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L'arte della magia [Equal Rites - it]

Электронная книга - «L'arte della magia [Equal Rites - it]». Краткое содержание книги:

Il terzo romanzo del Mondo Disco e anche il primo del sottociclo delle streghe.
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Esk diede un’occhiata in tralice all’orangutan, che la ricambiò muovendo su e giù le sopracciglia. Tirò fuori dagli scaffali dietro di lui un polveroso volume di incantesimi sul giardinaggio, estrasse dallo spazio dietro una banana matura e se la mangiò con la tranquilla soddisfazione di uno il quale sa che, qualunque siano i problemi, essi riguardano essenzialmente gli esseri umani.

Esk rivolse lo sguardo alla verga che teneva in mano e serrò le labbra. Sapeva che la sua presa non aveva scivolato. La verga aveva tirato una stoccata a Simon, con l’intenzione omicida nel suo cuore di legno.

Il ragazzo era steso su un letto duro in una stanzetta, con un tovagliolo bagnato di acqua fredda sulla fronte. Treatle e Tagliangolo lo guardavano attenti.

— Da quanto tempo è così? — chiese Tagliangolo.

Treatle scrollò le spalle. — Tre giorni.

— E non si è svegliato nemmeno una volta?

— No.

Il grande mago si sedette pesantemente sul bordo del letto e si pizzicò l’attaccatura del naso. L’aspetto di Simon non era mai stato particolarmente florido, ma adesso il suo viso era incavato da far paura.

— Una mente brillante, la sua — osservò. — La sua spiegazione dei principi fondamentali della magia e della materia… stupefacente davvero.

Treatle annuì.

— Il modo in cui assorbe la conoscenza — seguitò l’altro. — Sono stato tutta la vita un mago attivo, ma posso dire di non avere mai veramente compreso la magia finché lui non l’ha spiegata. Così chiaro. Così, be’, ovvio.

— Dicono tutti lo stesso — osserva Treatle. — Dicono che è come togliersi una benda dagli occhi e vedere per la prima volta la luce del giorno.

— Esatto — convenne Tagliangolo. — Lui ha la stoffa dell’incantatore, questo è sicuro. Avevi ragione a portarlo qui.

Una pausa.

— Solo… — cominciò Treatle.

— Solo che? — lo incalzò Tagliangolo.

— Solo che cos’è che hai capito? E questo ciò che mi turba. Voglio dire, sei in grado di spiegarlo?

— Cosa intendi per spiegarlo? — domandò inquieto l’altro.

— Di che cosa lui continua a parlare. — C’era una nota di disperazione nella voce di Treatle. — Oh, è tutto vero, lo so. Ma che cosa è esattamente?

Tagliangolo lo guardò a bocca aperta. Alla fine rispose: — Oh, è facile. La magia riempie l’universo, capisci, e ogni volta l’universo cambia. No, cioè, ogni volta che si invoca la magia, l’universo cambia, solo che lo fa in tutte le direzioni contemporaneamente, capisci? e… — fece un gesto incerto con le mani, cercando di cogliere una scintilla di comprensione sul viso di Treatle. — Per metterla in un altro modo, ogni parte della materia, come un’arancia o il mondo o, o…

— …un coccodrillo? — suggerì Treatle.

— Sì, un coccodrillo o… che altro, ha essenzialmente la forma di una carota.

— Questo pezzo non me lo ricordo — dichiarò Treatle.

— Sono sicuro che è quello che ha detto — disse Tagliangolo. Stava cominciando a sudare.

— No, io ricordo il pezzo in cui suggeriva, mi pare, che se uno procede abbastanza lontano in una direzione, vede la propria testa di dietro — insistette Treatle.

— Sei certo che non intendesse la testa di un altro?

Treatle ci pensò per un po’.

— No, sono sicurissimo che ha detto la propria testa di dietro. Credo che abbia detto di poterlo provare.

Rimasero in silenzio a riflettere.

Alla fine Tagliangolo parlò, molto lentamente e con grande cautela.

— Io la vedo così. Prima di sentirlo parlare, ero come tutti. Capisci che voglio dire? Ero confuso e incerto a proposito di tutti i piccoli dettagli della vita. Ma adesso — si rianimò — mentre sono ancora confuso e incerto, lo sono su un piano molto più alto, capisci? E almeno ho la consapevolezza che sono i fatti veramente fondamentali e importanti dell’universo a rendermi perplesso.

Treatle annuì. — Non avevo considerato la cosa da questo punto di vista, ma hai perfettamente ragione. Quel ragazzo ha davvero allargato i confini dell’ignoranza. C’è tanto nell’universo che noi non conosciamo.

Entrambi assaporarono la curiosa soddisfazione di essere molto più ignoranti della gente comune, che ignorava soltanto le cose ordinarie.

Poi Treatle osservò: — Spero che Simon stia bene. Non ha più febbre ma non pare che abbia voglia di svegliarsi.

Entrarono due inservienti con un catino d’acqua e tovaglioli puliti. Una delle due portava una scopa alquanto consumata. Si misero a cambiare le lenzuola fradicie di sudore sotto il corpo del ragazzo. I due maghi lasciarono la stanza, ancora discutendo i vasti orizzonti d’ignoranza rivelati al mondo dal genio di Simon.

La Nonnina aspettò che l’eco dei loro passi fosse svanito, prima di togliersi il fazzoletto che portava in testa.

— Non posso sopportare questo dannato affare — esclamò. — Esk, va ad ascoltare alla porta. — Tolse il tovagliolo dalla fronte del ragazzo e gli sentì la temperatura.

— Sei stata molto gentile a venire — le disse Esk. — Tu così presa dal tuo lavoro, e tutto.

La Nonnina spinse in fuori le labbra. — Uhmm. — Sollevò le palpebre di Simon e gli tastò il polso. Posò l’orecchio sul suo petto dove si contavano tutte le costole e ascoltò il battito del cuore. Poi sedette immobile per un bel pezzo a scandagliargli la mente.

— Sta bene? — domandò ansiosa Esk.

La vecchia guardò i muri di pietra.

— Accidenti a questo posto — imprecò. — Non è posto per malati.

— Sì, ma sta bene?

— Cosa? — La domanda l’aveva distolta dai suoi pensieri. — Oh! Sì. Probabilmente. Dovunque si trovi.

La bambina prima guardò la vecchia e poi il corpo di Simon.

— A casa non c’è nessuno — disse semplicemente.

— Che vuoi dire?

— Senti un po’ questa bambina! Da credere che non le ho insegnato niente. Voglio dire che la sua mente sta Vagando. Lui è Uscito dalla sua Testa.

Guardò quasi con ammirazione il corpo del ragazzo.

— Davvero sorprendente. Non ho mai conosciuto un mago capace del Prestito — aggiunse.

Si girò verso Esk, che la guardava a bocca spalancata.

— Ricordo che quando ero ragazza, la vecchia Nanny Annaple se ne andò Vagando. E si immedesimò troppo nell’essere una volpe, ricorda. Ci vollero due giorni prima che la trovassimo. E poi, anche tu. Non ti avrei mai trovata se non fosse stato per quella tua verga e… che cosa ne hai fatto, ragazza?

— È lei che lo ha colpito — borbottò la piccola. — Ha cercato di ucciderlo. L’ho buttata nel fiume.

— Non è stato carino da parte tua, dopo che ti aveva salvato.

— Mi ha salvato, colpendo lui?

— Non capisci? Lui stava evocando… quegli Esseri.

— Non è vero — protestò Esk.

La Nonnina la guardò negli occhi pieni di sfida e pensò: "L’ho perduta. Tre anni di lavoro buttati al vento. Non potrebbe essere un mago, ma sarebbe potuto essere una strega".

— Perché non è vero, signorina Sotutto? — disse ad alta voce.

— Lui non farebbe una cosa del genere. — Esk era vicina alle lacrime.

— L’ho sentito parlare, lui è… be’, non è cattivo, è una persona brillante. Capisce quasi come tutto funziona, lui è…

La Nonnina ribatté, acida: — Immagino che sia un bravissimo ragazzo. Non ho mai detto che fosse uno stregone, no?

— Sono Esseri orribili! — singhiozzò la bambina. — Lui non li avrebbe evocati, lui vuole tutto ciò che loro non sono, e tu sei una vecchia maligna…

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