Il tempo delle metamorfosi [A Time of Changes - it]
- Автор: Силверберг Роберт
- Год: 1974
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- Переводчик: Maria Teresa Aquilano
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il tempo delle metamorfosi [A Time of Changes - it]». Краткое содержание книги:
Ottenuto premio Nebula in 1971.
Nominato per premi Hugo e Locus in 1972.
— E allora voi siete dèi! — gridò Digant.
— Dèi? Cosa sono gli dèi?
Digant spiegò che egli era un uomo e non aveva i loro poteri, perché gli uomini devono usare parole per parlare, non possono volare né cambiare aspetto, e invecchiano ad ogni giro del mondo intorno al sole finché viene il tempo di morire. Kinnall e Thirga ascoltarono attentamente, confrontando se stessi con Digant, e capirono che era vero: egli era un uomo e loro erano dèi.
— Una volta, anche noi eravamo come gli uomini — ammise Thirga. — Sentivamo la fame e invecchiavamo, parlavamo soltanto con le parole e dovevamo mettere un piede davanti all’altro per spostarci. Vivevamo da uomini nell’ignoranza, dato che non conoscevamo i nostri poteri. Ma poi le cose cambiarono.
— Come? — chiese Digant.
— Be’ — disse Kinnall nella sua innocenza, — bevemmo alla sorgente luminosa e la sua acqua ci rivelò i nostri poteri e ci fece diventare come dèi. Questo è tutto.
Allora l’animo di Digant si empì di eccitazione ed egli si disse che avrebbe potuto bere alla sorgente ed unirsi alla coppia nella divinità. In seguito, avrebbe mantenuto il segreto della sorgente e al suo ritorno tra i colonizzatori sarebbe stato adorato come dio vivente e trattato con reverenza. Altrimenti, li avrebbe distrutti. Ma Digant non osava chiedere a Kinnall e a Thirga di farlo bere alla sorgente, perché aveva paura che per gelosia del loro stato divino essi rifiutassero. Così fece un piano per allontanarli.
— È vero — chiese, — che potete viaggiare così rapidamente da riuscire a visitare ogni parte di questo mondo in un solo giorno?
Kinnall gli assicurò che era vero.
— Difficile crederlo — disse Digant.
— Ti daremo la prova — disse Thirga; prese la mano di Kinnall e le due divinità sparirono. S’innalzarono fino al picco più alto dei Threishtor e colsero dei fiori di neve, discesero nelle Terre Basse Bruciate e presero una manciata di terra rossa; nelle Terre Basse Bagnate raccolsero delle erbe, presso il Golfo di Sumar raccolsero un po’ di liquido da un albero-carne, sulle rive del Golfo Polare presero una scheggia del ghiaccio eterno, poi salirono in cima al mondo fino a Tibis coperta di brina e cominciarono il loro viaggio attraverso i continenti lontani per portare all’incredulo Digant qualcosa da tutte le parti del mondo.
Nel momento stesso in cui Kinnall e Thirga partirono per questa impresa, Digant corse alla sorgente dei miracoli. Esitò brevemente per paura che gli dèi potessero ritornare all’improvviso e lo colpissero a morte per la sua sfrontataggine; ma essi non si fecero vivi e Digant immerse il volto nella corrente e bevve a lunghe sorsate, pensando: Adesso anch’io sarò un dio. Si riempì il ventre d’acqua scintillante, vacillò, mentre la testa gli girava e cadde a terra. È questa la divinità? si chiese. Cercò di volare e non ci riuscì, cercò di cambiare la sua forma e non ci riuscì, cercò di ringiovanire e non ci riuscì. Non riuscì perché era un uomo e non un dio, e la sorgente non poteva mutare un uomo in un dio, poteva soltanto aiutare un dio a comprendere i suoi poteri.
Ma la sorgente fece a Digant un dono: gli permise di entrare nelle menti degli altri uomini che erano a Threish. Mentre giaceva a terra, istupidito dalla delusione, sentì un lieve ticchettio in mezzo al cervello. Concentrandosi riuscì a capire di star ascoltando i pensieri dei suoi amici. Trovò il modo di amplificare il suono, così da poter sentire distintamente: sì, questa era la mente di sua moglie, questa quella di sua sorella, questa quella di suo cognato. Digant poteva leggerle tutte, così come poteva leggere qualsiasi altra mente, scoprire i più intimi pensieri. Questa è la divinità, si disse. Ascoltò i loro pensieri più a fondo, mise a nudo i segreti più reconditi. Pian piano, aumentò l’intensità del suo potere, finché ogni mente fu unita alla sua. Sviscerò la parte più intima delle loro anime finché, inebriato dal suo nuovo potere, gonfio d’orgoglio per la sua divinità, mandò con la mente un messaggio a tutte quelle menti: — ASCOLTATE LA VOCE DI DIGANT. È DIGANT IL DIO CHE ADORERETE.
Quando sentirono quella terribile voce rimbombare nelle loro menti, molti dei colonizzatori di Threish caddero morti dal terrore, altri persero la ragione, altri si misero a correre qua e là in preda ad una folle paura, gridando: — Digant ha invaso i nostri cervelli, Digant ha invaso i nostri cervelli! — Le loro ondate di paura e di dolore erano così intense che anche Digant soffriva: cadde in una specie di paralisi, in coma, mentre la sua mente istupidita continuava a ruggire: — Ascoltate la voce di Digant. È Digant il dio che adorerete. — Ogni volta che risuonava uno di quei terribili urli, altri colonizzatori morivano, altri impazzivano, e Digant, in risposta a quegli sconvolgimenti mentali che lui stesso provocava, si rotolava, tremava nell’agonia, completamente incapace di controllare i poteri del proprio cervello.
Mentre accadeva tutto questo, Kinnall e Thirga erano a Dabis e stavano tirando fuori da una palude un verme a tre teste da mostrare a Digant. Le urla del cervello di Digant corsero per il mondo e raggiunsero Dabis; Kinnall e Thirga le udirono, lasciarono quel che stavano facendo e tornarono precipitosamente a Threish. Trovarono Digant morente, col cervello quasi completamente bruciato ed i colonizzatori di Threish morti o impazziti: capirono immediatamente quel che era successo. Rapidamente, misero fine alla vita di Digant, in modo che ci fosse silenzio a Threish, poi passarono in mezzo alle vittime del preteso dio risuscitando i morti e risanando gli offesi. Alla fine, sigillarono con un sigillo indistruttibile l’apertura sulla collina, perché ormai avevano capito che a quella sorgente potevano bere solo gli dèi, non gli uomini, e tutti gli dèi avevano già bevuto. La gente di Threish cadde in ginocchio davanti ai due e chiese, sorpresa: — Chi siete voi? — E Kinnall e Thirga risposero: — Noi siamo dèi, e voi solo degli uomini. Così cominciò a morire l’ingenuità degli dèi. E da quel giorno, per il male che Digant aveva fatto, fu proibito agli uomini il cercar di parlare da mente a mente, e fu scritto nel Comandamento che si deve tenere la propria anima chiusa alle altre, perché solo gli dèi possono unirle senza distruggerle e noi non siamo dèi.
33
Naturalmente, trovai molte ragioni per rimandare il momento di prendere la droga sumarana con Schweiz. Prima l’Alto Giudice Kalimol partì per una partita di caccia e io dissi a Schweiz che siccome in sua assenza il lavoro si era raddoppiato, mi era impossibile tentare l’esperimento proprio allora. Kalimol ritornò; Halum cadde ammalata e la mia preoccupazione per lei fu la seconda scusa. Halum guarì; Noim invitò Loimel e me a trascorrere una vacanza nel suo villino nel meridione di Salla. Tornammo da Salla; scoppiò la guerra tra Salla e Glin, e questo mi creò una serie di complessi problemi marittimi al Tribunale. In questo modo trascorsero delle settimane. Schweiz divenne impaziente: intendevo o no prendere la droga? Non potevo dargli una risposta, in realtà non lo sapevo. Avevo paura, ma la tentazione mi bruciava. Potersi espandere fuori dai limiti naturali, come un dio, ed entrare nell’anima di Halum…
Andai alla Cappella di Pietra, attesi finché Jidd non mi ricevette e mi confessai; tuttavia non parlai a Jidd di Schweiz e della sua droga; perché mi faceva paura rivelare di stare giocando un gioco così pericoloso. Di conseguenza la confessione fu un fiasco: non avevo veramente aperto la mia anima al confessore. Lasciai la Cappella di Pietra con l’anima congestionata, nervoso, irritato e vidi chiaramente che era necessario darla vinta a Schweiz, che mi aveva offerto una dura prova attraverso la quale dovevo assolutamente passare, dato che non c’era altra via d’uscita. Mi aveva capito perfettamente: sotto la mia religiosità, ero un potenziale traditore del Comandamento. Andai da lui.