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Agonia della Terra [City at World's End - it]

Электронная книга - «Agonia della Terra [City at World's End - it]». Краткое содержание книги:

Una bomba superatomica viene lanciata, da una nazione sconociuta, su una piccola città americana dove si cela un centro per le ricerche atomiche. L’esplosione ha per effetto di rompere la continuità del tempo e sbalestrare la piccola città, intatta, in un’epoca dell’avvenire, a milioni di anni nel futuro, in una Terra morente e arida, inabitabile e deserta. La Federazione delle Stelle, che governa tutti i mondi del futuro, interviene per evacuare la popolazione della città su un altro pianeta. Ma la popolazione si ribella, e, con l’aiuto di uno scienziato del futuro, alla Terra morente viene iniettata una potente carica atomica che ha la virtù di riscaldarla nuovamente. Gli ultimi superstiti rimangono quindi sulla Terra rinata e la vita degli abitanti della piccola città può riprendere il suo corso normale, nella eterna storia dell’Universo.
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«Non pensarci!» gli aveva detto Gorr Holl. «E ricorda­ti! Vi è stata una prima volta anche per tutti noi! Ho creduto, io stesso, di non sopravvivere a quella prima prova.» Aiutò quindi Kenniston a rialzarsi. «Andiamo sul ponte interno. È meglio che tu affronti tutto in una volta: poi ti sentirai più sollevato.»

Erano saliti sul ponte interno, e Kenniston aveva guardato nello spazio, dove i grandi soli bruciavano senza alcun velo e dove non esistevano né aria né nubi che li nascondessero. E aveva dovuto far forza su se stesso, per non gettarsi a terra e piangere e uggiolare come un cane.

Cercò di immaginarsi le difficoltà che lo attendevano a Vega, dove avrebbe dovuto difendere la causa della piccola Middletown davanti ai Governatori delle Stelle. Come avreb­be potuto far capire l’appassionata devozione del suo piccolo popolo per il suo piccolo e antico pianeta, a gente che viag­giava con tanta facilità in navi spaziali come quella?

Eppure, se falliva nel suo scopo, avrebbe anche mancato al compito che si era assunto verso la popolazione di Middle­town, che aveva riposto tanta speranza nella sua missione. Era questo, a cui doveva pensare... non allo spazio, non alle sue sensazioni personali, ma al compito che lo attendeva.

Diede un’occhiata a Gorr Holl, e disse: «Ho visto abba­stanza, per ora, andiamo!»

Lasciarono Piers Eglin e scesero nei corridoi inferiori. Quando furono nel corridoio principale, soli, Kenniston dis­se: «Adesso, Gorr, vorrei sapere qualche cosa di più su quanto mi hai detto.»

Gorr Holl fece un cenno di consenso.

«Andiamo da Magro e Lal’lor. Ci attendono.»

Lo condusse lungo misteriosi corridoi, sino a una cabina accanto alla sua. Kenniston provò sollievo nel trovarsi anco­ra in un posto chiuso, senza finestre, dove non poteva vedere il vertiginoso vuoto dello spazio. Sotto la sua istintiva paura vi era tuttavia una selvaggia esultanza... ma un uomo del ven­tesimo secolo, e suo malgrado attaccato al ventesimo secolo, non poteva certo assorbire tali e tante emozioni in una volta sola.

La figura massiccia di Lal’lor era china su una tavola co­sparsa di fogli coperti di complicati simboli matematici. Ma­gro, che era sdraiato in una cuccetta, diede delle spiegazioni a Kenniston.

«Lal’lor si occupa di teoremi per divertimento. Pretende persino di capire a fondo tutte quelle cifre che scrive.»

Lal’lor gli lanciò uno sguardo divertito coi piccoli occhi in­telligenti nel viso curiosamente piatto e inespressivo. Poi al­lontanò con un gesto i fogli che aveva davanti e disse: «Sie­di, Kenniston. Così siamo alleati, ora, oltre che amici.»

«Desidererei» disse Kenniston «che qualcuno mi spiegasse in che consiste questa alleanza. Sto giocando i de­stini del mio popolo sulla parola, sulla buona fede, senza sa­pere nulla di ciò che voi sapete.»

«Non vi è nulla di sinistro, in tutto ciò» disse Gorr Holl. Si accomodò, con la sua pesante mole pelosa, su un angolo della tavola di Lal’lor, che era abbastanza solida per sostenerne il peso. Poi proseguì: «Come ti ho detto, tutti noi abbia­mo lo stesso problema, la cui soluzione si basa su un uomo e su un procedimento.»

Si fermò un attimo, assorto, poi riprese: «Per un caso piuttosto originale, Kenniston, ti sei trovato meglio con noi che con gli uomini della tua stessa stirpe. Le razze umane si sono diffuse dalla Terra nell’universo molto tempo fa, e han­no continuato a muoversi e a diffondersi, allargando sempre la loro crescita d’azione, sino a perdere ogni senso di attacca­mento al loro mondo d’origine. L’intero universo è la loro pa­tria, e non un solo pianeta.»

Questo, Kenniston cominciava a comprenderlo sempre meglio; le impersonali immensità dello spazio, tante volte at­traversate, tendevano a staccare l’uomo dalle sue ristrette correnti di pensiero. Carol, in questo, aveva intuito bene.

Gorr Holl continuò: «Ma noi razze umanoidi, non la pensiamo affatto in questo modo. Quando gli uomini venne­ro nei nostri mondi, eravamo quasi del tutto barbari e felicis­simi nella nostra barbarie. Ebbene, ci hanno civilizzati, e sia­mo ora accettati da loro come eguali. Ma noi siamo ancora primitivi, nel pensiero, nella mentalità; noi siamo ancora at­taccati ai nostri mondi originari, e ogni volta che diventa ne­cessario rimuoverci noi siamo contrari, proprio come è con­trario il vostro popolo... abbiamo solo imparato a essere me­no violenti. Alla fine, naturalmente, abbiamo sempre ceduto. Ma in questi ultimi anni abbiamo resistito più disperatamen­te, perché avevamo qualche cosa in cui sperare... e questo qualche cosa è il procedimento di Jon Arnol.»

«Continua!» lo incoraggiò Kenniston. «Finora, di Jon Arnol, non conosco che il nome. In che cosa esattamente consiste il suo procedimento? Mi hai detto, se non sbaglio, che si trattava di un procedimento per ringiovanire i pianeti freddi e morenti.»

Lal’lor intervenne, per spiegare di che si trattava.

«Il progetto di Arnol consiste in questo: iniziare un ciclo di trasformazione dell’energia-materia simile alla trasforma­zione dell’idrogeno-elio che dà al sole la sua energia... inizia­re questo ciclo nucleare di trasformazione operando profon­damente entro il pianeta freddo.»

Kenniston lo guardò fisso, completamente stupefatto.

«Ma» disse alla fine «questo equivarrebbe a creare un gigantesco forno solare nelle più intime viscere di un pianeta!»

«Già! Un’idea audace e brillante. Risolverebbe il proble­ma di molti mondi freddi e morenti in tutta la Federazio­ne... perché, come sai, un pianeta può vivere del suo calore interno per molto tempo dopo che il calore del suo sole è cessato.» Si arrestò per un attimo, poi riprese: «Sfortu­natamente, quando Arnol provò il suo procedimento su di un piccolo asteroide, i risultati furono disastrosi.»

«Disastrosi?»

«Proprio così. La bomba-energia, progettata per iniziare il ciclo nell’interno di quell’asteroide, non ebbe successo e provocò terribili terremoti e l’asteroide ne fu devastato. Ar­nol asserisce che ciò è accaduto perché non gli è stato con­cesso un pianeta abbastanza grande per la sua prova. Le sue equazioni confermano le sue dichiarazioni.»

«Perché allora» domandò Kenniston «non ha fatto un’altra prova su un pianeta più grande?»

«I Governatori non glielo hanno permesso» disse Lal’lor. «Dicevano che era troppo pericoloso.»

«Ma non poteva ritentare la prova su un pianeta disabi­tato, e perciò senza pericolo per nessuno?»

Lal’lor sospirò.

«Non capisci, Kenniston. I Governatori non vogliono che il procedimento di Arnol riesca. Non vogliono che sia possibile ai popoli primitivi di restare attaccati ai loro mondi originari. Questo è proprio il genere di patriottismo provin­ciale cui sono contrari, nel loro sforzo di fondare una vera comunità stellare cosmopolita.»

Kenniston rifletté sulla cosa. Tutto ciò combinava con quanto aveva visto e udito della vasta Federazione delle Stel­le. Eppure...

«Se ho ben capito» disse lentamente «la conclusione è che volete usare il mio mondo, la nostra Terra, per provare un procedimento che i vostri Governatori, qualunque ne sia­no i motivi, hanno già giudicato pericoloso.»

Lal’lor fece, calmo, un cenno di conferma.

«Sì. La conclusione è proprio questa. Ma non si tratta per ora di tentare la prova, per la prima volta, sulla Terra, o su qualche altro pianeta abbandonato. La questione è un’al­tra, quella cioè di costringere il Comitato dei Governatori a permettere un’altra prova.»

«Non vedi come tutto combina?» intervenne Gorr Holl. «Da sola, la tua richiesta di rimanere sulla Terra verrebbe respinta, perché non puoi presentare altra alternativa all’eva­cuazione. Ma presentando come alternativa il procedimento di Jon Arnol, potrai aiutare la Terra e anche noi!»

Kenniston cercava di comprendere la cosmica comples­sità del problema.

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