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I giorni del cervo [Hart's Hope - it]

Электронная книга - «I giorni del cervo [Hart's Hope - it]». Краткое содержание книги:

Sinistri presagi indicano che da Antiqua è salpata una flotta di navi: navi nere, cariche di neri guerrieri, di strani animali capelluti e di armi che portano una morte senza volto. La guerra è imminente. Il Bene e il Male, come nel più epico dei racconti, esploderanno in una battaglia cruenta alla quale parteciperanno anche forze soprannaturali e magiche. Tutti i popoli del continente, superate le antiche divisioni, si uniranno a combattere con l’esercito del Cervo, guidato dal valoroso Dulkancellin. Gli uomini di pace si trasformeranno in guerrieri, e i guerrieri in eroi. La salvezza del continente dipende dal loro coraggio
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Non tutto il pavimento, ma un cerchio, e dondolava paurosamente. Salirono un piano, due, e si fermarono al terzo. Segrivaun li sollevò di qualche pollice sopra il pavimento, poi cominciò a oscillare. Era un movimento spaventoso, e Orem non riuscì a tenere l’equilibrio e cadde. Ma quando cadde, cadde anche la piattaforma, e abbastanza da appoggiarsi al pavimento. Segrivaun si spostò sul bordo, e tenne ferma la piattaforma con il suo peso.

Braisy spostò rapidamente la lampada di qualche passo, afferrò una grossa tavola di legno e la infilò sotto il cerchio con cui erano saliti. Segrivaun scese, e adesso, apparentemente, la necessità di sussurrare era finita.

— Alzati — disse Braisy impaziente.

Orem si alzò, allontanandosi rapidamente dal buco. Fuoco arde, bimbo piange, dita contano, Strada di Sassi, Strada di Ossi. Il filo era completo. Orem seppe che quella era l’occasione buona: se si lasciava scivolare nel buco lungo la corda, poi rifaceva la strada al contrario…

La grossa mano di Segrivaun si chiuse attorno, al suo braccio. Orem cercò di staccarsi.

— Alcuni ci hanno provato — disse Segrivaun. — Sono morti tutti. Si sono persi nelle catacombe.

— Io non mi perderò.

— Ma Braisy ha già pagato tre scudi, e non ti vuole morto né perso. Vieni.

Segrivaun aprì una porta, ed entrarono in una piccola stanza. Braisy chiuse la porta dietro di loro e appoggiò la lampada su una mensola, in alto. Tirò un profondo respiro. — Spogliati — disse.

E parlava sul serio, perché cominciò anche lui a togliersi i vestiti. Orem si slacciò la cintura e si tolse la camicia, inquieto perché non sapeva cosa sarebbe successo. Anche Segrivaun si stava spogliando. Per modestia, lei voltò loro le spalle e si tirò acri di vestiti sulla testa. Le sue natiche, vide Orem, erano pendenti come i seni, e quasi arrivavano a terra.

— Anche le mutande — disse Braisy. — E i sandali.

Orem si slacciò i sandali dalle caviglie, li lasciò cadere a terra. Braisy li buttò con un calcio in un angolo. Poi, quando Orem fu troppo lento con il suo perizoma, lo afferrò e glielo strappò. Le ultime monete di Orem caddero a terra, rotolando. Braisy afferrò i tre denari prima che si fossero fermati. — Gli ultimi che mi devi.

— Non ti lasci scappare neppure un centesimo, eh? — disse ridacchiando la grassona. Incrociò le braccia sul petto, in una parodia di modestia; i grossi capezzoli neri delle mammelle le pendevano molto più in basso di quanto potessero giungere le mani. — Sono pronti, di là; prontissimi.

Orem raccolse i vestiti, li arrotolò e se li infilò sotto un braccio. Braisy glieli ributtò a terra, subito dopo aprì una porta.

C’era luce. Una stanza rotonda, con pareti di pietra é nessuna finestra. Una scala si alzava lungo una parete, curvandosi. C’erano delle candele nel muro, e un piccolo fuoco in un braciere di terracotta, da cui emanava un profumo dolce e intenso che bruciava le narici di Orem. Le pietre dei muri erano così grosse che Orem capì immediatamente che quella era una delle torri del Buco. Una delle torri, e senza dubbio le torri erano guardate dai soldati, e senza dubbio era stato tradito.

Poi vide il cervo con quattro corna in mezzo alla stanza, e non pensò più alle mura o ai soldati.

Il cervo nella torre

Il cervo era vivo, i suoi occhi spalancati per il terrore. Giaceva sulla schiena, in una posa innaturale e impotente, le quattro zampe legate a dei pioli piantati a terra e tirate nelle quattro direzioni. Nel punto in cui le zampe posteriori si univano alla pancia, era stato praticato un taglio, da cui il sangue del cervo usciva a lenti fiotti e veniva raccolto in un bacile di rame tenuto da un vecchio. Un vecchio nudo, se non per una pelle di cervo sulle spalle; anzi: di cerva, perché la testa, che appoggiava sui suoi capelli grigi e arruffati, era senza corna.

— Assassino! — gridò Orem con voce soffocata. E nel momento in cui quel nome risuonò nell’aria immobile e silenziosa, il cervo morì. La sua testa ricadde indietro, la lingua penzolò di fianco.

Fu una voce profonda quella che rimbombò da sotto la pelle di cerva. — Un ragazzo — disse. — Da Waterswatch Alta, dove mantengono la memoria del Cervo. Cosa mi hai portato?

— Il suo nome è…

Ma Braisy venne interrotto da un gesto della mano. La mano dalle lunghe dita del vecchio pareva possedere troppe nocche, troppe giunture. Un dito si alzò dritto nell’aria, ma dal dorso della mano, così che l’angolo era doloroso solo a guardarlo; tutte le altre dita verso il basso, e quella sola puntata verso l’alto.

Aspettarono. E la mano non si mosse.

La donna avanzò pesantemente. Il vecchio immerse un dito dell’altra mano nel bacile di rame, e appoggiò la punta rossa sulla lingua della donna. Anche Braisy ne assaggiò, e anche Orem si trovò il dito sulla punta della lingua e leccò il sangue che si stava raffreddando. Era dolce, dolce, e gli bruciò la gola.

Braisy e Segrivaun lo fissarono con occhi spalancati e spaventati. Cosa non andava? Orem si spaventò e si guardò alle spalle, ma non c’era nulla. Era lui ad averli spaventati. Quale cambiamento aveva operato in lui il sangue del cervo, perché lo guardassero con tale orrore?

— Qual è il prezzo? — chiese Segrivaun con voce acuta. — Oh, Dio, una trappola da pellegrino!

Braisy ridacchiò nervosamente. — Non me l’avevi detto, ragazzo. Imbroglione, imbroglione. Dio odia i bugiardi.

Orem non capiva. Cos’erano quei discorsi di Dio e di pellegrini, con un cervo morto dissanguato sul pavimento, con il gusto del sangue del cervo nelle loro bocche?

Qualcosa di caldo gli toccò la gamba. Orem guardò. Era la mano del mago, ancora allargata come la bocca di un Querulo, che lo stringeva.

— Non sei un pellegrino, vero? — disse la voce profonda. Sembrava gentile. — Non un pellegrino, eppure ti vediamo, noi tutti vediamo tutto, mentre tutto avrebbe dovuto svanire con il gusto del sangue di cervo.

Avrebbero dovuto svanire. E la colpa era sua.

— Perdonami, Vetro-di-Forca — cominciò Segrivaun.

— Perdonarti? Ti perdonerò con una dozzina di scudi, ecco come ti perdonerò. Quale pena mi hai portato. Quale tribolazione c’è in questo miserabile ragazzo. Una dozzina di scudi, Segrivaun. Tu non sai cosa ha guidato i tuoi passi lungo la via bassa, Braisteneft. Tu non sai cosa hai sollevato sul tuo filo di ragno, Segrivaun.

Vetro-di-Forca si alzò. Era alto per essere un vecchio. Guardò Orem all’altezza degli occhi. — Così presto, e così giovane. Che fretta.

Orem non capiva cosa volesse dire il vecchio. Sapeva solo che gli occhi di Vetro-di-Forca erano pieni di lacrime, eppure la sua faccia aveva un’espressione avida.

— Quanto tempo credi che ti lasceranno restare? — disse a bassa” voce, come a se stesso. — Abbastanza, forse. Troppo, forse? Ma ne vale la pena, sì. Se puoi imparare… se io posso insegnare…

Di scatto la mano di Vetro-di-Forca si alzò e si fermò di fronte alla faccia di Orem, e il singolo dito puntato verso l’alto si abbassò adagio per appoggiarsi sull’occhio di Orem. Sull’occhio nudo, eppure Orem non batté la palpebra. Si limitò a fissare il cerchio nero, bordato di rosa, del dito, vagamente consapevole che scottava. D’improvviso il dito si mise a fuoco in maniera impossibile. Ogni verticillo e piega divennero visibili e dentro di essi poteva vedere, come a una profondità di cento passi, vertiginosamente affondati nel dito, migliaia di persone che si agitavano, urlavano, sollevavano le mani verso di lui dal labirinto di vorticilli, implorandolo perché li liberasse.

— Non posso — sussurrò.

— Oh, sì che puoi — disse il mago. E adesso la sua voce non era più vecchia e profonda. Era quella di un giovane, di un adolescente. Era la voce di Orem, che gli parlava dalla bocca del mago. — Puoi. Posso appena contenerti, con il sangue del cervo, finora. Cosa mi hai rubato, col solo entrare in questa stanza?

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