Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Fece anco un bellissimo quadro di Nostra Donna pur a olio, che è oggi in camera di Messer Alessandro figliuolo di Messer Ottaviano de' Medici. Al detto Messer Pasquino Bertini fece in tela un altro quadro di Nostra Donna, con Cristo e San Giovanni fanciulletti che ridono d'un papagallo che hanno tra mano, il quale fu opera capricciosa e molto vaga. Et al medesimo fece un disegno bellissimo d'un Crucifisso alto quasi un braccio con una Madalena a' piedi, in sì nuova e vaga maniera, che è una maraviglia. Il qual disegno, avendo Messer Salvestro Bertini accommodato a Girolamo Razzi suo amicissimo, che oggi è don Silvano, ne furono coloriti due da Carlo da Loro, che n'ha poi fatti molti altri che sono per Firenze. Avendo Giovanni e Piero d'Agostino Dini fatta in Santa Croce, entrando per la porta di mezzo a man ritta, una capella di macigni molto ricca et una sepoltura per Agostino et altri di casa loro, diedero a fare la tavola di quella a Francesco, il quale vi dipinse Cristo che è deposto di croce da Ioseffo Baramatia e da Nicodemo, et a' piedi la Nostra Donna svenuta con Maria Madalena, San Giovanni e l'altre Marie. La quale tavola fu condotta da Francesco con tanta arte e studio, che non solo il Cristo nudo è bellissimo, ma insieme tutte l'altre figure ben disposte e colorite con forza e rilievo. Et ancora che da principio fusse questa tavola dagli avversarii di Francesco biasimata, ella gl'acquistò nondimeno gran nome nell'universale, e chi n'ha fatto dopo lui a concorrenza, non l'ha superato. Fece il medesimo avanti che partisse di Firenze il ritratto del già detto Messer Lelio Torelli et alcune altre cose di non molta importanza, delle quali non so i particolari, ma fra l'altre cose diede fine a una carta, la quale aveva disegnata molto prima in Roma della conversione di San Paolo, che è bellissimo, il quale fece intagliar in rame da Enea Vico da Parma in Fiorenza. Et il Duca si contentò trattenerlo infino a che fusse ciò fatto in Fiorenza, con i suoi soliti stipendii e provisione. Nel qual tempo, che fu l'anno 1548, essendo Giorgio Vasari in Arimini a lavorare a fresco et a olio l'opere delle quali si è favellato in altro luogo, gli scrisse Francesco una lunga lettera, ragguagliandolo per apunto d'ogni cosa e come le sue cose passavano in Fiorenza, et in particolare d'aver fatto un disegno per la capella maggiore di San Lorenzo, che di ordine del signor Duca s'aveva a dipignere; ma che intorno a ciò era stato fatto malissimo ufficio per lui appresso sua eccellenzia, e che oltre all'altre cose, teneva quasi per fermo che Messer Pierfrancesco maiordomo non avesse mostro il suo disegno, onde era stata allogata l'opera al Pontorno; et ultimamente, che per queste cagioni se ne tornava a Roma, malissimo sodisfatto degl'uomini et artefici della sua patria.
Tornato dunque in Roma, avendo comperata una casa vicina al palazzo del cardinale Farnese, mentre si andava trattenendo con lavorare alcune cose di non molta importanza, gli fu dal detto cardinale, per mezzo di Messer Annibale Caro e di don Giulio Clovio, data a dipignere la capella del palazzo di San Giorgio. Nella quale fece bellissimi partimenti di stucchi et una graziosa volta a fresco con molte figure e storie di San Lorenzo, et in una tavola di pietra a olio la Natività di Cristo, accommodando in quell'opera, che fu bellissima, il ritratto di detto Cardinale. Dopo essendogli allogato un altro lavoro nella già detta Compagnia della Misericordia, dove aveva fatto Iacopo del Conte la predica et il battesimo di San Giovanni, nelle quali, se bene non aveva passato Francesco, si era portato benissimo, e dove avevano fatto alcune altre cose Battista Franco viniziano e Pirro Ligorio, fece Francesco in questa parte, che è a punto a canto all'altra sua storia della Visitazione, la natività di esso San Giovanni, la quale, se bene condusse ottimamente, ella nondimeno non fu pari alla prima. Parimente in testa di detta Compagnia fece per Messer Bartolomeo Pussotti due figure in fresco, cioè Santo Andrea e San Bartolomeo Apostoli, molto belli, i quali mettono in mezzo la tavola dell'altare, nella quale è un Deposto di croce di mano del detto Iacopo del Conte, che è bonissima pittura e la migliore opera che infino allora avesse mai fatto.
L'anno 1550 essendo stato eletto sommo pontefice Giulio Terzo, nell'apparato della coronazione, per l'arco che si fece sopra la scala di San Piero, fece Francesco alcune storie di chiaro scuro molto belle, e dopo essendosi fatto nella Minerva, dalla Compagnia del Sacramento, il medesimo anno, un sepolcro con molti gradi et ordini di colonne, fece in quello alcune storie e figure di terretta, che furono tenute bellissime; in una capella di San Lorenzo in Damaso fece due Angeli in fresco che tengono un panno, d'uno de' quali n'è il disegno nel nostro libro. Dipinse a fresco nel reffettorio di San Salvatore del Lauro a Monte Giordano, nella facciata principale, le nozze di Cana galilea, nelle quali fece Gesù Cristo dell'acqua vino, con gran numero di figure, e dalle bande alcuni Santi e papa Eugenio Quarto che fu di quell'ordine et altri fondatori. E di dentro sopra la porta di detto reffettorio fece in un quadro a olio San Giorgio che ammazza il serpente, la quale opera condusse con molta pratica, finezza e vaghezza di colori. Quasi ne' medesimi tempi mandò a Fiorenza a Messer Alamanno Salviati un quadro grande, nel quale sono dipinti Adamo et Eva che nel Paradiso terrestre mangiano d'intorno all'albero della vita il pomo vietato, che è una bellissima opera. Dipinse Francesco al signor Ranuccio cardinale Sant'Agnolo di casa Farnese, nel salotto che è dinanzi alla maggior sala del palazzo de' Farnesi, due facciate, con bellissimo capriccio: in una fece il signor Ranuccio Farnese il Vecchio che da Eugenio Quarto riceve il bastone del capitanato di Santa Chiesa, con alcune virtù, e nell'altra papa Paolo Terzo Farnese che dà il bastone della Chiesa al signor Pier Luigi, e mentre si vede venire da lontano Carlo Quinto imperatore, accompagnato da Alessandro cardinale Farnese e da altri signori ritratti di naturale. Et in questa, oltra le dette e molte altre cose, dipinse una Fama et altre figure, che sono molto ben fatte. Ma è ben vero che quest'opera non fu del tutto finita da lui, ma da Taddeo Zucchero da Sant'Agnolo, come si dirà a suo luogo. Diede proporzione e fine alla capella del Popolo, che già fra' Bastiano Viniziano aveva cominciata per Agostino Chigii, che non essendo finita, Francesco la finì, come s'è ragionato in fra' Bastiano nella vita sua. Al cardinale Riccio da Monte Pulciano dipinse nel suo palazzo di strada Giulia una bellissima sala, dove fece a fresco in più quadri molte storie di Davit, e fra l'altre una Bersabè in un bagno che si lava con molte altre femine, mentre Davit la sta a vedere: è una storia molto ben composta, graziosa e tanto piena d'invenzione, quanto altra che si possa vedere. In un altro quadro è la morte d'Uria, in uno l'arca a cui vanno molti suoni inanzi, et insomma dopo alcune altre una battaglia che fa Davit con i suoi nimici, molto ben composta; e per dirlo brevemente, l'opera di questa sala è tutta piena di grazia, di bellissime fantasie e di molte capricciose et ingegnose invenzioni. Lo spartimento è fatto con molte considerazioni et il colorito è vaghissimo, e per dire il vero, sentendosi Francesco gagliardo e copioso d'invenzione et avendo la mano ubbidiente all'ingegno, arebbe voluto sempre avere opere grandi e straordinarie alle mani. E non per altro fu strano nel conversare con gli amici, se non perché essendo vario et in certe cose poco stabile, quello che oggi gli piaceva, domani aveva in odio, e fece pochi lavori d'importanza che non avesse in ultimo a contendere del prezzo; per le quali cose era fuggito da molti.