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READ-E-BOOK » Криминальные детективы » L'uomo di Siviglia [The Blind Man of Seville - it]
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L'uomo di Siviglia [The Blind Man of Seville - it]

Электронная книга - «L'uomo di Siviglia [The Blind Man of Seville - it]». Краткое содержание книги:

sessioni. Ricordi rimossi, un'angoscia crescente, poi, all'improvviso, una scintilla che scatena un terrore sepolto in un angolo oscuro dell'anima. Raúl Jiménez, personaggio ambiguo legato al bel mondo di Siviglia, ma anche alla malavita e ai ricordi delle atrocità della Guerra civile, muore all'inizio della Semana Santa, il momento dell'anno più denso di religiosità e passione in una Spagna tutt'altro che solare, anzi, enigmatica e inquieta. L'ispettore capo Javier Falcón capisce ben presto di trovarsi di fronte a un crimine rituale, quasi iniziatico: l'assassino ha voluto impartire alla sua vittima una “lezione di vista”. Jiménez è stato legato e costretto a guardare una videocassetta, finché il suo cuore non ha ceduto…
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«Non la rivide più?»

«Mai più.»

«E gli altri attori?» domandò Falcón. La donna scosse il capo.

«Sa, considerato il giro in cui erano coinvolti, erano persone perbene, anche se sembra strano. Compivamo atti di depravazione e l'atmosfera, sul set, avrebbe potuto essere orribile, ma con un po' di marijuana diventava tutto molto cameratesco. Probabilmente sono stata fortunata. Ho incontrato gente più pericolosa nell'ambiente dei ristoranti. E in quanto al sesso… il sesso non era niente. La cosa più difficile era per gli uomini mantenere un'erezione, perché era tutto così privo di emozioni, così poco eccitante.»

Falcón esitò davanti alla domanda che non voleva rivolgere, ma che aveva preso forma nella sua mente. La mise da parte. Troppo sgradevole.

«Stava dicendo che è ripartita da zero una volta tornata in Spagna.»

«La sera prima dell'operazione uscii dall'albergo economico dov'ero alloggiata, a Victoria, per distrarmi dal pensiero di quello che mi aspettava il giorno dopo. Volevo perdermi nella città. Arrivai a Hyde Park Corner, seguii Piccadilly fino a Shepherd Market e Berkeley Square, percorsi Albemarle Street e mi trovai davanti a una galleria d'arte. C'era il vernissage di una mostra. Osservai la gente che entrava e usciva, gente elegante, raffinata, educata. Nessuna di quelle donne si sarebbe fatta mettere incinta dal meccanico di un garage. Decisi che quello era il mio mondo e che mi sarei inserita tra loro e sarei diventata una di loro.

«Tornata a Madrid lavorai sodo, comprai qualche bel vestito e mi presentai in una galleria d'arte. Il proprietario mi disse che non ero all'altezza, che non sapevo nulla di arte. Mi umiliò, portandomi davanti ai quadri e mettendo a nudo la mia ignoranza. Poi mi domandò qualcosa sulle cornici. Le cornici? Che m'importava delle cornici? Mi disse di imparare a battere a macchina e mi buttò fuori.»

La donna stava ipnotizzando Falcón, fissandolo con uno sguardo che trasudava un'audacia allo stato puro, il pugno serrato sul bracciolo del divanetto, così come nel film.

«Studiai storia dell'arte. Non seguii un corso ufficiale, non potevo permettermelo. Studiavo nel tempo libero. Frequentai corniciai, artisti, pittori sconosciuti ma che parlavano di cose che conoscevano, trovai lavoro in un negozio di materiali per artisti, imparai tutto. Conobbi artisti più affermati… e finalmente fui assunta da una galleria d'arte. E poi mi ripresentai dal tipo che mi aveva umiliato. Non si ricordava di me. Mentre stavamo parlando entrò Manolo Rivera… lo conosce?»

«Non di persona.»

«Be', entra e mi bacia e mi dice hola, e il proprietario della galleria mi offre un posto seduta stante. Mi fece un gran piacere dirgli di no.»

«Suo marito sapeva queste cose?»

«Le sa solo lei, Inspector Jefe. L'intimità è più facile con chi non condivide il nostro letto. E… credo che noi due ci intendiamo, non è così, Don Javier?»

Falcón batté le palpebre, incerto sul significato delle sue parole.

«Sembra che noi siamo dentro le cose», continuò Consuelo Jiménez, «ma non è vero. Siamo all'esterno e guardiamo dentro, proprio come faceva suo padre.»

«Ma non suo marito», disse Falcón, per cambiare argomento.

«Raúl? Raúl era perduto», affermò lei. «Il fatto che stesse guardando questo filmaccio insieme alla sua puta non le rivela nulla su di lui?»

«Ramírez sostiene che rivela senso di colpa.»

«Ramírez non è stupido come sembra… solo macho.»

«Non crede che suo marito sapesse che era lei?» domandò Falcón.

«Non posso crederlo. Non figuravo nei titoli di testa.»

«Avrà notato la somiglianza, però.»

La donna annuì.

«Crede che, per Raúl», riprese Falcón, «vedere qualcuno che assomigliava alla sua prima moglie…»

«… che si comportava come una puta», disse lei al posto di Falcón.

«… abbia in qualche modo alleviato i suoi sensi di colpa?»

Consuelo Jiménez si strinse nelle spalle. Poi si alzò, si rassettò la gonna e annunciò che aveva da fare.

Falcón ritornò all'Edificio de los Juzgados nella giornata di nuovo grigia, con le fronde delle palme che schioccavano nel vento e le nuvole che si andavano riaffermando nel cielo. Ramírez lo aspettava davanti al palazzo con una spessa cartella sotto il braccio. Superata la barriera di sicurezza, l'ispettore estrasse un foglio dalla cartella: l'inventario degli oggetti di Raúl Jiménez immagazzinati presso le Mudanzas Triana.

Mentre salivano le scale verso l'ufficio del Juez Calderón Falcón scorse l'elenco, che comprendeva un'attrezzatura completa per filmini amatoriali: cinepresa 8 mm, scatole rotonde di metallo, proiettore e schermo. Il magistrato li stava aspettando, in piedi, le mani piantate sul piano della scrivania, con l'aria di volerli scaraventare di nuovo al pianterreno.

XVIII

Martedì 17 aprile 2001, Edificio de los Juzgados, Siviglia

Falcón e Ramírez spensero i cellulari e sedettero di fronte a Calderón, il quale rimase fermo in piedi finché i due non si furono accomodati. Poi sedette a sua volta con lentezza, come se stesse compiendo uno sforzo tremendo per mantenere la calma.

«Procedete», disse, congiungendo la punta delle dita. «Cominciamo dalle ultime notizie sul principale indagato.»

«A questo proposito c'è stato uno sviluppo importante», disse Falcón e Ramírez, cogliendo l'imbeccata, estrasse dalla cartella i due ingrandimenti 'ripuliti', per farli scivolare sulla scrivania verso Calderón. «Crediamo che sia il nostro assassino.»

Gli occhi del magistrato si spalancarono, riassumendo tuttavia la loro espressione cupa nel vedere che nessuna delle due immagini aveva un valore conclusivo. Falcón nel frattempo riferiva il modo in cui si era arrivati all'avvistamento, in un tono di voce che lui stesso avvertiva disincarnato, non umano, da generatore robotico di parole. La stanchezza che lo pervadeva fino alle ossa lo stava separando da se stesso. Le frasi gli rotolavano daña bocca: «… probabilmente maschio di età compresa tra i venti e i quarant'anni… un ulteriore sviluppo… un video porno… ha confuso la nostra percezione della principale indagata…» Si fermò solo quando Calderón, alzando una mano, si mise a leggere il rapporto sul film. La mano ricadde, Falcón riavviò il nastro delle parole, domandandosi quante riuscisse a pronunciarne un essere umano nel corso della sua vita. «La prostituta Eloisa Gómez… scomparsa da venerdì notte… un contatto… telefono cellulare rubato… forse assassinata…» Tutto così lontano nel tempo e così recente, pensò. E passò all'indagine nella vita privata di Raúl Jiménez, al rapimento del bambino, al suicidio della moglie, alla follia della figlia, alle nevrosi del figlio: un altro secolo, il che poi era la verità. Tutto apparteneva a un altro secolo ormai, una grande tranche di storia alla deriva, così che noi possiamo cominciare ad accumulare torti senza punti di riferimento…

«Inspector Jefe», disse la voce di Calderón, «le sue speculazioni storiche non hanno una relazione con l'indagine in corso.»

«Lei crede?» ribatté Falcón, trovando un'ispirazione, o così sperava, nel timore improvviso di essere stato colto in flagrante cedimento psichico. «Il movente è sempre storico, a meno che non sia psicotico. L'unica domanda da porsi è: quanto indietro dobbiamo risalire? Al mese scorso, quando Raúl Jiménez ha cercato di vendere i suoi ristoranti a Joaquín López? O a dieci anni fa, quando presiedeva la commissione per gli appalti dell'Expo '92? O a trentasei anni fa, quando gli rapirono il figlio?»

«Concentriamoci su quello che abbiamo», suggerì Calderón. «Lei è un Inspector Jefe con cinque uomini al suo servizio, c'è un limite a ciò che può fare con queste risorse. Ha seguito le piste che si sono presentate, ha ottenuto qualche risultato: l'avvistamento, per esempio. Ma la cosa più importante è l'apparente audacia dell'assassino e la sua inclinazione a comunicare con lei. Come ha detto, essendo audace commette errori, il che, nel caso del funerale, gli è stato quasi fatale. Le manda cose, le parla.»

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