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Pianeta di caccia [Grass - it]

Электронная книга - «Pianeta di caccia [Grass - it]». Краткое содержание книги:

Marjorie Westriding Yrarier è stata inviata sul pianeta Grass per rispondere a un misterioso interrogativo: un contagio si sta spargendo fra le stelle, un’epidemia mortale che minaccia di distruggere la razza umana. Nessun pianeta ne è rimasto immune, tranne Grass. Perché?
Poco si conosce di Grass, se non che si tratta di un luogo idilliaco, dove la natura è assolutamente intatta e l’ambiente conserva un perfetto equilibrio. Interamente coperto dalle più strane varietà di vegetazione che si possano immaginare, il pianeta è un’autentica anomalia cosmica. Un gruppo di famiglie giunte secoli prima per colonizzarlo hanno edificato rapidamente una nuova società, ignorando la presenza aliena e creando un’aristocrazia che ruota attorno all’evento della Caccia. Con il passare delle generazioni, la vita su Grass e i vari usi e costumi sono sempre più sprofondati nel mistero e la Caccia, evento già ben noto sulla Terra, si è ora trasformato in uno strano rito, tremendo e inquietante. Già, perché qual è la vera natura e la vera funzione delle creature che partecipano alla Caccia, che cosa si nasconde dietro questo ciclico rituale e soprattutto... qual è la preda? Come ben presto intuisce Lady Westriding, su questo strano pianeta lontano milioni di chilometri vi sono più misteri di quanti se ne possano immaginare.

Nominato per i premi Hugo e Locus in 1990.
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Seguendo le istruzioni del serafino, Persun, Sebastian e Roald installarono i sismografi nei prati a settentrione della città. Il procedimento era semplice: conficcare un tubo sottile nel terreno mediante una trivella meccanica; inserire nel tubo un congegno fornito di una lunga antenna; avvitare il trasmettitore in cima.

— Non si può sbagliare — aveva garantito il serafino. — È necessario che sia così, visto che all’occorrenza l’operazione deve essere svolta da soldati inesperti, è semplice: uno, conficcare; due, inserire; tre, avvitare.

Senza dubbio erano congegni semplici, ma anche pesanti. Fu necessario un aeromobile per trasportarne una dozzina di sismografi e una ingombrante trivella. L’installazione cominciò all’estremità occidentale del semicerchio da coprire, poi proseguì verso settentrione, parallelamente al margine della foresta.

Era trascorso quasi tutto il giorno, sette sismografi erano stati installati, e il gruppetto stava deviando ad oriente, quando Persun si ombreggiò gli occhi con una mano: — C’è qualcuno nei guai, lassù.

Interrompendo il lavoro, udirono tutti lo sputacchiare di un motore che perdeva colpi. I silenzi erano così lunghi fra un rumore e l’altro, che sembravano le pause nel respiro di un agonizzante: proprio quando pareva che si fosse guastato irrimediabilmente, il motore ripartiva.

Finalmente un aeromobile comparve appena sopra gli alberi e si avvicinò lentamente, sbandando e sussultando. Appena oltre il margine della foresta, perse quota, riprese quota, infine precipitò, atterrando violentemente a meno di cento yarde dalla palude.

Senza esitare, Persun e Sebastian partirono di corsa, seguiti più lentamente da Roald. Sulle prime non provenne alcun segno di vita dall’aeromobile, infine il portello si aprì con uno stridio di metallo torturato e un Frate Verde uscì, intontito, tenendosi la testa fra le mani. Altri dieci o dodici monaci lo seguirono e si lasciarono cadere al suolo, spossati.

Il primo a raggiungerli fu Persun: — Il mio nome è Pollut — si presentò. — Possiamo mandare alcuni velivoli a prendervi, giacché il vostro sembra ormai inservibile.

Il frate più vecchio si alzò a fatica e offrì la mano: — Sono il priore Laeroa. Siamo rimasti nei pressi del Monastero con l’intento di raccogliere eventuali superstiti, ma evidentemente abbiamo indugiato troppo. Il carburante ci è bastato a malapena.

— Siamo sorpresi di vedervi — confessò Sebastian. — Il Monastero era completamente distrutto dal fuoco.

Laeroa si passò le dita tremanti sul viso: — Quando è giunta la notizia dell’assalto a Collina d’Opale e alle altre estancia, abbiamo suggerito al priore Jhamlees Zoe di evacuare il Monastero, ma lui ha sostenuto che gli Hippae non avevano nulla contro i Frati Verdi. Ho cercato invano di spiegargli che gli Hippae non avevano bisogno di alcun pretesto per uccidere. — Barcollò, fu subito sostenuto da un giovane monaco, e dopo un momento proseguì con voce limpida, come se parlasse dal pulpito: — Zoe non ha mai tollerato le discussioni e non ha mai voluto intendere ragione, perciò questi fratelli ed io abbiamo sempre dormito, da allora, nell’aeromobile.

— Eravate a bordo, quando gli Hippae hanno attaccato?

— Sì, quando è cominciato l’incendio — rispose uno dei monaci più giovani. — Siamo partiti e ci siamo allontanati sulla prateria, con l’intenzione di tornare in seguito a soccorrere i superstiti. Non so per quanti giorni siamo rimasti là nei pressi, però abbiamo salvato soltanto una persona.

— Da parte nostra, siamo andati ogni giorno a cercare, raccogliendo in tutto poco più di una ventina di vostri confratelli, quasi tutti giovani — disse Sebastian. — Vagavano nella prateria, molto lontano dal Monastero. Può anche darsi che ve ne siano altri, visto che gli Hippae non sono più da quelle parti: si sono radunati tutti quanti intorno alla foresta palustre.

— Non possono attraversarla, vero? — chiese colui che era evidentemente l’unico superstite raccolto dal gruppo del priore Laeroa. Era pallidissimo e aveva un braccio bendato.

— A quanto ne sappiamo, non possono arrivare fin qua — dichiarò Sebastian, nel tentativo di confortare i monaci. — Ma se anche se ci riuscissero, i nostri sotterranei sono ben difesi e la nostra gente sta già costruendo armi.

— Armi! — ansimò un monaco. — Avevo sperato…

— Speravi forse che si potesse trattare con loro? — interruppe il priore Laeroa, con voce amara. — So che eri nel dipartimento della Dottrina Accettabile, fratello, ma questo è assolutamente da escludere. Sono certo che Jhamlees Zoe ha conservato la sua speranza di convertire gli Hippae fino al momento in cui lo hanno massacrato. Lo sperava fin da quando giunse su Grass, benché io abbia tentato innumerevoli volte di spiegargli che sarebbe stato come convertire le tigri al vegetarianismo.

Sebastian annuì in segno di assenso: — È una fortuna che gli Hippae non abbiano artigli come le tigri terrestri, altrimenti sarebbero in grado di arrampicarsi e noi non avremmo nessuna possibilità di salvarci. Be’, adesso avviatevi pure su per la china. Intanto chiamiamo al dimmi qualcuno che venga a prendervi.

Stancamente, i frati si alzarono e si incamminarono in fila, con lentezza, su per il lungo prato in pendenza. Dopo essersi accertati che tutti i monaci fossero in grado di camminare, Sebastian e Persun tornarono all’aeromobile: — Stanno arrivando — annunciò Roald, dopo aver chiamato aiuto.

— Bene — mormorò Sebastian. — Alcuni di quei poveracci sembrano a malapena in grado di camminare.

— Poco più di una trentina di frati superstiti, su un migliaio. — commentò Persun, nell’allontanarsi per installare un altro sismografo.

— Almeno di una cosa dovremmo essere contenti — rispose Sebastian. — Non resta niente da seppellire, degli altri novecento e passa. — Si fermò accanto alla trivella e soggiunse: — Hai notato che tranquillità? Il silenzio è assoluto.

Entrambi si guardarono attorno per alcuni istanti.

— Probabilmente il rumore della trivella ha spaventato gli animali della foresta — suggerì Persun.

— La trivella non è tanto rumorosa. Inoltre avevamo appena cominciato ad usarla, quando ci siamo accorti dell’aeromobile dei frati.

— Allora sarà stato l’aeromobile stesso.

La quiete perdurò. La foresta palustre, dalla quale provenivano di solito i gracidii degli anfibi, i richiami degli uccelli e i versi di tutti gli altri animali che l’abitavano, era assolutamente silenziosa.

— È strano — sussurrò Persun. — C’è qualcosa che non va: lo sento. — E ritornò verso l’aeromobile, infilando una mano in tasca per prendere il coltello laser.

Alle sue spalle, Sebastian gemette.

Dal margine della foresta, una testa dondolante li fissò ciecamente con occhi vacui, parzialmente scarnificata, con le ossa che scintillavano umide e bianche. Poco a poco apparvero il collo, le spalle, le braccia, e poi un odioso Hippae: un cavaliere defunto, in groppa a una cavalcatura! La bocca si aprì e si chiuse con un aspro batter di denti, e il silenzio cessò.

Dal margine della foresta sbucò un lungo schieramento di cavalieri e mostri che lanciavano strida di odio, di sfida, di morte, di scempio: gli Hippae avevano scavato un’altra galleria a settentrione!

Per afferrare l’amico che era rimasto immobile, come ipnotizzato, Persun tornò indietro, ma proprio in quel momento Sebastian fu straziato da un mostro: il suo ultimo pensiero fu che l’installazione dei sismografi era cominciata troppo tardi.

Soffocando un urlo di terrore, Persun arretrò verso l’aeromobile, menando fendenti laser. Quando zanne affilate come rasoi gli squarciarono il braccio, l’arma gli cadde su un sasso. Serrando le mascelle, si preparò all’estremo dolore, fissando gli occhi ciechi del cavaliere defunto che lo sovrastava.

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