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Agonia della Terra [City at World's End - it]

Электронная книга - «Agonia della Terra [City at World's End - it]». Краткое содержание книги:

Una bomba superatomica viene lanciata, da una nazione sconociuta, su una piccola città americana dove si cela un centro per le ricerche atomiche. L’esplosione ha per effetto di rompere la continuità del tempo e sbalestrare la piccola città, intatta, in un’epoca dell’avvenire, a milioni di anni nel futuro, in una Terra morente e arida, inabitabile e deserta. La Federazione delle Stelle, che governa tutti i mondi del futuro, interviene per evacuare la popolazione della città su un altro pianeta. Ma la popolazione si ribella, e, con l’aiuto di uno scienziato del futuro, alla Terra morente viene iniettata una potente carica atomica che ha la virtù di riscaldarla nuovamente. Gli ultimi superstiti rimangono quindi sulla Terra rinata e la vita degli abitanti della piccola città può riprendere il suo corso normale, nella eterna storia dell’Universo.
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«Forzata?» ripeté Kenniston, irrigidendosi. «Ma ho detto chiaramente ad ambedue cosa significherebbe, se vi metteste in mente di usare la forza!»

«Lo so, e vi credo abbastanza per desiderare di risolvere pacificamente questo problema dell’evacuazione, anche se ciò dovesse rendere necessario un ritardo. Questa è la mia idea sui compiti di un’amministratrice. Ma Lund sa benissi­mo che, a causa della vostra strana situazione, e del fatto che questo caso della Terra rimette in discussione la lunga con­troversia circa l’evacuazione dei mondi, tutti gli occhi saran­no puntati su quella seduta, ed egli vuole approfittarne, a ogni costo, senza curarsi degli effetti disastrosi che il suo comportamento potrebbe avere per la Terra.»

La sua logica era molto chiara, e combinava perfettamen­te con quanto Kenniston sapeva già sul conto di Lund. Una intensa e più forte preoccupazione lo invase.

«Ma che cosa potrebbe dire Lund, sulla Terra o sul pro­blema della Terra, che possa costituire un colpo di scena alla seduta?» domandò.

Varn Allan scosse il capo.

«Non lo so» disse. «Credevo che voi lo sapeste. Ma qualcosa ha in mente, di questo sono sicura.»

Kenniston rimase assorto.

«Non riesco a immaginarmi che cosa possa essere» dis­se. «Ma forse, Gorr e gli altri ne hanno un’idea. Voglio pro­vare a domandarlo a loro e cercar di scoprire che cosa sia.»

La guardò, così dicendo e, quali che fossero i suoi senti­menti verso di lei, dovette ammettere che era ormai convinto del suo sincero attaccamento al dovere e che, se anche le loro idee della giustizia non collimavano, ella non voleva tuttavia essere deliberatamente ingiusta. Le disse, perciò: «Vi rin­grazio per avermi avvertito. E... mi spiace ancora di essermi lasciato trasportare dal risentimento.»

«So che siete snervato... per il viaggio e per l’ansietà» disse lei, calma. «Ma... non lasciatevi incoraggiare a spera­re troppo, da Gorr e dagli altri. L’evacuazione in se stessa non può essere evitata. È il modo in cui dovrà essere eseguita, che mi preoccupa.»

E aggiunse, con un improvviso senso di stanchezza: «Vorrei essere una ragazza della vostra Middletown, che non ha mai lasciato il suo mondo e per la quale le stelle non sono che luci nel cielo.»

Kenniston scosse il capo.

«Avreste egualmente le vostre preoccupazioni, credete­mi. Scagliati fuori dalla vita di un tempo, in questa epoca... Carol, proprio ora, è più sconvolta di quanto voi possiate mai essere stata.»

«Carol? È quella ragazza con la quale vi ho visto spesso?»

«Sì» confermò Kenniston. «La mia ragazza. È stata allevata in quella nostra vecchia città. Le sue preoccupazioni erano solamente la scuola, le scampagnate, i ricevimenti, i vestiti che doveva mettersi, e cose del genere, e poi, a un trat­to... tutto è scomparso! Si trova qui, in questo pazzo mondo del futuro, e non le è nemmeno concesso di rimanere sulla Terra!»

«Che strano dev’essere» rifletté Varn Allan a voce bassa, col viso assorto «nascere ed essere allevati su di un piccolo, piccolo pianeta, vivere una piccola vita, circoscritta da picco­le cose... In un certo senso, invidio la vostra ragazza. E mi spiace tanto, per lei.»

Varn Allan si volse per andarsene. Kenniston le tese la mano.

«Nessun rancore, allora?» disse.

Ella rimase per un attimo incerta, stupita del suo gesto, come se non comprendesse. Poi parve capire, sorrise e posò la mano, con un senso di imbarazzo, su quella di lui. Ma la ri­tirò subito, come se la mano di lui scottasse, e uscì.

Kenniston la guardò mentre si allontanava nel corridoio.

«Ebbene!» mormorò. «Chi avrebbe pensato che un ti­po come lei, così volitiva e autoritaria, avesse paura degli uo­mini?»

La sua ostilità e il suo risentimento erano svaniti. Il fatto che ella fosse incaricata dell’evacuazione non lo preoccupava molto ora. Ciò che invece lo turbava era Norden Lund.

Più pensava a Lund e più la sua ansia cresceva. Infine, sempre più tormentato, andò nella cabina di Gorr Holl e parlò con lui.

Gorr Holl apparve subito molto allarmato.

«Questo non ci voleva!» borbottò. «Lund può far na­scere un pandemonio, se è a conoscenza di qualche cosa. Ma che può essere?»

«Credevo che tu lo sapessi» disse Kenniston.

«Non lo immagino nemmeno» disse Gorr Holl. Rimase un momento assorto, poi aggiunse: «Aspetta un po’... Piers Eglin si è trovato molto spesso con Lund, in questi ultimi tempi. Forse lui ne sa qualche cosa.»

Kenniston si alzò.

«Piers vuol sempre parlare con me, sulla vecchia città e cose del genere. Se sa qualche cosa, riuscirò forse a farglielo dire.»

Ma non fu che il giorno seguente, nella strana alba artifi­ciale dell’astronave, che ebbe occasione di vedere il piccolo storico e di parlargli.

Dopo aver conversato di altre cose, gli domandò brusca­mente: «Sapete che cosa Lund abbia in mente di dire, a quella seduta?»

La domanda turbò profondamente Piers Eglin.

Cercò di tergiversare, distolse lo sguardo da Kenniston con espressione preoccupata, e mormorò: «Perché me lo domandate? Che cosa dovrei sapere?»

Kenniston lo guardò negli occhi.

«Siete un mentitore dilettante, Piers. Dite, piuttosto, che cosa effettivamente sapete?»

Eglin cominciò a balbettare, piuttosto incoerentemente.

«Kenniston, ascoltate...! Non dovete trascinarmi nei vo­stri guai! Mi siete molto simpatico, desidererei tanto potervi aiutare... Ma sono uno storico, questa è la mia vita, e quella vostra vecchia città, sulla Terra, è per me come un sogno di­venuto realtà. Per salvarla farei qualunque cosa... qualunque cosa!»

«Che diavolo state dicendo?» domandò Kenniston. «Che c’entrano gli abitanti di Middletown, in tutto questo?»

Il piccolo storico proseguì, parlando febbrilmente: «Ma voi non capite la sua importanza. Voi e la vostra gente mori­rete e scomparirete ma quella vostra città, dal lontano passa­to, può essere conservata per sempre come uno dei più gran­di tesori della storia. Io potrei conservarla, conservarla per ogni studio del futuro, se avessi un appoggio ufficiale...»

Kenniston capì d’un tratto che cosa si nascondeva dietro le parole di Piers Eglin.

«E Norden Lund vi può dare questo appoggio ufficiale che cercate, vero? Ma in cambio di che cosa? Che cosa avete trovato, per aiutare lui?»

Eglin scosse il capo, con aria desolata.

«Non posso dire nulla, Kenniston. Davvero, non posso dire nulla!»

Aveva quasi le lacrime agli occhi, mentre si allontanava. Kenniston lo guardò andarsene, perplesso e profondamente scosso egli stesso.

Raccontò la cosa a Gorr Holl e agli altri. Magro non sape­va più che pensare.

«Ma che potrebbe fare, Piers Eglin, per aiutare Lund? Non riesco a capire» disse.

«Forse avrà sentito qualcuno della popolazione fare mi­nacce o altro del genere, e lo ha riferito» azzardò Kenni­ston.

Gorr Holl scosse la testa.

«Una cosa riportata non avrebbe che poco valore» dis­se. «E, in ogni modo, Piers non ha molto frequentato la po­polazione dopo la prima giornata... Ha trascorso invece qua­si tutto il suo tempo nella vecchia città.»

«Tutto questo non mi piace» disse Lal’lor, lentamente. «Cerca di scoprire che cosa ha fatto Piers, Kenniston.»

Kenniston si accorse tuttavia, nei giorni che seguirono, che Piers Eglin lo evitava deliberatamente. Non vide nemme­no più il piccolo storico sinché giunse il momento dell’arrivo a Vega Quattro.

Aveva passato ore, quel giorno, sul ponte interno del Thanis,guardando con incredula meraviglia lo sconosciuto sistema solare che prendeva forma nel vuoto, i pianeti che giravano in curve maestose nel brillante cerchio di luce di Vega.

La nave spaziale stava ora calando sul quarto pianeta. Kenniston vedeva il globo nebbioso che si faceva loro incon­tro. Poi avvertì ancora la formidabile pressione, magicamen­te attenuata. Mentre calavano, coi motori ronzanti, fu colpi­to da un vertiginoso terrore che quel viaggio terminasse con uno schianto.

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