Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Avendo poi Alessandro cardinale Farnese condotto a buon termine il suo palazzo di Caprarola con architettura del Vignola, di cui si parlerà poco appresso, lo diede a dipignere tutto a Taddeo, con queste condizioni, che non volendosi Taddeo privare degl'altri suoi lavori di Roma, fusse obligato a fare tutti i disegni, cartoni, ordini e partimenti dell'opere, che in quel luogo si avevano a fare, di pitture e di stucchi, che gli uomini i quali avevano a mettere in opera fussono a volontà di Taddeo, ma pagati dal cardinale, che Taddeo fosse obligato a lavorarvi egli stesso due o tre mesi dell'anno, et ad andarvi quante volte bisognava a vedere come le cose passavano e ritoccare quelle che non istessono a suo modo. Per le quali tutte fatiche gli ordinò il cardinale dugento scudi l'anno di provisione; per lo che Taddeo avendo così onorato trattenimento e l'appoggio di tanto signore, si risolvé a posare l'animo et a non volere più pigliare per Roma, come insino allora aveva fatto, ogni basso lavoro, e massimamente per fuggire il biasimo che gli davano molti dell'arte, dicendo che con certa sua avara rapacità pigliava ogni lavoro per guadagnare con le braccia d'altri quello ch'a molti sarebbe stato onesto trattenimento da potere studiare, come aveva fatto egli nella sua prima giovanezza. Dal quale biasimo si difendeva Taddeo con dire che lo faceva per rispetto di Federigo e di quell'altro suo fratello, che aveva alle spalle e voleva che con l'aiuto suo imparasseno.
Risolutosi dunque a servire Farnese et a finire la capella di San Marcello, fece dare da Messer Tizio da Spoleti, maestro di casa del detto cardinale, a dipignere a Federigo la facciata d'una sua casa, che aveva in sulla piazza della Dogana, vicina a Santo Eustachio, al quale Federigo fu ciò carissimo, perciò che non aveva mai altra cosa tanto desiderato quanto d'avere alcun lavoro sopra di sé. Fece dunque di colori in una facciata la storia di Santo Eustachio quando si battezza insieme con la moglie e con i figliuoli, che fu molto buon'opera, e nella facciata di mezzo fece il medesimo Santo, che cacciando vede fra le corna d'un cervio Iesù Cristo crucifisso. Ma perché Federigo quando fece quest'opera non aveva più che ventotto anni, Taddeo, che pure considerava quell'opera essere in luogo publico e che importava molto all'onore di Federigo, non solo andava alcuna volta a vederlo lavorare, ma anco talora voleva alcuna cosa ritoccare e racconciare. Per che Federigo, avendo un pezzo avuto pacienza, finalmente traportato una volta dalla collera, come quegli che arebbe voluto fare da sé, prese la martellina e gittò in terra non so che, che aveva fatto Taddeo, e per isdegno stette alcuni giorni che non tornò a casa. La qual cosa intendendo gl'amici dell'uno e dell'altro, fecciono tanto, che si rapattumarono con questo, che Taddeo potesse correggere e mettere mano nei disegni e cartoni di Federigo a suo piacimento, ma non mai nell'opere che facesse, o a fresco, o a olio, o in altro modo. Avendo dunque finita Federigo l'opera di detta casa, ella gli fu universalmente lodata e gl'acquistò nome di valente pittore.
Essendo poi ordinato a Taddeo che rifacesse nella sala de' palafrenieri quegl'Apostoli, che già vi aveva fatto di terretta Raffaello, e da Paolo Quarto erano stati gettati per terra, Taddeo fattone uno, fece condurre tutti gli altri da Federigo suo fratello, che si portò molto bene; e dopo feciono insieme nel palazzo di Araceli un fregio colorito a fresco in una di quelle sale. Trattandosi poi, quasi nel medesimo tempo che lavoravano costoro in Araceli, di dare al signor Federigo Borromeo per donna la signora donna Verginia, figliola del duca Guido Baldo d'Urbino, fu mandato Taddeo a ritrarla, il che fece ottimamente, et avanti che partisse da Urbino fece tutti i disegni d'una credenza, che quel Duca fece poi fare di terra in Castel Durante per mandare al re Filippo di Spagna. Tornato Taddeo a Roma, presentò al Papa il ritratto, che piacque assai, ma fu tanta la cortesia di quel Pontefice o de' suoi ministri, che al povero pittore non furono, non che altro, rifatte le spese. L'anno 1560, aspettando il Papa in Roma il signor duca Cosimo e la signora duchessa Leonora sua consorte, et avendo disegnato d'alloggiare loro eccellenze nelle stanze che già Innocenzio Ottavo fabricò, le quali respondono sul primo cortile del palazzo et in quello di San Piero e che hanno dalla parte dinanzi logge che rispondono sopra la piazza dove si dà la benedizione, fu dato carico a Taddeo di fare le pitture et alcuni fregi che v'andavano, e di mettere d'oro i palchi nuovi, che si erano fatti in luogo de' vecchi consumati dal tempo. Nella qual opera, che certo fu grande e d'importanza, si portò molto bene Federigo, al quale diede quasi cura del tutto Taddeo suo fratello, ma con suo gran pericolo perciò che, dipignendo grottesche nelle dette logge, cascando d'uno ponte che posava sul principale fu per capitare male. Né passò molto, ch'il cardinale Emulio, a cui aveva di ciò dato cura il Papa, diede a dipignere a molti giovani (acciò fosse finito tostamente) il palazzetto, che è nel bosco di Belvedere, cominciato al tempo di papa Paolo Quarto con bellissima fontana et ornamenti di molte statue antiche, secondo l'architettura e disegno di Pirro Ligorio. I giovani dunque, che in detto luogo con loro molto onore lavorarono, furono Federigo Bassocci da Urbino, giovane di grande aspettazione, Lionardo Cungii e Durante del Nero, ambidue dal Borgo Sansepolcro, i quali condussono le stanze del primo piano. A sommo la scala, fatta a lumaca, dipinse la prima stanza Santi Zidi, pittore fiorentino, che si portò molto bene e la maggior, ch'è a canto a questa, dipinse il sopra detto Federigo Zucchero, fratello di Taddeo, e di là da questa, condusse un'altra stanza Giovanni dal Carso Schiavone, assai buon maestro di grottesche. Ma ancor che ciascuno dei sopra detti si portasse benissimo, nondimeno superò tutti gli altri Federigo in alcune storie che vi fece di Cristo, come la Transfigurazione, le nozze di Cana Galilea et il centurione inginocchiato. E di due, che ne mancavano, una ne fece Orazio Sammacchini, pittore bolognese, e l'altra un Lorenzo Costa mantovano; il medesimo Federigo Zucchero dipinse in questo luogo la loggetta, che guarda sopra il vivaio, e dopo fece un fregio in Belvedere nella sala principale, a cui si saglie per la lumaca, con istorie di Moisè e Faraone, belle a fatto. Della qual opera ne diede, non ha molto, esso Federigo il disegno fatto e colorito di sua mano in una bellissima carta al reverendo don Vincenzio Borghini, che lo tiene carissimo e come disegno di mano d'eccellente pittore. E nel medesimo luogo dipinse il medesimo l'Angelo che amazza in Egitto i primigeniti, facendosi, per fare più presto, aiutare a molti suoi giovani. Ma nello stimarsi da alcuni le dette opere, non furono le fatiche di Federigo e degl'altri riconosciute come dovevano, per essere in alcuni artefici nostri, in Roma, a Fiorenza e per tutto, molti maligni che, accecati dalle passioni e dall'invidie, non conoscono o non vogliono conoscere l'altrui opere lodevoli et il difetto delle proprie. E questi tali sono molte volte cagione ch'i begl'ingegni de' giovani, sbigottiti, si raffreddano negli studii e nell'operare.