Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Avendo edificato il Sanazaro a Margoglino, luogo di bellissima vista et amenissimo nel fine di Chiaia sopra la marina, una magnifica e molto commoda abitazione, la quale si godé mentre visse, lasciò venendo a morte quel luogo, che ha forma di convento, et una bella chiesetta all'Ordine de' frati de' Servi, ordinando al signor Cesare Mormerio et al signor conte di Lif, esecutori del suo testamento, che nella detta chiesa da lui edificata, e la quale doveva essere ufficiata dai detti padri, gli facessero la sua sepoltura. Ragionandosi dunque di farla, fu proposto dai frati ai detti essecutori fra' Giovann'Agnolo, al quale, andato egli come s'è detto a Napoli, finalmente fu la detta sepoltura allogata, essendo stati giudicati i suoi modelli assai migliori di molti altri che n'erano stati fatti da diversi scultori, per mille scudi. De' quali avendo avuto buona partita, mandò a cavare i marmi Francesco del Tadda da Fiesole, intagliatore eccellente, al quale aveva dato a fare tutti i lavori di quadro e d'intaglio che avevano a farsi in quell'opera per condurla più presto.
Mentre che il frate si metteva a ordine per fare la detta sepoltura, essendo in Puglia venuta l'armata turchesca e perciò standosi in Napoli con non poco timore, fu dato ordine di fortificare la città e fatti sopra ciò quattro grand'uomini e di migliore giudizio; i quali per servirsi d'architettori intendenti, andarono pensando al frate, il quale avendo di ciò alcuno sentore avuto e non parendogli che ad uomo religioso come egli era istesse bene adoperarsi in cose di guerra, fece intendere a detti essecutori che farebbe quell'opera o in Carrara, o in Fiorenza, e ch'ella sarebbe al promesso tempo condotta e murata al luogo suo. Così dunque condottosi da Napoli a Fiorenza, gli fu subito fatto intendere dalla signora donna Maria, madre del duca Cosimo, che egli finisse il S. Cosimo, che già aveva cominciato con ordine del Buonarroto, per la sepoltura del Magnifico Lorenzo Vecchio. Onde rimessovi mano, lo finì; e ciò fatto, avendo il Duca fatto fare gran parte de' condotti per la fontana grande di Castello sua villa et avendo quella ad avere per finimento un Ercole in cima che facesse scoppiare Anteo, a cui uscisse in cambio del fiato acqua di bocca che andasse in alto, fu fattone fare al frate un modello assai grandetto, il quale piacendo a sua eccellenza, fu comessogli che lo facesse et andasse a Carrara a cavare il marmo; la dove andò il frate molto volentieri per tirare innanzi con quella occasione la detta sepoltura del Sanazzaro e particolarmente una storia di figure di mezzo rilievo. Standosi dunque il frate a Carrara, il cardinale Doria scrisse di Genova al cardinal Cibo, che si trovava a Carrara, che non avendo mai finita il Bandinello la statua del principe Doria e non avendola a finire altrimenti, che procacciasse di fargli avere qualche valentuomo scultore che la facesse, perciò che avea cura di sollecitare quell'opera. La quale lettera avendo ricevuta Cibo, che molto innanzi avea cognizione del frate, fece ogni opera di mandarlo a Genova, ma egli disse sempre non potere e non volere in niun modo servire sua signoria reverendissima, se prima non sodisfaceva all'obligo e promessa che aveva col duca Cosimo. Avendo mentre che queste cose si trattavano tirata molto innanzi la sepoltura del Sanazzaro et abbozzato il marmo dell'Ercole, se ne venne con esso a Firenze, dove con molta prestezza e studio lo condusse a tal termine, che poco arebbe penato a fornirlo del tutto, se avesse seguitato di lavorarvi; ma essendo uscita una voce che il marmo a gran pezza non riusciva opera perfetta come il modello e che il frate era per averne difficultà a rimettere insieme le gambe dell'Ercole che non riscontravano col torso, Messer Pierfrancesco Riccio maiordomo, che pagava la provisione al frate, cominciò, lasciandosi troppo più volgere di quello che doverebbe un uomo grave, ad andare molto ratenuto a pagargliela, credendo troppo al Bandinello che con ogni sforzo pontava contro a colui, per vendicarsi dell'ingiuria che parea che gl'avesse fatto di aver promesso voler fare la statua del Doria, disobligato che fusse dal Duca. Fu anco openione che il favore del Tribolo, il quale faceva gl'ornamenti di Castello, non fusse d'alcun giovamento al frate, il quale, comunche si fusse, vedendosi essere bistrattato dal Riccio, come collerico e sdegnoso, se n'andò a Genova, dove dal cardinale Doria e dal principe gli fu allogata la statua di esso principe che dovea porsi in sulla piazza Doria; alla quale avendo messo mano senza però intralasciare del tutto l'opera del Sanazzaro, mentre il Tadda lavorava a Carrara il resto degl'intagli e del quadro, la finì con molta sodisfazione del principe e de' genovesi. E se bene la detta statua era stata fatta per dovere essere posta in sulla piazza Doria, fecero nondimeno tanto i genovesi, che a dispetto del frate ella fu posta in sulla piazza della Signoria, non ostante che esso frate dicesse che avendola lavorata perché stesse isolata sopra un basamento, ella non poteva star bene, né avere la sua veduta a canto a un muro. E per dire il vero non si può far peggio che mettere un'opera fatta per un luogo in un altro; essendo che l'artefice nell'operare si va quanto ai lumi e le vedute accomodando al luogo dove dee essere la sua o scultura o pittura collocata. Dopo ciò vedendo i genovesi e piacendo molto loro le storie et altre figure fatte per la sepoltura del Sanazzaro, vollono che il frate facesse per la loro chiesa catedrale un San Giovanni Evangelista, che finito, piacque loro tanto, che ne restarono stupefatti.