L'arte della magia [Equal Rites - it]
- Автор: Пратчетт Теренс Дэвид Джон
- Серия: Mondo disco #3
- Год: 1991
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-35085-7
- Переводчик: Natalia Callori
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'arte della magia [Equal Rites - it]». Краткое содержание книги:
Osservò intenta il vapore giallo salire nell’intrico di tubi ritorti e condensarsi alla fine in una grossa goccia viscosa. La raccolse abilmente in un cucchiaio di vetro e la versò con cautela in una fialetta pure di vetro.
Esk la guardava attraverso le lacrime.
— Che cos’è? — domandò.
— È noncibadare. — La Nonnina sigillò il tappo della fiala con della cera.
— Una medicina?
— Per modo di dire. — La vecchia si tirò vicino l’occorrente per scrivere e scelse una penna. Con la punta della lingua che le spuntava da un angolo della bocca, prese a compilare un’etichetta, interrompendosi di frequente per cancellare e ponderare sull’ortografia.
— Per chi è?
— La signora Herapath, la moglie del vetraio.
Esk si soffiò il naso. — Quello che non soffia molto vetro, è lui?
La Nonnina la guardò da sopra il bordo del tavolino.
— Che vuoi dire?
— Ieri, quando lei parlava con te, lo chiamava Vecchio Signore Ogni Due Settimane.
La vecchia si limitò a borbottare un — Uhm — e finì la frase: "Sciolgliere in un quarto d’acqua e assicurarsi di portare un abito comodo e niente visitatori attesi."
"Un giorno" si disse "dovrò farle quel discorsetto."
Stranamente, su quel punto la bambina si dimostrava poco sveglia. Aveva già assistito a parecchie nascite e portato le capre dal becco della vecchia Nanny Annaple senza trarne le ovvie conclusioni. La strega non sapeva bene come rimediarci, ma non sembrava mai il momento giusto per abbordare il soggetto. Si chiedeva se, in fondo in fondo, non fosse troppo imbarazzata. Si sentiva come un veterinario, che era capace di ferrare cavalli, di curarli, di allevarli e darne un giudizio. Ma che aveva solo una vaga idea di come cavalcarli.
Incollò l’etichetta sulla fiala che avvolse con cura in un pezzo di carta.
Ora.
— C’è un altro modo di entrare nell’Università. — Rivolse di sottecchi un’occhiata a Esk, che stava svogliatamente pestando delle erbe in un mortaio. — Un modo da strega.
Esk alzò gli occhi. La Nonnina sorrise tra sé e si mise a compilare un’altra etichetta. Per lei, scrivere etichette era sempre la parte più difficile della magia.
— Ma non mi aspetto che ti interessi — continuò. — Non è molto sensazionale.
— Hanno riso di me — mormorò la bambina.
— Già. Lo hai detto. Così non desideri riprovarci. Lo capisco benissimo.
Seguì un silenzio rotto soltanto dallo scricchiolio della penna della Nonnina.
Alla fine Esk disse: — E questo modo…
— Uhm?
— Mi farà entrare all’Università?
— Naturale — affermò altera la vecchia. — Ho detto che avrei trovato un modo, no? Anzi, un modo eccellente. Non dovrai annoiarti con le lezioni, potrai girare dappertutto, nessuno ti noterà… in realtà sarai invisibile e… be’, sei veramente capace di fare le pulizie. Ma di certo, dopo tutte quelle risate, la cosa non ti interessa? Vero?
— Prego, un’altra tazza di tè, signora Weatherwax? — le offrì la signora Whitlow.
— Tre zollette di zucchero, per piacere — rispose la Nonnina.
L’altra spinse la tazza verso di lei. Sebbene aspettasse con impazienza le visite della Nonnina, le trovava un po’ dispendiose quanto a zucchero. Quando c’era in giro la vecchia, le zollette non duravano mai a lungo.
— Fa molto male alla figura — osservò. — E ai denti, così dicono.
— Non ho mai avuto una figura di cui preoccuparmi e i miei denti ci pensano da sé. — Era vero, purtroppo. La Nonnina era afflitta da una dentatura sanissima, uno svantaggio per una strega, a suo giudizio. Invidiava di cuore Nanny Annaple, la strega che viveva sulla montagna, la quale era riuscita a perdere tutti i denti quando aveva soltanto venti anni, e godeva così della credibilità dovuta a una vecchia. Se questo ti costringeva a mangiare un sacco di minestra, ti procurava pure un sacco di rispetto. E poi c’erano le verruche. Senza sforzarsi, Nanny aveva una faccia somigliante a una manciata di bitorzoli. Mentre la Nonnina aveva provato ogni mezzo buono per farsi venire le verruche e non era riuscita nemmeno a ottenere il porro obbligatorio sul naso. Certe streghe avevano tutte le fortune.
Si accorse che la governante stava parlando con voce flautata, e fece: — Uhm?
— Ho detto — riprese la signora Whitlow — che la giovane Eskarina è un vero tesoro. Proprio un tesoruccio. Tiene i pavimenti immacolati, immacolati. Nessun compito è troppo grande. Le ho detto ieri, le ho detto: "quella tua scopa potrebbe avere una vita propria" e sai che cosa ha risposto?
— Non posso nemmeno immaginarlo — disse debolmente la Nonnina.
— Ha detto che la polvere ne aveva paura! Ci crederesti?
— Sì.
La signora Whitlow spinse verso di lei la tazza di tè con un sorriso imbarazzato.
Dentro di sé, la Nonnina sospirò e si mise a scrutare nelle profondità non troppo pulite del futuro. Decisamente, cominciava a essere a corto di immaginazione.
La scopa si spostava rapida per il corridoio alzando una grande nuvola di polvere che, se osservata attentamente, pareva essere risucchiata nel manico. A guardare ancora meglio, si sarebbe notato che esso presentava degli strani segni, non delle vere e proprie incisioni, che stranamente cambiavano forma sotto gli occhi.
Ma nessuno guardava. Seduta nella strombatura di una delle alte finestre, Esk contemplava la città. Era più arrabbiata del solito, così la scopa attaccava la polvere con insolito vigore. I ragni facevano dei balzi disperati sulle loro otto zampe in cerca di un rifugio, via via che ragnatele ancestrali sparivano nel vuoto. Sui muri i topi si stringevano l’uno all’altro, puntando le zampe dentro le loro tane. I tarli cercavano d’infilarsi nelle travi del soffitto mentre erano tirati indietro, inesorabilmente, lungo le loro gallerie.
— Sei veramente capace di fare le pulizie — esclamò ad alta voce. — Uh!
Doveva riconoscere, però, che c’erano dei vantaggi. Il cibo era semplice ma abbondante, e disponeva di una stanza sua da qualche parte sottotetto. E per lei era un lusso, perché poteva restare a letto fino alle cinque del mattino, cioè praticamente mezzogiorno per il modo di pensare della Nonnina. Il lavoro poi non era pesante. Lei cominciava a spazzare fino a che la verga non capiva ciò che ci si aspettava da lei, e dopo lei poteva divertirsi finché non era terminato. Se entrava qualcuno, la verga immediatamente si appoggiava al muro con aria distratta.
Ma dell’arte della magia Esk non apprendeva nulla. Poteva entrare nelle classi vuote ed esaminare i diagrammi tracciati con il gesso sulla lavagna e, nelle classi più avanzate, sul pavimento. Ma le forme non avevano per lei alcun significato. Ed erano sgradevoli.
A Esk ricordavano le figure nel libro di Simon. Sembravano vive.
Guardando i tetti di Ankh-Morpork, andava ragionando tra sé e sé: La scrittura erano solo le parole pronunciate dalle persone, compresse tra fogli di carta finché erano fossilizzate. (Nel mondo-Disco i fossili erano ben noti, grandi conchiglie a spirale e creature malformate rimaste dai tempi in cui il Creatore non aveva ancora deciso ciò che voleva fare e, diciamo, si trastullava pigramente con il Pleistocene). E le parole pronunciate dalle persone erano soltanto ombre delle cose reali. Ma certe cose erano troppo grosse per essere davvero intrappolate nelle parole e anche le parole erano troppo potenti per essere completamente domate dalla scrittura.