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Incontro con Rama [Rendezvous with Rama - it]

Электронная книга - «Incontro con Rama [Rendezvous with Rama - it]». Краткое содержание книги:

Come sarà il nostro primo incontro con una razza, una civiltà extraterrestre? Gli scettici dicono: non ci sarà mai. I pessimisti obiettano: già non riusciamo ad andare d'accordo fra noi, figurarsi con gli alieni. Nondimeno, milioni di uomini continuano a fantasticare appassionatamente su quel tema, e decine di scrittori a esplorarne tutte le varianti possibili. Questo Rama, questo corpo estraneo che si presenta un giorno nel nostro cielo, questo cilindro grandioso che è astronave, relitto, museo, enigmatica e solenne cattedrale, si può considerare una delle invenzioni di maggior fascino mai create dalla fantascienza. E la bravura di Clarke, maestro di verosimiglianza cosmica, sta nel persuaderci col suo inimitabile piglio insieme avventuroso e scientifico, che si tratta anche di un'invenzione tutt'altro che «impossibile». Che proprio così andranno forse le cose, quando scoccherà l'ora del primo incontro.
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Jimmy non si era mai tuffato da grandi altezze, né aveva fatto esercitazioni col paracadute ad apertura ritardata, il che gli sarebbe servito almeno come preparazione psicologica. Si può dire a qualcuno che può tranquillamente valicare un abisso sopra un'asse, e fargli vedere tutti i calcoli inerenti e poi aspettarsi un rifiuto? Jimmy capiva adesso perché il Comandante era stato tanto evasivo circa i preparativi del suo salvataggio. Non aveva voluto lasciargli il tempo di rimuginarci sopra, di preoccuparsi, di spaventarsi fino a rifiutarsi di tentare.

— Non per farvi fretta — disse Norton, — ma prima vi decidete meglio è.

Jimmy guardò il suo prezioso souvenir, il fiore di Rama. Lo avviluppò con cura nel fazzoletto sporco, che annodò, e poi lanciò l'involto nell'abisso. Lo vide scendere volteggiando con rassicurante lentezza (ma quanto tempo ci metteva, però!) e diventare piccolo, sempre più piccolo finché non riuscì più a vederlo. Ma la Resolution si mosse, e lui capì che lo avevano raccolto.

— Bellissimo! — esclamò poco dopo il Comandante entusiasta. — Sono sicuro che gli daranno il vostro nome. E adesso… su, vi stiamo aspettando.

Jimmy si tolse la camicia (con quel clima tropicale, sotto non aveva altro) e la distese, pensoso. Durante la lunga marcia aveva pensato più volte di sbarazzarsene, e adesso invece gli avrebbe forse salvato la vita.

Si voltò a guardare per l'ultima volta il continente che aveva esplorato da solo, e i lontani, minacciosi aculei del Big e dei Little Horns. Poi, afferrando strettamente la camicia con la destra, prese la rincorsa e si buttò.

Aveva venti secondi per godere di quel volo placido, ma non perse tempo. La Resolution ingrandiva a vista d'occhio sotto di lui. Tenendo ben stretta la camicia, tese le braccia in alto, perché l'aria spostata dal suo passaggio la riempisse e ne uscisse successivamente come se fosse passata attraverso un tubo. Come paracadute, la camicia valeva poco. I pochi chilometri all'ora che riusciva a sottrarre alla velocità di caduta servivano a qualcosa, ma non erano determinanti. Però adempiva a un compito più utile: manteneva il suo corpo verticale, aiutandolo a cadere nel mare dritto come una freccia.

Jimmy continuava ad avere l'impressione di essere fermo, ma vedeva il mare salire verso di lui. Adesso non aveva più paura, ma solo un po' di risentimento nei riguardi del Comandante per averlo tenuto all'oscuro fino all'ultimo. Era davvero convinto che lui avrebbe esitato a fare il salto se avesse avuto più tempo per pensarci sopra?

All'ultimo momento, lasciò andare la camicia, inspirò a fondo, e si tappò bocca e naso con le mani. Come gli avevano detto, s'irrigidì e tenne i piedi strettamente uniti. Così, sarebbe entrato nell'acqua offrendo la minima resistenza.

Sentì qualcosa schiaffeggiargli forte i piedi mentre un milione di piccole mani lo graffiavano tutto. Un fortissimo rombo lo assordò, sentì la pressione aumentare, e sebbene tenesse gli occhi chiusi, si accorse che l'oscurità aumentava mentre colava a picco negli abissi del Mare Cilindrico.

Senza perdere un attimo si mise a nuotare a tutta forza per risalire verso la luce che andava scomparendo. Non poteva aprire gli occhi che per brevissimi istanti, perché appena lo faceva l'acqua velenosa bruciava come acido.

Aveva ancora gli occhi chiusi quando risalì a galla. Inspirò una preziosa boccata d'aria, rotolò sulla schiena, e si guardò intorno. La Resolution stava arrivando a tutta velocità e dopo qualche secondo fu afferrato da mani robuste che lo issarono a bordo.

— Avete bevuto acqua? — fu la prima, ansiosa domanda del Comandante.

— Non mi pare.

— Comunque, lavatevi la bocca con questa roba, per precauzione. Vi farà bene. Come va?

— Non so… Aspettate ancora un momento… grazie a tutti. — Quando il momento fu passato, Jinimy sapeva anche troppo bene come si sentiva. — Mi viene da vomitare — confessò con aria infelice.

Gli altri lo guardarono increduli. — Col mare così calmo? — protestò la Barnes come se il malessere di Jimmy fosse una critica alle sue abilità nautiche.

— Proprio calmo non mi pare — obiettò il Comandante indicando con un gesto la gigantesca fascia d'acqua che avvolgeva il cielo.

Jimmy stava facendo ancora sforzi eroici (peraltro destinati al fallimento) per trattenere i conati, quando nel cielo, dietro di loro, apparve una vampata di luce. Tutti si voltarono a guardare verso il Polo Sud e Jimmy dimenticò immediatamente il suo malessere. Gli Horns avevano dato inizio a un nuovo spettacolo pirotecnico.

Si vedevano lingue di fuoco lunghe un chilometro che danzavano dall'aculeo centrale ai sei più piccoli. Poi cominciarono a ruotare come se ballerine invisibili agitassero i loro lunghi veli intorno a un Maio elettrico. Poi accelerarono, girando sempre più vorticosamente finché non si trasformarono in scintillanti coni luminosi.

Era uno spettacolo che mozzava il fiato, e il rombo minaccioso che lo accompagnava accentuava l'impressione. Durò circa cinque minuti, poi finì di punto in bianco com'era cominciato.

— Mi piacerebbe sapere come lo interpreterebbe il Comitato Rama — borbottò Norton. — Nessuno di voi ha qualche teoria in proposito?

Non ebbero tempo di rispondere, perché il Controllo Mozzo chiamò d'urgenza: — Resolution, tutto bene? L'avete sentito?

— Sentito cosa?

— Secondo noi è stata una scossa di terremoto. Si è verificata appena sono terminati i fuochi artificiali.

— Danni?

— Non credo. Non è stata molto violenta, ma ci ha fatto prendere un bello spavento.

— Noi non ce ne siamo accorti… ma è logico, qui sul mare.

— Naturalmente… che sciocco! Comunque per ora sembra tutto tranquillo. Fino alla prossima volta…

— Già — fece eco Norton, — fino alla prossima volta.

Il mistero di Rama continuava a infittirsi. Più cose scoprivano, meno capivano.

— Comandante, Comandante! Guardate su in cielo! — gridò improvvisamente la Barnes dal timone.

Norton si affrettò a guardare e non vide niente finché il suo sguardo non ebbe raggiunto lo zenit e si trovò a fissare l'altra parte del mondo.

— Dio mio — mormorò, rendendosi conto che la prossima volta era ormai vicina.

Un'ondata di marea stava correndo verso di loro lungo l'eterna curva del Mare Cilindrico.

32

Anche in quel momento di shock, il primo pensiero di Norton fu per l'astronave.

— Endeavour! - chiamò. — A rapporto.

— Tutto bene, Comandante — fu la rassicurante risposta del secondo. — Abbiamo sentito una leggera scossa, ma non tale da provocare danni. C'è stato un piccolo mutamento di assetto. In plancia dicono che è di due decimi di grado. Dicono anche che la velocità di rotazione ha subito una leggera variazione. Fra un paio di minuti sapremo i dati esatti.

Dunque sta cominciando pensò Norton, e molto prima di quanto non ci si aspettasse. Siamo ancora molto lontani dal perielio, punto logico per un cambiamento di orbita. Ma evidentemente sono necessarie alcune correzioni di rotta, e quindi dobbiamo aspettarci altre scosse.

Intanto, gli effetti della prima erano fin troppo evidenti, lassù, sulla superficie curva dell'acqua che sembrava sempre lì lì per precipitare dal cielo. L'onda era lontana dieci chilometri e occupava tutta la larghezza del mare da nord a sud. Vicino alla riva formava una spumeggiante muraglia bianca, ma dove l'acqua era più profonda appariva come una linea blu appena distinguibile, che avanzava più velocemente dei frangenti circostanti. La resistenza dei marosi che rifluivano dalla riva la stava già incurvando, con la parte centrale che avanzava sempre più veloce.

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