Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » Crocevia del crepuscolo
Crocevia del crepuscolo - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Crocevia del crepuscolo

Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:

Crocevia del crepuscolo
1 ... 38 39 40 41 42 43 44 45 46 ... 214
Перейти на страницу:

Tuon si limitò a continuare a guardarlo, le mani ripiegate in grembo, fredda e composta quanto una Sapiente nel Giorno del Sole. Il sorriso di Mat si gelò. Per la Luce, cosa sapeva? Come poteva sapere qualcosa?

Giaceva sotto il sole scottante, tenendosi il fianco con entrambe le mani, cercando di impedire a quel poco di vita che gli rimaneva di gocciolare via e domandandosi se c’era una ragione per tenere duro. Oggi avevano inferto ad Aldeshar il colpo di grazia. Un’ombra cancellò il sole per un istante, poi un uomo alto in armatura si accovacciò accanto a lui, l’elmo sotto il braccio, scuri occhi infossati attorno a un naso aquilino. «Hai combattuto bene accanto a me oggi, Culain, così come in molti giorni passati» disse quella voce memorabile. «Vivrai con me netta pace?» Col suo ultimo respiro, lui rise in faccia ad Artur Hawkwing.

Mat odiava ricordare di morire. Anche un’altra dozzina di incontri vagarono per la sua mente, antichi ricordi che ora erano suoi. Artur Paendrag era stato un uomo con cui era difficile andare d’accordo, anche prima che le guerre cominciassero.

Traendo un profondo respiro, scelse le proprie parole con attenzione. Non era il momento adatto per declamare termini nella Lingua Antica. «Certo che no!» mentì. Le donne non davano credito a un uomo che non sapeva mentire in modo convincente. «Luce, Hawkwing morì mille anni fa! Che genere di domanda è?»

La bocca di Tuon si aprì lentamente, e per un istante Mat fu certo che avesse intenzione di rispondere al suo interrogativo con un altro.

«Una domanda sciocca, Giocattolo» replicò infine lei, invece. «Non so dire perché mi sia venuta in mente.»

La rigidità nelle spalle di Mat si rilassò... un poco. Ma cerio. Lui era ta’veren. Attorno a lui la gente diceva e faceva cose altrimenti impensabili. L’assurdo si ergeva a sistema. Tuttavia, una cosa del genere poteva diventare sgradevole, quando arrivava a colpire così vicino al bersaglio. «Il mio nome è Mat. Mat Cauthon.» Era come se non avesse parlato.

«Non so dire cosa farò dopo essere tornata a Ebou Dar, Giocattolo. Non ho deciso. Ti potrei rendere da’covale. Non sei abbastanza grazioso per essere un coppiere, ma se lo diventassi la cosa potrebbe compiacermi. Tuttavia, mi hai presentato certe promesse, per cui mi aggrada essere io a promettere qualcosa, ora. Finché manterrai le tue promesse, io non fuggirò né ti tradirò in alcun modo, né causerò dissenso fra i tuoi seguaci. Credo che questo esaurisca tutte le questioni essenziali.» Stavolta comare Anan fissò lei a bocca aiperta e Selucia emise un suono con la gola, ma Tuon non parve notare nessuna delle due. Si limitò a guardare Mat con aria di attesa, aspettando una risposta. Anche lui emise un suono con la gola. Non un rantolo, soltanto un suono. Il volto di Tuon era liscio come un’austera maschera di vetro scuro. La sua calma era follia, ma ciò faceva sembrare sensati quei farfugliamenti! Doveva essere pazza per pensare che lui si sarebbe fidato di quell’offerta. Anche se Mat riteneva che lei dicesse sul serio. O quello, oppure Tuon era una bugiarda migliore di quanto lui avrebbe mai sperato di essere. Di nuovo fu colto da quella sensazione nauseante che lei ne sapesse più di lui. Ridicolo, ovviamente, ma così pareva. Gli venne un groppo alla gola. Un groppo duro.

«Questo può andar bene per te,» disse, cercando di prendere tempo «ma per Selucia?» Tempo per cosa? Non riusciva a pensare con quei dadi che gli martellavano nel cranio.

«Selucia segue i miei voleri, Giocattolo» disse Tuon con impazienza. La stessa donna dagli occhi azzurri si raddrizzò e lo fissò come indignata che Mat avesse potuto dubitarne. Per essere una cameriera, sapeva apparire fiera quando ci si metteva. Mat non sapeva cosa dire o fare. Senza pensare, sputò sul palmo della mano e la offrì come per suggellare la compravendita di un cavallo.

«Le vostre usanze sono... rustiche» disse Tuon con voce secca, ma sputò sul proprio palmo e gli strinse la mano. «‘Così il trattato è stato scritto; così l’accordo raggiunto.’ Cosa significa quella scritta sulla tua lancia, Giocattolo?»

Mat emise un rantolo stavolta, e non perché lei avesse letto l’iscrizione nella Lingua Antica sulla sua ashandarei. Una dannata pietra avrebbe emesso un rantolo. I dadi si erano fermati nel momento stesso in cui lei gli aveva toccato la mano. Luce, cos’era accaduto?

Bussarono alla porta, e lui era così nervoso che si mosse senza pensare, ruotando su sé stesso, un coltello in entrambe le mani pronto per essere lanciato contro qualunque cosa fosse entrata. «Dietro di me» scattò.

La porta si aprì e Thom fece capolino. Il cappuccio del suo mantello era sollevato, e Mat si rese conto che fuori stava piovendo. Fra Tuon e i dadi, non si era accorto del martellare della pioggia sul tetto del carrozzone. «Spero di non aver interrotto nulla...» disse Thom, toccando con le nocche i suoi lunghi baffi bianchi.

Il volto di Mat avvampò. Setalle si era immobilizzata mentre inseriva con l’ago un filo azzurro nel suo ricamo e sembrava che le sue sopracciglia stessero tentando di arrivarle fin sopra la testa. Tesa sull’orlo dell’altro letto, Selucia osservò con notevole interesse Mat rinfilarsi i coltelli su per le maniche. Non pensava che lei fosse un tipo a cui piacevano gli uomini pericolosi. Era sempre meglio evitare quel genere di donne: avevano la tendenza a trovare modi in cui gli uomini dovessero dimostrarsi tali. Non si guardò indietro verso Tuon. Era probabile che lei lo stesse fissando come se Mat si fosse messo a saltellare come faceva Luca. Solo perché non voleva sposarsi, non significava volere che la sua futura moglie lo reputasse uno sciocco.

«Cosa hai scoperto, Thom?» chiese bruscamente. Qualcosa era accaduto, altrimenti i dadi non si sarebbero fermati. Gli sovvenne un pensiero che gli fece rizzare i peli sulla nuca. Questa era la seconda volta che si erano fermati in presenza di Tuon. La terza, contando il cancello per uscire da Ebou Dar. Tre dannate volte, e tutte legate a lei. Zoppicando leggermente, l’uomo dai capelli bianchi entrò del tutto, spingendo indietro il cappuccio, e chiuse la porta dietro di sé. La sua andatura claudicante derivava da una vecchia ferita, non da inconvenienti in città. Alto, smilzo e coriaceo, con acuti occhi azzurri e baffi nivei che gli pendevano fin sotto il mento, avrebbe potuto attirare l’attenzione ovunque andasse, ma era abile nel nascondersi in piena vista, e la sua giacca bronzo scuro e il mantello di lana marrone erano appropriati per un uomo con qualche moneta da spendere ma non troppe. «Le strade pullulano di voci su di lei,» disse, facendo un cenno col capo verso Tuon «ma nulla riguardo la sua sparizione. Ho offerto da bere ad alcuni ufficiali seanchan, e pare che credano che si trovi al sicuro nel palazzo di Tarasin o fuori città per un viaggio di ispezione. Non ho percepito alcuna dissimulazione, Mat. Non lo sapevano proprio.»

«Ti aspettavi forse degli annunci pubblici, Giocattolo?» disse Tuon in tono incredulo. «Già così, Suroth potrebbe star meditando di togliersi la vita per la vergogna. Ti aspetti che diffonda un tale cattivo presagio per il Ritorno in modo che tutti ne siano a conoscenza?»

Dunque Egeanin aveva ragione. Sembrava ancora impossibile. E non pareva affatto importante, paragonato ai dadi che si erano fermati. Cos’era accaduto? Aveva stretto le mani con Tuon, tutto qua. Stretto le mani e stipulato un accordo. Lui intendeva mantenere la sua parte, ma cosa gli avevano detto i dadi? Che lei avrebbe mantenuto la sua? O no?

Per quanto ne sapeva lui, le nobildonne seanchan potevano avere l’abitudine di sposare – cosa aveva detto d’aver intenzione di renderlo? – un coppiere... forse sposavano sempre dei coppieri.

«C’è altro, Mat» disse Thom, squadrando Tuon pensieroso e con una punta di sorpresa. A Mat venne in mente che lei non pareva troppo preoccupata che Suroth potesse uccidersi. Forse era dura come pensava Domon. Cosa stavano cercando di dirgli quei maledetti dadi? Era quella la cosa importante. Poi Thom proseguì e Mat si dimenticò di quanto dura potesse essere Tuon e perfino dei dadi. «Tylin è morta. Stanno mantenendo il riserbo per timore di disordini, ma una delle guardie di palazzo , un giovane tenente che non regge l’acquavite, mi ha detto che stanno pianificando la cerimonia per il suo funerale e l’incoronazione di Beslan per lo stesso giorno.»

1 ... 38 39 40 41 42 43 44 45 46 ... 214
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)