La vendetta di Orion [Vengeance of Orion - it]
- Автор: Бова Бен
- Серия: Orion (it) #2
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Anna Maria Cossiga
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La vendetta di Orion [Vengeance of Orion - it]». Краткое содержание книги:
— Però — insistetti — se tuo padre dovesse diventare inabile al governo, perché malato o affetto da malinconia, saresti incaricato di governare al suo posto, o sarebbe Nekoptah ad agire per lui?
Per lunghi attimi Aramset non disse nulla. I suoi occhi scuri scavavano dentro di me, come cercando di vedere quanto poteva fidarsi di quello straniero proveniente da una terra lontana.
Infine disse: — Nekoptah è perfettamente in grado di amministrare il regno. Lo sta facendo adesso, con l’approvazione di mio padre.
Non era il caso d’insistere. Il giovane era abbastanza saggio da non dire niente di compromettente contro Nekoptah. Ma pensai che non gli piaceva molto, il grasso primo ministro. Le sue mani si erano chiuse a pugno appena l’avevo menzionato la prima volta e rimasero così strette finché non mi augurò la buona notte e si diresse verso la sua cabina.
Infine raggiungemmo il Paese del delta, rigoglioso di terre verdi, percorso da freschi canali, ricco di uccelli dalle lunghe zampe, bianchi come la neve e rosa come coralli. I comandanti delle guarnigioni locali conferirono con il generale Raseth e gli dissero che i Popoli del Mare avevano occupato numerosi villaggi vicino alla foce. Calcolavano che il numero degli invasori superasse il migliaio.
Quella sera, il generale, il principe Aramset ed io cenammo insieme nella piccola cabina sul ponte di poppa. Raseth era di umore gioviale, e si dava da fare con il pesce e le cipolle stufate.
— Tenete conto delle solite esagerazioni dei soldati — disse afferrando la caraffa del vino — e non avremo niente più che qualche centinaio di barbari di cui occuparci.
— Mentre noi abbiamo più di mille soldati addestrati — concluse il principe.
Raseth annuì. — È solo questione di trovarli e di attaccarli prima che possano disperdersi o tornare alle loro navi.
Pensai all’accampamento acheo sulla spiaggia di Troia. Mi chiesi se Ulisse e il Grande Aiace sarebbero stati tra i miei nemici.
— I cavalli e i carri stanno arrivando con le navi dei rifornimenti — stava borbottando Raseth a nessuno in particolare. — Nel giro di pochi giorni saremo pronti ad attaccare.
Lo guardai dalla parte opposta del tavolo. — Attaccare dove? Sei certo che i barbari saranno ancora dove sono stati visti vari giorni fa?
Raseth si grattò il mento. — Hummm. Potrebbero essersi spostati altrove con le loro navi, giusto?
— Sì. Via mare, potrebbero muoversi rapidamente e coprire cento miglia prima che noi sappiamo che se ne sono andati.
— Allora ci servono degli esploratori che li tengano d’occhio — disse Aramset.
Il generale scoccò un sorriso raggiante al giovane principe. — Eccellente! — gridò. — Diventerai un buon generale, mio signore.
Poi si girarono entrambi dalla mia parte. Raseth disse: — Orion, tu e i tuoi Ittiti perlustrerete i villaggi dove i barbari sono stati visti l’ultima volta. Se sono andati via, tornerete qui e ce lo direte. Se sono ancora lì, li terrete sotto osservazione finché il corpo principale del nostro esercito non arriverà.
Prima che potessi dire qualcosa, Aramset aggiunse: — E io verrò con voi!
Il generale scosse la testa rotonda come una pallottola. — Sarebbe un rischio troppo grande, Vostra Altezza.
“Soprattutto se una delle spie di Nekoptah si confida con Menelao” pensai. Raseth stava lavorando per Nekoptah? Che ordini segreti aveva?
Il principe Aramset non gradì affatto l’obiezione. — Mio padre mi ha mandato con questa spedizione per imparare qualcosa sulla guerra. Non me ne starò al sicuro nelle retrovie mentre altri combattono.
— Quando comincerà la battaglia, Vostra Altezza, tu sarai al mio fianco — disse il generale. — Queste sono le mie istruzioni. — E aggiunse: — Dalle labbra stesse del re.
Aramset fu colto alla sprovvista. Ma solo per un attimo. — Bene, nel frattempo posso accompagnare Orion e i suoi uomini in questa missione perlustrativa.
— Non posso permetterlo, mio signore — ribadì il veterano.
Il giovane si voltò verso di me. — Starò vicino a Lukka. Non permetterà che mi succeda niente di male.
Con la maggior gentilezza possibile dissi: — Ma cosa potrà succedere a Lukka, se dovrà occuparsi di te e trascurare i suoi doveri?
Il principe mi fissò, la bocca aperta per rispondere; ma non ne venne fuori nessuna parola. Era sinceramente affezionato a Lukka. Il suo unico guaio era che era giovane, e come tutti i giovani non poteva immaginarsi ferito, o mutilato, o ucciso.
Raseth approfittò del silenzio del principe. — Orion — disse con voce improvvisamente carica di autorità, — farai scendere a terra i tuoi uomini e li condurrai nei villaggi dove i barbari sono stati visti l’ultima volta, e mi farai rapporto sui loro movimenti con uno specchio solare. Partirai domani all’alba.
— E io? — chiese il principe.
— Resterai qui con me, Altezza. I carri e i cavalli arriveranno presto. Ci sarà battaglia sufficiente a soddisfare qualunque uomo, tra pochi giorni.
Io assentii cupamente. Occorsero due giorni di marcia per arrivare dalla nostra nave ai villaggi costieri dove le imbarcazioni achee dallo scafo nero erano state tirate in secca.
Il terreno era piatto e costellato di canali d’irrigazione, ma i campi erano grandi abbastanza da permettere di combattere sui carri, se non ci si preoccupava di rovinare le messi.
Lukka e i suoi uomini si accamparono in riva a uno dei canali più grandi, vicino a un ponte facile da proteggere con un paio di uomini decisi o, in alternativa, facile da bruciare, in modo da costringere eventuali inseguitori a guadare il canale o a trovare il ponte successivo, a circa un chilometro di distanza.
Lukka ed io attraversammo il ponte e attraversammo i campi di grano alto sino alle ginocchia. Ci arrestammo ai margini di un villaggio che arrivava fino alla spiaggia, e vidi dozzine di piccole imbarcazioni da pesca ormeggiate a moli di legno consumati dalle intemperie. Le navi da guerra achee erano in secca sull’arenile. Tende e baracche improvvisate erano disseminate lì intorno, i fuochi da campo mandavano sottili spirali di fumo grigio.
Nonostante la brezza che soffiava dal mare, la mattina era calda e il sole bruciava sulla nostra schiena mentre ce ne stavamo chini ai bordi del campo di grano e osservavamo la vita del villaggio. Nessuna delle navi aveva la testa di delfino blu di Itaca, e fui felice di scoprire che Ulisse non c’era.
— Ci sono solo otto navi — dissi a Lukka. — O gli altri si sono spostati in altri villaggi, o sono tornati ad Argo.
— Perché alcuni se ne sarebbero andati lasciando qui gli altri?
— Menelao cerca sua moglie — risposi. — Non tornerà senza di lei.
— Non può setacciare tutto l’Egitto con qualche centinaio di uomini.
— Forse aspetta rinforzi — dissi. — Può aver rimandato le altre navi ad Argo per portare qui il grosso dell’esercito acheo.
Lukka scosse la testa. — Anche con tutti i guerrieri di Argo, non sarebbero in grado di raggiungere la capitale.
— No — ammisi, parlando man mano che le idee prendevano forma nella mia mente. — Ma se riuscirà a causare distruzioni sufficienti qui sul delta, dove cresce la maggior parte del cibo del regno, allora potrebbe essere in grado di costringere gli Egiziani a dargli quello che vuole.
— Lei?
Esitai. — Lei. Per il suo orgoglio. E anche per qualcos’altro, penso.
Lukka mi lanciò uno sguardo interrogativo.
— Potere — dissi. — Suo fratello Agamennone ha preso il controllo degli stretti che portano al mar Nero. Menelao cerca altrettanto in Egitto.