Il cerchio del male [Þriðja táknið - it]
- Автор: Сигурдардоттир Ирса
- Серия: Thora Gudmundsdottir #1
- Год: 2006
- Язык: итальянский
- Год: Sperling & Kupfer
- ISBN: 9788820041724
- Переводчик: Paolo Maria Turchi
- Жанр: Криминальные детективы
Электронная книга - «Il cerchio del male [Þriðja táknið - it]». Краткое содержание книги:
Thora prese la palla al balzo. «Per l’appunto, noi abbiamo ricevuto solamente una frazione dei documenti del caso, e ci manca ancora il resto. La lettera che vi ho spedito al proposito dovrebbe esservi arrivata. Ci sono delle complicazioni?»
L’altro scrollò le spalle. «Di per sé nessuna, però la decisione non sta nelle mie mani. Non siamo abituati a tali richieste da parte dei famigliari, ma non credo ci siano problemi di sorta. Ci vorrà ovviamente del tempo per raccogliere il tutto, ma faremo il possibile…» Non poté aggiungere altro perché bussarono alla porta. «Avanti!» La porta si aprì e comparve una poliziotta che reggeva tra le braccia uno scatolone dal quale spuntava la sagoma di un PC nero da scrivania.
«Ecco il computer che ci avete richiesto», esordì la giovane agente posando lo scatolone sulla scrivania ed estraendone un dossier protetto da una cartellina di plastica trasparente. «Lo schermo viene direttamente dal deposito, dato che non ci serviva. Anzi, è stata proprio una sciocchezza portarcelo», puntualizzò al collega con aria seccata. «Dovreste dirglielo a quelli delle perquisizioni che anche se i file si leggono sullo schermo, non vuol dire che siano conservati lì dentro. Voglio dire, sta tutto nella memoria del computer, che si può collegare con qualsiasi schermo.»
L’ispettore non sembrò affatto gradire la ramanzina proprio davanti a Thora e Matthew e le mandò un’occhiataccia. «Grazie per l’informazione.» Presa la cartellina di plastica, la passò ai suoi interlocutori. «Può firmare qui per confermare l’avvenuto ricevimento del dossier», disse a Matthew. «Qui troverete anche il resto dei documenti sequestrati.»
«Di che documenti sta parlando?» domandò Thora. «Perché non erano stati restituiti assieme agli altri?»
«Erano fascicoli che volevamo controllare meglio, comunque non ne è risultato niente di importante. Forse troverete voi qualcosa di utile, ma ne dubito.» Poi si alzò in piedi, dando a intendere che la conversazione era da considerarsi conclusa.
Thora e Matthew si alzarono anch’essi dalle loro sedie e Matthew prese sotto braccio lo scatolone, dopo aver firmato la ricevuta dei documenti.
Thora aprì il dossier non appena si fu seduta nell’auto. Mentre Matthew metteva in moto, lei diede una scorsa veloce al contenuto e subito esclamò allibita: «Che diavolo è questo?»
16
L’avvocatessa teneva fra le mani una cartella di pelle amaranto, chiusa da lacci. La pelle era ancora liscia e morbida al tatto, nonostante non fosse certo nuova di zecca. Pareva fabbricata una sessantina di anni prima, a giudicare dall’iscrizione riportata in basso: NHG 1947. Ma era piuttosto il suo contenuto a suscitare la sua meraviglia. Una volta sciolti i lacci, ne erano spuntate fuori delle lettere palesemente antiche. Dall’aspetto e dalla consistenza si doveva trattare di missive vecchie di secoli, molto più vecchie della cartella che le conteneva.
Distogliendo un attimo gli occhi dalla retromarcia, Matthew esclamò: «Questa era davvero tra le cose di Harald?»
«Sì», rispose Thora sfogliando con i polpastrelli la parte superiore dell’epistolario, tanto per farsi un’idea di quante lettere ci fossero. Le venne quasi un infarto allorché Matthew, gridando un qualcosa di incomprensibile e inchiodando l’auto, gliele strappò di mano violentemente.
«Ma sei diventata matta?» le urlò, richiudendo immediatamente la cartella e riannodandola come poteva, dato l’impaccio del volante e l’angustia del posto di guida.
Thora era sbalordita dall’improvviso cambiamento di umore del suo collega e l’unica cosa che poté fare fu di rimanere a guardarlo in silenzio. Quando Matthew ebbe finito di richiudere la cartella, la depose con delicatezza sul sedile posteriore, poi si tolse il cappotto e ve lo posò sopra per proteggere il contenuto dell’epistolario, già inumidito dall’aria fredda.
«Perché non spostiamo l’auto?» domandò Thora per interrompere l’imbarazzante silenzio tra di loro. L’auto sporgeva pericolosamente sulla strada con la parte posteriore.
Matthew afferrò il volante con entrambe le mani e sbuffò rumorosamente. «Perdonami lo scatto di nervi. Non immaginavo proprio di trovare questi documenti buttati in uno scatolone della polizia.» Poi uscì del tutto dal parcheggio e i due partirono per la loro strada.
«Vorresti farmi l’onore di spiegarmi di cosa si tratta?» chiese Thora.
«Si tratta di antiche lettere appartenenti alla collezione del nonno di Harald, anzi, ne sono una delle parti più pregiate. Sono documenti di inestimabile valore e mi risulta del tutto incomprensibile che Harald li abbia portati con sé fin quassù in Islanda. Temo inoltre che la compagnia assicuratrice non abbia la minima idea che non si trovino più in una cassetta di sicurezza della banca, come risulta sulla polizza dell’intero patrimonio.» Matthew sistemò lo specchietto retrovisore per poter tenere sott’occhio quel carico prezioso. «Un nobile di Innsbruck le scrisse nel 1485 per raccontare della crociata antistreghe di Heinrick Kramer in quella città, prima che la caccia alle streghe divenisse una pratica comune come lo fu nei secoli successivi.»
«Chi era questo Heinrich Kramer?» A Thora quel nome suonava vagamente familiare, ma non riusciva a contestualizzarlo.
«Uno dei due autori del Malleus maleficarum, quella sorta di manuale dei cacciatori di streghe, ricordi? Lui in persona era il giudice supremo del tribunale dell’Inquisizione della regione, che ora appartiene per lo più al territorio della Germania. Una personalità senza dubbio squilibrata, particolarmente astioso contro le donne in generale. Oltre a perseguitare le streghe, prese anche parte allo sterminio degli ebrei e degli eretici, anzi direi di tutti i gruppi che si prestavano in modo particolare alle vessazioni.»
«Sì, ora mi ricordo», e aggiunse sorpresa: «Si parla di lui in queste lettere?»
«Sì», rispose Matthew. «Il nostro personaggio venne a Innsbruck. Vide. Ma non concluse assolutamente niente. In verità partì molto bene — nel senso che diede avvio alle inquisizioni innescando una serie interminabile di violenze e torture, senza contare che le sospettate, cinquantasette donne, non ottennero alcuna difesa legale. Ma quando si arrivò ai processi, i suoi metodi poco ortodossi non vennero riconosciuti validi né dalle autorità ecclesiastiche, né da quelle secolari del Paese. Kramer aveva superato ogni limite, soprattutto quando descriveva gli atti sessuali delle presunte fattucchiere, al punto che il vescovo, scandalizzato dalle sue esagerazioni, lo fece espellere dalla città. Le donne imprigionate vennero liberate, ma in condizioni alquanto malconcie in seguito ai ripetuti supplizi. Le lettere descrivono appunto le sevizie da lui perpetrate di persona contro la moglie dell’autore. Come puoi ben immaginare, non si tratta di una lettura piacevole.»
«A chi erano indirizzate quelle missive?» domandò Thora.
«Al vescovo di Bressanone, Giorgio II Gosler. Il vescovo che alla fine riuscì a bandire Kramer dalla città. Anzi, io direi che fu proprio per merito di quelle lettere che si poté allontanare quel criminale dalla regione.»
«E come sono entrati in possesso del nonno di Harald, questi preziosi documenti?»
«Negli anni del primo dopoguerra, molte cose erano in vendita in Germania. La famiglia Guntlieb aveva protetto il suo patrimonio dal rogo della superinflazione che negli anni successivi al conflitto mondiale portò tutta una serie di casate alla rovina. I soldi erano stati depositati in una banca diversa dalle altre. Una banca che non riceveva i depositi di denaro dei comuni risparmiatori, come ancora fa oggi. In un certo senso fu per merito della lungimiranza di Harald se i più importanti clienti della banca non perdettero i loro averi in quel periodo. Lui era stato oculato nel prevedere il crollo dell’economia e aveva trasferito le somme depositate in altri investimenti, ovviamente senza farsi alcuna pubblicità. Quando il crac del Paese fu definitivo, lui possedeva ancora una tale ricchezza da poter comprare i più svariati beni preziosi, allora in vendita per pochi marchi.»