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Il sogno di Lincoln [Lincoln's Dream - it]

Электронная книга - «Il sogno di Lincoln [Lincoln's Dream - it]». Краткое содержание книги:

Vincitore del John W. Campbell Memorial Award, ambito premio statunitense riservato agli autori più promettenti, Il sogno di Lincoln (1987) è il primo romanzo importante di Conie Willis, un’autrice che si è poi segnalata con opere di tutto rispetto.
Che accadrebbe se una donna dei nostri tempi scoprisse di poter viaggiare nel tempo grazie ai suoi poteri mentali, in particolare a una specie di ponte psichico stabilito con il generale Robert Lee, il grande sconfitto della guerra civile? Da questa premessa parte un romanzo appassionante, una cruda e realistica ricostruzione della guerra civile americana e del suo mondo, ma anche un’avventura ricca di imprevisti: per esempio; che ruolo ha nella vicenda il cavallo di Lee, Traveller? E perché un uomo dei nostri glomi sembra inspiegabilmente identificarsi con lui? Lo scoprirete con Connie Willis.
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Dopo pranzo ci guardammo intorno per cercare il gatto, ma non lo trovammo da nessuna parte. Il mucchietto di avanzi di pollo che Annie aveva lasciato la sera prima ai piedi della scala era ancora là. — È sicuramente acciambellato da qualche parte, al caldo — dissi — a prepararsi al freddo che pare debba assalirci domani. — Tornammo in camera e io barricai le porte, come se tentassi di chiudere fuori i sogni.

Non fu necessario. Annie non camminò quella notte. Rimase distesa tranquilla e, guardandola, pensai che i sogni non dovevano essere così angoscianti, quella notte. Invece, quando me li raccontò, scoprii che erano peggiorati.

La sua casa era in fiamme e un messaggero a cavallo le tese un messaggio che lei tentò di aprire con una sola mano. Il foglio di carta era arrotolato attorno a tre sigari, che pure non riuscì ad afferrare perché aveva entrambe le mani bendate. Lo tese allora alla cameriera dai capelli rossi e questa non riuscì ad aprirlo nemmeno lei, aveva qualcosa che non andava alla mano, e poi non era la cameriera, era la ragazza con la camicia da notte bianca e il messaggio non era avvolto attorno ai sigari, era una lettera che Annie aveva paura a leggere.

Sognò poi che stava sotto il porticato di Arlington a discutere con Richard, il quale calzava pantofole. C’era anche il veterinario, che tendeva un messaggio a Richard e Richard lo strappava in mille pezzi, gettandoli poi per terra.

— Chi è il veterinario? — mi chiese.

— Non lo so — risposi. — Forse Pickett? Oppure Lonstreet?

— No — disse lei, amara. — Richard è sempre Longstreet.

Sognò di Gettysburg, della ritirata dei soldati che tornavano a gruppetti da una casa in fiamme verso il frutteto, alcuni portavano un pollo fra le braccia. Tentò di riformare il plotone sotto all’albero di mele, ma non poté perché Annie Lee stava dormendo laggiù.

Non ci furono né lacrime né movimenti durante i sogni; poi lei mi recitò quegli orrori con aria grave e io tentai di spiegarli meglio che potevo, ma lei non mi udiva nemmeno. Sembrava voler conservare tutta l’energia che le restava per i sogni e giaceva perfettamente immobile sotto al copriletto verde-bianco. Le sue guance non ardevano e anche la fronte e le mani, quando li toccai, erano freddi.

Nelle prime ore del mattino chiamai la segreteria telefonica. Richard disse “Le analisi di Annie mostrano un basso livello di serotonina, il che indica una depressione a sfondo suicida. Il simbolismo presente nei suoi sogni conferma questa tesi. Il fucile rappresenta il desiderio di fare del male, il soldato morto è evidentemente lei stessa.”

“Avevo ragione sulla vicenda di Sognilandia” disse Broun. “Era un covo di matti. Mi hanno detto che i sogni erano avvertimenti mandati da Willie Lincoln a suo padre e quando ho chiesto come faceva Willie Lincoln a mandare messaggi e perché, se i morti sanno quello che sta per succedere, non ci mandano sempre un avvertimento per evitare i disastri, hanno tirato fuori la teoria che i morti di solito dormono in pace, ma che il riposo di Willie era stato disturbato quando il padre l’aveva fatto riesumare.

“Mercoledì andrò in aereo a Sacramento in una clinica del sonno che si trova laggiù. Sarò a casa martedì, non so a che ora. Devo partecipare a un ricevimento a Los Angeles, sabato, e ho un appuntamento lunedì. Spero che ti stia andando tutto bene con le bozze, ragazzo, perché nei prossimi giorni sarà difficile mettersi in contatto con me.”

— Lo so — dissi.

Non riuscii a fare un sonno che fosse tale. — Sei riuscito a dormire un po’, Jeff? — mi chiese Annie a colazione. Lei pareva non esserci riuscita. Aveva il viso pallido e ombre scure attorno agli occhi. Sedeva rigida, come se le facesse male la schiena, e di tanto in tanto sfregava il braccio con la mano.

— Un po’. E tu?

— Starò benissimo — disse, e mi tese il fascio di manoscritti. Mentre la cameriera versava il caffè tentò di trovare il punto in cui ci eravamo interrotti.

— Sapete quel fronte di maltempo di cui si parlava? — disse la cameriera. — È rimasto fermo sul Midwest per qualche giorno, ma ora si è rimesso in moto. Sembra che avremo mezzo metro di neve stanotte. Vi pare possibile? In aprile.

— Dove siamo? — disse Annie dopo che se ne fu andata.

— Pagina seicentocinquantasei — risposi. — Dove comincia con “No, disse Nelly”. — Divisi il manoscritto in due parti, una solo di una cinquantina di pagine. Avevamo quasi finito. Che cosa avremmo fatto poi, mentre aspettavamo i sogni?

— No — disse Nelly, e Ben tentò di svegliarsi per aiutarla, ma era come tentare di spostare il cavallo che aveva schiacciato Malachi.

— È morto — disse la signora Macklin. Aveva un tono impaziente, come se Nelly avesse fatto qualcosa di stupido.

— Lo so che è morto — disse Nelly, e il vuoto che risuonò nella sua voce svegliò completamente Ben. Si tirò su, nel letto. Il dolore gli morse la caviglia, facendogli aprire e richiudere la bocca come se stesse ansando, per soffocare le urla.

Girò la testa e guardò Nelly. Era seduta sulla sedia di legno di fianco al letto di Caleb, e gli teneva la mano, delicatamente, come aveva fatto ogni notte da quando lui era stato portato dentro. Le sue dita erano chiuse su quelle di lei, ma lui non sembrava affatto addormentato. Doveva essere morto nelle prime ore della notte.

— Non puoi fare nulla per lui — disse la signora Macklin, e afferrò Nelly per il polso.

— Lasciala andare — gridò Ben, e poi dovette respirare in fretta più volte, per non farsi sopraffare dal dolore. — Lasciala stare.

La signora Macklin lo ignorò. — Ci sono giù venti uomini mezzo morti e tu stai qui seduta — disse con tono d’accusa. — Lasciagli andare la mano. — Tenendola per il polso, la tirò in piedi con violenza e il braccio di Caleb si alzò di scatto, come in un saluto militare.

— No — disse Nelly disperatamente. — La prego — e Ben tentò di gettarsi contro la signora Macklin ma non ci riuscì. Il piede gli esplose in un male terribile, peggio che mai, e lui pensò che avrebbero dovuto tagliargli la gamba fino al ginocchio.

Quando aprì gli occhi di nuovo, Nelly era ancora seduta accanto al letto, ma il corpo del ragazzo non c’era più, e qualcuno aveva steso una coperta grigia sopra le tracce di sangue.

— Mi dispiace — disse Ben.

Nelly si sfregò il polso. Era rosso e gonfio. — Sai che cosa mi ha detto ieri? Mi ha detto che finché gli tenevo la mano faceva dei sogni bellissimi. — Sfregò di nuovo il polso, che divenne più rosso.

— Hai fatto del tuo meglio — disse Ben — Adesso lui non potrà più fare brutti sogni — e desiderò prenderle la mano e tenerla stretta ma sapeva che sarebbe di nuovo svenuto se avesse tentato di muoversi.

— Ho rotto la mia promessa — disse lei.

— Il mio amico Toby Banks di cui ti ho già parlato aveva promesso alla sua mamma di tornare a casa senza nemmeno un graffio. Ma certe promesse è proprio impossibile… tu hai fatto del tuo meglio. Dopo che lui è… — si fermò e gettò uno sguardo in giro, cercando un altro termine per dire ‘morto’ — dopo che lui è passato in gloria non ha potuto più sentire se lo tenevi per mano o no.

— Promettimi che non tornerai ad arruolarti quando il tuo piede guarirà — disse lei.

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