Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги » Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition) - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)

Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:

Nel 1550 presso l'editore Torrentino a Firenze uscì la prima edizione delle Vite de' più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri di Giorgio Vasari. Quest'opera, di vastissime dimensioni, costituisce ancora oggi un documento di fondamentale importanza per la storia dell'arte italiana dal Tre al Cinquecento. Servendosi del modello umanistico delle vite degli uomini illustri, Vasari si propone di mantenere viva la memoria delle opere d'arte, rimediando con la parola scritta alla loro inevitabile deperibilità fisica inventando un nuovo genere letterario, quello delle biografie di artisti. Le Vite costituiscono un ricchissimo catalogo di notizie, descrizioni, documenti degli artisti italiani, all'interno di una storia delle arti figurative ricostruita dall'autore con notevole coscienza critica.
1 ... 436 437 438 439 440 441 442 443 444 ... 531
Перейти на страницу:

Per queste e molt'altre stranezze, partitosi Taddeo da Giovampiero, si risolvette a stare da per sé et andarsi riparando per le botteghe di Roma, dove già era conosciuto, una parte della settimana spendendo in lavorare a opere per vivere, et un'altra in disegnando e particularmente l'opere di mano di Raffaello, che erano in casa d'Agostino Chigi et in altri luoghi di Roma. E perché molte volte, sopragiugnendo la sera, non aveva dove in altra parte ritirarsi, si riparò molte notti sotto le logge del detto Chigi et in altri luoghi simili, i quali disagi gli guastorno in parte la complessione, e se non l'avesse la giovinezza aiutato, l'arebbono ucciso del tutto. Con tutto ciò amalandosi e non essendo da Francesco Sant'Agnolo suo parente più aiutato di quello che fosse stato altra volta, se ne tornò a Sant'Agnolo a casa il padre, per non finire la vita in tanta miseria quanta quella era in che si trovava. Ma per non perdere oggimai più tempo in cose che non importano più che tanto, e bastando avere mostrato con quanta difficultà e disagi acquistasse, dico che Taddeo finalmente guarito e tornato a Roma, si rimesse a' suoi soliti studii (ma con aversi più cura, che per l'adietro fatto non aveva), e sotto un Iacopone imparò tanto, che venne in qualche credito, onde il detto Francesco suo parente, che così empiamente si era portato verso lui, veggendolo fatto valent'uomo, per servirsi di lui si rapatumò seco e cominciarono a lavorare insieme, essendosi Taddeo, che era di buona natura, tutte l'ingiurie dimenticato. E così facendo Taddeo i disegni et ambidui lavorando molti fregi di camere e logge a fresco, si andavano giovando l'uno all'altro. Intanto Daniello da Parma pittore, il quale già stette molti anni con Antonio da Coreggio, et avea avuto pratica con Francesco Mazzuoli parmigiano, avendo preso a fare a Vitto di là di Sore nel principio dell'Abruzzo una chiesa a fresco per la capella di Santa Maria, prese in suo aiuto Taddeo conducendolo a Vitto. Nel che fare, se bene Daniello non era il migliore pittore del mondo, aveva nondimeno per l'età e per avere veduto il modo di fare del Coreggio e del Parmigiano, e con che morbidezza conducevano le loro opere, tanta pratica, che mostrandola a Taddeo et insegnandogli, gli fu di grandissimo giovamento con le parole, non altrimenti che un altro arebbe fatto con l'operare. Fece Taddeo in quest'opera, che aveva la volta a croce, i quattro Evangelisti, due Sibille, duoi Profeti e quattro storie non molto grandi di Iesù Cristo e della Vergine sua madre.

Ritornato poi a Roma, ragionando Messer Iacopo Mattei gentiluomo romano con Francesco Sant'Agnolo di volere fare dipignere di chiaro scuro la facciata d'una sua casa, gli mise inanzi Taddeo, ma perché pareva troppo giovane a quel gentiluomo, gli disse Francesco che ne facesse prova in due storie, e che quelle non riuscendo, si sarebbono potute gettare per terra, e riuscendo arebbe seguitato. Avendo dunque Taddeo messo mano all'opera, riuscirno sì fatte le due prime storie, che ne restò Messer Iacopo non pure sodisfatto, ma stupido; onde avendo finita quell'opera l'anno 1548, fu sommamente da tutta Roma lodata e con molta ragione. Perciò che dopo Pulidoro, Maturino, Vincenzo da San Gimignano e Baldassarre da Siena, niuno era in simili opere arrivato a quel segno che aveva fatto Taddeo, giovane allora di diciotto anni; l'istorie della quale opera si possono comprendere da queste inscrizzioni, che sono sotto ciascuna de' fatti di Furio Camillo; la prima dunque è questa: TUSCULANI, PACE CONSTANTI, VIM ROMANAM ARCENT; la seconda; M[ARCUS] F[URIUS) C[AMILLUS] SIGNIFERUM SECUM IN HOSTEM RAPIT; la terza: M[ARCO] F[URIO] C[AMILLO] AUCTORE INCENSA URBS RESTITUITUR; la quarta: M[ARCUS] F[URIUS) C[AMILLUS] PACTIONIBUS TURBATIS PRAELIUM GALLIS NUNCIAT; la quinta: M[ARCUS] F[URIUS] C[AMILLUS) PRODITOREM VINCTUM FALERIO REDUCENDUM TRADIT; la sesta: MATRONALIS AURI COLLATIONE, VOTUM APOLLINI SOLVITUR; la settima: M[ARCUS] F[URIUS] C[AMILLUS] IUNONI REGINAE TEMPLUM IN AVENTINO DEDICAT; l'ottava: SIGNUM IUNONIS REGINAE A VEIIS ROMAM TRANSFERTUR; la nona: M[ARC...] F[URI...] C[AMILL...] ... [M]ANLIUS DICT[ATOR] DECEM ... SOS ... CIOS CAPIT.

Dal detto tempo insino all'anno 1550, che fu creato papa Giulio Terzo, si andò trattenendo Taddeo in opera di non molta importanza, ma però con ragionevole guadagno; il quale anno 1550, essendo il Giubileo, Ottaviano padre di Taddeo, la madre et un altro loro figliuolo andorno a Roma a pigliare il santissimo Giubileo et in parte vedere il figliolo. Là dove stati che furno alcune settimane con Taddeo, nel partirsi gli lasciarono il detto putto che avevano menato con esso loro, chiamato Federigo, acciò lo facesse attendere alle lettere: ma giudicandolo Taddeo più atto alla pittura, come si è veduto essere poi stato vero, ne l'eccellente riuscita che esso Federigo ha fatto, lo cominciò, imparato che ebbe le prime lettere, a fare attendere al disegno con miglior fortuna et appoggio che non aveva avuto egli. Fece intanto Taddeo nella chiesa di Santo Ambrogio de' Milanesi, nella facciata de l'altare maggiore, quattro storie de' fatti di quel Santo, non molto grandi e colorite a fresco, con un fregio di puttini e femine a uso di termini, che fu assai bell'opera, e, questa finita, allato a Santa Lucia della Tinta, vicino all'Orso, fece una facciata piena di storie di Alessandro Magno, cominciando dal suo nascimento e seguitando in cinque storie i fatti più notabili di quell'uomo famoso, che gli fu molto lodata, ancor che questa avesse il paragone a canto d'un'altra facciata di mano di Pulidoro.

In questo tempo, avendo Guido Baldo duca d'Urbino udita la fama di questo giovane suo vasallo e desiderando dar fine alle facciate della capella del Duomo d'Urbino, dove Batista Franco, come s'è detto, aveva a fresco dipinta la volta, fece chiamare Taddeo a Urbino; il quale, lasciando in Roma chi avesse cura di Federigo e lo facesse attendere a imparare, e parimente d'un altro suo fratello, il quale pose con alcuni amici suoi all'orefice, se n'andò ad Urbino, dove gli furono da quel Duca fatte molte carezze e poi datogli ordine di quanto avesse a disegnare per conto della capella et altre cose. Ma in quel mentre, avendo quel Duca come generale de' signori viniziani a ire a Verona et a vedere l'altre fortificazioni di quel dominio, menò seco Taddeo, il quale gli ritrasse il quadro di mano di Raffaello, che è, come in altro luogo s'è detto, in casa de' signori conti da Canossa; dopo cominciò, pur per sua eccellenza, una telona grande, dentrovi la conversione di San Pavolo, la quale è ancora così imperfetta a Sant'Agnolo appresso Ottaviano suo padre. Ritornato poi in Urbino andò per un pezzo seguitando i disegni della detta capella, che furono de' fatti di Nostra Donna, come si può vedere in una parte di quelli, che è appresso Federigo suo fratello, disegnati di penna e chiaro scuro; ma o venisse che 'l Duca non fosse resoluto e gli paresse Taddeo troppo giovane, o da altra cagione, si stette Taddeo con esso lui due anni, senza fare altro che alcune pitture in uno studiolo a Pesaro et un'arme grande a fresco nella facciata del palazzo et il ritratto di quel Duca in un quadro grande quanto il vivo, che tutte furono bell'opere.

Finalmente, avendo il Duca a partire per Roma per andare a ricevere il bastone, come generale di santa Chiesa, da papa Giulio Terzo, lasciò a Taddeo che seguitasse la detta capella e che fosse di tutto quello, che per ciò bisognava, proveduto. Ma i ministri del Duca, facendogli come i più di simili uomini fanno, cioè stentare ogni cosa, furono cagione che Taddeo, dopo avere perduto duoi anni di tempo, se n'andò a Roma, dove truovato il Duca si scusò destramente, senza dar biasimo a nessuno, promettendo che non mancherebbe di fare quando fosse tempo. L'anno poi 1551, avendo Stefano Veltroni dal Monte Sansavino ordine dal Papa e dal Vasari di fare adornare di grottesche le stanze della vigna, che fu del cardinale Poggio, fuori della porta del Popolo in sul monte, chiamò Taddeo, e nel quadro del mezzo gli fece dipignere una Occasione, che avendo presa la Fortuna, mostra di volerle tagliare il crine con le forbice, impresa di quel Papa, nel che Taddeo si portò molto bene. Dopo avendo il Vasari fatto sotto il palazzo nuovo, primo di tutti gl'altri, il disegno del cortile e della fonte, che poi fu seguitata dal Vignola e dall'Amannato e murata da Baronino, nel dipignervi molte cose Prospero Fontana, come di sotto si dirà, si servì assai di Taddeo in molte cose, che gli furono occasione di maggiore bene; perciò che, piacendo a quel Papa il suo modo di fare, gli fece dipignere in alcune stanze sopra il corridore di Belvedere alcune figurette colorite, che servirono per fregii di quelle camere, et in una loggia scoperta, dietro quelle che voltavano verso Roma, fece nella facciata di chiaro scuro e grandi quanto il vivo tutte le fatiche di Ercole, che furono al tempo di papa Pavolo Quarto rovinate, per farvi altre stanze e murarvi una capella. Alla vigna di papa Giulio, nelle prime camere del palazzo, fece di colori nel mezzo della volta alcune storie, e particularmente il monte Parnaso, e nel cortile del medesimo fece due storie di chiaro scuro de' fatti delle Sabine, che mettono in mezzo la porta di mischio principale, che entra nella loggia, dove si scende alla fonte de l'acqua vergine, le quali opere furono lodate e commendate molto. E perché Federigo, mentre Taddeo era a Roma col Duca, era tornato a Urbino e quivi et a Pesaro statosi poi sempre, lo fece Taddeo dopo le dette opere tornare a Roma per servirsene in fare un fregio grande in una sala et altri in altre stanze della casa di Giambecari sopra la piazza di Sant'Apostolo, et in altri fregi che fece dalla guglia di San Mauro nelle case di Messer Antonio Portatore, tutti pieni di figure, et altre cose, che furono tenute bellissime.

1 ... 436 437 438 439 440 441 442 443 444 ... 531
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)