Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Intanto essendo stata col disegno di Iacopo Sansovino condotta nel palazzo di S. Marco (come a suo luogo si dirà) di muraglia la scala che va dal terzo piano in su et adorna con varii partimenti di stucchi da Alessandro scultore e creato del Sansovino, dipinse Battista per tutto grotteschine minute et in certi vani maggiori buon numero di figure a fresco, che assai sono state lodate dagli artefici; e dopo fece il palco del ricetto di detta scala. Non molto di poi quando furono dati, come s'è detto di sopra, a fare tre quadri per uno ai migliori e più reputati pittori di Vinezia, per la libreria di San Marco, con patto che chi meglio si portasse a giudizio di que' magnifici senatori guadagnasse, oltre al premio ordinario, una collana d'oro, Battista fece in detto luogo tre storie con due filosofi fra le finestre e si portò benissimo, ancor che non guadagnasse il premio dell'onore, come dicemmo di sopra. Dopo le quali opere, essendogli allogato dal patriarca Grimani una capella in San Francesco dalla Vigna, che è la prima a man manca entrando in chiesa, Battista vi mise mano e cominciò a fare per tutta la volta ricchissimi spartimenti di stucchi e di storie in figure a fresco, lavorandovi con diligenza incredibile. Ma o fusse la trascuraggine sua, o l'aver lavorato alcune cose a fresco per le ville d'alcuni gentiluomini e forse sopra mura freschissime, come intesi, prima che avesse la detta capella finita, si morì; et ella, rimasa imperfetta, fu poi finita da Federigo Zucchero da Sant'Agnolo in Vado, giovane e pittore eccellente tenuto in Roma de' migliori, il quale fece a fresco nelle faccie dalle bande Maria Madalena che si converte alla predicazione di Cristo e la ressurezione di Lazzero suo fratello, che sono molto graziose pitture. E finite le facciate, fece il medesimo nella tavola dell'altare l'adorazione de' Magi, che fu molto lodata. Hanno dato nome e credito grandissimo a Battista, il quale morì l'anno 1561, molti suoi disegni stampati, che sono veramente da essere lodati.
Nella medesima città di Vinezia e quasi ne' medesimi tempi è stato, ed è vivo ancora, un pittore chiamato Iacopo Tintoretto, il quale si è dilettato di tutte le virtù e particolarmente di sonare di musica e diversi strumenti, et oltre ciò piacevole in tutte le sue azzioni, ma nelle cose della pittura stravagante, capriccioso, presto e risoluto et il più terribile cervello che abbia avuto mai la pittura, come si può vedere in tutte le sue opere e ne' componimenti delle storie, fantastiche e fatte da lui diversamente e fuori dell'uso degl'altri pittori; anzi ha superata la stravaganza, con le nuove e capricciose invenzioni e strani ghiribizzi del suo intelletto che ha lavorato a caso e senza disegno, quasi mostrando che quest'arte è una baia. Ha costui alcuna volta lasciato le bozze per finire, tanto a fatica sgrossate, che si veggiono i colpi de' pennegli fatti dal caso e dalla fierezza, più tosto che dal disegno e dal giudizio. Ha dipinto quasi di tutte le sorti pitture a fresco, a olio, ritratti di naturale et ad ogni pregio, di maniera, che con questi suoi modi ha fatto e fa la maggior parte delle pitture che si fanno in Vinezia. E perché nella sua giovanezza si mostrò in molte bell'opere di gran giudizio, se egli avesse conosciuto il gran principio che aveva dalla natura et aiutatolo con lo studio e col giudizio, come hanno fatto coloro che hanno seguitato le belle maniere de' suoi maggiori e non avesse come ha fatto tirato via di pratica, sarebbe stato uno de' maggiori pittori che avesse avuto mai Vinezia. Non che per questo si toglia che non sia fiero e buon pittore e di spirito svegliato, capriccioso e gentile.
Essendo dunque stato ordinato dal senato che Iacopo Tintoretto e Paulo Veronese, allora giovani di grande speranza, facessero una storia per uno nella sala del gran consiglio, et una Orazio figliuolo di Tiziano, il Tintoretto dipinse nella sua Federigo Barbarossa coronato dal Papa, figurandovi un bellissimo casamento et intorno al Pontefice gran numero di cardinali e di gentiluomini viniziani, tutti ritratti di naturale, e da basso la musica del Papa, nel che tutto si portò di maniera, che questa pittura può stare a canto a quella di tutti e d'Orazio detto, nella quale è una battaglia fatta a Roma fra i todeschi del detto Federigo et i romani, vicina a Castel Sant'Agnolo et al Tevere; et in questa è fra l'altre cose un cavallo in iscorto che salta sopra un soldato armato, che è bellissimo; ma vogliono alcuni che in quest'opera Orazio fusse aiutato da Tiziano suo padre. Appresso a queste Paulo Veronese, del quale si è parlato nella vita di Michele San Michele, fece nella sua il detto Federigo Barbarossa che apprestatosi alla corte bacia la mano a papa Ottaviano in pregiudizio di papa Alessandro Terzo, et oltre a questa storia, che fu bellissima, dipinse Paulo sopra una finestra quattro gran figure: il Tempo, l'Unione con un fascio di bacchette, la Pacienza e la Fede, nelle quali si portò bene quanto più non saprei dire. Non molto dopo, mancando un'altra storia in detta sala, fece tanto il Tintoretto con mezzi e con amici, ch'ella gli fu data a fare, onde la condusse di maniera, che fu una maraviglia e che ella merita di essere fra le migliori cose, che mai facesse, annoverata: tanto poté in lui il disporsi di voler paragonare, se non vincere e superare, i suoi concorrenti che avevano lavorato in quel luogo. E la storia che egli vi dipinse, acciò anco da quei che non sono dell'arte sia conosciuta, fu papa Alessandro che scomunica et interdice Barbarossa, et il detto Federigo che per ciò fa che i suoi non rendono più ubidienza al Pontefice. E fra l'altre cose capricciose che sono in questa storia, quella è bellissima dove il Papa et i cardinali, gettando da un luogo alto le torce e candele, come si fa quando si scomunica alcuno, è da basso una baruffa d'ignudi che s'azzuffano per quelle torce e candele, la più bella e più vaga del mondo. Oltre ciò, alcuni basamenti, anticaglie e ritratti di gentiluomini, che sono sparsi per questa storia, sono molto ben fatti e gl'acquistarono grazia e nome appresso d'ognuno, onde in S. Rocco, nella capella maggiore, sotto l'opera del Pordenone, fece duoi quadri a olio grandi quanto è larga tutta la capella, cioè circa braccia dodici l'uno. In uno finse una prospettiva come d'uno spedale pieno di letta e d'infermi in varie attitudini, i quali sono molto medicati da Santo Rocco, e fra questi sono alcuni ignudi molto bene intesi et un morto in iscorto che è bellissimo; nell'altro è una storia parimente di Santo Rocco piena di molto belle e graziose figure et insomma tale ch'ell'è tenuta delle migliori opere che abbia fatto questo pittore; a mezza la chiesa in una storia della medesima grandezza fece Gesù Cristo che alla probatica piscina sana l'infermo, che è opera similmente tenuta ragionevole. Nella chiesa di Santa Maria dell'Orto, dove si è detto di sopra che dipinsero il palco Cristofano et il fratello, pittori bresciani, ha dipinto il Tintoretto le due facciate, cioè a olio sopra tele, della capella maggiore, alte dalla volta insino alla cornice del sedere braccia ventidue. In quella che è a man destra ha fatto Moisè, il quale tornando dal monte dove da Dio aveva avuta la legge, truova il popolo che adora il vitel d'oro, e dirimpetto a questa, nell'altra, è il Giudizio Universale del novissimo giorno, con una stravagante invenzione che ha veramente dello spaventevole e del terribile per la diversità delle figure che vi sono di ogni età e d'ogni sesso, con strafori e lontani d'anime beate e dannate. Vi si vede anco la barca di Caronte, ma d'una maniera tanto diversa dall'altre, che è cosa bella e strana, e se quella capricciosa invenzione fusse stata condotta con disegno corretto e regolato et avesse il pittore atteso con diligenza alle parti et ai particolari, come ha fatto al tutto, esprimendo la confusione, il garbuglio e lo spavento di quel dì, ella sarebbe pittura stupendissima. E chi la mira così a un tratto resta maravigliato, ma considerandola poi minutamente ella pare dipinta da burla. Ha fatto il medesimo in questa chiesa, cioè nei portegli dell'organo a olio la Nostra Donna che saglie i gradi del tempio, che è un'opera finita e la meglio condotta e più lieta pittura che sia in quel luogo. Similmente nei portegli dell'organo di Santa Maria Zebenigo fece la conversione di San Paulo, ma con non molto studio; nella Carità una tavola con Cristo deposto di croce, e nella sagrestia di San Sebastiano, a concorrenza di Paulo da Verona, che in quel luogo lavorò molte pitture nel palco e nelle facciate, fece sopra gl'armarii Moisè nel deserto et altre storie che furono poi seguitate da Natalino pittore viniziano e da altri. Fece poi il medesimo Tintoretto in San Iobbe all'altare della Pietà tre Marie, San Francesco, San Bastiano, San Giovanni et un pezzo di paese, e nei portegli dell'organo della chiesa de' Servi, Santo Agostino e San Filippo, e di sotto Caino ch'uccide Abel suo fratello. In San Felice all'altare del Sacramento, cioè nel cielo della tribuna, dipinse i quattro Evangelisti e nella lunetta sopra l'altare una Nunziata, nell'altra Cristo che ora in sul Monte Oliveto, e nella facciata l'ultima cena che fece con gl'Apostoli. In San Francesco della Vigna è di mano del medesimo, all'altare del Deposto di croce, la Nostra Donna svenuta con altre Marie et alcuni Profeti, e nella scuola di San Marco da San Giovanni e Polo sono quattro storie grandi, in una delle quali è San Marco, che aparendo in aria, libera un suo divoto da molti tormenti, che se gli veggiono apparecchiati con diversi ferri da tormentare, i quali rompendosi, non gli poté mai adoperare il manigoldo contra quel devoto, et in questa è gran copia di figure, di scorti, d'armature, casamenti, ritratti et altre cose simili, che rendono molto ornata quell'opera. In un'altra è una tempesta di mare e San Marco similmente in aria che libera un altro suo divoto; ma non è già questa fatta con quella diligenza che la già detta. Nella terza è una pioggia et il corpo morto d'un altro divoto di San Marco e l'anima che se ne va in cielo; et in questa ancora è un componimento d'assai ragionevoli figure. Nella quarta, dove uno spiritato si scongiura, ha finto in prospettiva una gran loggia et in fine di quella un fuoco che la illumina con molti rinverberi; et oltre alle dette storie è all'altare un San Marco di mano del medesimo, che è ragionevole pittura.