Giove chiama Terra [Voyagers - it]
- Автор: Бова Бен
- Серия: Viaggiatori #1
- Год: 1982
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Giove chiama Terra [Voyagers - it]». Краткое содержание книги:
Ma queste non sono praticamente le stesse parole con cui abbiamo presentato nello scorso numero Segnali da Giove di Zach Hughes?
Il fatto è che Ben Bova e Zach Hughes per una straordinaria coincidenza hanno scritto e pubblicato contemporaneamente due romanzi che partono dalle stesse premesse pur arrivando a conclusioni diversissime. Veda dunque il lettore quali delle due preferisce e tenga conto d’altra parte che il complesso, ricchissimo romanzo di Bova è quasi tre volte più lungo di quello di Hughes e negli USA costa più del doppio, mentre in URANIA costa naturalmente lo stesso. Un’occasione da non perdere.
L’uomo a fianco di Markov strillò, con una vocetta acuta: «Sappiamo di almeno quattro centri occidentali che si occupano solo delle emissioni radio dei pianeti. Gli americani stanno addirittura rilevando la mappa di Venere col radar! Avete idea delle attrezzature che occorrono per un’impresa simile? No… Se noi abbiamo individuato quegli strani segnali da Giove, anche loro li hanno individuati. Questo è certo.»
«Ma perché non hanno pubblicato nessun articolo? Ormai sono passati diversi mesi, e gli americani hanno sempre fretta di pubblicare.»
«Pubblicare o morire» disse l’accademico Bulacheff, con un sorriso lento. «Col loro sistema, uno scienziato deve pubblicare di continuo, se non vuole restare indietro nella competizione per il denaro e il prestigio.»
La conversazione scivolò in una serie di ipotesi su quanto stavano facendo gli americani. Markov si appoggiò all’indietro sulla sedia e studiò Bulacheff. Era un uomo vecchio, dal viso sottile e pallido. I pochi capelli che gli restavano sul cranio nudo erano bianchissimi e soffici, come una spruzzata di neve trasportata dal vento nella tundra. Il vecchio sembrava piuttosto divertito dalla situazione. Si accorse che Markov lo stava osservando e gli restituì un sorriso minimo.
«I segnali possono essere soltanto una di due cose» disse Bulacheff. La sua voce dolce era un po’ tremolante, ma tutti si girarono ad ascoltare.
Alzando un dito, l’accademico disse: «Potrebbe trattarsi di un processo naturale del pianeta Giove che sta producendo quelle onde radio. Con ogni probabilità è tutto qui, e niente di più. Dopo tutto, sono appena pochi decenni che studiamo le emissioni radio di Giove. E il pianeta esiste da più di quattromila milioni d’anni. Chi siamo noi per dire cos’è naturale e cos’è anomalo?»
Nessuno mise in dubbio l’affermazione. Il colonnello tossicchiò e prese una sigaretta.
«La seconda possibilità?» chiese cortesemente Markov.
«Potrebbe trattarsi di un tentativo deliberato di comunicazione da parte di una razza intelligente di creature di Giove. Personalmente, trovo difficile accettare l’idea, però dobbiamo ritenerla possibile almeno finché non saremo in grado di smentirla.»
Attorno al tavolo, tutti annuirono. “Con una certa paura” pensò Markov.
«Professor Markov» disse Bulacheff «lei è un noto esperto di lingue antiche, e ha scritto un’interessantissima monografia sui linguaggi extraterrestri.»
Markov si accorse di arrossire. «È un libro che ho scritto solo per divertimento. Non voleva essere un testo da prendere sul serio.»
Bulacheff sorrise approvando.
«Forse. Comunque, era un’opera meditata. Ci occorre il suo aiuto. Le saremmo grati se volesse esaminare tutti i dati che abbiamo raccolto, per poi dirci se, secondo lei, questi impulsi radio possono essere un linguaggio.»
«O un codice» aggiunse Maria.
«Ne sarei lietissimo» disse Markov all’accademico. «E più che lieto di lavorare con lei, signore.»
Bulacheff inclinò leggermente la testa, accettando il complimento. «Ora, colonnello, se è davvero preoccupato per gli americani, le suggerisco di prestare un’attenzione particolare alla conferenza astronomica internazionale che si terrà a Parigi il mese prossimo. Gli americani invieranno un’ampia delegazione, come al solito. Dovremmo riuscire a scoprire cosa sanno.»
«Parleranno liberamente?» chiese qualcuno.
Il viso grinzoso di Bulacheff si piegò in un sorriso condiscendente. «Gli americani sono fissati con la libertà di linguaggio. Non capiscono quando non devono parlare.»
«E se per caso» disse Maria «non raccontassero niente di quei segnali radio?»
Il sorriso del vecchio scomparve. «La cosa di per sé sarebbe significativa. Molto significativa.»
Il colonnello appoggiò sul tavolo i palmi grassocci delle mani. «Benissimo. Scelga le persone che devono partecipare alla conferenza» disse a Bulacheff. «Io aggiungerò qualcuno dei miei.»
Bulacheff annuì.
“Ha assunto la direzione del progetto” pensò Markov.
«Però si ricordi una cosa» ammonì il colonnello.
Tutti si girarono verso di lui.
«Se dovessimo appurare che quei segnali giungono realmente da una razza intelligente, dobbiamo essere certi che sia l’Unione Sovietica, e “solo” l’Unione Sovietica, a entrare in contatto con quelle creature. Non dobbiamo permettere che una tecnologia tanto avanzata cada in mano all’Occidente.»
6
…Come potrebbe essere effettuata una simile comunicazione? I veicoli spaziali viaggiano con estrema lentezza. Una missione standard per la Luna dura qualche giorno, per i pianeti più vicini qualche mese, per i confini del sistema solare qualche anno… Persino le stime più ottimistiche situano la civiltà più vicina a qualche centinaio di anni luce, e un anno luce rappresenta circa nove bilioni e mezzo di chilometri. Alle navi spaziali che possediamo al momento occorrerebbero decine di migliaia d’anni per superare la distanza che ci divide dalla stella più vicina, e diverse decine di milioni d’anni per arrivare alla civiltà che si suppone più vicina a noi.
Un mezzo più veloce e più affidabile di comunicazione interstellare è inviare o ricevere segnali radio che viaggino alla velocità della luce.