Elminster: la nascita di un mago
- Автор: Гринвуд Эд
- Серия: Trilogia di Elminster #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Adria Tissoni
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Elminster: la nascita di un mago». Краткое содержание книги:
Tutti gli sforzi di Elmara per concentrare la sua volontà e infondere guarigione nel corpo della maga fallirono clamorosamente. El avrebbe potuto trasformare incantesimi di guarigione memorizzati in energia curativa per se stessa… ma Mystra non le aveva fornito i mezzi per aiutare altri individui.
La donna stava morendo. Forse sarebbe sopravvissuta fino al mattino o un po’ più a lungo,… o forse no. Elmara non sapeva neanche il suo nome. Il corpo della maga si agitò nuovamente, ricoperto da uno strato di sudore che si riformava in continuazione, indipendentemente da quante volte lo asciugasse.
Elmara guardò la donna che aveva salvato, e le tamponò la fronte. Doveva fare di più, oppure al mattino si sarebbe trovata nella caverna con un cadavere. Con improvvisa risolutezza, prese la borsa della maga – che conteneva una buona manciata di monete – e uscì fuori dalla grotta, lanciando un incantesimo che avrebbe protetto l’entrata dai lupi.
A sud di Heldon, avrebbe dovuto esserci ancora un santuario dedicato a Chauntea, Madre delle Fattorie e dei Campi. Forse, con un po’ di denaro avrebbe potuto convincere il sacerdote a seguirla e a guarire la donna. Ma sarebbe stato troppo sperare che avesse tenuto la bocca chiusa; in ogni caso, avrebbe dovuto cercarsi un nuovo nascondiglio.
Elmara sospirò trucemente e si affrettò a scendere dal pascolo, per quanto veloce potesse procedere nel buio della notte. Elminster da piccolo aveva spesso giocato in quei luoghi, perciò ora non le era difficile trovare un passaggio fra gli alberi. Ma quanto tempo era passato ormai?
Terminati gli alberi, si ritrovò di fronte le rovine di Heldon, e si fermò bruscamente. Più in là brillavano alcune luci: varie torce bruciavano dove non avrebbero dovuto. Non si muovevano come se fossero tenute da uomini in cerca di qualcosa, ma erano fisse e alte, come se ardessero costantemente. Che cos’era accaduto alle ceneri del suo villaggio?
Passata la stanchezza, Elmara procedette guardinga, con passo felpato, mantenendosi nell’ombra più scura. Di fronte a lei si ergeva una palizzata, un muro scuro che si estendeva a perdita d’occhio, che circondava… che cosa circondava? Percorrendolo con lo sguardo, la giovane vide un elmo in un angolo, dove il muro girava.
Cautamente indietreggiò, e ripercorse i suoi passi nella notte, fino a raggiungere un masso sul quale si arrampicava spesso da bambina. Celata alla vista di chiunque guardasse dalla palizzata, fece un incantesimo che la trasformò in un’ombra silenziosa e si diresse nuovamente verso la palizzata.
In tal modo poteva muoversi rapidamente, senza preoccuparsi di alcun rumore. Si affrettò a perlustrare il perimetro delle mura. Al loro interno vi era una piazza, alla quale si poteva accedere da due cancelli. La fessura sotto uno di essi era sufficientemente larga da potervi passare sotto forma di ombra… ed ecco che era entrata. Si alzò in piedi nell’ombra del cancello e si guardò rapidamente intorno. L’incantesimo non sarebbe durato in eterno, e non desiderava affatto combattere per uscire da un accampamento difeso da chissà quanti soldati.
Sicuramente ve ne erano in quantità: due baracche piene, come minimo, a giudicare da ciò che riusciva a vedere, sembravano guardiole. Legname tagliato era impilato ovunque; Elmara scrollò stizzosamente il capo. Se fosse stata un mago elfo infuriato, una sfera di fuoco oltre la palizzata avrebbe trasformato quel campo debolmente illuminato in un’enorme pira funebre. Forse, non era un cattivo suggerimento.
Magari in un secondo tempo. Aveva un lavoro da svolgere, come sempre. Dove vi sono orde di soldati, vi sono sempre sacerdoti di Tempus, o di Helm, o di Tyr, o di Tyche, o dei quattro contemporaneamente, pensò la giovane… di Tempus senza dubbio.
L’ombra corse dietro le baracche e i magazzini, cercando un angolo dove una spada si ergeva conficcata in un blocco di legno, fungente da altare. Ah… ecco, laggiù. Ma dov’era il sacerdote? El si avvicinò silenziosa all’edificio più vicino. All’interno vi era una stanza con armature ammaccate appese alle pareti, trofei di Tempus, senza dubbio, e l’uomo sudicio che dormiva sotto di esse puzzava di birra. Se quello era il sacerdote, pensò disgustata, la sua impresa era già fallita, e avrebbe fatto meglio ad uscire e a cercare il santuario di Chauntea prima che l’incantesimo svanisse.
Ma prima… al centro vi era una casa splendida. Il covo dei maghi locali, certamente, da dove proveniva un baccano smorzato; forse stavano bevendo e il sacerdote avrebbe potuto trovarsi con loro.
La casa era sorvegliata, ma le due guardie erano annoiate e risentite per i festeggiamenti, e una si incamminò lentamente verso il compagno per scambiare due chiacchiere. L’ombra raggiunse la postazione abbandonata dal soldato e poi la porta. Quindi scivolò oltre le tende e i servitori e si ritrovò in una stanza grande e rumorosa.
Un globo fluttuante di luce magica faceva concorrenza alle numerose candele che illuminavano il locale sontuoso, affollato di uomini in tuniche eleganti e di donne vestite esclusivamente di gemme. Tutti i membri dell’allegra compagnia erano sdraiati su cuscini o divani, rovesciando più vino di quanto non ne tracannassero e parlando a gran voce di ciò che avrebbero fatto nelle ore e nei giorni a venire, e in che modo.
Alla vista di Elmara, quel luogo era inondato di luce blu, ma una stanza interna, parzialmente nascosta da una delle molte porte in fondo al locale, brillava di una luce ancora più intensa. Non volendo rischiare di vedersi privata della sua ombra da qualche incantesimo protettivo, o di essere vista da qualcuno con il potere di smascherare i travestimenti magici, El scivolò rapidamente lungo la stanza della festa e raggiunse la porta invitante.
La stanza che stava al di là era riccamente ammobiliata e pregna di incantesimi che agli occhi della giovane maga sembrava immersa in una fitta tenebra blu. El percorse furtivamente il tappeto e passando sotto un arco si ritrovò in una camera da letto, occupata quasi interamente da un enorme letto a baldacchino.
Ora, se fossi un mago e dovessi nascondere un mucchio di strumenti magici, dove…? Sotto il letto, naturalmente.
Le sponde del letto alto non rappresentavano di certo una barriera per un’ombra, e lo spazio sottostante costituiva quasi un’altra piccola stanza nella quale si poteva stare seduti. Sotto il letto vi erano uno scrigno e due casse, e il bagliore blu che fuoriusciva da essi era quasi accecante. Quando Elmara si protese per sbirciarvi dentro, il suo incantesimo svanì, e ricadde con un tonfo sul tappeto impolverato, a carponi. Si irrigidì, rimanendo in ascolto, ma non udì alcun rumore d’allarme, e non vide nessuno entrare nella stanza.
La cassa piccola conteneva forse gemme e monete, mentre quella più grande e lo scrigno era più probabile che ospitassero pozioni medicamentose, se mai ve ne fossero state in quella stanza. Se ciò che si mormorava ad Hastarl fosse stato vero, con esse un mago era in grado di salvare gli uomini feriti e guadagnarsi la loro gratitudine, oppure poteva ricattarli in cambio dei loro servizi… e senza di esse, un mago avrebbe potuto trovarsi in balia di sacerdoti o di uomini inferiori a conoscenza della magia medicamentosa, che avrebbero potuto fare altrettanto con lui.
Qual era tuttavia il contenitore giusto? El estrasse il pugnale, e si tastò dietro un orecchio in cerca di una delle due forcine che portava con sé. Poche abili mosse, e il coperchio della cassa emise un clic. Si sdraiò sul pavimento accanto a essa, e sollevò cautamente il coperchio con la punta del coltello.
Non accadde nulla. Allora sollevò guardingamente la testa per guardarvi dentro, ma tutto ciò che vide erano monete. Bah!
Si accinse ad aprire lo scrigno, quando una persona entrò nella stanza, no, erano due persone: un uomo che stava ridendo pregustandosi qualche cosa e qualcun altro. Una ragazza per i suoi piaceri, senza dubbio. La porta sbatté rumorosamente, e venne chiusa con un chiavistello.