intelligenze autonome, impegnate nel tentativo di guidare il loro stesso destino mediante l’evoluzione spinta a velocità milioni di volte superiore a quella biologica della specie umana, trovarono il codice chiave DNA per scorgere il Vuoto, anche se "scorgere" non è la parola giusta, naturalmente. Forse "risonare" esprime meglio il senso.

«Ma quelle entità potevano percepire ed esplorare i contorni del Vuoto che lega, inviare sonde nella sua realtà multidimensionale post-Hawking, ma non potevano capirlo! Il Vuoto che lega richiede un livello di empatia senziente che il TecnoNucleo non si è mai preoccupato di sviluppare. Il primo passo verso il vero satori nel Vuoto è l’apprendimento del linguaggio degli amati defunti: e le entità del Nucleo non hanno amati defunti! Il Vuoto che lega era come un magnifico quadro per un cieco che lo brucia come legna da ardere, o come una sinfonia di Beethoven per un sordo che percepisce la vibrazione e rinforza il pavimento per smorzarla.

«Anziché usare il Vuoto che lega come l’ambiente che è, le entità del TecnoNucleo ne liberarono frammenti e li offrirono all’uomo, spacciandoli per abili tecnologie. Il cosiddetto motore Hawking in realtà non si è sviluppato dall’opera dell’antico maestro Stephen Hawking, come sostiene il Nucleo, ma è una perversione delle sue scoperte. Le navi a motore Hawking che intesserono la Rete dei Mondi e permisero l’esistenza dell’Egemonia, funzionavano strappando piccoli buchi nel non-tessuto ai margini del Vuoto: un vandalismo di scarsa importanza, ma pur sempre vandalismo. I teleporter erano una faccenda diversa. Qui, amici miei, le mie similitudini non ci aiutano: imparare a camminare nell’ambiente Vuoto che lega è un po’ come imparare a camminare sull’acqua, se mi perdonate l’hybris ispirata alle sacre scritture, mentre i cunicoli teleporter del TecnoNucleo erano un po’ come prosciugare gli oceani per costruire autostrade sul letto del mare. La creazione di tunnel nell’ambito del Vuoto danneggiava parecchi miliardi di anni di crescita organica. Equivaleva ad asfaltare grandi tratti di una foresta vitale e rigogliosa. Ma pure questo paragone è insufficiente, perché sarebbe necessario che la foresta fosse costituita dei ricordi e delle voci dei milioni di esseri da noi amati e perduti, e che le autostrade asfaltate fossero larghe migliaia di chilometri, perché possiate capire solo una briciola del danno arrecato.

«Anche il cosiddetto astrotel che consentì la comunicazione istantanea nell’Egemonia era una perversione del Vuoto che lega. Di nuovo le mie similitudini sono rozze e inadeguate; ma immaginate alcuni aborigeni umani che scoprano una griglia elettromagnetica di telecomunicazioni funzionante — studi televisivi, olocamere, attrezzature per il suono, generatori, trasmettitori, satelliti relè, ricevitori, proiettori — e che rovinino tutto ciò su cui riescono a mettere le mani in modo da utilizzare i rottami come bandierine da segnalazione. È ancora peggio. È peggio di quanto non fosse nei giorni pre-Egira sulla Vecchia Terra, quando le gigantesche petroliere e le navi oceaniche assordavano le balene riempiendo di rumori meccanici i mari e soffocavano così i loro canti della vita e distruggevano una millenaria storia di canto in evoluzione, perfino prima che l’uomo sapesse che era cantato. Dopo questo, le balene decisero tutte di morire; a ucciderle non fu la caccia per ricavarne cibo e olio, ma la distruzione dei loro canti.»

Aenea prende fiato. Flette le dita come se avesse crampi alle mani. Si guarda intorno e sfiora con gli occhi ciascuno di noi.

«Mi spiace» dice. «Sto divagando. Basti dire che, con la Caduta dei teleporter, le altre specie che utilizzavano il Vuoto che lega decisero di fermare il vandalismo dell’astrotel. Queste altre specie da tempo hanno inviato osservatori a vivere tra noi…»

Nella stanza c’è un improvviso bisbiglio, un mormorio. Aenea sorride e aspetta che torni il silenzio.

«Lo so» dice. «L’idea sorprese anche me, per quanto ne fossi a conoscenza già prima di nascere. Questi osservatori hanno una funzione importante: decidere se si possa confidare che l’uomo si unisca a loro nell’ambiente Vuoto che lega o se siamo soltanto vandali. Fu uno di questi osservatori tra noi a ordinare che la Vecchia Terra fosse portata via prima che il TecnoNucleo la distruggesse. E fu uno di questi osservatori a progettare i test e le simulazioni effettuate sulla Vecchia Terra negli ultimi tre secoli d’esilio nella Piccola Nube di Magellano, per capire meglio la nostra specie e per misurare l’empatia di cui siamo capaci.

«Queste altre specie hanno anche mandato osservatori, spie se preferite, tra gli elementi del TecnoNucleo. Sapevano che erano state le manomissioni del Nucleo a danneggiare i confini del Vuoto, ma sanno pure che siamo stati noi a creare il TecnoNucleo. Molti dei… residenti non è la parola giusta… collaboratori? cocreatori?… del Vuoto che lega sono di diritto creature ex silicee, intelligenze autonome inorganiche. Ma non della varietà che oggi domina il TecnoNucleo. Nessuna specie senziente può apprezzare il Vuoto che lega senza avere sviluppato empatia.»

Solleva un poco le ginocchia, vi posa i gomiti, si sporge e continua a parlare.

«Mio padre, il cìbrido John Keats, fu creato per questa ragione» dice, in un tono piatto che però alle mie orecchie non riesce a celare un substrato emotivo. «Come ho spiegato in precedenza, il Nucleo è in costante stato di guerra civile, dove quasi ogni entità combatte per se stessa e per nessun altro. È solo un caso di iper-iper-iperparassitismo alla decima potenza. Le prede, altri elementi del Nucleo, non vengono tanto uccise quanto assorbite, cannibalizzando codice genetico, memoria, software, sequenze riproduttive. L’elemento cannibalizzato "vive" ancora, ma come subcomponente degli elementi vincitori che presto si azzuffano fra loro per avere parti di ricambio. Le alleanze sono temporanee. Non esistono filosofie, credi, mete finali, solo accordi temporanei per ottimizzare strategie di sopravvivenza. Ogni azione nel Nucleo è un risultato del gioco somma-zero che vi è stato giocato fin da quando gli elementi del Nucleo si svilupparono in entità senzienti. Molti elementi del Nucleo sono capaci di trattare con la specie umana solo in termini di somma-zero, ottimizzando la loro strategia parassitica in relazione a noi. Guadagno loro, perdita nostra. Guadagno nostro, perdita loro.

«Nel corso dei secoli tuttavia alcuni di questi elementi del Nucleo sono giunti a capire il vero potenziale del Vuoto che lega. Capiscono che la loro specie di intelligenza senza empatia non può mai essere parte di quell’amalgama di specie viventi e scomparse. Sono giunti a capire che il Vuoto che lega non era tanto costruito quanto frutto di evoluzione, come una scogliera corallina, e che loro non vi troveranno mai riparo, a meno di cambiare alcuni parametri della propria esistenza.

«Così si sono evolute alcune entità del Nucleo, non altruisti, ma disperati sopravvivenzialisti che capivano che l’unica via per vincere alla fine il loro eterno gioco somma-zero era quella di fermare il gioco. E per fermare il gioco dovevano evolversi in una specie capace di empatia.

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