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La mano sinistra di Dio [=Dexter il vendicatore / Darkly Dreaming Dexter - it]

Электронная книга - «La mano sinistra di Dio [=Dexter il vendicatore / Darkly Dreaming Dexter - it]». Краткое содержание книги:

Il collaboratore della polizia di Miami Dexter Morgan, esperto nell’esame delle macchie di sangue sulla scena del delitto, è un bell’uomo dotato di ironia e senso dell’umorismo. A prima vista potrebbe sembrare il fidanzato ideale per ogni brava ragazza. Eppure non lo è. Sotto questo aspetto esteriore cova, infatti, un istinto incontenibile a uccidere, per poi smembrare e dissanguare i cadaveri. Al contempo investigatore e serial chiller, Dexter ha la peculiare caratteristica di indirizzare la sua furia omicida esclusivamente su persone che se “lo meritano”.

Anche pubblicato come “Dexter il vendicatore”.
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«Quindi lei era qui a lavorare la scorsa settimana, quando hanno trovato il cadavere sul ghiaccio.»

Esteban distolse lo sguardo. Sotto la pelle scura, parve diventare verde. Deglutì. «Non voglio rivedere niente del genere finché vivo. Mai più.»

Annuii, con sincera simpatia. «Non la biasimo. Ed è per questo che siamo qui, Esteban.»

Lui aggrottò la fronte. «In che senso?»

Guardai Deb, per essere sicuro che non stesse sfoderando la pistola, o qualcosa del genere. Lei batteva il piede in segno di disapprovazione, ma non disse nulla.

«Esteban», ripresi. Mi avvicinai, assumendo un tono di confidenza virile. «Pensiamo che quando lei aprirà quelle porte stamattina, ci sia il rischio che trovi lo stesso tipo di sorpresa ad aspettarla.»

«Merda!» esplose lui. «Non voglio averci niente a che fare.»

«Certo che no.»

«Me cago en diez di quello schifo.»

«Esatto», concordai. «Quindi perché non lascia che siamo noi a guardare per primi? Giusto per essere sicuri?»

Lui fissò per un momento me, poi Deborah, che continuava ad apparire di pessimo umore, un look perfettamente intonato all’uniforme. «Potrei mettermi nei guai», borbottò. «Perdere il posto.»

Sorrisi, mostrando una simpatia quasi autentica. «Oppure può entrare e trovare un mucchio di braccia e gambe mozzate. Parecchie, questa volta.»

«Merda», ripeté. «Mi metto nei guai, perdo il posto, ah? Chi me lo fa fare?»

«Il dovere civico, per esempio.»

«Andiamo, non mi prendete per il culo. Che ve ne frega a voi se perdo il posto?» Non arrivò ad allungare la mano, cosa che apprezzai, ma era evidente che si aspettava un piccolo riconoscimento che anestetizzasse la paura di perdere il lavoro. Molto ragionevole, considerando che eravamo a Miami. Ma in tasca avevo solo un biglietto da cinque dollari e sentivo fortemente il bisogno di una ciambella e di una tazza di caffè. Quindi mi limitai ad assentire, virilmente comprensivo.

«Ha ragione», dissi. «Speravamo di risparmiarle lo spettacolo dei pezzi di cadavere. Le ho già detto che saranno parecchi questa volta? Ma non voglio certo mettere a repentaglio il suo posto di lavoro. Chiedo scusa se l’abbiamo disturbata, Esteban. Buona giornata.»

Deborah, pur con la sua espressione ostile, ebbe se non altro lo spirito di tenermi banco. Aprì la portiera dell’auto, mentre io facevo un allegro cenno di saluto a Esteban e salivo a bordo.

«Aspettate!» ci chiamò lui. Lo guardai con cortese interesse. «Giuro su Dio, non voglio trovare di nuovo quello schifo.» Mi guardò, nella speranza che allentassi i cordoni della borsa e gli allungassi una mazzetta di krugerands, ma, come ho già detto, quella ciambella occupava troppo i miei pensieri e non potevo fare concessioni. Esteban si umettò le labbra, poi andò alla porta e infilò una chiave nella serratura del portone. «Avanti, io vi aspetto qui fuori.»

«Se è proprio sicuro…» cominciai.

«Avanti, che volete da me? Entrate!»

Scesi nuovamente dall’auto. «È proprio sicuro», dissi a Deborah.

Lei scosse il capo, con un’espressione in cui si mescolavano disapprovazione di sorella e amara ironia poliziottesca. Girò intorno alla macchina e mi precedette oltre il portone.

All’interno l’Arena era fredda e buia. Non c’era da sorprendersi: era una pista da hockey al mattino presto. Di sicuro Esteban sapeva dove fosse l’interruttore della luce, ma non si era premurato di dircelo. Deb staccò dalla cintura la sua grossa torcia elettrica e puntò il fascio di luce sul ghiaccio. Trattenni il fiato, mentre illuminava prima una rete, poi l’altra. Poi Deborah perlustrò il perimetro, lentamente, fermandosi un paio di volte.

«Niente», concluse. «Un cazzo.»

«Sembri delusa.»

Lei sbuffò e tornò verso il portone. Io rimasi in mezzo all’Arena, sentendo il freddo che si irradiava dalla superficie di ghiaccio e pensando tranquillamente ai fatti miei. Be’, non proprio tranquillamente.

Perché, appena Deborah si fu allontanata, sentii una vocina dietro la mia spalla. Una risata secca e gelida, una presenza familiare appena sotto la soglia dell’udibile. Immobile sul ghiaccio, chiusi gli occhi e ascoltai quello che il mio vecchio amico avesse da dirmi. Non era granché, qualcosa di meno di un sussurro, ma ascoltai lo stesso. Con un orecchio lo sentivo ridacchiare e mormorare sottovoce cose tremende, con l’altro sentivo Deborah che diceva a Esteban di entrare e accendere le luci. Cosa che questi fece, qualche minuto dopo. E il sussurro impercettibile si trasformò in un crescendo di allegria e orrore.

Che cosa c’è? chiesi educatamente.

La sola risposta fu una risata famelica.

Proprio non capivo. Ma non mi sorpresi più di tanto quando si udirono le urla.

Esteban urlava in modo terribile. Era un grugnito rauco e soffocato. Sembrava sconvolto da conati di vomito. Non aveva alcun orecchio musicale.

Era impossibile concentrarsi, in quella situazione. In ogni caso, non c’era più niente da ascoltare: i sussurri si erano interrotti appena erano cominciate le urla. E le urla dicevano tutto, o mi sbagliavo? Sicché riaprii gli occhi giusto in tempo per vedere Esteban catapultarsi fuori dal ripostiglio in fondo all’Arena e volteggiare sul ghiaccio. Saltellava, scivolava e si lamentava in spagnolo. Riuscì a raggiungere il bordo della pista e si precipitò verso il portone, grugnendo di orrore. Una macchiolina di sangue era rimasta sul ghiaccio, nel punto in cui era caduto.

Mentre Esteban barcollava fuori dal portone, verso la luce del giorno, Deborah tornò dentro di corsa, con la pistola spianata. «Che succede?» domandò.

Io piegai la testa da un lato, cogliendo l’ultima eco di una risata secca, tra i grugniti di orrore che ancora mi risuonavano nelle orecchie. Ora, finalmente, capivo. «Credo che Esteban abbia trovato qualcosa.»

22

La politica all’interno della polizia, come cercavo faticosamente di far capire a Deborah, è una creatura viscida e tentacolare. E quando si mettono insieme due Dipartimenti cui non potrebbe fregare di meno l’uno dell’altro, Miami-Dade e Broward, le operazioni congiunte hanno la tendenza a procedere con molta lentezza, seguendo il codice alla lettera, pestandosi i piedi a vicenda e scambiandosi scuse, velate minacce e insulti. Uno spettacolo divertente, come potete immaginare, che tuttavia rallentò le procedure appena più del dovuto. Di conseguenza, fu solo dopo molte ore dal terrificante assolo di yodel di Esteban che si appianarono tutte le controversie giurisdizionali e la nostra squadra cominciò effettivamente a esaminare l’allegra sorpresina che ci aspettava dietro la porta del ripostiglio.

Deborah trascorse buona parte di quel tempo in un angolo, sforzandosi di dissimulare la propria impazienza. Non ci riusciva benissimo.

Intanto era arrivato il capitano Matthews, con LaGuerta al seguito. Avevano stretto le mani alle loro controparti di Broward, il capitano Moon e il detective McClellan, dando inizio a una discussione solo in apparenza cortese, che si può ridurre in questi termini: Matthews era ragionevolmente certo che il ritrovamento di sei braccia e sei gambe a Broward facesse parte dell’indagine del suo Dipartimento sulle tre teste scoperte a Miami-Dade. Affermava, in termini fin troppo amichevoli e semplicistici, che gli sembrava alquanto improbabile che si potessero trovare tre teste senza corpo da una parte e tre corpi senza testa, completamente diversi, dall’altra.

Moon e McClellan, con logica altrettanto inoppugnabile, obiettavano che a Miami di teste se ne trovavano di continuo, mentre a Broward capitava meno di frequente, pertanto loro prendevano il caso con maggiore serietà. D’altra parte non c’era modo di sapere se corpi e teste corrispondessero, finché non si fossero svolti i controlli preliminari, che ovviamente spettavano a loro, dato che si trovavano nella giurisdizione di Broward. Naturalmente non avrebbero esitato a condividere con i colleghi di Miami-Dade tutti i risultati dei loro esami.

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