La casa che uccide [Smart House - it]
- Автор: Вильгельм Кейт Л.
- Год: 2004
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «La casa che uccide [Smart House - it]». Краткое содержание книги:
Constance scosse lievemente la testa. «Ma certo. Non è stata colpa sua, Dwight, lo sappiamo.» Che bravo fratello minore sarebbe stato, pensò Constance, così sollecito, così… Si rese conto con un sussulto che lo sguardo di Dwight esprimeva una grande consapevolezza, e quello sguardo era rivolto a Charlie. "Un altro caso di solidarietà tutta al maschile" pensò vagamente Constance. Dwight sapeva che Charlie si era trasformato in un pezzo di ghiaccio e ne comprendeva le ragioni.
«Che ne direste se andassi a prendere dei panini?» disse Dwight con un entusiasmo un po’ eccessivo. «Non avete mangiato niente e io nemmeno.»
«Cominci pure a mangiare» gli rispose Constance. «Prima voglio salire in camera. Ho bisogno di lavarmi, mi sento sporca.»
Prima ancora che avesse terminato di parlare, Charlie si era già alzato. Constance si rese conto che quello era solo l’inizio. Charlie non l’avrebbe lasciata sola nemmeno un secondo finché non fossero stati lontani da Smart House.
Constance gli prese la mano e si accorse che era ghiacciata. «Be’, non è stato un vero attentato alle nostre vite» disse. «Non con il montacarichi come via di fuga. L’intenzione era solo di spaventarci.»
Dwight parve a disagio, guardò alternativamente lei e Charlie e disse lentamente: «Lo è stato. Sembra che nella dispensa qualcuno abbia cercato di forzare l’apertura della porta del montavivande con un palanchino. Se ci fosse riuscito la porta della cella frigorifera non si sarebbe aperta. Se Charlie non lo avesse anticipato forzando a sua volta la porta e riuscendo a tenerla aperta, l’assassino sarebbe riuscito nel suo intento.»
Charlie le strinse la mano con troppa forza.
«Charlie, stia calmo, d’accordo?» disse Dwight ancora con una certa esitazione. «Vecchio mio, non commetta stupidaggini.»
Finalmente Charlie lo guardò e sorrise. «Fare qualcosa di stupido a Smart House? Mi butterebbero fuori a calci nel sedere. Ha intenzione di richiamare i sommozzatori?»
«Sì, saranno qui alle sei e trenta.»
«Bene, andiamo a darci una lavata.» Tirò Constance per la mano, entrarono in casa e salirono in camera.
Constance si fece la doccia e cercò di lavare via il senso di profanazione che provava. Le persone che subivano furti in casa dicevano di sentirsi così, pensò Constance continuando a lavarsi energicamente, e anche le vittime di violenza. Chiuse gli occhi con forza e lasciò che l’acqua bollente le cadesse sul viso, sulla testa. Profanata. Qualcuno aveva voluto ucciderla, aveva voluto uccidere Charlie. Se uno dei due fosse caduto a terra, non c’era dubbio che sarebbe morto, o forse sarebbero morti tutti e due, soffocati dall’ondata di anidride carbonica che si sarebbe depositata sul pavimento accumulandosi gradatamente fino a riempire la stanza. Scosse la testa rabbiosamente, decisa a smettere di pensare a quanto era accaduto, e invece rivide Charlie steso a terra sul pavimento, la faccia immersa nella pozza di veleno.
Charlie le andò incontro sulla porta del bagno, l’abbracciò e le annusò i capelli bagnati. «Sei tutta corrugata come un’uva passa» le disse infine allontanandosi per guardarla meglio. «Stai bene?»
«Più o meno come puoi immaginare che stia un’uva passa. Cosa stai facendo?»
Le valigie erano sui letti, alcuni vestiti erano stati piegati malamente e riposti già nelle valigie mentre altre cose erano semplicemente ammonticchiate lì accanto.
«Leviamo le tende» rispose, e guardò mestamente il caos che era riuscito a fare. «Non dormiremo più a Smart House, ci trasferiamo in un albergo o in un motel.»
Come riuscivano i suoi occhi a fare quello che facevano, si domandò Constance. Alcune volte sembravano diventare inespressivi, opachi come una roccia levigata. «D’accordo» disse senza discutere. «Farò i bagagli, ma a una condizione, che prima mangiamo un boccone.»
«Non qui però.» "Pessima mossa mangiare nella casa in cui qualcuno ha tentato di ucciderti" pensò Charlie. «Infilati qualcosa che saltiamo in macchina e andiamo in un posto dove si possano ordinare frutti di mare al vapore, birra e raffinatezze di questo tipo.» Guardò i fogli sulla scrivania. «Effettivamente è una buona idea toglierci di qui per un po’. Quelli li porto con me e non torneremo prima delle sei e mezzo.»
Incrociarono Dwight nel corridoio del piano terra. Il capitano diede loro le indicazioni per un ristorante specializzato in molluschi e disse che se tra un paio d’ore, intorno alle cinque e mezzo, fossero stati ancora lì, li avrebbe raggiunti.
I frutti di mare erano perfetti, considerò Charlie con soddisfazione dopo che ebbero terminato anche il secondo piatto da portata. Anche il tavolo era perfetto, con una bella vista sull’oceano e, cosa ancora più importante, una bella luce. La signora di mezza età dalla faccia simpatica che li aveva serviti ritornò con il caffè e i menù per il dolce, gli stessi a cui avevano già dato una scorsa all’inizio del pranzo. Charlie domandò se a qualcuno dispiaceva il fatto che occupassero il tavolo ancora per un po’, ma la donna, sorpresa, domandò perché avrebbe dovuto dispiacere a qualcuno. Avevano a disposizione un tavolo ben illuminato e del caffè, cominciarono a sparpagliare i documenti che avevano portato. Constance si dedicò a quelli che Charlie aveva già letto, come l’assetto societario, le perizie del medico legale su Gary e Rich, le previsioni finanziarie… Sperò ardentemente che tra quei fogli ci fosse anche l’inventario stilato da Bruce e mormorò: «Dannazione!»
«Sono d’accordo con te, ma a che proposito?»
«Bruce ha preso nota di eventuali oggetti spariti dalla sua stanza, giusto? La balena blu che dice essere scomparsa, per esempio.»
«Ho paura di sì. L’inventario offre una scappatoia a chiunque in quella casa. Supponiamo che scompaia il leone marino di ghisa. Se Bruce dicesse: "Non so di cosa stiate parlando. Non l’ho mai visto" chi potrebbe provare il contrario?»
«Ma perché darsi la pena di scambiare i soprammobili? Perché non lasciare semplicemente l’oggetto in questione nella camera di Milton, dove già si trovava?» Constance si fermò poi disse: «Oh, capisco, hai ragione. Dev’essersi trattato per forza del portacenere. Sappiamo che Milton l’ha usato. Sarebbe risultato mancante anche se non fosse stata rilevata la scomparsa di nessun altro oggetto.»
Charlie rise nel vedere lo sguardo annoiato di Constance. Il cibo aveva avuto un effetto prodigioso sull’umore di Charlie, e la distanza da Smart House aveva contribuito. Ritornò nuovamente sull’orario che lui e Constance avevano elaborato riguardo agli spostamenti avvenuti durante il gioco la notte in cui c’erano state le due prime vittime.
Constance osservava il luccichio dell’oceano che saliva e scendeva in un eterno movimento. Il problema era che chiunque avrebbe potuto uccidere Milton e poi rimettere tutto in ordine, mentre nessuno aveva avuto modo di uccidere Gary e Rich. Constance annuì, era esattamente quello il problema. Perché Rich Schoen non aveva reagito, non aveva lottato per difendersi? Perché Gary si era fatto spingere nella vasca idromassaggio senza trascinare con sé anche l’altra persona? Forse l’ipotesi di Dwight dei due aggressori era l’unica plausibile. Forse, invece, alla fine i due corpi erano stati spostati, così come era accaduto per Milton. Le indagini della polizia avrebbero potuto essere state compiute in modo approssimativo, poteva essere stato commesso uno sbaglio. Constance aggrottò le sopracciglia rivolta verso l’oceano Pacifico. Per quanta approssimazione ci potesse essere, nessuno avrebbe potuto scambiare una morte per annegamento per qualcos’altro. Borbottò a bassa voce un altro "dannazione", e Charlie le prese la mano.
«Andiamo a fare una passeggiata sulla spiaggia» le propose. «Torneremo alle cinque e mezzo per incontrare Dwight.» Il tono della sua voce era basso, estremamente tranquillo, tanto da farle pensare che fosse affaticato.