Giove chiama Terra [Voyagers - it]
- Автор: Бова Бен
- Серия: Viaggiatori #1
- Год: 1982
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Giove chiama Terra [Voyagers - it]». Краткое содержание книги:
Ma queste non sono praticamente le stesse parole con cui abbiamo presentato nello scorso numero Segnali da Giove di Zach Hughes?
Il fatto è che Ben Bova e Zach Hughes per una straordinaria coincidenza hanno scritto e pubblicato contemporaneamente due romanzi che partono dalle stesse premesse pur arrivando a conclusioni diversissime. Veda dunque il lettore quali delle due preferisce e tenga conto d’altra parte che il complesso, ricchissimo romanzo di Bova è quasi tre volte più lungo di quello di Hughes e negli USA costa più del doppio, mentre in URANIA costa naturalmente lo stesso. Un’occasione da non perdere.
«Per te» rispose lui, dolcemente. «Per lui.»
«No» lo corresse Jo. «Per te. Per tutti noi. Per la Russia e per il mondo intero.»
Un sorriso timido nacque sulle labbra di Markov. «Sei un tipo insopportabile, come lui.»
«Anche peggio» disse Jo. «Io resterò qui sulla Terra, e ti terrò d’occhio. Vedrò cosa combinerai.»
Markov si alzò in piedi. «Sarà una battaglia interessante. Non ho mai visto com’è fatto dentro il Cremlino, sai?»
Jo gli sorrise. «La vinceremo questa battaglia, Kirill. Ne sono sicura.»
Lui annuì, s’infilò la sigaretta tra le labbra.
Jo riportò l’attenzione sulla consolle. Stoner continuava a descrivere minutamente l’interno della nave-tomba.
«… Mi sembra non ci sia l’equivalente di una tavola periodica degli elementi, o qualcosa d’altro che io riesca a riconoscere. Se su questa arca si trova una stele di Rosetta, deve trattarsi di un’informazione scientifica che la civiltà aliena ha elaborato in maniera del tutto parallela alla nostra elaborazione…»
D’improvviso, Jo si sentì dire a Markov: «Devo parlargli. Un’ultima volta. Prima che… Prima che sia troppo tardi.»
Markov annuì.
«Da sola… Noi due soli, senza nessun altro che ci ascolti.»
Lui le sorrise. «Ti aspetti che i russi ti concedano un colloquio privato?» Poi si tirò la barba. «Be’, se proprio dobbiamo cambiare il sistema, tanto vale cominciare subito.»
Adesso i messaggi arrivavano da tutto il sistema. Stoner se ne stava raggomitolato nella cripta aliena, completamente esausto. Il freddo eterno dell’infinità si addensava attorno a lui, trasformava il suo corpo in piombo. Ma ascoltò le voci che gli parlavano.
Il presidente degli Stati Uniti gli trasmise i suoi ringraziamenti e le sue preghiere, e gli assicurò che l’America avrebbe compiuto ogni sforzo per rientrare in contatto con la nave aliena e riportarla sulla Terra.
Il presidente dell’Accademia Sovietica delle Scienze, parlando a nome di tutte le popolazioni dell’URSS, lodò Stoner per la dedizione alla scienza e per il suo coraggio, e promise che l’Unione Sovietica avrebbe partecipato a ogni programma spaziale che avesse come obiettivo la nave aliena.
Sua Santità il papa parlò personalmente a Stoner, promettendogli che avrebbe operato instancabilmente per salvare il suo corpo e che ogni giorno avrebbe pregato per la salvezza della sua anima.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, il vicepresidente della Repubblica Popolare Cinese, Jeff Thompson da Kwajalein, politici inglesi e giapponesi, scienziati di altre nazioni, gente completamente sconosciuta a Stoner: tutte le voci di Terra gli parlarono, a una a una, sempre più deboli, sempre più lontane, sussurri sullo sfondo delle scariche radio del cosmo.
Poi, una voce che riconobbe.
«Keith, Keith, sono Kirill. Mi senti?»
«Sì, Kirill. Il segnale è debole.»
«Jo, vuole parlare con te… In privato, sulla frequenza quattro. Nessuno vi starà a sentire, te lo prometto.»
Una scarica da una stella sconosciuta.
Stoner aspettò che terminasse, poi disse: «Passo sulla frequenza quattro.»
Per lunghi momenti, udì solo i sibili del cosmo. Poi: «Keith… Oh, Dio, Keith, cosa posso dire?»
“Dimmi che mi ami” pensò lui. Ma rispose semplicemente: «Sono qui, Jo. Ti sento.»
Il tempo che passò prima della risposta fu un’eternità. «Perché Keith? Perché l’hai fatto? Perché non sei tornato da me?»
Lui ebbe un sorriso triste. «Il mio è un ricatto, Jo. Ho qui un ostaggio. Li costringerò a venirselo a prendere. Se non vogliono sputtanarsi davanti a tutto il mondo.»
Silenzio, spezzato dai sussurri delle stelle. Poi: «E io, Keith? Non conto niente per te?»
«Addio, Rossana» recitò piano «poiché oggi io muoio… E il mio cuore, appesantito da un amore mai espresso, urla…» Ma non ricordava più i versi seguenti.
Aspettando la risposta di lei, piegò le dita. Muoversi stava diventando sempre più difficile. Il sangue si stava tramutando in ghiaccio.
«È vero?» chiese Jo. «Mi ami, Keith?»
Sì, adesso poteva dirglielo. «Ti amo, Jo. Ti ho amata per tanto tempo.»
Attese la risposta. I secondi erano sempre più lunghi.
«E io amo te, Keith.» La voce di lei era un sussurro vago tra le scariche che risuonavano alle sue orecchie. «Ti amo.»
Stoner non aveva nient’altro da dire. Gli si stavano congelando le labbra.
«Verremo a prenderti, Keith! Verremo!»
«Lo so che verrai, Jo. Non lasciarti fermare da loro. Non permettere che dimentichino. Io sarò qui, ad aspettarti.»
Stoner respirò per l’ultima volta, poi spense l’impianto termico della tuta.
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Pochi negheranno la profonda importanza, sia pratica sia filosofica, che avrebbe la scoperta di comunicazioni interstellari. Di conseguenza, riteniamo che una ricerca discriminata di segnali meriti uno sforzo considerevole. Le probabilità di successo sono difficili da stimare, ma se non condurremo mai questa ricerca le probabilità di successo sono zero.