Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Il rumore di persone che gridavano ai custodi di cavalli di portar loro le bestie da tiro e di altri che domandavano a squarciagola di sapere cosa stava succedendo stava iniziando a riempire l’accampamento. Adria, una dorma esile che teneva attorno a sé un accappatoio verde a fiori, giunse correndo a piedi nudi e svanì nel carrozzone giallo dove vivevano le altre quattro contorsioniste. Qualcuno nel carrozzone verde mugghiò con voce roca che c’era gente che stava cercando di dormire. Una manciata di figli di artisti, alcuni artisti essi stessi, passò di corsa e Olver alzò lo sguardo dal gioco che stava ripiegando. Era il suo oggetto più prezioso, non fosse stato per quello, era ovvio che sarebbe andato assieme a loro. Ci sarebbe voluto ancora un po’ di tempo prima che lo spettacolo fosse pronto a mettersi in viaggio, ma non fu quello a far gemere Mat. Aveva appena sentito quei maledetti dadi che cominciavano di nuovo a sbatacchiargli nella testa.
3
Un ventaglio di colori
Mat non sapeva se imprecare o piangere. Con i soldati lontani e loro in procinto di lasciare Ebou Dar nella sua confusione, non sembrava esserci ragione per i dadi, ma non c’era mai una dannata ragione che lui riusciva a vedere finché non era troppo tardi. Qualunque cosa fosse in agguato, poteva accadere fra giorni oppure solo fra un’ora, ma Mat non era mai riuscito a capirlo prima del tempo. Le uniche certezze erano che sarebbe successo qualcosa di importante – o di atroce – e che lui non sarebbe stato in grado di evitarlo. Alle volte, come quella notte al cancello, non capiva perché i dadi avessero rotolato neanche dopo che si erano fermati. Tutto ciò di cui era certo era che, per quanto i dadi gli facessero avere le convulsioni come una capra con la scabbia, non voleva che si fermassero. Ma lo facevano. Presto o tardi, lo facevano sempre.
«Stai bene, Mat?» disse Olver. «Quei Seanchan non possono prenderci.» Cercò di metterci spavalda convinzione, ma un accenno di domanda era sospeso nella sua voce.
Di colpo Mat si rese conto che stava fissando il nulla. Egeanin lo guardò accigliata mentre armeggiava con la parrucca con fare distratto, evidentemente arrabbiata per il fatto che lui la stesse ignorando. Gli occhi di Domon avevano un’aria zelante: se non stava decidendo se essere turbato a causa di Egeanin, Mat si sarebbe mangiato il cappello. Perfino Thera lo stava scrutando da oltre il lembo d’ingresso della tenda, e lei cercava sempre di tenersi fuori dalla vista di Egeanin. Mat non poteva fornire spiegazioni. Solo un uomo con della farina d’avena al posto del cervello avrebbe creduto di ricevere avvertimenti udendo dadi che nessuno poteva vedere. O forse un uomo marchiato dal Potere. O dal Tenebroso. Non aveva alcun desiderio che lo sospettassero di una di quelle cose. E quella notte al cancello avrebbe potuto ripetersi ancora e ancora. No, questo non era un segreto che tenesse a rivelare. Non sarebbe servito a nulla, comunque.
«Non ci prenderanno mai, Olver, non me e te.» Scompigliò i capelli del ragazzo e Olver gli restituì un ampio sorriso, la sua fiducia ristabilita così semplicemente. «Non finché teniamo gli occhi aperti e usiamo il buon senso. Ricordati, puoi trovare una via d’uscita da qualunque difficoltà se tieni gli occhi aperti e la mente sveglia, ma, se non lo fai, finirai per inciampare nei tuoi stessi piedi.» Olver annuì con aria seria, ma per Mat quel monito era rivolto agli altri. O forse a sé stesso. Per la Luce, non c’era modo in cui ognuno di loro potesse essere più vigile. Tranne per Olver, che pensava che fosse tutta una grande avventura, si erano tutti trovati di fronte a situazioni spaventose da prima di lasciare la città. «Va’ ad aiutare Thera come ti ha detto Juilin, Olver.»
Una folata pungente attraversò la giacca di Mat, facendolo rabbrividire. «E mettiti la giacca, fa freddo» aggiunse mentre il ragazzo si infilava nella tenda superando Thera. Fruscii e suoni raschianti dall’interno indicavano che Olver si era messo al lavoro, con o senza giacca, ma Thera rimase accucciata all’ingresso della tenda, scrutando Mat. Se non fosse stato per Mat Cauthon, il ragazzo si sarebbe potuto prendere un malanno.
Non appena Olver scomparve, Egeanin si avvicinò a Mat, i suoi pugni di nuovo sulle anche, e lui borbottò sottovoce. «È il momento di mettere le cose in chiaro, Cauthon» disse lei in tono duro. «Ebbene, non farò naufragare il nostro viaggio per la tua abitudine di annullare i miei ordini!»
«Non c’è nulla da mettere in chiaro» replicò Mat. «Non sono mai stato alle tue dipendenze, e questo è quanto.» In qualche modo, il volto di lei riuscì a diventare più duro, come a urlare che non vedeva la faccenda a quel modo. Quella donna era cocciuta come una testuggine, ma doveva esserci qualche modo di disserrarle le mascelle dalla sua gamba. Che fosse folgorato se voleva rimanere da solo coi dadi che gli rotolavano in testa, tuttavia era meglio che doverli stare a sentire mentre discuteva con lei. «Andrò a vedere Tuon prima della partenza.» Le parole gli uscirono di bocca prima ancora di essere chiare nella sua testa. Si rese conto che si trovavano lì da qualche tempo però, prima indistinte e poi lentamente solidificatesi.
Il sangue defluì dalle gote di Egeanin non appena il nome di Tuon lasciò la bocca di Mat, e lui udì uno squittio provenire da Thera seguito dallo schiocco dei lembi della tenda che venivano chiusi con uno strattone. L’ex panarca aveva assimilato un bel po’ di usanze seanchan mentre era proprietà di Suroth, e anche molti dei loro tabù. Egeanin era di una pasta più dura, comunque. «Perché?» domandò. Proseguì quasi con lo stesso fiato, ansiosa e furibonda allo stesso tempo. «Non devi chiamarla così. Devi mostrare rispetto. » Più dura per certi versi. Mat sogghignò, ma lei non sembrò vederci nulla di divertente. Rispetto? C’era ben poco rispetto nell’infilare un bavaglio nella bocca di una persona e arrotolarla in un drappeggio da parete. Chiamare Tuon Somma Signora o cose del genere non avrebbe cambiato la situazione. Ovviamente, Egeanin era più disponibile a parlare di liberare delle damane che non di Tuon. Se avesse potuto far finta che il rapimento non fosse mai accaduto l’avrebbe fatto, e stando così le cose ci provava. Luce, aveva cercato di ignorarlo mentre stava succedendo. Nella sua mente, ogni altro crimine che poteva aver commesso impallidiva accanto a quello.
«Perché voglio parlare con lei» disse Mat. E perché no? Doveva farlo, prima o poi. La gente aveva cominciato a trotterellare su e giù per la stretta viuzza ora, uomini semivestiti con le camicie fuori dai pantaloni e donne con i capelli ancora avvolti in fazzoletti da notte, alcuni che conducevano cavalli e altri che vagavano in giro fin dove riusciva a vedere. Un ragazzo segaligno poco più grande di Olver passò facendo delle capriole ovunque la folla gli lasciasse spazio, per esercitarsi o forse per giocare. Il dormiglione nel carrozzone verde intenso non era ancora comparso. Il Grandioso Spettacolo Viaggiante di Luca non avrebbe viaggiato da nessuna parte ancora per ore. C’era tempo in abbondanza. «Potresti venire con me» suggerì con la sua voce più innocente. Avrebbe dovuto pensarci prima.
L’invito fece diventare Egeanin rigida quanto il palo di una staccionata. Sembrava quasi impossibile che il suo volto potesse farsi ancora più pallido, ma un altro briciolo di colore defluì. «Tu le mostrerai adeguato rispetto» disse con voce roca, afferrando la sciarpa annodata con entrambe le mani come se stesse cercando di premere la parrucca nera tirandola di più contro la testa. «Vieni, Bayle. Voglio assicurarmi che le mie cose vengano stivate in modo appropriato.»
Domon esitò mentre lei si voltava e si affrettava ad allontanarsi fra la folla senza guardarsi indietro, e Mat lo osservò con circospezione. Aveva vaghi ricordi di una fuga sull’imbarcazione fluviale di Domon, un tempo, ma ‘vaghi’ era l’aggettivo migliore con cui potesse definirli. Thom era amichevole con Domon, un punto a favore dell’Illianese, tuttavia lui era un uomo di Egeanin fino al midollo, pronto a spalleggiarla su qualunque cosa fino al disprezzo per Juilin , e Mat non si fidava di lui più di quanto si fidasse di lei. Ossia non molto. Egeanin e Domon avevano i propri scopi, e il fatto che Mat Cauthon non ci rimettesse la pelle non rientrava in questi. Dubitava che l’uomo si fidasse di lui, se era per quello, d’altra parte nessuno di loro aveva molta scelta, al momento.