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Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]

Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:

L’inquisizione è tornata a colpire. Nell’anno del Signore 3131, la Chiesa, garante dell’immortalità fisica a tutti i suoi fedeli, ingaggia una crociata contro gli Ouster, indomiti mutanti di origine umana. E lancia nello spazio una spietata caccia a Aenea — la fanciulla ritenuta il nuovo messia — per carpire il segreto della sua forza misteriosa. Mentre Endymion è custodito nella cella della morte, la ribellione dei giusti sta per giungere al suo atto finale: tutto ruota intorno a Aenea, dotata di grandi poteri e portatrice di oscure verità… Dopo «Hyperion», «La caduta di Hyperion» ed «Endymion», Dan Simmons tocca con questo romanzo l’apice della forza visionaria e immaginativa. E conclude una delle più celebrate, irresistibili e sensazionali saghe fantascientifiche del nostro tempo.
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Le porte delle case erano vivacemente dipinte con i colori primari. Le persone per strada indossavano vesti degli stessi colori. Nemes conosceva il motivo di quella variopinta esibizione: si era collegata con la memoria della sua stessa navetta e con i file in codice della base di Bombasino per avere notizie sugli Spettroelica. I dati erano interessanti solo in quanto indicavano che quelle bizzarrie umane erano lente a convertirsi alla croce e ancora più lente a sottomettersi al controllo della Pax. In altre parole, era verosimile ipotizzare che avrebbero aiutato una bambina ribelle, un uomo e un androide monco a nascondersi dalle autorità.

Gli skimmer atterrarono sulla strada argine che costeggiava il canale. Rhadamanth Nemes fece scendere la navetta in un parco, rovinando in parte un pozzo artesiano.

Gige cambiò posizione nel sediolo del secondo pilota e inarcò il sopracciglio.

«Scilla e Briareo usciranno per la ricerca ufficiale» disse Nemes a voce. «Tu resterai qui con me.» Aveva notato, senza orgoglio né vanità, che i tre cloni si erano da tempo sottomessi alla sua autorità, malgrado la minaccia di morte ricevuta dai Tre Elementi e la certezza che sarebbe stata eseguita, in caso di nuovo fallimento.

Scilla e Briareo scesero la rampa e si mescolarono alla folla di persone dalle vesti colorate. Soldati in armatura da combattimento, col visore chiuso, li raggiunsero. Seguendo i due cloni sul canale ottico comune, non mediante trasduttori audio/video, Nemes riconobbe la voce del colonnello Vinara attraverso il microfono dell’elmetto. "Il sindaco, una certa Ses Gia, ci nega il permesso di perquisire le abitazioni."

Nemes vide il sorriso sprezzante di Briareo riflesso sul visore del colonnello: era come guardare l’immagine di se stessa con una struttura ossea un po’ più robusta.

"E lei consente a questo… sindaco di darle ordini?" disse Briareo.

Il colonnello Vinara alzò la mano. "La Pax riconosce le autorità indigene, finché il pianeta non farà parte del Protettorato."

Scilla disse: "Lei ci ha riferito che la dottoressa Molina ha lasciato di guardia un soldato…".

Vinara annuì: il suo respiro fu amplificato dall’elmetto morfico color ambra. "Non c’è segno di quel soldato. Fin dalla partenza da Bombasino abbiamo cercato di metterci in contatto."

"Non ha un chip tracciatore chirurgicamente impiantato?" domandò Scilla.

"No. Il chip è inserito nella tuta blindata."

"E allora?"

"Abbiamo trovato la tuta in un pozzo, a qualche via di distanza da qui" disse il colonnello Vinara.

"Presumo che il soldato non fosse nella tuta" disse Scilla, in tono piatto.

"No. Abbiamo trovato solo la tuta e l’elmetto. Nel pozzo non c’era nessun cadavere."

"Peccato" disse Scilla. Si mosse per girarsi, si bloccò, fissò il colonnello della Pax. "Solo la tuta blindata, ha detto. Niente armi?"

"No" rispose in tono cupo il colonnello Vinara. "Ho ordinato una ricerca nelle vie. Interrogheremo i cittadini locali, finché qualcuno non ci rivelerà dove si trova la casa che ospitava lo spaziale messo in arresto dalla dottoressa Molina. Allora la circonderemo e chiederemo la resa di chiunque vi si trovi. Ho inoltrato… al tribunale civile di Bombasino la richiesta di un mandato di perquisizione."

"Buon piano, colonnello" disse Briareo. "Se non arrivano prima i ghiacciai a ricoprire il villaggio, in attesa del mandato."

"Ghiacciai?" ripeté il colonnello Vinara, stupito.

"Lasci perdere" disse Scilla. "Se per lei va bene, collaboreremo alla ricerca nelle vie adiacenti e aspetteremo il regolare mandato per la perquisizione di casa in casa." Sulla banda interna trasmise a Nemes: "E ora?"

"Restate con lui e fate ciò che hai appena proposto" trasmise Nemes. "Siate cortesi e rispettosi delle leggi. Non vogliamo trovare Endymion o la ragazza in presenza di quegli idioti. Gige e io passeremo in tempo rapido."

"Buona caccia" trasmise Briareo.

Gige era già in attesa nella camera stagna della navetta. «Io mi occupo del villaggio» disse Nemes. «Tu scendi a valle fino all’arcata del teleporter e bada che niente l’attraversi, in un senso e nell’altro, senza che tu abbia controllato. Passa in tempo normale per lanciare un messaggio; a intervalli regolari muterò di fase e controllerò la banda. Se trovi l’uomo o la ragazza, avvertimi.» Anche in fase tempo rapido avrebbero potuto comunicare sulla banda comune, ma con un consumo di energia altissimo, superiore a quello, già inimmaginabile, necessario per il cambiamento di fase; era infinitamente più economico mutare fase a intervalli e controllare la banda comune: anche un semplice impulso di allarme sarebbe costato l’equivalente dell’intero budget energetico annuale di quel pianeta.

Gige annuì e i due mutarono di fase all’unisono, divennero due statue cromate, nude, maschio e femmina. Fuori della camera stagna, l’aria parve ispessirsi e la luce farsi più intensa. Il suono smise di esistere. Il movimento si bloccò. Le figure umane divennero sculture un po’ sfocate le cui vesti, increspate dal vento, erano rigide e solide come quelle di statue di bronzo.

Rhadamanth Nemes non capiva la fisica del mutamento di fase, ma per servirsene non aveva bisogno di capire. Sapeva che non si trattava di manipolazione del tempo né antientropica né iperentropica (anche se la futura Intelligenza Finale disponeva di tutt’e due quelle tecnologie all’apparenza magiche) e che non si trattava neppure di una sorta di "accelerazione" che avrebbe provocato nella sua scia lo schianto di bang sonici e l’ebollizione dell’aria: il mutamento di fase era una sorta di passo laterale nei contorni scavati dello spazio/tempo. "Diventerete, nel senso migliore, topi che zampettano nelle pareti delle stanze del tempo" aveva detto a Nemes l’entità del TecnoNucleo in primo luogo responsabile dell’esistenza sua e dei suoi cloni.

Nemes non si era offesa per il paragone. Sapeva quale incredibile quantità di energia bisognava trasferire, attraverso il Vuoto che lega, dal Nucleo a lei o ai suoi cloni, durante il mutamento di fase. Gli Elementi di sicuro tenevano in gran conto perfino quei loro strumenti, per dirottare in quella direzione un simile quantitativo di energia.

Le due lucenti figure scesero a passo svelto la rampa e andarono in direzioni opposte: Gige a sud verso il teleporter, Nemes nella città, passando davanti agli impietriti Scilla e Briareo e alle statue dei soldati della Pax e dei cittadini dello Spettro.

Nemes trovò, letteralmente in tempo zero, la casa dove il soldato della Pax dormiva ammanettato nella stanza d’angolo di fronte al canale. Frugò nei file della base di Bombasino e lo identificò: un lusiano di nome Gerrin Pawtz, trentotto anni standard, pigro e privo d’iniziativa, alcolizzato, a due anni dalla pensione, sei degradazioni e tre condanne al carcere nel suo curriculum, incarichi limitati a servizi di guarnigione e ai più ordinari lavori nella base. Poi cancellò il file. Non aveva interesse in quell’uomo.

Si accertò che la casa fosse deserta, mutò di fase e rimase un momento nella camera da letto. Rumori e movimento tornarono: il russare dell’uomo ammanettato, il movimento di pedoni lungo il canale, una lieve brezza che agitava tendine bianche, il lontano frastuono del traffico, perfino il fruscio delle armature tipo samurai degli agenti della Pax che battevano le vie e i vialetti adiacenti, nella loro infruttuosa ricerca.

Ferma davanti al lusiano, Nemes protese la mano e l’indice, come per indicare la nuca dell’uomo. Un ago spuntò da sotto l’unghia e si estese di dieci centimetri fino al collo dell’addormentato, scivolò sotto la pelle e penetrò nella carne: solo una piccolissima macchia di sangue mostrò l’intrusione. L’uomo non si svegliò.

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