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Pianeta di caccia [Grass - it]

Электронная книга - «Pianeta di caccia [Grass - it]». Краткое содержание книги:

Marjorie Westriding Yrarier è stata inviata sul pianeta Grass per rispondere a un misterioso interrogativo: un contagio si sta spargendo fra le stelle, un’epidemia mortale che minaccia di distruggere la razza umana. Nessun pianeta ne è rimasto immune, tranne Grass. Perché?
Poco si conosce di Grass, se non che si tratta di un luogo idilliaco, dove la natura è assolutamente intatta e l’ambiente conserva un perfetto equilibrio. Interamente coperto dalle più strane varietà di vegetazione che si possano immaginare, il pianeta è un’autentica anomalia cosmica. Un gruppo di famiglie giunte secoli prima per colonizzarlo hanno edificato rapidamente una nuova società, ignorando la presenza aliena e creando un’aristocrazia che ruota attorno all’evento della Caccia. Con il passare delle generazioni, la vita su Grass e i vari usi e costumi sono sempre più sprofondati nel mistero e la Caccia, evento già ben noto sulla Terra, si è ora trasformato in uno strano rito, tremendo e inquietante. Già, perché qual è la vera natura e la vera funzione delle creature che partecipano alla Caccia, che cosa si nasconde dietro questo ciclico rituale e soprattutto... qual è la preda? Come ben presto intuisce Lady Westriding, su questo strano pianeta lontano milioni di chilometri vi sono più misteri di quanti se ne possano immaginare.

Nominato per i premi Hugo e Locus in 1990.
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— Spetta a voi scegliere se rimanere o partire, padre — disse frate Mainoa in un debole sussurro.

— Non siamo neppure sicuri di poter sopravvivere, qui! — protestò il prete. — Consideriamo il cibo, ad esempio: non sappiamo affatto se queste frutta basteranno a sostentarci.

— Le frutta e i semi saranno più che sufficienti — garantì frate Mainoa. — Per molti anni il priore Laeroa ha studiato il potere nutritivo di varie combinazioni di semi. Dopotutto, padre, molti abitanti della terra vivono con poco più che grano, o riso, o mais: anche questi sono semi.

— Per raccogliere semi commestibili dovremmo andare nella prateria — obiettò padre James. — E gli Hippae non ce lo permetteranno.

— Potrete farlo tranquillamente: sarete protetto. — Frate Mainoa chiuse gli occhi e parve appisolarsi, come gli accadeva spesso.

D’un tratto, padre James rammentò le fattorie che aveva visitato da bambino: — Però, adesso che ci penso, qua nella palude si potrebbero allevare oche e anatre. — Cercò di ridacchiare, ma riuscì soltanto ad emettere un tremulo sospiro, rammentando che la scarsa popolazione di Grass era forse tutto quel che restava dell’umanità nell’universo: a cosa sarebbe servito allevare anatre e oche?

— Ecco. Pulisciti ancora il mento. — disse Rillibee. — Oh, Stella! Sei proprio una brava ragazza intelligente!

Sempre canticchiando, Janetta piroettò, poi si fermò un momento per dire, con assoluta chiarezza: — Pipì! — Si sollevò la gonna, si afferrò al cavo portante, e si accosciò, assumendo la stessa posizione dell’ologramma arbai — di poco prima, col sedere sporgente.

— Parla — commentò padre James, arrossendo, e distogliendo lo sguardo dalle nude natiche di Janetta.

— È in grado di apprendere — convenne frate Mainoa, risvegliandosi improvvisamente.

Sempre col viso risolutamente distolto, padre James sospirò: — Speriamo che possa imparare ad essere un po’ più modesta.

Frate Mainoa sorrise: — O che noi possiamo imparare ad essere, com’erano evidentemente gli Arbai, un po’meno assillati dalla carne.

In quel momento, padre James fu pervaso da una tristezza così struggente come un dolore fisico: d’un tratto, attraverso gli occhi di una creatura diversa, vide frate Mainoa come un amico molto debole, che non sarebbe più stato assillato dalla carne ancora per molto. Capì di essere osservato e sollevò lo sguardo. Allora si accorse che un paio di occhi inumani e splendenti fissavano i suoi ed erano colmi di lacrime enormi, molto umane.

Gli Yrarier erano stati imprigionati da poco, quando il serafino si recò in città con una pattuglia di «santi», in equipaggiamento da battaglia più per impressionare la popolazione che per esigenze militari.

I soldati della Santità cercavano un certo frate Mainoa. Tutti lo avevano visto, alcuni sapevano dove aveva dormito o dove aveva mangiato poche ore prima, ma nessuno sapeva dove si trovasse in quel momento: — Era molto depresso — spiegò un certo Persun Pollut, con cristallina onestà — a causa della morte orrenda dei Frati Verdi nell’incendio del Monastero. — Celando con espressione lugubre e con un sospiro triste il proprio desiderio di visitare la Città Arborica, soggiunse: — Non mi stupirebbe se si fosse recato nella foresta palustre e si fosse smarrito. È capitato a varie persone, di recente.

Dopo una breve ricerca ai margini della foresta, il serafino inviò una pattuglia nella palude. Al ritorno, fradici sino alle cosce, i soldati non rammentarono di aver veduto nulla. Anche gli occhi-spia inviati nel buio labirinto di liane non avevano scoperto nulla, o meglio, coloro che ne avevano ricevuto le immagini sugli schermi degli elmetti erano sicuri di non aver visto niente. La conclusione fu che, se si era addentrato nella palude, il vecchio frate era sicuramente annegato da un pezzo.

Mentre i loro commilitoni perlustravano la foresta, i soldati rimasti in città furono accolti con allegra e cordiale ospitalità: mangiarono dolci e oca arrosto, bevvero boccali di birra, e continuarono la loro ricerca con crescente trascuratezza fino a sera, senza concludere nulla. Il serafino stesso, che era molto esperto nell’ostentare la propria appartenenza alla Santità e non perdeva occasione per far sfoggio di dotte citazioni e parabole religiose, trovò fra i cittadini una così lusinghiera attenzione che cominciò davvero a divertirsi, anche se, come confessò a tutti, si sarebbe sentito molto più tranquillo se avesse potuto disporre di alcune centinaia di santi, anziché di poche decine. Secondo la brava gente del Comune, infatti, sul pianeta esistevano alieni ostili che avevano già scavato un passaggio sotterraneo sotto la foresta.

— Non avete sismografi? — chiese il serafino — Potreste usarli per scoprire in tempo gli scavi degli alieni.

— Non esistono terremoti su Grass — spiegò Roald Few. — Le vibrazioni del suolo più intense che si verificano sono quelle prodotte dalle danze degli Hippae.

Il serafino, che si sentiva particolarmente gioviale, scosse la testa: — Vi manderò io qualche sismografo di tipo standard, di quelli che usiamo per localizzare gli artieri che scavano gallerie di mina. Andranno benissimo per le vostre necessità.

— Dovremo collocarli qua in città? — chiese Alverd.

Con l’indice, il serafino tracciò una mappa sulla tovaglia: — Direi qua, a nord, a due terzi della distanza che separa la città dalla foresta. Direi circa una dozzina, disposti a semicerchio. Il ricevitore potrete tenerlo in città, dove vorrete: la Capitaneria, per esempio, andrebbe benissimo. Così almeno vi accorgerete quando gli alieni cominceranno a scavare! — E fece un sorriso beato, fiero di se stesso per essere stato d’aiuto.

Allora Alverd scambiò un’occhiata con Roald, come per dire: Benissimo, lo sapremo. Ma a cosa diavolo ci servirà saperlo?

Intanto, a bordo della Israfel, il vecchio Prelato era inquieto. Secondo gli analizzatori, era possibile che durante il primo interrogatorio gli Yrarier avessero mentito, perciò egli si era convinto di essere stato almeno parzialmente ingannato. Ma durante il secondo interrogatorio Rigo e Marjorie, sempre secondo gli analizzatori, avevano detto la verità e avevano fatto del loro meglio per aiutarlo, mentre Granbravone e Admit bon Maukerden avevano dimostrato di essere bugiardi inveterati fin dalla nascita. Eppure gli Yrarier non appartenevano alla Santità, né sembravano particolarmente intelligenti. Quanto alla faccenda degli Ammuffiti, non poteva certo essere vera: la Santità aveva preso troppe precauzioni per nascondere l’esistenza della peste. Senza dubbio gli Yrarier avevano frainteso le dichiarazioni di frate Mainoa.

Il predecessore di Cory Strange aveva scelto gli Yrarier perché erano suoi parenti, oltre che atleti, ma aveva sbagliato, perché gli atleti in genere non erano certo famosi per la loro intelligenza. Avrebbe dovuto mandare qualcuno più perspicace, più astuto, e senza attendere proprio l’ultimo momento.

Continuare a tener prigionieri gli Yrarier sarebbe del tutto inutile, pensò il Prelato, in conclusione. Non mi resta che recarmi di persona su Grass. Nella navetta che ho fatto appositamente isolare non correrò alcun rischio. Sono certo che dopo si scoprirà qualcosa, o succederà qualcosa!

Tuttavia, proprio quando stava per partire, il Prelato ricevette un messaggio con cui il serafino lo avvertiva che sarebbe stato pericoloso recarsi su Grass non soltanto a causa della peste, bensì anche per la presenza di mostri enormi e feroci che sembrava stessero progettando di invadere l’astroporto.

Questa ulteriore frustrazione bastò a scatenare uno dei rari ma violentissimi accessi di collera cui andava soggetto il Prelato. Atterriti, alcuni novizi che in precedenza erano a malapena sopravvissuti a questi furori, agirono senza perdere tempo: il medico personale somministrò un farmaco di emergenza al Prelato, che subito si addormentò. Allora tutti sospirarono di sollievo. Così, il sonno di Cory Strange si protrasse per alcuni giorni, e nessun ordine fu impartito per la liberazione degli Yrarier.

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