Domani il mondo cambierГ [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]
- Автор: Суэнвик Майкл
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Domani il mondo cambierГ [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]». Краткое содержание книги:
Anche pubblicato come Stazioni delle maree.
Vincitore del premio Nebula in 1991.
Nominato per i premi Hugo e Campbell in 1992.
Nominato per il premio di Arthur Clarke in 1993.
Il burocrate alzò lo sguardo verso un volto ampio, carico di energia e di calore, inesorabile come una pietra. Sembrava il padre di qualcuno. Le labbra dell’uomo si arricciarono in un sorriso che coinvolse tutto il volto, formando due allegre palline appena sotto i suoi zigomi. L’uomo gli fece l’occhiolino.
Era Gregorian.
13. Vista dall’alto
Tre uomini sedevano attorno al fuoco.
La notte era fredda. Il burocrate fumava hashish nero tagliato con anfetamina affinché l’effetto non risultasse troppo soporifero. Gregorian gli teneva la pipa fra le labbra, esortandolo a inspirare profondamente e a tenere il fumo nei polmoni più a lungo possibile. Il fumo fece ronzare il cervello del burocrate. I suoi piedi erano incredibilmente distanti, ad almeno un giorno di cammino lungo l’autostrada delle sue gambe. Pur essendo ormai arenato sulla montagna, per quanto strano potesse apparire, si sentiva incredibilmente calmo e attento, sintonizzato al telegrafo celestiale in contatto diretto con l’antica saggezza sepolta alla base del suo cranio. Perse un attimo il contatto con la realtà esterna, tuffandosi nelle profondità delle caverne sottomarine della percezione come una nave pirata in cerca di bottino. Espirò. Oceani di fumo si liberarono nel mondo.
Ormai la neve aveva smesso da parecchio.
Gregorian finì la pipa, svuotò la brace battendo il fornello sul tacco di uno stivale, quindi pulì lo strumento con cura meticolosa. — Sai come avvenne che Ararat si perse? — domandò. — È una storia molto interessante.
— Racconta — disse il burocrate.
Il loro compare non disse nulla.
— Per capire la storia, devi sapere innanzitutto che le parti più alte della città si innalzano al di sopra del livello massimo dell’alta marea invernale. Certo, quando arrivano le maree del giubileo travolgono tutto, ma la città è stata progettata in modo da reggere all’impatto. Quando la tempesta finisce, la cima di Ararat diventa un’isola. Un luogo piuttosto utile dal punto di vista militare; isolato, facile da fortificare, facile da difendere. La Difesa del Sistema lo usò come centro di pianificazione durante la Terza Unificazione. Fu allora che venne classificata segreta. Probabilmente ci sono un sacco di posti come questo in giro.
Il mago prese un ramo dal fuoco e rigirò le braci, spedendo verso il cielo una serie di scintille impazzite. — La Difesa del Sistema usò una procedura standard, mascherando il proprio coinvolgimento attraverso una organizzazione civile sotto gli auspici nominali della Supervisione Diffusione Culturale, il cui controllo veniva esercitato attraverso un altro fronte civile. Nel corso della riorganizzazione che seguì alla fase violenta dell’Unificazione…
La spiegazione andò avanti. Il burocrate l’ascoltò solo con la superficie del cervello, lasciando che le parole lo oltrepassassero come onde di suono mentre studiava il suo avversario. Accovacciato com’era accanto al fuoco, Gregorian sembrava più un animale che un uomo. Le fiamme proiettavano ombre rosse sul suo volto, e la luce fredda e verdastra proveniente dalla finestra alle sue spalle gli accendeva i capelli. A volte la luce gli illuminava i denti, accendendo il suo sorriso. Ma i suoi occhi erano sempre in ombra.
… passarono i decenni. Le organizzazioni si alternarono, vennero inglobate l’una nell’altra, si assunsero nuove responsabilità, assunsero nuove autorità e si distaccarono dai loro corpi originali. Così, quando l’oceano iniziò a ritirarsi e tornò la grande primavera, Ararat era talmente ingarbugliata nella politica del Sistema che non risultò più possibile declassificarla.
“Pensa che idiozia… e che spreco! Una città intera, il lavoro di mille vite, persa per colpa di stupidi regolamenti burocratici. Eppure questa non è che una piccola frazione dell’invisibile impero di ignoranza che ci viene imposto dai poteri costituiti che stanno lassù”.
La voce di Gregorian sentita di persona era qualcosa di lugubremente familiare, allo stesso modo in cui i suoi lineamenti potevano essere decodificati come una versione più grezza ed espressiva del volto di Korda. — Sembrerebbe una frase di tuo padre — commentò il burocrate.
Gregorian alzò lo sguardo di scatto. — Io non ho bisogno di te! — Indicò la figura immobile seduta dalla parte opposta del fuoco. — Pouffe mi basta e mi avanza come compagnia. Se vuoi morire prima del tuo tempo, posso…
— Era solo un’osservazione!
Il mago tornò a rilassarsi, la sua rabbia scomparsa con la stessa velocità con la quale era arrivata. — Si, è vero. Sì. Be’, naturalmente tutte le informazioni originali venivano da Korda. Era uno dei suoi progetti. Ha passato anni a tentare di declassificare Ararat, combattendo contro fantasmi e mulini a vento. Il vecchio Laocoonte strozzato dal nastro rosso. — Scoppiò in una fragorosa risata. — Ma che importa a noi di tutto ciò? Colpa sua che è stato tanto sciocco da sprecare la sua vita. Immagino che tu non abbia ricordato di portare la mia agendina?
— L’ho lasciata nella valigetta. Nell’aeromobile.
— Ah, be’. Tanto aveva un valore solo sentimentale. Bisogna imparare a rinunciare alle cose.
— Dimmi una cosa — disse il burocrate con una certa cautela. Gregorian annuì con il suo grande capo. — Che cosa ti ha dato l’agente della Terra? Ti ha consegnato della tecnologia bandita, o non ti ha dato nulla?
Gregorian rifletté sulla domanda con un’espressione di scherzosa serietà, quindi parlò come se stesse recitando la battuta finale di una barzelletta particolarmente buona. — Assolutamente nulla. Volevo solo costringere Korda a mandarmi dietro qualcuno una volta che fossi scomparso. Era un’esca, tutto qui.
— Allora me ne posso andare.
Gregorian ridacchiò fra sé. Un’improvvisa ventata spense per un attimo le fiamme del fuoco, stagliando la sua sagoma nera contro la parete illuminata. Il tatuaggio di una cometa prese improvvisamente vita sul suo braccio, si illuminò fino a diventare un piccolo sole, quindi si spense di nuovo, scomparendo lentamente. Un secondo segno si accese, e poi un altro, muovendosi sotto la sua pelle come un verme di brace su un tronco bruciato. — Rimani — disse. — Abbiamo un sacco di cose di cui parlare.
Il mago tornò ad appoggiare la schiena, senza nessuna fretta di entrare nei particolari. Qui la città scendeva rapida verso le terre grigie e argentee che si distendevano verso l’oceano, invisibile all’orizzonte. Giravano strani venti e strani odori. Il cinnamirto e l’isolarco tormentavano il naso.
Il fuoco era stato preparato su un alto terrazzo, all’interno di una decrepita depressione di pietra che Gregorian chiamava una “vasca per balene”. Come nel resto di Ararat, anche qui l’erosione era notevole. Dalle pareti curve spuntavano diversi ganci, i loro scopi ormai perduti nel tempo. Le stanze erano intasate di fango e di corallo. Fra i gusci dei crostacei spuntavano cavi elettrici recisi e ossa di creature marine. Qua e là vi era qualche foglio di adamantino, perfettamente integro e inalterabile. Questi avamposti di Difesa Perimetrale erano però piuttosto rari, intrusioni dissonanti all’interno dell’antica città.
Il burocrate appoggiò la schiena al puntello di fibra di carbonio, facendo tintinnare le catene che lo tenevano legato alla struttura stessa. Girandosi da una parte, poteva vedere l’interno della sala di comando, con le sue casse di provviste alimentari e di equipaggiamento per la sopravvivenza. Dall’altra, poteva guardare fuori, verso il mondo selvaggio e ventoso. Alle spalle sentiva la pressione delle vie deserte, strette e buie, che lo fissavano in continuazione. — Voglio accettare la tua offerta — disse.
Gregorian alzò lo sguardo pigramente. — Di quale offerta parli?
— Voglio diventare il tuo apprendista.
— Oh, quella. No, non è mai stata intesa seriamente. Era mirata a renderti abbastanza tranquillo da venire fino a qui, niente di più.