Incontro con Rama [Rendezvous with Rama - it]
- Автор: Кларк Артур Чарльз
- Серия: Рама #1
- Год: 1973
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 1120-4966
- Переводчик: Beata Della Frattina
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Incontro con Rama [Rendezvous with Rama - it]». Краткое содержание книги:
Dal Controllo non trasmettevano più. I suoi amici potevano vedere distintamente quello che gli stava succedendo e sapevano che le parole non gli sarebbero servite a niente. Jimmy stava eseguendo il volo più abile della sua vita. Peccato, pensava con amaro umorismo, che il pubblico sia così scarso e non sia in grado di apprezzare i dettagli più raffinati della mia esibizione.
Scendeva descrivendo ampie spirali, e finché restava in assetto orizzontale poteva sperare di cavarsela. Pedalando rallentava la discesa della Libellula, anche se temeva di impartirle troppa spinta: c'era il pericolo che le ali rotte lo portassero alla deriva. Ogni volta che compiva una curva in direzione sud, nonostante tutto, non poteva non ammirare il fantastico scenario che Rama aveva gentilmente preparato in suo onore.
Dalla punta del Big Horn scaturivano ancora lingue di fuoco in rapida successione. Quando toccavano le sei punte dei Little Horns le saette assumevano un movimento rotatorio contrario a quello di Rama. Guardando quelle sei corone fiammeggianti, Jimmy aveva la sensazione di osservare un gigantesco motore elettrico in attività, e forse non era lontano dal vero.
Era a circa metà discesa, seguendo un'orbita a spirale piatta, quando lo spettacolo pirotecnico cessò improvvisamente. La tensione si allentò, e, anche senza guardarli, Jimmy sentì che i peli delle braccia non erano più ritti. Adesso non c'era più niente che potesse distrarlo in quegli ultimi minuti di volo fatale.
Adesso che sapeva il punto approssimativo dove sarebbe caduto cercò di studiare attentamente la zona. Per la maggior parte, quella regione era formata da una scacchiera a riquadri diversissimi, come se un giardiniere si fosse sbizzarrito a suo piacere. Le caselle della scacchiera avevano circa un chilometro di lato, e sebbene dall'alto sembrassero tutte piatte non era sicuro che fossero solide, perché colori e materiale erano tutti diversi. Jimmy decise di aspettare l'ultimo momento prima di scegliere… posto che gli fosse concessa possibilità di scelta.
Quando fu a poche centinaia di metri da terra, chiamò per l'ultima volta il Controllo: — Sarò giù fra un paio di minuti. Vi richiamerò.
Ma era una previsione ottimistica, e lo sapevano tutti. Non aveva voluto dire addio, perché voleva che i suoi compagni sapessero che aveva lottato fino all'ultimo, e senza paura.
E in effetti provava pochissima paura, e se ne meravigliava perché non si era mai reputato molto coraggioso. Gli pareva quasi di non essere lui il protagonista, ma di assistere alla lotta fra la vita e la morte di un estraneo. Lo interessava di più, in quel momento, lo studio di un affascinante problema di aerodinamica, e cambiò diversi parametri per vedere cosa succedeva. L'unico sentimento era un vago rimpianto per le occasioni perdute, prima fra tutte la partecipazione alle prossime Olimpiadi Lunari. Di una cosa era ormai sicuro: la sua Libellula non avrebbe partecipato alle gare.
Ancora cento metri. La velocità sembrava accettabile, ma in realtà ignorava a quanto ammontasse… Oh, meno male, un po' di fortuna: il terreno sottostante era completamente liscio. Adesso doveva dare l'ultima spinta per contrastare la velocità di caduta… Via!
L'ala destra, compiuto fino in fondo il suo dovere, finalmente si staccò alla radice e la Libellula cominciò a oscillare sempre più forte. Jimmy cercò di controbilanciare le violente oscillazioni col peso del proprio corpo. Stava guardando la curva del panorama, lontana sedici chilometri, quando avvenne l'urto.
E allora gli parve sleale e irragionevole che il cielo fosse così duro.
29
La prima cosa che Jimmy notò appena tornò in sé fu un violento mal di testa. Ma non si lamentò. Era vivo.
Quando cercò di muoversi, un'ampia scelta di fitte e dolori non mancò di imporsi alla sua attenzione. Ma nessuna era così insopportabile da far temere che ci fosse qualcosa di rotto.
Si arrischiò ad aprire gli occhi, ma li richiuse subito perché si era ritrovato a fissare la fascia di luce che circondava il soffitto di Rama, e quello spettacolo non era certo la cura migliore per il mal di testa.
Era ancora steso a terra, aspettando di trovare la forza di riaprire gli occhi, quando a un tratto sentì un rumore, come uno scricchiolio, vicino. Girò lentamente la testa e guardò da quella parte… e per poco non svenne un'altra volta.
A meno di cinque metri da lui, una creatura sconosciuta, che somigliava a un enorme granchio, stava divorando i resti della sua povera Libellula. Appena si fu riavuto dallo shock, Jimmy rotolò senza far rumore lontano dal mostro, che avrebbe potuto afferrarlo da un momento all'altro con le sue chele, appena si fosse accorto di avere a disposizione un pasto più succulento. Invece il granchio non gli badò neppure. Quando fu a dieci metri, Jimmy si alzò cautamente a sedere.
Adesso, da una distanza maggiore, il mostro non gli pareva più così formidabile. Aveva un corpo piatto lungo un paio di metri e largo uno, sorretto da sei corte zampe snodabili divise in tre sezioni. Jimmy si accorse di essersi sbagliato, quando aveva creduto che stesse sgranocchiando la Libellula, perché l'animale era privo di bocca. La stava invece demolendo con cura, servendosi degli artigli a forbice per farla a pezzi. Una fila di manipolatori che somigliavano in modo inquietante a piccole mani umane, trasportavano i frammenti ammucchiandoli in bell'ordine sulla schiena dell'animale.
Ma era davvero un animale? Sebbene così fosse sembrato a Jimmy a prima vista, ora dovette ricredersi. Non era possibile che una creatura dominata unicamente dall'istinto raccogliesse e ammucchiasse con tanta cura i pezzi del rottame… a meno che non gli servissero per fabbricarsi il nido.
Senza staccare gli occhi dal granchio, che continuava a ignorare la sua presenza, Jimmy si alzò faticosamente in piedi. Fece qualche passo, dapprima barcollando, poi sempre più sicuro, e tirò un sospiro: almeno poteva camminare. Ma sarebbe riuscito a distanziare quel mostro a sei zampe? Poi accese la radio, certo del suo funzionamento. Un urto al quale lui era sopravvissuto era una cosa da niente per quel solido aggeggio elettronico.
— Controllo Mozzo — disse a voce bassa — mi ricevete?
— Grazie a Dio! State bene?
— Solo qualche ammaccatura. Guardate questo.
Spostò la telecamera sul granchio, giusto in tempo per riprendere la demolizione dell'ultimo pezzo della Libellula.
— Cosa diavolo è? E perché sta masticando la bicicletta?
— Vorrei tanto saperlo anch'io. Ormai per la Libellula non c'è più niente da fare. Adesso mi allontano, casomai volesse cominciare a demolire me.
Arretrò lentamente, senza distogliere lo sguardo dal granchio, che adesso si muoveva in cerchio, formando una spirale sempre più ampia: probabilmente era alla ricerca di frammenti che prima gli erano sfuggiti. Jimmy poté così esaminarlo attentamente. Adesso che aveva superato lo shock iniziale, poteva anche apprezzarne la bellezza. Il nome granchio, che gli era venuto spontaneamente, non era forse il più adatto. Se non avesse avuto quelle dimensioni avrebbe potuto scambiarlo per uno scarabeo. Il carapace aveva dei bellissimi riflessi metallici… anzi, Jimmy avrebbe giurato che era di metallo.
L'ipotesi era interessante: che fosse un robot e non un animale? Per accertarsene, lo guardò attentamente analizzando i particolari della sua anatomia. Al posto della bocca vide un insieme di manipolatori che gli fecero venire in mente i temperini mille-usi che erano stati la delizia della sua infanzia: c'erano pinze, lime, forbici, sonde, e qualcosa che somigliava a un trapano. Ma non bastava questo per decidere che era un robot. Sulla Terra c'erano insetti dotati di organi che imitavano tutti quegli utensili, e altri ancora. La questione animale-robot rimase per il momento insoluta.