L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
«Se ci riposassimo un poco...» disse Perrin, speranzoso, terminando con uno sbadiglio la frase. Egwene, appoggiata al fianco di Bela, sospirò di stanchezza.
Forse ha capito finalmente che questa non è una favolosa avventura, pensò Rand. Poi, con un senso di colpevolezza, ricordò che lei non aveva dormito per tutto il giorno precedente. «Abbiamo bisogno di riposare, Moiraine Sedai» disse. «Abbiamo cavalcato per tutta la notte.»
«Allora vediamo che cosa ci ha preparato Lan» rispose Moiraine. «Venite.»
Li precedette su per la riva e nei boschi lungo il fiume. Rami spogli infittivano le ombre. A un centinaio di passi dal Taren c’era uno spiazzo accanto a una montagnola scura. Lì, tempo prima, un’alluvione aveva scalzato un boschetto di rododendri, formando un fitto intrico di rami, fusti, radici. All’improvviso, dalla base della montagnola, comparve una luce.
Spingendo davanti a sé un mozzicone di torcia, Lan strisciò fuori e si raddrizzò. «Niente visitatori sgraditi» disse a Moiraine. «E la legna che avevo lasciato qui è ancora secca. Ho acceso un piccolo fuoco. Riposeremo al caldo.»
«Avevi previsto che ci saremmo fermati qui?» domandò Egwene, sorpresa.
«Lo ritenevo probabile» rispose Lan. «Mi piace essere preparato per qualsiasi evenienza.»
Moiraine prese la torcia. «Provvedi tu ai cavalli? Quando hai finito, farò il possibile per togliere a tutti la stanchezza. Ma ora voglio parlare a Egwene. Egwene?»
Rand guardò le due donne sparire sotto la catasta. C’era una bassa apertura, appena sufficiente a strisciare al riparo. La luce della torcia scomparve.
Nelle provviste Lan aveva incluso le musette e una piccola quantità d’avena; ma disse di non togliere la sella ai cavalli e tirò fuori le pastoie. «Riposerebbero meglio senza sella, ma se dobbiamo andare via in fretta, forse non avremo il tempo di sellarli.»
«A me non sembra che abbiano l’aria stanca» disse Perrin, tentando di mettere al suo cavallo la musetta. L’animale agitò la testa, poi gli permise di agganciare le cinghie. Anche Rand aveva delle difficoltà con Cloud: gli occorsero tre tentativi, per agganciare al muso del cavallo la sacca di tela.
«Sono stanchi» disse Lan, rialzandosi dopo avere impastoiato il morello. «Certo, possono correre ancora. A tutta velocità, se li lasciamo, fino a quando cadranno, sfiniti da una stanchezza che non hanno neppure sentito. Era meglio che Moiraine Sedai non intervenisse, ma è stata costretta.» Accarezzò il collo del morello, che mosse la testa accettando il tocco del Custode. «Dobbiamo procedere lentamente per alcuni giorni, finché non si saranno ripresi. Più lentamente di quanto non mi piaccia. Ma, con un po’ di fortuna, sarà sufficiente.»
«È questo che...» Mat deglutì. «È questo, che intendeva? Per la nostra stanchezza?»
Rand accarezzò il collo di Cloud, pensieroso. Certo, Moiraine aveva salvato Tam, ma non aveva nessuna voglia che ora usasse il Potere su di lui. In pratica aveva ammesso d’avere affondato il traghetto.
«Qualcosa del genere» rispose Lan, con una risatina. «Niente paura, non dovrete correre fino a scoppiare. A meno che la situazione non peggiori di molto. Consideratela solo una notte extra di sonno.»
Il grido stridulo del Draghkar risuonò all’improvviso sopra il fiume coperto di nebbia. Anche i cavalli impietrirono. Il grido si ripeté, più vicino; echeggiò una terza volta, penetrando come un ago nel cranio di Rand. Poi si affievolì, fino a svanire del tutto.
«Fortuna» mormorò Lan. «Ci cerca lungo il fiume.» Scrollò le spalle e a un tratto cambiò tono. «Mettiamoci al riparo. Ho proprio voglia di un po’ di tè caldo e di un boccone.»
Rand fu il primo a strisciare carponi nell’apertura sotto l’intrico di alberi. Al termine di una breve galleria c’era una sorta di grotta irregolare, abbastanza ampia da contenerli tutti. Il basso soffitto di tronchi e di rami permetteva solo alle due donne di stare in piedi. Il fumo si alzava da un piccolo fuoco acceso sopra un letto di pietre del fiume e passava tra i rami; il tiraggio era sufficiente a eliminarlo, ma il fitto intrico di rami non lasciava scorgere dall’esterno la luce delle fiamme. Moiraine e Egwene si erano tolte il mantello e sedevano l’una di fronte all’altra, separate dal fuoco.
«L’Unico Potere» diceva in quel momento Moiraine «proviene dalla Vera Fonte, la forza motrice della Creazione, quella che il Creatore creò per far girare la Ruota del Tempo.» Alzò le mani davanti a sé e le spinse l’una contro l’altra. «Saidin la metà maschile della Vera Fonte, e Saidar, la metà femminile, lavorano l’una contro l’altra e insieme nello stesso tempo per provvedere questa forza. Saidin...» sollevò una mano e la lasciò cadere «è contaminata dal tocco del Tenebroso, come acqua coperta da un sottile velo d’olio rancido. L’acqua è sempre pura, ma nessuno può toccarla senza toccare anche la contaminazione. Solo Saidar può essere usata senza pericolo.» Egwene, di spalle rispetto a Rand, ascoltava intensamente l’Aes Sedai.
Mat diede a Rand una spinta e borbottò qualcosa; Rand entrò nella grotta. Moiraine e Egwene non gli badarono. Entrarono anche gli altri, si tolsero il mantello umido e si sistemarono intorno al fuoco, allungando le mani per scaldarsi. Lan, entrato per ultimo, prese da una nicchia nella parete alcune ghirbe e sacchetti di pelle, riempì un bricco e preparò il tè. Non badò alle parole delle due donne, ma Rand e i suoi amici smisero di scaldarsi le mani e fissarono apertamente Moiraine e Egwene. Thom finse di concentrarsi nel riempire la pipa, ma era tradito dal modo come si sporgeva verso le due donne. Moiraine e Egwene si comportavano come se fossero da sole.
«No» disse Moiraine, in risposta a una domanda che Rand non aveva afferrato. «La Vera Fonte non si consuma, come la ruota di un mulino non consuma l’acqua del fiume. La Fonte è il fiume; le Aes Sedai sono la noria.»
«E credi davvero che io possa imparare?» domandò Egwene. Gli occhi le brillavano di desiderio. Rand non l’aveva mai vista così bella, né così remota. «Posso diventare un’Aes Sedai?»
Rand balzò in piedi e con la testa urtò il soffitto. Thom Merrilin lo afferrò per il braccio e lo tirò a sedere. «Non fare lo scemo» mormorò. Diede un’occhiata alle due donne, che sembravano non essersi accorte di niente, e un’altra a Rand, carica di simpatia. «Adesso è al di là della tua portata, ragazzo.»
«Bambina» disse Moiraine con gentilezza «solo poche donne possono imparare ad attingere alla Vera Fonte e a usare il Potere. Alcune a livello superiore, altre a livello inferiore. Tu sei una delle pochissime che non hanno necessità d’imparare: ti verrà spontaneo attingere alla Fonte, che tu lo voglia o no. Ma senza l’insegnamento che riceverai a Tar Valon, non imparerai mai a incanalare il Potere e rischieresti di non sopravvivere. Gli uomini con il talento innato di toccare Saidin muoiono, se l’Ajah Rossa non li trova e non li doma...»
Thom emise un brontolio profondo. Rand si mosse a disagio. Uomini come quelli a cui si riferiva l’Aes Sedai, erano rari (in vita sua, aveva sentito parlare soltanto di tre di loro, e nessuno viveva nei Fiumi Gemelli) ma i danni provocati prima che le Aes Sedai li trovassero erano sempre tali che la notizia si diffondeva, come per guerre o violenti terremoti. Non aveva mai capito cosa facessero le Ajah. Secondo le storie, fra le Aes Sedai c’erano fazioni che pensavano soprattutto a brigare e litigare fra di loro; ma un punto era chiaro: le Ajah Rosse avevano il preciso dovere di prevenire un’altra Frattura del Mondo e per questo catturavano ogni uomo che solo sognasse di usare il Potere.
«...ma anche alcune donne muoiono. È difficile imparare senza una guida. Quelle che non troviamo, e che sopravvivono, spesso diventano... be’, in questa parte del mondo, potrebbero diventare Sapienti del villaggio.» L’Aes Sedai esitò, assorta. «Il sangue antico è forte, a Emond’s Field, e il sangue antico canta. Ti ho riconosciuta per quel che sei, dal primo momento in cui ti ho vista. Nessuna Aes Sedai può stare in presenza di una donna che può incanalare il Potere o che è vicina al cambiamento, senza intuirlo.» Frugò nel borsello che portava alla cintura e tirò fuori la piccola gemma azzurra appesa alla catenella d’oro che il giorno prima portava fra i capelli. «Sei vicinissima al cambiamento. Sarà meglio che ti guidi. Così eviterai le... le spiacevoli conseguenze di chi deve trovare da sola la via.»