Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Nella prima camera a canto a questo salotto, dedicata al vestire, che è lavorata anch'essa di stucchi e d'oro riccamente, è nel mezzo un sacrifizio con tre figure nude, fra le quali è un Alessandro Magno armato, che butta sopra il fuoco alcune vesti di pelle, et in molte altre storie, che sono nel medesimo luogo, è quando si trovò il vestire d'erbe e d'altre cose salvatiche, che troppo sarebbe volere il tutto pienamente raccontare. Di questa si entra nella seconda camera, dedicata al Sonno, la quale quando ebbe Taddeo a dipignere ebbe queste invenzioni dal comendatore Anniballe Caro, di commessione del cardinale. E perché meglio s'intenda il tutto, porremo qui l'aviso del Caro, con le sue proprie parole, che sono queste:
I soggetti che il cardinale mi ha comandato che io vi dia, per le pitture del palazzo di Caprarola, non basta che vi si dichino a parole, perché oltre all'invenzione vi si ricerca la disposizione, l'attitudini, i colori et altre avertenze assai, secondo le descrizioni che io truovo delle cose che mi ci paiono al proposito; per che distendarò in carta tutto che sopra ciò mi occorre più brevemente e più distintamente ch'io potrò. E prima, quanto alla camera della volta piatta, che d'altro per ora non mi ha dato carico, mi pare che essendo ella destinata per il letto della propria persona di sua signoria illustrissima, vi si debbano fare cose convenienti al luogo e fuor dell'ordinario, sì quanto all'invenzione, come quanto all'artifizio. Ma per dir prima il mio concetto in universale, vorrei che vi si facesse una Notte, perché oltre che sarebbe appropriata al dormire, sarebbe cosa non molto divulgata e sarebbe diversa dall'altre stanze e darebbe occasione a voi di far cose belle e rare dell'arte vostra; perché i gran lumi e le grand'ombre che ci vanno soglion dare assai di vaghezza e di rilievo alle figure, e' mi piacerebbe che il tempo di questa Notte fosse in su l'alba, perché le cose che vi si rapresenteranno siano verisimilmente visibili. E per venire ai particolari et alla disposizion d'essi, è necessario che ci intendiamo prima del sito e del ripartimento della camera. Diciamo adunque che ella sia, come è, divisa in volta et in parete, o facciate che le vogliamo chiamare; la volta poi in un sfondato di forma ovale nel mezzo et in quattro peducci grandi in su' canti, i quali stringendosi di mano in mano e continuandosi l'uno con l'altro lungo le facciate, abracciano il sopra detto ovato. Le parte poi sono pur quattro e da un peduccio all'altro fanno quattro lunette; e per dare il nome a tutte queste parti con le divisioni che faremo della camera tutta, potremo nominare d'ogn'intorno le parti sue da ogni banda. Dividasi dunque in cinque siti: il primo sarà da capo, e questo presupongo che sia verso il giardino; il secondo, che sarà l'oposito a questo, diremo da' piè; il terzo da man destra chiamaremo destro; il quarto dalla sinistra, sinistro; il quinto, poiché sarà fra tutti questi, si dirà mezzo. E con questi nomi nominando tutte le parti, diremo come dir lunetta da capo, facciata da piedi, sfondato sinistro, corno destro, e se alcun'altra parte ci converrà nominare; et ai peducci, che stanno nei canti fra dua di questi termini, daremo nome dell'uno e dell'altro. Così determinaremo ancora di sotto nel pavimento il sito del letto, il quale dovrà esser secondo me lungo la facciata da' piè, con la testa volta alla faccia sinistra. Or nominate le parti tutte, torniamo a dar forma a tutte insieme, di poi a ciascuna da sé. Primieramente lo sfondato della volta, o veramente l'ovato, secondo che il cardinale ha ben considerato, si fingerà che sia tutto cielo; il resto della volta, che saranno i quattro peducci con quel ricinto che avemo già detto che abbraccia intorno l'ovato, si farà parer che sia la parte non rotta dentro dalla camera e che posi sopra le facciate con qualche bell'ordine di architettura a vostro modo. Le quattro lunette vorrei che si fingessero sfondate ancor esse, e dove l'ovato di sopra rappresenta cielo, queste rappresentassero cielo, terra e mare di fuor della camera, secondo le figure e l'istorie che vi si faranno. E perché, per esser la volta molto stiacciata, le lunette riescano tante basse che non sono capaci se non di picciole figure, io farei di ciascuna lunetta tre parti per longitudine, e lassando le streme a filo con l'altezza de' peducci, sfonderei quella di mezzo sotto esso filo, per modo che ella fusse come un finestrone alto e mostrasse il di fuora della stanza con istorie e figure grandi a proporzione dell'altre; e le due estremità che restano di qua e di là come corni di essa lunetta (che corni di qui inanzi si dimandaranno), rimanessero basse, secondo che vengono dal filo in su, per fare in ciaschedun di essi una figura a sedere o a giacere, o dentro o di fuora della stanza, che le vogliate far parere, secondo che meglio ritornerà; e questo che dico d'una lunetta, dico di tutt'e quattro. Ripigliando poi tutta la parte di dentro della camera insieme, mi parrebbe che ella dovesse esser per se stessa tutta in oscuro, se non quanto li sfondati, così dell'ovato di sopra come de' finestroni dalli lati, gli dessero non so che di chiaro, parte dal cielo con i lumi celesti, parte dalla terra con fuochi che vi si faranno, come si dirà poi. E con tutto ciò dalla mezza stanza in giù vorrei che quanto più si andasse verso il da piè, dove sarà la Notte, tanto vi fusse più scuro, e così dall'altra metà in su, secondo che da mano in mano più si avvicinasse al capo dove sarà l'Aurora, si andasse tutta via più illuminando. Così disposto il tutto, veniamo a divisar i soggetti dando a ciascheduna parte il suo.
Nell'ovato, che è nella volta, si facci a capo di essa, come avemo detto, l'Aurora. Questa truovo che si puol fare in più modi, ma io scerrò di tutti quello che a me pare che si possi far più graziosamente in pittura. Facciasi dunque una fanciulla di quella bellezza che i poeti si ingegnano di esprimere con parole, componendola di rose, d'oro, di porpora, di rugiada, di simil vaghezze, e questo quanto ai colori e carnagione. Quanto all'abito, componendone pur di molti uno che paia più al proposito, si ha da considerare che ella, come ha tre stati e tre colori distinti, così ha tre nomi: Alba, Vermiglia e Rancia; per questo gli farei una vesta fino alla cintura, candida, sottile e come trasparente; dalla cintura infino alle ginocchia una sopraveste di scarlatto, con certi trinci e gruppi, che imitassero quei suoi riverberi nelle nuvole quando è vermiglia; dalle ginocchia in giù fino a' piedi di color d'oro per rappresentarla quando è rancia, avvertendo che questa veste deve esser fessa, cominciando dalle cosce per fargli mostrare le gambe ignude; e così la veste, come la sopraveste, siano scosse dal vento e faccino pieghe e svolazzi. Le braccia vogliono essere ignude ancor esse d'incarnagione pur di rose; negl'omeri gli si facciano l'ali di varii colori, in testa una corona di rose, nelle mani gli si ponga una lampada, o una facella accesa, o vero gli si mandi avanti un amore che porti una face et un altro dopo, che con un'altra svegli Titone; sia posta a sedere in una sedia indorata, sopra un carro simile, tirato o da un Pegaso alato o da dua cavalli, che nell'un modo e nell'altro si dipigne. I colori de' cavalli siano dell'uno splendente in bianco, dell'altro splendente in rosso per denotargli secondo i nomi che Omero dà loro di Lampo e di Fetonte; facciasi sorgere da una marina tranquilla, che mostri di esser crespa, luminosa e brillante. Dietro nella facciata gli si facci dal corno destro Titone suo marito, e dal sinistro Cefalo suo innamorato; Titone sia un vecchio tutto canuto sopra un letto ranciato, o veramente in una culla, secondo quelli che per la gran vecchiaia lo fanno rimbambito, e facciasi in attitudine di tenerla o di vagheggiarla o di sospirarla, come la sua partita gli rincresce; Cefalo un giovane bellissimo vestito di un farsetto soccinto nel mezzo, con i sua usattini in piedi, con il dardo in mano, che abbi il ferro inorato, con un cane a lato in modo di entrare in un bosco, come non curante di lei per l'amore che porta alla sua Procri. Tra Cefalo e Titone, nel vano del finestrone dietro l'Aurora, si faccino spontare alcuni pochi razzi di sole di splendore più vivo di quel dell'Aurora, ma che sia poi impedito, che non si vegga, da una gran donna, che li si pari dinanzi. Questa donna sarà la Vigilanza e vuol esser così fatta, che paia illuminata dietro alle spalle dal sole che nasce e che ella per prevenirlo si cacci dentro alla camera per il finestrone che si è detto; la sua forma sia d'una donna alta, splendida, valorosa, con gl'occhi bene aperti, con le ciglia ben inarcate, vestita di velo trasparente fino ai piedi, succinta nel mezzo della persona, con una mano si appoggi a un'asta e con l'altra raccolga una falda di gonna, stia ferma sul piè destro, e tenendo il piè sinistro sospeso, mostri da un canto di posar saldamente e dall'altro di avere pronti i passi; alzi il capo a mirare l'Aurora e paia sdegnata che ella si sia levata prima di lei; porti in testa una celata con un gallo suvi, il qual dimostri di battere l'ali e di cantare; e tutto questo dietro l'Aurora; ma davanti a lei nel cielo dello sfondato farei alcune figurette di fanciulle l'una dietro l'altra, quali più chiare e quali meno, secondo che elle meno o più fussero appresso al lume di essa Aurora, per significare l'Ore, che vengono inanzi al sole et a lei. Queste Ore siano fatte con abiti, ghirlande et acconciature da vergini, alate con le man piene di fiori, come se gli spargessero.