Сибирское воспитание
- Автор: Лилин Николай
- Год: 2009
- Язык: итальянский
- Год: Pili
- ISBN: 978-88-06-19552-6
- Жанр: Криминальные детективы
Электронная книга - «Сибирское воспитание». Краткое содержание книги:
В 1980 году в одной из наиболее авторитетных семей этой общины рождается мальчик Николай (позже ему дадут прозвище Колыма). Книга написана от его лица. На обложке говорится, что это автобиография, а Николай Лилин — «потомственный сибирский урка». Первое оружие, первая сходка, первая отсидка, парочка убийств, гибель друзей, вторая отсидка, обучение ремеслу тюремного татуировщика — вот и вся канва.
— La Ruota è arrivato con la macchina, ma era troppo tardi, il fuoristrada era già sparito, — ha detto Gagarin. - Allora mi sono fermato in una cabina e ho chiamato casa, ho chiesto ai nostri vecchi di organizzare posti di blocco in tutti i quartieri, di fermare quella macchina prima che abbandoni la città.
Guardando la triste faccia di Tomba picchiato con un arnese da film d’azione nippoamericano, e ascoltando quel racconto di sparatorie e inseguimenti, per un momento ho pensato che stavamo impazzendo tutti. Poi subito dopo mi è venuta voglia di fare qualcosa, di muovermi, agire. Ma, come diceva sempre la buonanima di mio zio, «la gatta non partorisce quando vuole, ma quando arriva il suo tempo».
Ho raccontato a Gagarin quello che aveva detto zio Fedja.
— Parlando con quei due qualche sospetto l’avevo avuto, — ha detto lui. - Non so, nascondevano qualcosa. Volevano sbarazzarsi di noi, gli serviva prendere tempo per fare qualcosa… Ma cosa?
Abbiamo deciso di andare lo stesso nel luogo dell’appuntamento, sotto il ponte vecchio.
— Però, Gagarin, — ho detto io, — per prudenza forse sarebbe meglio se non ci andiamo tutti. Meglio andare in tre, no? E a piedi, per poter scappare in più direzioni se scoppiano casini…
Gagarin era d’accordo:
— Giusto, ma uno di quei tre devo essere io.
— Meglio di no, — ha detto Mei, — tu sei incaricato dai vecchi, sei il responsabile della missione. Se ti succede qualcosa la situazione diventa solo più grave.
Dopo una breve discussione abbiamo deciso di andare io, Mei e Besa; gli altri dovevano aspettare nei paraggi, pronti ad agire in caso di bisogno.
In macchina abbiamo fatto un piano: io dovevo stare in mezzo e tenere sotto controllo la zona davanti e di sinistra, Mei doveva stare a destra e guardare a destra (anche perché aveva solo l’occhio destro), Besa chiudeva la fila un po’ più indietro e ogni tanto doveva chinarsi ad allacciarsi le scarpe, per verificare la situazione dietro le spalle.
Ci siamo fermati in una stradina vicino al ponte, gli altri sono rimasti ad aspettarci in macchina. Ci siamo disposti come eravamo d’accordo e siamo scesi piano verso il ponte, facendo finta di andare a passeggio.
Apposta, per far innervosire la gente che ci aspettava, eravamo in ritardo di dieci minuti.
Ma quando siamo arrivati sotto il ponte, non c’era nessuno. Abbiamo fatto un giro li intorno, poi siamo tornati alle macchine.
Adesso si che era И caso di andare a trovare il Guardiano del Centro e fargli il discorso proposto da zio Fedja. Era evidente che i suoi due aiutanti avevano fatto qualche grande cazzata, e per questo motivo ci avevano preso in giro.
Volavamo verso il Centro, sembravamo una squadriglia di aerei da guerra. Incazzati neri e con le facce truci, immaginavamo già il casino che sarebbe scoppiato in città, a missione conclusa.
Io e Mei discutevamo persino del destino del Guardiano, come se fosse nelle nostre mani.
— Lo ammazzeranno di sicuro, — diceva Mei. - Non può passarla liscia dopo questa dimostrazione di debolezza. Essere preso per il culo dai tuoi aiutanti è peggio che tradire.
— Secondo me lo abbasseranno solo, — dicevo io. - Sarà costretto a trasferirsi a Barn, dove marcirà fino al giorno in cui qualche coglione non lo ammazzerà per rubargli la catenina d’oro.
Non è molto normale che due minorenni facciano ipotesi sul futuro di un criminale autorevole ed esperto.
Nel mondo criminale è meglio riuscire a evitare di finire in certe situazioni: anche se intorno a te tutto è sbagliato e sei sicuro delle tue ragioni, prima di trasformare le tue decisioni in azioni è bene «farsi trenta volte il segno della croce», come diceva mio nonno.
Essere sulla parte pili alta dell’onda più alta che esiste nel mare è molto bello, ma quanto tempo può durare un’onda del genere? E cosa cavolo succede, quando quella bestia che stai cavalcando ti sbatte giù, come un minuscolo parassita?
Io mi faccio sempre domande cosi, quando sento che si sta avvicinando il momento di salire sopra un’onda grossa e violenta.
Certi criminali, quando intuiscono che la terra sta franandogli sotto i piedi, dimenticano tutte le belle e giuste regole e leggi, e allora comincia a volare il piombo e nessuno può assicurarti niente.
Pensavo che stavamo andando nella zona controllata da un uomo che neanche ci considerava, dato che secondo le sue regole i minorenni non contano nulla: ma che cosa poteva succedere se erano proprio questi minorenni a fargli perdere il suo potere? Non ci avrebbe certo lasciati tornare a casa tranquilli, dopo esserselo preso in culo. Forse avrebbe scatenato una guerra e a noi sarebbe toccato trasformarci da cacciatori in prede. Potevamo sembrare cattivi quanto ci pareva, e persino esserlo davvero, ma se finivamo in dieci contro un quartiere che aveva pure il Guardiano impazzito, che ce l’aveva con noi… beh, quelli ci avrebbero seccato come i maiali a Capodanno, punto e basta.
Arrivati in Centro, abbiamo trovato parcheggiate moltissime macchine davanti al locale dov’eravamo già stati all’inizio del nostro giro. Erano tutti lf, insomma, forse ad aspettarci, forse a discutere tra loro la situazione. Ho percepito dall’aria che tirava, dal vento in faccia, che eravamo già saliti sull’onda.
Uscendo dalla macchina, ho guardato Gagarin. Mi preoccupava il suo stato d’animo, dato che toccava a lui parlare per tutti noi, ed era da lui, da quello che avrebbe detto e da come l’avrebbe detto, che dipendeva il nostro futuro.
Era rilassato, e dal suo sguardo furbo ho capito che aveva un piano.
Non ci siamo detti niente tra di noi, per non fare la figura degli indecisi davanti agli altri che adesso, mentre entravamo nel locale, ci stavano guardando.
Tutta la compagnia del Centro era raccolta intorno a un tavolo a mangiare e bere, con il Guardiano Pavel' in mezzo, che con una faccia arrabbiatissima mordeva con violenza una coscia di maiale fritto, facendo schizzare grasso dappertutto. Vicino a lui c’era il provocatore che ci aveva già insultati l’altra volta: appena ci ha visti si è alzato e si è messo a urlare come un pazzo «Che cazzo volete?», mischiando la domanda con offese varie.
Noi stavamo fermi e quel buffone veniva verso di noi, ogni tanto si girava verso il tavolo per vedere la faccia del suo padrone, per capire se era contento о meno del suo comportamento. Pavel' sembrava indifferente, continuava a mangiare e a fare finta che non esistevamo.
Quando quel pagliaccio si è avvicinato a Gagarin e si è messo a urlargli qualcosa dritto in faccia, Gagarin all’improvviso l’ha preso per il collo (un collo lungo e magro, un collo da tacchino) con la mano sinistra, e con la destra, lentamente, ha estratto di tasca la sua Tokarev.
Stringendo con una mano il collo del tipo, che tentava di colpirlo con i pugni ma non ci arrivava e sembrava un insetto infilzato sull’ago, e nell’altra la pistola, Gagarin non smetteva di guardare Pavel'. Poi ha alzato la mano destra e si è fermato in quella posizione per un attimo: il buffone allora ha cominciato a strillare come un animale ferito, cercava di girare la faccia il più lontano possibile dall’immaginabile traiettoria della mano destra di Gagarin. Ma invano. Perché improvvisamente quella mano ha preso a colpirlo in faccia con la pistola con una forza e una velocità pazzesca. Una raffica di botte.
La faccia del tipo è diventata una ferita unica. Lui è svenuto, con le gambe molli, tenuto ancora per il collo da Gagarin, che continuava a picchiarlo sempre nello stesso punto. Poi Gagarin ha smesso di picchiarlo di colpo come aveva cominciato e l’ha lasciato cadere a terra come un sacco. Dopo dieci secondi ha iniziato a riempirlo di calci. Era un vero massacro.
Quando Gagarin ha finito e si è avvicinato al tavolo dov’e-ra seduto Pavel' (con una faccia da funerale e un pezzo di maiale in gola che non riusciva a mandare giù), mi sono accorto che tutti noi avevamo le armi tra le mani, anch’io.