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La mano sinistra di Dio [=Dexter il vendicatore / Darkly Dreaming Dexter - it]

Электронная книга - «La mano sinistra di Dio [=Dexter il vendicatore / Darkly Dreaming Dexter - it]». Краткое содержание книги:

Il collaboratore della polizia di Miami Dexter Morgan, esperto nell’esame delle macchie di sangue sulla scena del delitto, è un bell’uomo dotato di ironia e senso dell’umorismo. A prima vista potrebbe sembrare il fidanzato ideale per ogni brava ragazza. Eppure non lo è. Sotto questo aspetto esteriore cova, infatti, un istinto incontenibile a uccidere, per poi smembrare e dissanguare i cadaveri. Al contempo investigatore e serial chiller, Dexter ha la peculiare caratteristica di indirizzare la sua furia omicida esclusivamente su persone che se “lo meritano”.

Anche pubblicato come “Dexter il vendicatore”.
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LaGuerta si alzò, sempre sorridente, e mi gettò le braccia al collo. «Lo apprezzo davvero molto. Mi sento tanto… tanto grata.» E mi si strofinò addosso in un modo che posso solo descrivere come suggestivo. Di sicuro non si poteva pensare che… Voglio dire, si trattava di una tutrice della pubblica morale e proprio qui, in pubblico… Né, d’altra parte, anche nella privacy di una camera blindata mi sarebbe interessato che la detective LaGuerta mi si strofinasse addosso. Per tacere il fatto che le avevo appena fornito la corda che avrebbe usato per impiccarsi, il che non mi sembrava il tipo di occasione da celebrare. Be’, sul serio, a tutti stava dando di volta il cervello? Che cos’avevano gli umani? Non riuscivano proprio a pensare ad altro?

Provando qualcosa di assai simile al panico, cercai di divincolarmi. «Per favore, detective…»

«Chiamami Migdia», sussurrò lei, stringendosi più forte e strofinandosi più voluttuosamente. Quando la sua mano si avvicinò alla cerniera dei miei pantaloni, sobbalzai. Il lato positivo fu che la mia azione riuscì a liberarmi dall’abbraccio dell’amorosa detective. Il lato negativo fu che LaGuerta perse l’equilibrio, urtò la scrivania con l’anca, inciampò nella sua sedia e cadde lunga e distesa sul pavimento.

«Io, ah, devo proprio tornare al lavoro», balbettai. «C’è un importante… ah…» Comunque fosse, non riuscivo a pensare a nulla di più importante del correre al riparo, per cui uscii indietreggiando, seguito dallo sguardo di LaGuerta.

Non sembrava uno sguardo particolarmente amichevole.

19

Mi svegliai in piedi davanti al lavabo, con l’acqua che scorreva. Vissi un momento di panico totale, un senso di completo smarrimento. Il cuore martellava furioso e le mie palpebre incrostate battevano freneticamente nel tentativo di riprendere il passo con la realtà. Il luogo era sbagliato. Il lavabo pure. Non ero nemmeno sicuro di chi fossi: nel sogno stavo di fronte al mio lavabo, con l’acqua che scorreva, ma non era questo lavabo. Mi stavo lavando le mani, sfregandole con forza con il sapone, rimuovendo dalla pelle ogni singola macchiolina di orribile sangue rosso, con acqua così bollente da lasciarmi le mani rosate e nuove e asettiche. Il calore dell’acqua era più intenso dopo il freddo della stanza che mi ero appena lasciato dietro le spalle, la stanza dei giochi, la camera della morte, la sala del taglio netto e scrupoloso.

Chiusi il rubinetto e rimasi immobile, appoggiato alla superficie fredda del lavabo. Era stato esageratamente realistico, molto più di qualsiasi sogno avessi mai fatto. E mi ricordavo chiaramente la stanza. Mi bastava chiudere gli occhi per rivederla.

Sono in piedi sopra la donna e la guardo tendere e gonfiare le membra strette dal nastro adesivo, vedo il terrore farsi strada nei suoi occhi inerti, vedo germogliare la disperazione e percepisco la grande scarica di entusiasmo che mi inonda e mi scorre lungo il braccio, fino alla lama. E mentre sollevo il coltello per cominciare…

Ma non è questo l’inizio. Perché sotto il tavolo c’è un altro corpo, già dissanguato e ben impacchettato. E dall’altra parte della stanza c’è ancora un’altra vittima, che aspetta il proprio turno in preda a un orrore disperato come non ne ho mai visti in precedenza, anche se mi sembra in qualche modo familiare e necessario. Questa combinazione di nuove possibilità mi inebria di energia pura, più di…

Tre.

Ce ne sono tre stavolta.

Riaprii gli occhi. Nello specchio c’ero io. Ciao, Dexter. Fatto brutti sogni, vecchio mio? Interessante, non ti pare? Ehi, tre in un colpo. Ma era solo un sogno. Nient’altro. Tentai di sorridermi, contraendo i muscoli facciali, ma il risultato fu poco convincente. E, per quanto coinvolgente fosse stato il sogno, ora ero sveglio e non mi restava altro che uno stato confusionale e le mani bagnate.

Il mio subconscio doveva averlo considerato un piacevole interludio, io però tremavo di incertezza. Ero terrorizzato dal pensiero che la mia mente se ne fosse andata fuori città, lasciandomi qui a pagare l’affitto. Tre compagne di giochi meticolosamente legate: avrei voluto tornare da loro e riprendere da dove ero rimasto. Poi ripensai a Harry e mi resi conto che non potevo. Ero tra due fuochi: un sogno e un ricordo, ognuno più imperioso dell’altro.

Non era più divertente. Rivolevo indietro il mio cervello.

Mi asciugai le mani e tornai a letto, ma per quella notte il deluso, devastato Dexter non sarebbe riuscito riprendere sonno. Rimasi disteso sulla schiena a osservare le macchie di oscurità che svanivano gradualmente dal soffitto finché non suonò il telefono, alle sei meno un quarto.

«Avevi ragione», mi annunciò Deborah, appena sollevai il ricevitore.

«È una bella sensazione», dissi, sforzandomi di apparire normale e brillante come al solito. «Ma ragione su cosa?»

«Su tutto», rispose Deb. «Sono sulla scena di un crimine lungo la Tamiami Trail. E indovina un po’?»

«Avevo ragione?»

«È lui, Dexter. Deve essere lui. Ed è anche molto più spettacolare.»

«Quanto spettacolare, Deb?» le chiesi, pensando tre cadaveri, sperando che lei non lo dicesse, ma titillato dalla certezza che lo avrebbe detto.

«Sembrano esserci vittime multiple.»

Una scossa si irradiò dallo stomaco, come se avessi ingoiato una batteria elettrica. Ma, con uno sforzo, me ne uscii con una delle mie tipiche battute. «È meraviglioso, Deb… parli proprio come un rapporto di polizia.»

«Sì, be’, spero di poterne scrivere uno, un giorno o l’altro. Sono lieta che non sia questo. È allucinante. LaGuerta non sa cosa pensare.»

«E neanche come pensare. Che cosa c’è di allucinante, Deb?»

«Devo andare», disse lei, all’improvviso. «Vieni qui, Dexter. Devi proprio vederlo.»

Quando ci arrivai c’erano tre file di folla intorno ai cordoni, per la maggior parte giornaliste. Non è mai facile respingere l’assalto delle reporter quando sentono l’odore del sangue. A vederle si direbbero vittime impotenti di danni cerebrali e seri problemi di alimentazione. Eppure basta metterle davanti a un cordone di polizia e avviene il miracolo. Diventano forti, aggressive, pronte a spazzare via e calpestare tutto e tutti. Un po’ come le storie sulle mamme di mezz’età che sollevano i camion quando i loro bambini ci finiscono sotto. La forza gli viene da una fonte misteriosa. E, in un modo o nell’altro, queste creature anoressiche riescono a farsi largo dappertutto. Per giunta, senza scompigliarsi i capelli.

Per mia fortuna, uno degli agenti in uniforme di guardia alla barricata mi riconobbe. «Fatelo passare, gente», ordinò, «fatelo passare.»

«Grazie, Julio», dissi al poliziotto. «Ogni anno sembra che ce ne siano di più, di giornaliste.»

Lui sbuffò. «Si vede che le clonano. A me sembrano tutte uguali.»

Mentre passavo sotto il nastro giallo, ebbi la sensazione che qualcuno stesse manipolando la percentuale di ossigeno nell’atmosfera di Miami. Ero sul terriccio di un cantiere dove probabilmente si stavano erigendo costruzioni di tre piani per uffici, il genere solitamente occupato da società di seconda categoria. Mentre avanzavo, seguendo le attività in corso nella struttura incompleta, seppi che non era un caso se ci trovavamo qui. Non c’erano mai coincidenze, con questo serial killer. Tutto era deliberato, tutto era studiato per ottenere un preciso effetto estetico, in funzione di una necessità artistica.

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