Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Tornatosene dunque là d'età d'anni settantasette o più, fu dai parenti et amici ricevuto amorevolmente, e poi sempre carezzato et onorato insino alla fine di sua vita, che fu l'anno 92 di sua età. E se bene era molto vecchio, quando tornò in Arezzo, avendo buone facultà, arebbe potuto fare senza lavorare, ma non sapendo egli, come quello che a lavorare sempre era avezzo, starsi in riposo, prese a fare alla Compagnia di Santo Agnolo in quella città alcune storie di San Michele, le quali in su lo intonacato del muro disegnate di rossaccio, così alla grossa, come gl'artefici vecchi usavano di fare il più delle volte, in un cantone, per mostra ne lavorò e colorì interamente una storia sola, che piacque assai. Convenutosi poi del prezzo con chi ne aveva la cura, finì tutta la facciata dell'altar maggiore; nella quale figurò Lucifero porre la sedia sua in Aquilone, e vi fece la rovina degl'Angeli, i quali in diavoli si tramutano piovendo in terra; dove si vede in aria un S. Michele che combatte con l'antico serpente di sette teste e di dieci corna, e da basso nel centro un Lucifero già mutato in bestia bruttissima. E si compiacque tanto Spinello di farlo orribile e contraffatto, che si dice (tanto può alcuna fiata l'immaginazione) che la detta figura da lui dipinta gl'apparve in sogno domandandolo dove egli l'avesse veduta sì brutta e perché fattole tale scorno con i suoi pennelli, e che egli, svegliatosi dal sonno, per la paura non potendo gridare, con tremito grandissimo si scosse di maniera che la moglie destatasi lo soccorse; ma nientedimanco fu per ciò a rischio, strignendogli il cuore, di morirsi per cotale accidente subitamente. Benché ad ogni modo spiritaticcio e con occhi tondi poco tempo vivendo poi, si condusse alla morte lasciando di sé gran desiderio agl'amici, et al mondo due figliuoli: l'uno fu Forzore orefice, che in Fiorenza mirabilmente lavorò di niello, e l'altro Parri, che imitando il padre di continuo attese alla pittura e nel disegno di gran lunga lo trapassò. Dolse molto agl'Aretini così sinistro caso con tutto che Spinello fusse vecchio, rimanendo privati d'una virtù e d'una bontà quale era la sua. Morì d'età d'anni novanta dua et in Santo Agostino d'Arezzo gli fu dato sepoltura, dove ancora oggi si vede una lapida con un'arme fatta a suo capriccio, dentrovi uno spinoso. E seppe molto meglio disegnare Spinello che mettere in opera, come si può vedere nel nostro libro dei disegni di diversi pittori antichi, in due Vangelisti di chiaro scuro et un San Lodovico disegnati di sua mano, molto begli. Et il ritratto del medesimo che di sopra si vede, fu ricavato da me da uno che n'era nel Duomo vecchio, prima che fusse rovinato. Furono le pitture di costui dal 1380 infino al mille e quattrocento.
FINE DELLA VITA DI SPINELLO PITTORE ARETINO
VITA DI GHERARDO STARNINA PITTORE
Veramente chi camina lontano dalla sua patria nell'altrui praticando, fa bene spesso nell'animo un temperamento di buono spirito, perché nel veder fuori diversi onorati costumi, quando anco fusse di perversa natura, impara a esser trattabile, amorevole e paziente con più agevolezza assai che fatto non arebbe nella patria dimorando; et invero, chi disidera affinare gl'uomini nel vivere del mondo, altro fuoco né miglior cimento di questo non cerchi, perché quegli che sono rozzi di natura ringentiliscono, et i gentili maggiormente graziosi divengono.
Gherardo di Iacopo Starnini, pittore fiorentino, ancora che fusse di sangue più che di buona natura, essendo nondimeno nel praticare molto duro e rozzo, ciò più a sé che agli amici portava danno; e maggiormente portato gl'arebbe, se in Ispagna, dove imparò a essere gentile e cortese, non fusse lungo tempo dimorato; poscia che egli in quelle parti divenne in guisa contrario a quella sua prima natura che, ritornando a Fiorenza, infiniti di quegli che inanzi la sua partita a morte l'odiavano, con grandissima amorevolezza nel suo ritorno lo ricevettero e poi sempre sommamente l'amarono, sì fattamente er'egli fattosi gentile e cortese.
Nacque Gherardo in Fiorenza l'anno 1354, e crescendo, come quello che aveva dalla natura l'ingegno aplicato al disegno, fu messo con Antonio da Vinezia a imparare a disegnare e dipignere, per che, avendo nello spazio di molti anni non solamente imparato il disegno e la pratica de' colori, ma dato saggio di sé per alcune cose con bella maniera lavorate, si partì da Antonio Viniziano, e cominciando a lavorare sopra di sé, fece in S. Croce nella capella de' Castellani, la quale gli fu fatta dipignere da Michele di Vanni, onorato cittadino di quella famiglia, molte storie di S. Antonio abate in fresco, et alcune ancora di S. Niccolò vescovo, con tanta diligenza e con sì bella maniera, ch'elleno furono cagione di farlo conoscere a certi Spagnuoli, che allora in Fiorenza per loro bisogne dimoravano, per eccellente pittore e, che è più, che lo conducessero in Ispagna al re loro, che lo vide e ricevette molto volentieri, essendo allora massimamente carestia di buoni pittori in quella provincia. Né a disporlo che si partisse della patria fu gran fatica, perciò che, avendo in Fiorenza dopo il caso de' Ciompi e che Michele di Lando fu fatto gonfaloniere avuto sconce parole con alcuni, stava più tosto con pericolo della vita che altramente. Andato dunque in Ispagna e per quel re lavorando molte cose, si fece, per i gran premi che delle sue fatiche riportava, ricco et onorato par suo; per che, disideroso di farsi vedere e conoscere agl'amici e parenti in quello miglior stato, tornato alla patria, fu in essa molto carezzato e da tutti i cittadini amorevolmente ricevuto. Né andò molto che gli fu dato a dipignere la capella di S. Girolamo nel Carmine, dove, facendo molte storie di quel Santo, figurò nella storia di Paula et Eustachio e di Girolamo, alcuni abiti che usavano in quel tempo gli Spagnuoli, con invenzione molto propria e con abondanza di modi e di pensieri nell'attitudini delle figure. Fra l'altre cose, facendo in una storia quando S. Girolamo impara le prime lettere, fece un maestro che, fatto levare a cavallo un fanciullo addosso a un altro, lo percuote con la sferza di maniera che il povero putto, per lo gran duolo menando le gambe, pare che gridando tenti mordere un orecchio a colui che lo tiene; il che tutto con grazia e molto leggiadramente espresse Gherardo, come colui che andava ghiribizzando intorno alle cose della natura. Similmente nel testamento di S. Girolamo vicino alla morte contrafece alcuni frati con bella e molto pronta maniera; perciò che alcuni scrivendo et altri fisamente ascoltando e rimirandolo, osservano tutti le parole del loro maestro con grande affetto.