Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Quest'opera avendo acquistato allo Starnina appresso gl'artefici grado e fama, et i costumi, con la dolcezza della pratica, grandissima reputazione, era il nome di Gherardo famoso per tutta Toscana, anzi per tutta Italia, quando, chiamato a Pisa a dipignere in quella città il capitolo di S. Nicola, vi mandò in suo scambio Antonio Vite da Pistoia, per non si partire di Firenze; il quale Antonio, avendo sotto la disciplina dello Starnina imparata la maniera di lui, fece in quel capitolo la Passione di Gesù Cristo, e la diede finita, in quel modo che ella oggi si vede, l'anno 1403, con molta sodisfazione de' Pisani. Avendo poi, come s'è detto, finita la capella de' Pugliesi, et essendo molto piaciute ai Fiorentini l'opere che vi fece di S. Girolamo, per avere egli espresso vivamente molti affetti et attitudini non state messe in opera fino allora dai pittori stati innanzi a lui, il Comune di Firenze, l'anno che Gabriel Maria signor di Pisa vendé quella città ai Fiorentini per prezzo di dugentomila scudi dopo l'avere sostenuto Giovanni Gambacorta l'assedio tredici mesi et in ultimo accordatosi anch'egli alla vendita, fece dipignere dallo Starnina, per memoria di ciò, nella facciata del palazzo della Parte Guelfa, un San Dionigi vescovo con due Angeli, e sotto a quello ritratta di naturale la città di Pisa, nel che fare egli usò tanta diligenza in ogni cosa e particolarmente nel colorirla a fresco, che nonostante l'aria e le pioggie e l'essere volta a tramontana, ell'è sempre stata tenuta pittura degna di molta lode, e si tiene al presente per essersi mantenuta fresca e bella come s'ella fusse fatta pur ora.
Venuto dunque per questa o per l'altre opere sue Gherardo in reputazione e fama grandissima nella patria e fuori, la morte, invidiosa e nemica sempre delle virtuose azzioni, in sul più bello dell'operare troncò la infinita speranza di molto maggior cose che il mondo si aveva promesso di lui; perché in età d'anni XLVIIII inaspettatamente giunto al suo fine, con essequie onoratissime fu sepellito nella chiesa di S. Iacopo sopra Arno.
Furono discepoli di Gherardo Masolino da Panicale, che fu prima eccellente orefice e poi pittore, et alcuni altri che per non esser stati molto valenti uomini non accade ragionarne.
Il ritratto di Gherardo è nella storia sopradetta di S. Girolamo in una delle figure che sono intorno al Santo quando muore, in proffilo con un capuccio intorno alla testa et indosso un mantello affibbiato. Nel nostro libro sono alcuni disegni di Gherardo fatti di penna in carta pecora che non sono se non ragionevoli, etc.
FINE DELLA VITA DI GHERARDO STARNINA
VITA DI LIPPO PITTORE FIORENTINO
Sempre fu tenuta e sarà la invenzione madre verissima dell'architettura, della pittura e della poesia, anzi pure di tutte le migliori arti e di tutte le cose maravigliose che dagl'uomini si fanno; perciò che ella gradisce gl'artefici molto e di loro mostra i ghiribizzi et i capricci de' fantastichi cervelli che truovano la varietà delle cose; le novità delle quali esaltano sempre con maravigliosa lode tutti quelli che in cose onorate adoperandosi, con straordinaria bellezza danno forma, sotto coperta e velata ombra alle cose che fanno, talora lodando altrui con destrezza, e talvolta biasimando senza essere apertamente intesi.
Lippo dunque, pittore fiorentino che tanto fu vario e raro nell'invenzione quanto furono veramente infelici l'opere sue e la vita che gli durò poco, nacque in Fiorenza intorno agl'anni di nostra salute 1354, e se bene si mise all'arte della pittura assai ben tardi e già grande, nondimeno fu in modo aiutato dalla natura che a ciò l'inclinava e dall'ingegno che aveva bellissimo, e che presto fece in essa maravigliosi frutti; perciò che, cominciando in Fiorenza i suoi lavori, fece in S. Benedetto, grande e bel monasterio fuor della porta a Pinti, dell'Ordine di Camaldoli, oggi rovinato, molte figure che furono tenute bellissime, e particolarmente tutta una capella di sua mano, che mostrava quanto un sollecito studio faccia tostamente fare cose grandi a chi per disiderio di gloria onoratamente s'affatica. Da Fiorenza essendo condotto in Arezzo, nella chiesa di Santo Antonio alla capella de' Magi fece in fresco una storia grande, dove eglino adorano Cristo, et in Vescovado la capella di San Iacopo e San Cristofano, per la famiglia degl'Ubertini, le quali tutte cose, avendo egli invenzione nel comporre le storie e nel colorire, furono bellissime, e massimamente essendo egli stato il primo che cominciasse a scherzare, per dir così, con le figure, e svegliare gl'animi di coloro che furono dopo lui, la qual cosa inanzi non era stata, non che messa in uso, pure acennata. Avendo poi molte cose lavorato in Bologna, et in Pistoia una tavola che fu ragionevole, se ne tornò a Fiorenza, dove in Santa Maria Maggiore dipinse nella cappella de' Beccundi l'anno 1383 le storie di San Giovanni Evangelista; allato alla quale capella, che è accanto alla maggiore a man sinistra, seguitano nella facciata della chiesa, di mano del medesimo, sei storie del medesimo santo, molto ben composte et ingegnosamente ordinate, dove fra l'altre cose e molto vivamente espresse un San Giovanni che fa mettere da San Dionigi Areopagita la veste di se stesso sopra alcuni morti che nel nome di Gesù Cristo rianno la vita, con molta maraviglia d'alcuni che presenti al fatto a pena il credono agl'occhi loro medesimi. Così anche nelle figure de' morti si vede grandissimo artifizio in alcuni scorti, ne' quali apertamente si dimostra che Lippo conobbe e tentò in parte alcune difficultà dell'arte della pittura. Lippo medesimamente fu quegli che dipinse i portelli nel tempio di San Giovanni, cioè del tabernacolo dove sono gl'Angeli et il San Giovanni di rilievo di mano d'Andrea, nei quali lavorò a tempera molto diligentemente istorie di San Giovanni Battista. E perché si dilettò anco di lavorare di musaico, nel detto San Giovanni sopra la porta che va alla Misericordia, fra le finestre, fece un principio, che fu tenuto bellissimo e la migliore opera di musaico che in quel luogo fino allora fusse stata fatta e racconciò ancora alcune cose, pure di musaico, che in quel tempio erano guaste. Dipinse ancora fuor di Fiorenza, in San Giovanni fra l'Arcora, fuor della porta a Faenza, che fu rovinato per l'assedio di detta città, allato a una Passione di Cristo fatta da Buffalmacco, molte figure a fresco che furono tenute bellissime da chiunche le vide. Lavorò similmente a fresco in certi spedaletti della porta a Faenza et in Santo Antonio dentro a detta porta, vicino allo spedale, certi poveri in diverse bellissime maniere et attitudini, e dentro nel chiostro fece con bella e nuova invenzione una visione nella quale figurò quando Santo Antonio vede i lacci del mondo et appresso a quelli la volontà e gl'appetiti degl'uomini, che sono dall'una e dagl'altri tirati alle cose diverse di questo mondo, il che tutto fece con molta considerazione e giudizio. Lavorò ancora Lippo cose di musaico in molti luoghi d'Italia e, nella Parte guelfa in Firenze fece una figura con la testa invetriata, et in Pisa ancora sono molte cose sue. Ma nondimeno si può dire che egli fusse veramente infelice, poiché non solo la maggior parte delle fatiche sue sono oggi per terra e nelle rovine dell'assedio di Fiorenza andate in perdizione, ma ancora per avere egli molto infelicemente terminato il corso degl'anni suoi, conciò sia che, essendo Lippo persona litigiosa e che più amava la discordia che la pace, per avere una mattina detto bruttissime parole a un suo avversario al Tribunale della Mercanzia, egli fusse una sera, che se ne tornava a casa, da colui appostato e con un coltello di maniera ferito nel petto che pochi giorni dopo miseramente si morì. Furono le sue piture circa il MCCCCX.