Il cerchio del male [Þriðja táknið - it]
- Автор: Сигурдардоттир Ирса
- Серия: Thora Gudmundsdottir #1
- Год: 2006
- Язык: итальянский
- Год: Sperling & Kupfer
- ISBN: 9788820041724
- Переводчик: Paolo Maria Turchi
- Жанр: Криминальные детективы
Электронная книга - «Il cerchio del male [Þriðja táknið - it]». Краткое содержание книги:
«Perdio!» rispose Halldor con la stessa foga. «Smettila una volta per tutte di usare queste frasi pompose!» Il nervosismo gli sprizzava da tutti i pori e nel guardare in faccia Marta Mist gli faceva tremare il labbro superiore, scoprendo i denti bianchissimi. Poi distolse lo sguardo dalla ragazza e tirò una boccata di fumo. Quando lo ebbe soffiato via gli era un po’ passata la rabbia e poté aggiungere in tono più calmo: «Dovresti invece essere contenta che voglia andare dalla polizia. Non credi che sarebbe una pacchia, per te, nel carcere femminile? Pensaci su, solamente donne…» Halldor le lanciò un sorriso sarcastico.
Marta Mist lo ripagò con la stessa moneta. «In quel caso potremmo telefonarci e raccontarci delle belle storie. Tu avrai certamente un grande successo in galera, tesoruccio mio. Un ragazzo così carino, così sensuale.» E gli contraccambiò il sorrisetto ironico.
«Fatela finita adesso», intervenne finalmente Briet. I due la guardarono stupiti e lei, arrossendo intimidita, riprese a concentrarsi sul suo bicchiere. Poi mormorò tra le labbra: «Non mi va proprio di finire in carcere, e non voglio che nemmeno tu faccia questa fine». Sollevando lo sguardo, si rivolse ad Halldor. «Tutta questa faccenda mi terrorizza.»
Halldor le sorrise candidamente. Le voleva bene, anzi qualcosa di più, si rendeva conto di essersi preso una bella cotta per lei, anche se la cosa non andava oltre i rapporti sessuali, al momento. «Nessuno va a finire in galera.» Poi guardò Marta Mist. «Guarda qui cos’hai combinato. Stai spaventando Briet con tutte queste sciocchezze.»
Marta Mist assunse un’aria scandalizzata. «Io? Sveglia, ragazzo! Hai cominciato tu a parlare di prigione, cocco mio, non io.» Dando un’occhiata a Briet, si mise a sbuffare e a roteare gli occhi. «Ma a chi diavolo è venuto in mente di venire qui?»
I tre si trovavano nel bar dell’Hotel 101, al centro di Reykjavik, e sedevano nella saletta con il camino, dove era ancora permesso fumare. Questo era stato il posto preferito dal gruppo di amici di Harald, e lo avevano frequentato assiduamente sin da quando Harald si era messo a capo della strana combriccola. Ora che la guida era scomparsa, però, era come se quel luogo avesse perduto tutto il suo fascino particolare.
Halldor abbassò il capo, demoralizzato. «Perdio, Marta. Mi sembra di impazzire. Non possiamo parlare insieme da amici? Io credevo che mi potessi aiutare. Mi sento male a pensare che Hugi è rinchiuso là dentro. Come fai a non capirlo?» Poi si allungò per prendere il pacchetto di sigarette al centro del tavolino. «In più c’è quel maledetto serpente che mi sta facendo uscire di testa. Quando diavolo faranno questo funerale della malora?»
Briet guardava Marta con preoccupazione, ed era evidente che sperava si calmasse. Il suo desiderio venne esaudito. Marta Mist tirò un lungo sospiro e abbandonò la posa tronfia che aveva assunto dal momento in cui si erano incontrati lì, un quarto d’ora prima. «Ah, Dori mio.» Allungandosi a sua volta sopra il tavolo, lo prese per il mento costringendolo a guardarla dritta negli occhi. «Non siamo sempre amici?» Halldor annuì, triste in volto. «Allora stammi bene a sentire. Se ti immischi in questa faccenda, non aiuterai certo il povero Hugi.» Lo guardò intensamente e continuò: «Pensaci su un attimo. Niente di quello che ti angoscia ora può cambiare la sua posizione. L’unica cosa che ne ricaviamo è di farci implicare nel caso. Ma quello che abbiamo fatto risale a molto tempo fa. La polizia non ne è minimamente interessata. Loro stanno pensando solo all’ora esatta della morte. Nient’altro.» Marta arrivò persino a sorridergli. «Il funerale dovrebbe svolgersi presto, e per allora la faccenda sarà chiusa.» Halldor abbassò di nuovo gli occhi, costringendola a riafferrarlo per il mento e sollevargli la faccia per farsi guardare prima di riprendere la parola. «Non l’ho ammazzato io, Dori, e non ho alcuna intenzione di sacrificarmi all’altare di un qualche tuo rimorso di coscienza. L’idea di andare dalla polizia è la peggiore che tu abbia avuto. Non appena ti chiederanno della droga e della tossicodipendenza, saremo nella merda fino al collo. Lo capisci?»
Halldor annuì. «Ma forse…»
Non ebbe l’occasione di terminare la sua frase perché Marta Mist lo zittì immediatamente. «Niente forse. Ascoltami bene. Tu sei un ragazzo sveglio e intelligente, Dori. Pensi che a Medicina ti accoglieranno a braccia aperte, dopo che sarà venuta a galla la questione della droga, senza contare tutto il resto?» Marta scrollò la testa e girò lo sguardo su Briet, che fissava ammaliata la scena, pronta a dirsi d’accordo con l’ultimo oratore, come al solito. Marta si girò di nuovo verso Halldor e gli disse perentoria: «Non fare il bambino. Come ti ho detto, la polizia è interessata soltanto all’omicida di Harald. E a niente altro.» Per sottolineare il concetto, ripeté ancora una volta: «E a niente altro».
Halldor era come ipnotizzato. Guardava fisso dentro quegli occhi verdi che non accennavano ad abbassarsi. Non gli restò che annuire, dato che la mano di Marta gli stringeva ancora il mento, impedendogli di muoversi lateralmente. Era appunto questa la ragione per la quale aveva deciso di rivelarle la sua decisione di andare dalla polizia. Sapeva benissimo che la sua amica sarebbe riuscita a fargli cambiare idea. Smise subito di pensare a tutto il resto. «Va bene, hai vinto.»
«Benissimo», mormorò Briet sorridendo ad Halldor. Era chiaramente sollevata e strinse con gioia l’avambraccio di Marta, la quale invece non sembrò nemmeno accorgersene. La sua attenzione non si distoglieva da Halldor, e non gli aveva ancora lasciato il mento.
«Che ore sono?» chiese Marta.
Briet si affrettò a estrarre il suo cellulare rosa dalla borsetta appesa sullo schienale della sua sedia. «È quasi l’una e mezzo.»
«Cosa fai stasera?» domandò Marta ad Halldor. Al contrario della sua occhiata d’intesa, la voce non lasciava trapelare nulla.
«Niente», fu la secca risposta di Halldor.
«Vieni a casa mia. Nemmeno io ho fatto dei piani per la serata», gli propose Marta. «È da un pezzo che non stiamo insieme, e credo che un po’ di compagnia non ti farebbe male», disse trascinando le ultime parole.
Briet non trovava pace sulla sua sedia. «Perché non andiamo al cinema insieme?» intervenne guardando speranzosa Marta, la quale però non la degnò di uno sguardo. Briet si sentì invece schiacciare il piede dallo stivale di pelle dell’amica, che copriva del tutto la sua scarpina. Allora arrossì e comprese che la sua presenza per quella sera non era gradita.
«Vuoi andare al cinema?» chiese Marta ad Halldor. «Oppure ti va di fare un salto da me, per una seratina tranquilla?» Reclinò il capo maliziosa.
Halldor fece di sì con la testa.
Marta si mise a ridere. «Quale delle due? Questa non è una risposta.»
«Da te.» La voce di Halldor era rauca e pesante. Tutti e tre sapevano cosa sarebbe accaduto.
«Non vedo l’ora.» Marta tolse la presa dal mento dell’amico e batté le mani. Poi chiamò con un gesto il cameriere che stava passando dalle loro parti e chiese il conto. Halldor e Briet non dissero mente. Briet c’era rimasta male, mentre Halldor non aveva proprio più niente da dire. Tirò fuori un biglietto da mille corone, lo posò sul tavolo e si alzò.
«Sto facendo tardi alla mia lezione. Ci vediamo.» Le due amiche lo seguirono mentre si avviava verso l’uscita.
Dopo che se ne fu andato, Marta si voltò verso Briet e le disse: «Che bel culetto che ha il ragazzo. Dovrebbe piantarci in asso più spesso». Poi vide che la sua amica si era offesa e la guardava ferita. «Santi numi! Non ti ci mettere anche tu ora. Lui sta passando un brutto momento e la posta in gioco è molto alta.» Diede un colpetto all’avambraccio di Briet. «Si è preso proprio una bella cotta per te, lo sai? Quello che faremo stasera non cambia niente.»