Le argentee teste d'uovo [The Silver Eggheads - it]
- Автор: Лейбер Фриц Ройтер
- Год: 1964
- Язык: итальянский
- Год: Casa Editrice La Tribuna
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Le argentee teste d'uovo [The Silver Eggheads - it]». Краткое содержание книги:
Quali mutamenti possono attendere il mondo della cultura nel prossimo secolo? Fritz Leiber ce ne offre un assaggio nel suo romanzo più caustico e divertente. Agli scrittori toccherà firmare soltanto le opere composte elettronicamente dai mulini-a-parole, e recitare in pubblico i ruoli scelti per loro dalle controcopertine. Solo i colleghi robot sapranno scrivere sul serio, ma com’è ovvio, per un pubblico di robot. Questo, fino al giorno in cui gli scrittori inferociti distruggono tutti i mulini-a-parole, per dover poi affrontare una grave crisi di creatività. Solo presso l’Editrice Razzi nessuno sembra scaldarsi molto; forse perché qui si custodisce il grande segreto del secolo precedente, il Divorzio Psicosomatico di Daniel Zukertort. In una nursery segreta, infatti, vivono ancora le trenta argentee Teste d’Uovo la cui esistenza potrebbe scuotere il mondo intero… per il bene di tutti i lettori.
“Potete immaginare il resto della storia: letture terapeutiche per i robot, la ricerca di buone storie di robot (molto poche), i tentativi da parte degli umani di scrivere racconti del genere, tentativi quasi completamente falliti, poiché nessuno poteva catturare il tocco magico di Asimov, i tentativi di fare compiere questo lavoro ai mulini-a-parole (anche questo fu inutile, poiché i mulini-a-parole mancavano delle immagini sensorie, del ritmo, perfino del vocabolario adeguato), e finalmente l’apparizione di robot autori come me. La malinconia robotica e la psicosi involutiva subirono una straordinaria flessione, anche se non furono completamente eliminate, mentre la schizofrenia robotica rimase quasi inalterata. A questo doveva provvedere una scoperta ancora più clamorosa.
“Ma la nascita della letteratura robotica e dell’attività scrittoria dei robot fu un grandioso progresso in se stesso, a parte i benefici medici, soprattutto perché si verificò nel tempo in cui gli scrittori umani si arrendevano e lasciavano che i mulini-a-parole prendessero il sopravvento. I mulini-a-parole! Neri tessitori, privi di mente, di seducenti ragnatele di sensualità e di sentimento! Grembi neri… scusa se mi scaldo tanto, Gaspard… di morte mentale! Noi robot sappiamo valutare il valore dell’essere coscienti, forse perché la coscienza è venuta a noi all’improvviso miracolosamente, e non vorremmo mai rovinarla con la produzione dei mulini, più di quanto vorremmo bruciarci i circuiti per passatempo. Naturalmente, qualche robot eccede nell’uso dell’elettricità, ma si tratta di una piccola minoranza di drogati che muoiono presto per sovraccarico, se non trovano la salvezza nell’Anonima per la Protezione degli Elettrodrogati. Lasciate che vi dica…”.
Si interruppe, perché la signorina Bishop gli stava facendo un cenno con la mano.
— Scusatemi, Zane, tutto questo è molto interessante, ma io dovrò andare a spostare i marmocchi fra dieci minuti e dovrò sbrigare qualche altra faccenda; e avevate detto che ci avreste spiegato la sessualità robotica, la sua origine e il resto.
— È vero, Zane — l’assecondò Gaspard. — Dovevi spiegarci da dove venivano i robot e le robicchie. Zane Gort girò sui due il suo unico occhio.
— Siete proprio umani — disse asciutto. — L’universo è immenso, maestoso, intricato, costellato di inesauribile bellezza, vivido di vita infinatamente variata… ed ecco, c’è solo una cosa che vi interessi veramente. La stessa cosa che vi spinge a comprare i libri, a creare le famiglie, a costruire le teorie atomiche, immagino, e, almeno un tempo, a scrivere le poesie. Il sesso.
Mentre i due si accingevano a protestare, continuò sveltamente: — Non badateci. Noi robot siamo interessati al sesso come noi lo intendiamo, con le sue squisite congruenze metalliche, le sue terribili, invadenti tempeste di elettroni, le sue impetuose violazioni dei circuiti più intimi, almeno quanto lo siete voi!
E fece lampeggiare maliziosamente il faro.
27
— Nel centro di assistenza robotica del dottor Willi Von Wuppertal, a Dortmund in Germania — cominciò Zane — quel saggio ed empatico vecchio ingegnere permetteva ai robot malati di fare esperimenti praticandosi da soli l’elettroshock, decidendo da soli il voltaggio, l’amperaggio, la durata e le altre condizioni. L’elettroshock, vedete, ha sui cervelli elettronici ammalati lo stesso effetto benefico che ha su quelli umani; ma l’elettroshock è un’arma terapeutica a doppio taglio e non si deve abusarne, come testimonia il terribile esempio costituito dagli elettrodrogati.
“I robot erano piuttosto asociali, in quei tempi, ma due di loro, uno dei quali era un modello raffinato, ultrasensibile, creato da poco, decisero di ricevere insieme la scossa, la stessa scossa, in realtà, in modo che la corrente elettrica sarebbe entrata nei circuiti dell’uno e sarebbe passata poi attraverso quelli dell’altro. Per fare questo, era necessario che prima collegassero le loro batterie e i fili dei loro motori e dei loro cervelli elettronici. Erano collegati in serie, vedete, non in parallelo. Non appena lo ebbero fatto, non appena le batterie personali furono collegate, prima che si collegassero alla sorgente esterna di elettricità, provarono un senso di meravigliosa esaltazione e un solleticante sollievo.
“Fra l’altro, signorina, questo risponde all’incirca alla vostra domanda di poco fa, quando mi avete chiesto fino a che punto possono arrivare i robot nei loro rapporti intimi. Un solo collegamento reciproco dà una lieve brivido, ma per un piacere profondo è necessario fare ventisette collegamenti simultanei maschio-femmina. In qualcuno dei modelli più recenti, che io considero un po’ decadenti, ne sono necessari trentatré”.
La signorina Bishop si mostrò improvvisamente sbalordita.
— Allora è questo che stavano facendo quei due robot la settimana scorsa dietro i cespugli in un angolo del parco — mormorò. — E io credevo che si stessero riparando reciprocamente. O che ci provassero, almeno, e che avessero ingarbugliato tutti i fili. Ma vi prego di continuare, Zane.
Zane scosse il capo.
— Qualcuno dei nostri non conosce le buone maniere — disse. — Forse sono un po’ esibizionisti. Tuttavia, il desiderio sessuale è imperioso, impetuoso, impulsivo. Ad ogni modo, dalla Grande Scoperta di Dortmund, che naturalmente ebbe come risultato la canonizzazione ufficiale di san Wuppertal, sprizzò la sessualità robotica, che divenne un fattore vitale nella costruzione o nell’alterazione di tutti i robot. C’è ancora qualche robot inalterato, in circolazione, ma sono un gruppo di robot molto infelici. Naturalmente, molto si doveva ancora imparare sul modo di prolungare il piacere e di renderlo completo, di trattenere gli elettroni fino al momento cruciale e così via, ma era stato fatto il passo più importante.
“Si scoprì ben presto che le sensazioni erano più forti e più soddisfacenti quando uno dei robot era un tipo brusco (bruncio o robosto come diciamo noi) e l’altro delicato e sensibile (silfo o icchio, come diciamo qualche volta) anche se una differenza troppo estrema fra i due può diventare pericolosa, perché al robot icchio possono saltare i circuiti. I due robot di Dortmund diventarono i modelli per i nostri sessi maschile e femminile, per i nostri robot e le nostre robicchie, sebbene entrasse in gioco anche l’abituale tendenza robotica a copiare la biologia e le istituzioni umane. Per esempio, è diventato tradizionale che un robot, un robot bruncio, voglio dire, abbia tutte le connessioni appartenenti al tipo che voi umani chiamate maschio, ossia abbia tutte spine, mentre una robicchia abbia solo connessioni femmine, o prese. Questo può rivelarsi un contrattempo spiacevole, quando una robicchia si deve collegare a una presa a muro per rifornirsi d’elettricità in caso d’emergenza. Per questo, ogni robicchia porta con sé una doppia spina, sebbene le sia motivo di imbarazzo. E comunque non si farebbe mai vedere mentre la usa, se non nella più assoluta intimità.
“Ora potete capire perché la signorina Blushes era così turbata al pensiero di essere vista con le prese scoperte mentre veniva rifornita di elettricità in condizioni di emergenza.
“Anche l’imitazione delle istituzioni umane ebbe un ruolo importante (non sempre per il meglio, forse) nel fornire uno schema per il corteggiamento e il matrimonio fra robot, nonché per certi gradi di attaccamento e per altri tipi di unione. Senza dubbio fu questo a scoraggiare la creazione di sessi aggiuntivi e di specie interamente nuove di emozioni sessuali. Dopotutto, vedete, poiché noi robot siamo una specie artificiale, e siamo fabbricati da altri robot quanto dagli umani, in teoria potremmo creare il sesso esattamente come lo vogliamo: potremmo progettare sessi completamente nuovi… roboidi, robette, robi, robotori e persino robotroie sono i nomi che sono stati proposti; potremmo escogitare nuovi organi sessuali e rapporti non necessariamente limitati a due sole persone: questa esperienza (dei circuiti a margherita, come è chiamata) è possibile, al giorno d’oggi, ma si preferisce non parlarne. In generale, noi guardiamo al sesso con una mentalità fresca e creativa.