La Caduta di Hyperion [The Fall of Hyperion - it]
- Автор: Симмонс Дэн
- Серия: Canti di Hyperion #2
- Год: 1992
- Язык: итальянский
- Год: Interno Giallo
- ISBN: 88-356-0107-X
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Космическая фантастика
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Era un tappeto antico, lungo meno di due metri e largo poco più di uno. La stoffa intessuta in modo complesso si era sbiadita nel corso dei secoli, ma i fili di volo in monofilamento brillavano ancora come oro, nella luce fioca. Minuscoli cavi andavano dal tappeto a una singola cellula d'energia che il Console staccò.
— Buon Dio — mormorò Sol. Ricordò la tragica storia d'amore fra Siri, nonna del Console, e il marinaio dell'Egemonia Merin Aspic. Era la scintilla che aveva fatto scaturire la rivolta contro l'Egemonia e che aveva tuffato Patto-Maui in svariati anni di guerra. Merin Aspic era volato a Primosito sul tappeto Hawking di un amico.
Il Console annuì. — Apparteneva a Mike Osho, l'amico di nonno Merin. Siri lo lasciò nella propria tomba, perché Merin lo trovasse. Lui lo diede a me, quand'ero bambino… poco prima della battaglia dell'Arcipelago, dove morirono lui stesso e il sogno di libertà.
Sol passò la mano sul manufatto antico di secoli. — È un peccato che qui non funzioni.
Il Console alzò gli occhi. — Perché non dovrebbe?
— Il campo magnetico di Hyperion è inferiore al livello critico per i veicoli elettromagnetici — disse Sol. — Per questo ci sono dirigibili e skimmer, anziché VEM, e la Benares non era più una chiatta a levitazione. — Gli parve sciocco, spiegare queste cose a chi per undici anni locali era stato console dell'Egemonia su Hyperion. — O mi sbaglio?
Il Console sorrise. — Hai ragione, qui i VEM standard non sono affidabili. Il rapporto massa/peso sollevato è troppo alto. Ma il tappeto Hawking ha una massa quasi irrilevante. L'ho provato, quando stavo nella capitale. Non è un viaggio comodo… ma dovrebbe funzionare, con una sola persona a bordo.
Sol lanciò un'occhiata alla valle, al di là delle sagome luminose della Tomba di Giada, dell'Obelisco e del Monolito di Cristallo, al punto dove le ombre della parete rocciosa nascondevano l'ingresso alle Grotte. Si domandò se padre Duré e Het Masteen erano ancora da soli… ancora vivi. — Pensi di andare a cercare aiuto?
— Uno di noi andrà a cercare aiuto. Riporterà la nave. O almeno la libererà e la rimanderà senza equipaggio. Possiamo tirare a sorte per vedere a chi tocca.
Stavolta fu Sol, a sorridere. — Grazie, amico mio. Duré non è in condizioni di viaggiare e comunque non conosce la strada. Io… — Sol alzò Rachel, finché la parte superiore della testa non gli toccò la guancia. — Il viaggio potrebbe durare giorni. Io… noi… non li abbiamo. Se per lei si può fare qualcosa, dobbiamo stare qui e correre il rischio. Devi andare tu.
Il Console sospirò, ma non si mise a discutere.
— E poi — continuò Sol — la nave è tua. Se qualcuno può liberarla dal blocco di Gladstone, quello sei tu. E conosci bene il governatore generale.
Il Console guardò a ovest. — Chissà se Theo è ancora al potere.
— Andiamo a informare del nostro piano padre Duré — disse Sol. — E poi, ho lasciato nella grotta i nutripac: Rachel ha fame.
Il Console arrotolò il tappeto, lo ripose nella sacca; guardò Brawne Lamia e il cavo osceno che serpeggiava nel buio. — Non le accadrà niente?
— Dirò a Paul di venire qui con una coperta e di stare con lei, mentre tu e io accompagneremo l'altro nostro invalido. Parti stanotte o aspetti l'alba?
Il Console si lisciò stancamente la guancia. — Non mi piace l'idea di superare di notte le montagne, ma non abbiamo tempo da perdere. Partirò appena avrò radunato alcune cose.
Sol annuì e guardò verso l'imboccatura della valle. — Mi piacerebbe che Brawne potesse dirci dov'è finito Sileno.
— Lo cercherò, quando sarò in volo — disse il Console. Lanciò un'occhiata alle stelle. — Calcolo da trentasei a quaranta ore di volo per arrivare a Keats. Più qualche ora per sbloccare la nave. Dovrei tornare entro due giorni standard.
Sol annuì e cullò la piccina che si era messa a piangere. La sua aria stanca ma affabile non nascose il dubbio. Sol posò la mano sulla spalla del Console. — È giusto fare il tentativo, amico mio. Vieni, andiamo a parlare a padre Duré, vediamo se l'altro nostro compagno di viaggio è sveglio e consumiamo insieme un pasto. A quanto pare, Brawne aveva portato provviste sufficienti per permetterci un ultimo banchetto.
26
Da bambina, quando il padre senatore si era trasferito, sia pure per breve tempo, da Lusus al meraviglioso e boscoso complesso residenziale amministrativo di Tau Ceti Centro, Brawne Lamia aveva visto l'antico bi-di film a cartoni animati Peter Pan di Walt Disney. Dopo, aveva letto il libro e ne era rimasta catturata.
Per mesi, la bambina di cinque anni standard aveva aspettato ogni notte che Peter Pan arrivasse a portarla via. Aveva lasciato biglietti che indicavano la via della sua stanza da letto, sotto l'abbaino rivestito d'assicelle. Era uscita di casa, mentre i genitori dormivano, e si era distesa sulla morbida erba dei prati del Parco dei Cervi, a guardare il cielo notturno grigio latte di TC2 e a sognare il ragazzo dell'Isola che non c'è che presto sarebbe venuto a portarla via, volando verso la seconda stella a destra, sempre dritto fino al mattino. Lei sarebbe stata la sua compagna, la madre dei bimbi smarriti, la nemesi del malvagio Capitan Uncino e, soprattutto, la nuova Wendy di Peter Pan… la nuova amica bambina del bambino che non sarebbe mai cresciuto.
E ora, vent'anni dopo, Peter era finalmente venuto a lei.
Lamia non aveva sentito dolore, solo l'improvviso, gelido impulso di dislocazione, quando l'artiglio d'acciaio dello Shrike era penetrato nello shunt neurale che lei aveva dietro l'orecchio. Poi si era trovata a volare lontano.
Già una volta si era mossa nel piano dati e nella sfera dati. Solo alcune settimane prima, tempo personale, aveva viaggiato nella matrice TecnoNucleo insieme con il suo cyberpuke preferito, lo sciocco BB Surbringer, per aiutare Johnny a riprendersi la personalità che gli era stata rubata. Erano penetrati nella periferia e avevano ricuperato il cìbrido, ma avevano fatto scattare un allarme e BB era morto. Lamia non voleva entrare di nuovo nella sfera dati.
Ma adesso era lì.
L'esperienza era completamente diversa da quelle avute con i cavi di comlog o con i nodi. Era simile a uno stim-sim totale… come trovarsi in un olodramma a colori e suono stereo… come essere proprio lì!
Finalmente Peter era venuto a portarla via.
Lamia si alzò sopra la curvatura del limbo planetario di Hyperion, vide i canali rudimentali di flusso dati microonda e gli anelli di comunicazione a raggio compatto che passavano per un'embrionale sfera dati. Non si soffermò a collegarsi, perché seguiva verso il cielo un cordone ombelicale arancione, diretta ai viali e alle strade reali del piano dati.
Lo spazio di Hyperion era stato invaso dalla FORCE e dallo Sciame Ouster, e tutt'e due avevano portato con sé le intricate pieghe e ingraticciature della sfera dati. Con occhi nuovi, Lamia vedeva le migliaia di livelli del flusso dati della FORCE, un verde e turbolento oceano di informazione screziato delle vene rosse dei canali di sicurezza e delle roteanti sfere viola con i neri fagi battistrada che erano le IA della FORCE. Questo pseudopodo della megasfera dati della Rete scorreva nello spazio normale attraverso neri imbuti di teleporter di bordo, lungo fronti d'onda in espansione di increspature sovrapposte e istantanee che Lamia riconobbe come raffiche continue di una ventina di trasmettitori astrotel.
Esitò, a un tratto insicura di dove andare, di quale viale prendere. Come se durante il volo l'incertezza avesse messo a repentaglio la magia, minacciando di farla ricadere al suolo, decine di chilometri più in basso.