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La Caduta di Hyperion [The Fall of Hyperion - it]

Электронная книга - «La Caduta di Hyperion [The Fall of Hyperion - it]». Краткое содержание книги:

In un lontano futuro di straordinaria complessità fantastica, la maggior parte dei pianeti della galassia è collegata da una Rete che permette di trasferirsi in pochi secondi da un mondo all’altro. Ma anche in questo universo, apparentemente perfetto, l’umanità è minacciata da pericoli di sconvolgente portata. Ai margini dell’Egemonia si stanno infatti radunando gli Sciami di migrazione degli alieni Ouster, mentre gruppi dotati di sofisticatissimi strumenti tecnologici e strane sette esoteriche premono per conquistare un potere divino. Paradossalmente, per gli uomini, l’unica speranza di salvezza è un piccolo gruppo di pellegrini sperduti su Hyperion, il mondo nei cui insondabili recessi si nasconde il crudele, onnipotente e misterioso Shrike. Dopo Hyperion, dalla magistrale penna di Dan Simmons un altro grande classico della fantascienza moderna, un romanzo affascinante in cui si fondono l’avventura classica e i temi più inquietanti del cyberspazio.
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Poi Peter la prese per mano e la tenne a galla.

"Johnny!"

"Ciao, Brawne."

L'immagine corporea di Brawne prese vita di scatto nello stesso istante in cui lei vide e sentì quella di lui. Era Johnny come l'aveva visto l'ultima volta… cliente e amante… Johnny con gli zigomi alti, occhi castani, naso compatto, mascella solida. I riccioli castani gli ricadevano ancora sul colletto e il viso era sempre uno studio di energia determinata. Il sorriso le dava ancora quel senso di calore che pareva fonderla dall'interno.

Johnny! Allora si strinse a lui e sentì la stretta, sentì sulla schiena le mani forti, mentre galleggiavano in alto su ogni cosa, sentì il seno appiattirsi contro il petto di lui, mentre le restituiva l'abbraccio con forza sorprendente per quel fisico minuto. Si baciarono e non c'era modo di negare che il bacio fosse reale!

Lamia si librò a distanza di un braccio, le mani sulle spalle di lui. I due volti erano illuminati dal bagliore verde e viola dell'oceano della grande sfera dati che li sovrastava.

"È reale?" Nella domanda udì la propria voce e la propria inflessione, pur sapendo di averla solo pensata.

"Sì. Reale come può esserlo qualsiasi parte della matrice piano dati. Siamo sull'orlo della megasfera, nello spazio di Hyperion." La sua voce aveva ancora quell'inflessione elusiva che lei trovava tanto seducente e irritante.

"Cos'è accaduto?" Con le parole, gli trasmise immagini della comparsa dello Shrike, dell'improvvisa e orribile invasione del dito fatto a lama.

"Sì" trasmise Johnny, stringendola più forte. "Qualcuno mi ha liberato dall'iterazione Schrön e ci ha collegati direttamente alla sfera dati."

"Sono morta, Johnny?"

Johnny Keats le sorrise. La scosse leggermente, la baciò con gentilezza, ruotò in modo che tutt'e due vedessero lo spettacolo, in alto e in basso. "No, Brawne, non sei morta, ma forse sei agganciata a una sorta di bizzarro supporto vitale, mentre il tuo analogo del piano dati vaga qui con me."

"E tu sei morto?"

Johnny le sorrise di nuovo. "Non più, anche se la vita in una iterazione Schrön non è lo schianto che si potrebbe credere. Sembra di sognare i sogni di un altro."

"Ti ho sognato."

Johnny annuì. "Non credo di essere stato io. Ho sognato gli stessi sogni… conversazioni con Meina Gladstone, fuggevoli occhiate sulle riunioni di consiglio del governo dell'Egemonia…"

"Sì!"

Johnny le strinse la mano. "Sospetto che abbiano attivato un altro cìbrido Keats. E, chissà come, siamo riusciti a stabilire il contatto con lui, attraverso gli anni-luce."

"Un altro cìbrido? Possibile? Hai distrutto lo stampo del Nucleo, hai liberato la personalità…."

Il suo amante si strinse nelle spalle. Indossava una camicia dalle maniche a sbuffo e un panciotto di seta secondo uno stile che lei non aveva mai visto. Il flusso di dati, lungo i viali sopra di loro, dipingeva tutte due con impulsi di luce al neon. "Sospettavo che ci sarebbe stato un numero maggiore di copie e che BB e io non le avremmo trovate tutte, con una penetrazione così epidermica della periferia del Nucleo. Non importa, Brawne. Se esiste un'altra copia, non è me e non credo che ci sarà nemica. Andiamo, esploriamo."

Lamia rimase indietro un secondo, mentre lui la tirava verso l'alto. "Esploriamo cosa?"

"Abbiamo l'opportunità di scoprire cosa c'è in ballo, Brawne. L'occasione di andare a fondo di un mucchio di misteri."

Brawne udì nella propria voce/pensiero una timidezza tutt'altro che tipica. "Non sono sicura di volerlo fare, Johnny."

Lui si girò a guardarla. "Dov'è finita, l'investigatrice che conoscevo? Cos'è accaduto, alla donna che non sopportava i misteri?"

"Quella donna ha avuto momenti brutti, Johnny. Ho saputo guardarmi indietro e ho capito che la decisione di fare l'investigatrice era, in massima parte, una reazione al suicidio di mio padre. Cerco ancora di scoprire i particolari della sua morte. E intanto un mucchio di persone ha sofferto, nella vita reale. Tu compreso, amore mio."

"E hai risolto il mistero?"

"Mistero?"

"La morte di tuo padre."

Lamia si accigliò. "Non so. Non credo."

Johnny indicò la liquida massa della sfera dati che fluiva e rifluiva sopra di loro. "Lassù un mucchio di risposte ci aspetta, Brawne. Se abbiamo il coraggio di andarle a cercare."

Lei gli prese di nuovo la mano. "Lassù potremmo morire."

"Sì."

Lamia esitò, guardò in basso, verso Hyperion: il mondo era una curva tenebrosa con sacche isolate di flussodati che brillavano come fuochi di bivacco nella notte. Sopra di loro, il grande oceano ribolliva e pulsava di luce e di rumore di flussodati… e Brawne capì che quella era solo una minima estensione della megasfera. Capì… sentì… che i loro analoghi di piano dati, dopo la rinascita, potevano andare in posti che nessun cowboy cyberpuke aveva mai sognato.

Con Johnny a guidarla, Brawne seppe che la megasfera e il TecnoNucleo erano penetrabili in profondità che nessun essere umano aveva mai sondato. Ed era atterrita.

Ma, finalmente, era con Peter Pan. E l'Isola che non c'è la chiamava.

"Va bene, Johnny. Cosa aspettiamo?"

Si librarono insieme verso la megasfera.

27

Il colonnello Fedmahn Kassad seguì Moneta attraverso il portale e si trovò in una vasta pianura lunare dove un terrificante albero di spine si alzava per cinque chilometri nel cielo rosso sangue. Figure umane si contorcevano sui numerosi rami e sulle spine: le più vicine erano chiaramente umane e sofferenti, quelle più lontane erano rimpicciolite dalla distanza fino a sembrare grappoli lividi.

Kassad batté le palpebre e trasse un respiro profondo, sotto la superficie della dermotuta argento vivo. Si guardò intorno, al di là della sagoma silenziosa di Moneta, strappando lo sguardo dall'albero osceno.

Quella che aveva ritenuto una pianura lunare era la superficie di Hyperion all'imboccatura della Valle delle Tombe, ma di un Hyperion assai cambiato. Le dune erano impietrite e stravolte come se fossero state bombardate e vetrificate; i massi e le pareti rocciose erano rifluiti e si erano congelati come ghiacciai di pietra livida. Non c'era atmosfera… il cielo nero aveva l'impietosa chiarezza di una qualsiasi luna priva d'aria. Il sole non era quello di Hyperion; la luce non apparteneva all'esperienza umana. Kassad guardò in alto e i visori della dermotuta si polarizzarono per filtrare le orribili energie che riempivano il cielo di bande color rosso sangue e di fiori di vivida luce bianca.

In basso, la valle pareva vibrare come per impercettibili scosse di terremoto. Le Tombe del Tempo splendevano della propria energia interna, pulsazioni di luce fredda proiettate per molti metri sul fondo della valle, da ogni ingresso, portale, apertura. Le Tombe parevano nuove, lucide, scintillanti.

Kassad capì che solo la dermotuta gli consentiva di respirare e lo salvava dal freddo lunare che aveva preso il posto del caldo del deserto. Si girò a guardare Moneta, tentò di formulare una domanda intelligente, alzò di nuovo lo sguardo su quell'albero impossibile.

L'albero di spine pareva fatto dell'acciaio, del cromo e della cartilagine dello Shrike stesso: chiaramente artificiale eppure orribilmente organico. Il tronco era largo due o trecento metri alla base, i rami inferiori erano quasi altrettanto grossi, ma i rami più piccoli e le spine diventavano subito sottili come stiletti e tendevano al cielo il proprio carico di frutti.

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