Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Avendo poi il Tribolo ritratto di terra parimente la Nostra Donna fatta da Michelagnolo per la medesima sagrestia, la donò al detto Magnifico Ottaviano de' Medici, il quale le fece fare da Batista del Cinque un ornamento bellissimo di quadro, con colonne, mensole, cornici et altri intagli molto ben fatti. Intanto col favore di lui che era depositario di sua eccellenza, fu dato da Bertoldo Casini, proveditor della fortezza che si murava allora, delle tre arme che secondo l'ordine del Duca s'avevano a far, per metterne una a ciascun baluardo, a farne una di quattro braccia al Tribolo con due figure nude, figurate per due vettorie, la qual arme, condotta con prestezza e diligenza grande e con una giunta di tre mascheroni che sostengono l'arme e le figure, piacque tanto al Duca, che pose al Tribolo amore grandissimo: per che, essendo poco appresso andato a Napoli il Duca per difendersi, innanzi a Carlo Quinto imperatore tornato allora da Tunisi, da molte calunnie dategli da alcuni suoi cittadini, et essendosi non pur difeso, ma avendo ottenuto da Sua Maestà per donna la signora Margherita d'Austria sua figliuola, scrisse a Firenze che si ordinassero quattro uomini, i quali per tutta la città facessero far ornamenti magnifici e grandissimi per ricever con magnificenza conveniente l'imperatore che veniva a Firenze. Onde avendo io a distribuir i lavori di commissione di sua eccellenza che ordinò che io intervenissi con i detti quattro uomini, che furono Giovanni Corsi, Luigi Guicciardini, Palla Rucellai et Alessandro Corsini, diedi a fare al Tribolo le maggiori e più difficili imprese di quella festa, e furono quattro statue grandi: la prima un Ercole in atto d'aver occiso l'Idra, alto sei braccia e tutto tondo et inargentato, in quale fu posto in quell'angolo della piazza di San Felice, che è nella fine di via Maggio, con questo motto di lettere d'argento nel basamento: "Ut Hercules labore et aerumnis monstra edomuit, ita Caesar virtute et clementia, hostibus victis seu placatis, pacem orbi terrarum et quietem restituit". L'altre furono due colossi d'otto braccia, l'uno figurato per lo fiume Bagrada che si posava su la soglia di quel serpente, che fu portato a Roma, e l'altro per l'Ibero con il corno d'Amaltea in una mano e con un timone nell'altra, coloriti come se fussero stati di bronzo, con queste parole ne' basamenti, cioè sotto l'Ibero: "Hiberus ex Hispania", e sotto l'altro: "Bagradas ex Africa". La quarta fu una statua di braccia cinque, in sul canto de' Medici, figurata per la Pace, la quale aveva in una mano un ramo d'oliva e nell'altra una face accesa, che metteva fuoco in un monte d'arme poste in sul basamento dov'ell'era collocata, con queste parole: "Fiat pax in virtute tua". Non dette il fine che aveva disegnato al cavallo di sette braccia lungo, che si fece in sulla piazza di S. Trinita, sopra la quale aveva a essere la statua dell'imperatore armato, perché, non avendo il Tasso intagliator di legname, suo amicissimo, usato prestezza nel fare il basamento e l'altre cose, che vi andavano di legni intagliati, come quello che si lasciava fuggire di mano il tempo ragionando e burlando, a fatica si fu a tempo a coprire di stagnuolo, sopra la terra ancor fresca, il cavallo solo, nel cui basamento si leggevano queste parole: "Imperatori Carolo Augusto, victoriosissimo, post devictos hostes, Italiae pace restituta et salutato Ferdinando frate, expulsis iterum Turcis, Africaque perdomita, Alexander Medici dux Florentiae dedicavit".
Partita sua maestà di Firenze, si diede principio, aspettandosi la figliuola, al preparamento delle nozze, e perché potesse alloggiare ella e la veceregina di Napoli che era in sua compagnia, secondo l'ordine di sua eccellenza, in casa Messer Ottaviano de' Medici comodamente, fatta in quattro settimane con stupore d'ognuno una giunta alle sue case vecchie, il Tribolo, Andrea di Cosimo pittore et io, in dieci dì con l'aiuto di circa novanta scultori e pittori della città fra garzoni e maestri, demmo compimento, quanto alla casa et ornamenti di quella, all'apparecchio delle nozze dipignendo le logge, i cortili e gl'altri ricetti di quella, secondo che a tante nozze conveniva. Nel quale ornamento fece il Tribolo, oltre all'altre cose, intorno alla porta principale due vittorie di mezzo rilievo, sostenute da due termini grandi, le quali reggevano un'arme dell'imperator, pendente dal collo d'un'aquila tutta tonda molto bella. Fece ancora il medesimo certi putti, pur tutti tondi e grandi, che sopra i frontespizii d'alcune porte mettevano in mezzo certe teste, che furono molto lodati. Intanto ebbe lettere il Tribolo da Bologna mentre si facevano le nozze, per le quali Messer Pietro del Magno, suo grande amico, lo pregava fusse contento andare a Bologna a far alla Madonna di Galina, dove era già fatto un ornamento bellissimo di marmo, una storia di braccia tre e mezzo pur di marmo, perché il Tribolo non si trovando aver allora altro che far, andò, e fatto il modello d'una Madonna che saglie in cielo, e sotto i dodici Apostoli in varie attitudini, che piacque essendo bellissima, mise mano a lavorare, ma con poca sua sodisfazione perché, essendo il marmo che lavorava di quelli di Milano, saligno, smeriglioso e cattivo, gli pareva gettar via il tempo, senza una dilettazione al mondo di quelle che si hanno nel lavorare, i quali si lavorano con piacere et in ultimo condotti mostrano una pelle che par propriamente di carne. Pur tanto fece, ch'ell'era già quasi che finita quando io, avendo disposto il duca Alessandro a far tornar Michelagnolo da Roma e gl'altri per finire l'opera della sagrestia cominciata da Clemente, dissegnava dargli che fare a Firenze e mi sarebbe riuscito, ma in quel mentre sopravenendo la morte d'Alessandro che fu amazzato da Lorenzo di Pier Francesco de' Medici, rimase impedito non pure questo disegno, ma disperata del tutto la felicità e la grandezza dell'arte.
Intesa adunque il Tribolo la morte del Duca, se ne dolse meco per sue lettere, pregandomi, poi che m'ebbe confortato a portar in pace la morte di tanto principe, mio amorevole signore, che se io andava a Roma, com'egli aveva inteso che io voleva far in tutto deliberato di lasciare le corti e seguitar i miei studii, che io gli recassi di qualche partito, perciò che avendo miei amici, farebbe quanto io gl'ordinassi. Ma venne caso che non gli bisognò altramente cercar partito in Roma, perché, essendo creato duca di Fiorenza il signor Cosimo de' Medici, uscito che [fu] egli de' travagli che ebbe il primo anno del suo principato, per aver rotti i nimici a Monte Murlo, cominciò a pigliarsi qualche passo, e particolarmente a frequentare assai la villa di Castello, vicina a Firenze poco più di due miglia, dove cominciando a murare qualche cosa, per potervi star commodamente con la corte, a poco a poco, essendo a ciò riscaldato da maestro Piero da San Casciano, tenuto in que' tempi assai buon maestro e molto servitore della signora Maria madre del Duca, e stato sempre muratore di casa et antico servitore del signor Giovanni, si risolvette di condurre in quel luogo certe acque, che molto prima aveva avuto disiderio di condurvi, onde dato principio a far un condotto che ricevesse tutte l'acque del poggio della Castellina, luogo lontano a Castello un quarto di miglio o più, si seguitava con buon numero d'uomini il lavoro gagliardamente. Ma conoscendo il Duca che maestro Piero non aveva né invenzione, né disegno bastante a far un principio in quel luogo che potesse poi col tempo ricevere quell'ornamento, che il sito e l'acque richiedevano, un dì che sua eccellenza era in sul luogo e parlava di ciò con alcuni, Messer Ottaviano de' Medici e Cristofano Rinieri, amico del Tribolo e servitore vecchio della signora Maria e del Duca, celebrarono di maniera il Tribolo per uomo dotato di tutte quelle parti, che al capo d'una così fatta fabrica si richiedevano, che il Duca diede commessione a Cristofano che lo facesse venir da Bologna, il che avendo il Ranieri fatto tostamente, il Tribolo, che non poteva aver miglior nuova che d'aver a servire il duca Cosimo, se ne venne subito a Firenze; et arivato, fu condotto a Castello, dove sua eccellenza illustrissima avendo inteso da lui quello che gli pareva da far per ornamento di quelle fonti, diedegli commessione che facesse i modelli. Per che a quelli messo mano s'andava con essi trattenendo, mentre maestro Piero da San Casciano faceva l'acquidotto e conducea l'acque, quando il Duca, che intanto aveva cominciato per sicurtà della città a cingere in sul poggio di S. Miniato con un fortissimo muro i bastioni fatti al tempo dell'assedio col disegno di Michelagnolo, ordinò che il Tribolo facesse un'arme di pietra forte con due vettorie per l'angolo del puntone d'un baluardo che volta verso Firenze. Ma avendo affatica il Tribolo finita l'arme, che era grandissima et una di quelle vittorie alta quattro braccia che fu tenuta cosa bellissima, gli bisognò lasciare quell'opera imperfetta, perciò che avendo maestro Piero tirato molto innanzi il condotto e l'acque con piena sodisfazione del Duca, volle sua eccellenza che il Tribolo cominciasse a mettere in opera per ornamento di quel luogo i disegni et i modelli che già gl'aveva fatto veder, ordinandogli per allora otto scudi il mese di provisione, come anco aveva il San Casciano. Ma per non mi confondere nel dir gl'intrigamenti degl'acquidotti e gl'ornamenti delle fonti fia bene dir brevemente alcune poche cose del luogo e sito di Castello.