Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Научная фантастика » Il tempo delle metamorfosi [A Time of Changes - it]
Il tempo delle metamorfosi [A Time of Changes - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Il tempo delle metamorfosi [A Time of Changes - it]

Электронная книга - «Il tempo delle metamorfosi [A Time of Changes - it]». Краткое содержание книги:

Velada Borthan è di certo uno dei pianeti più singolari dell’universo, inquietante intreccio di contraddizioni: un clima dolce accanto alle condizioni più aspre, la vita più naturale accanto alla costrizione dei propri sentimenti, una civiltà raffinata accanto alla barbarie morale. Insomma, un inferno o un paradiso a seconda dei punti di vista: e, fatto assurdo, i suoi abitanti avevano scelto deliberatamente l’inferno. Giardino dell’Eden alla rovescia, Velada Borthan era completo anche di tentatore e di frutto proibito: in una società nella quale il peccato supremo consisteva nell’aprire spontaneamente il proprio animo agli altri, il frutto proibito non poteva essere che il mezzo per far diventare della coscienza del singolo la coscienza di tutti. Sarà il Terrestre Schweiz a rivelarlo sconvolgendo un ordine che, per essere stato liberamente scelto, non era per questo meno spietato e inumano. Kinnall Darival, il giovane principe protagonista della vicenda, è l’uomo al quale viene affidato il segreto della droga che conduce alla comunione degli spiriti, spezzando i legami nei quali la sua gente aveva rinchiuso la propria personalità. In un mondo in cui l’affermazione di se stessi era vietata sino al punto da considerare osceno il parlare in prima persona, questa totale apertura personale non poteva essere che la peggiore delle bestemmie. Era però necessario passare attraverso di essa per riscattare Velada Borthan del suo inferno, anche a costo della perdita dell’unico sentimento consentito in una società che aveva fatto dell’insensibilità la massima delle virtù. Nessun vincolo è tuttavia più resistente di quelli imposti dalla morale, per quanto assurda e deviata possa essere: per causa loro si è anche disposti a rinunciare volontariamente al paradiso a portata di mano.
Ottenuto premio Nebula in 1971.
Nominato per premi Hugo e Locus in 1972.
1 ... 32 33 34 35 36 37 38 39 40 ... 56
Перейти на страницу:

Tre giorni dopo il mio ritorno, quando ormai anche i miei figli cominciavano a chiedermi cosa avessi, mi recai alla Cappella di Pietra per cercare sollievo dal confessore Jidd.

Era una giornata umida e caldissima. Il morbido cielo ovattato di nuvole sembrava pendere a frange su Manneran, e tutto era ricoperto da gocce brillanti di lucida rugiada. Quel giorno, la luce del sole aveva uno strano colore quasi bianco ed i vecchi blocchi di pietra nera dell’edificio sacro mandavano riflessi accecanti, come se fossero costruiti di prismi. Una volta dentro la Cappella, invece, mi trovai nell’oscurità delle sale, fresche e quiete. La cella di Jidd aveva il posto più importante nell’abside della cappella, dietro il grande altare. Egli mi aspettava, con già indosso i paramenti. Mi ero riservato il suo tempo con diverse ore di anticipo, e il contratto era già pronto. Firmai e gli detti il suo compenso. Questo Jidd non era un confessore più piacevole degli altri, ma allora ero quasi felice della sua bruttezza, del suo naso bulboso, delle sue labbra lunghe e sottili, dei suoi occhi dalle palpebre cascanti, delle orecchie dai lobi pendenti. Perché farsi giuoco della faccia dell’uomo? Certamente se ne sarebbe scelta un’altra, se fosse stato consultato al riguardo. Mi sentivo ben disposto verso di lui, perché speravo che mi avrebbe guarito. I guaritori erano uomini santi. Dammi ciò di cui ho bisogno, Jidd, ed io benedirò la tua brutta faccia. Egli disse: — Sotto quali auspici farai la tua confessione?

— Il dio del perdono.

Toccò un interruttore, le semplici candele erano troppo comuni per Jidd, e la luce ambra del perdono, da qualche lampada a gas nascosta, venne ad illuminare la camera. Jidd mi disse di concentrarmi sullo specchio, di tenere fermo il viso e di fissare gli occhi nei miei occhi. Mi rispose lo sguardo di uno straniero. Gocce di sudore mi nascevano alle radici della barba, là dove si vedeva la carne delle guance. Io ti amo, dissi silenziosamente alla strana faccia nello specchio. L’amore degli altri comincia con l’amore di se stessi. La cappella pesava su di me; avevo paura di venire schiacciato dal soffitto. Jidd stava pronunciando le parole preliminari e non c’era amore in quel che diceva. Mi ordinava di aprirgli la mia anima.

Io balbettavo, la lingua mi si aggrovigliò, come se mi si annodasse. Mi sentivo soffocare, avevo voglia di vomitare. Chinai il capo e lo premetti contro il pavimento freddo. Jidd mi toccò la spalla mormorando formule di conforto fino a quando il mio attacco si placò. Iniziammo il rito una seconda volta: passai più dolcemente attraverso i preliminari e quando egli mi chiese di parlare, dissi, come se stessi recitando delle cose che qualcun altro aveva scritto per me: — Nei giorni scorsi si è andati con un altro in un posto segreto e abbiamo preso insieme una certa droga di Sumara Borthan che dissuggella le anime e ci siamo aperti il cuore l’un con l’altro. Adesso si prova rimorso per quel che si è fatto e si vorrebbe il perdono.

A Jidd mancò il respiro, e certo non è una cosa facile sorprendere un confessore. Quel suo sussulto ebbe quasi il potere di farmi passare la voglia di confessarmi, ma Jidd recuperò abilmente il controllo e mi spinse a continuare con blande frasi da prete. Dopo pochi minuti, le mie mandibole avevano perso la loro rigidità e tirai fuori tutto: le discussioni che avevo avuto con Schweiz a proposito della droga (ma non dissi il suo nome. Anche se ero certo che Jidd avrebbe mantenuto il segreto della confessione, non mi sembrava che avrei ottenuto alcun vantaggio spirituale rivelando il nome del mio compagno di colpa); dissi di aver preso la droga nella villa, parlai delle sensazioni che mi aveva dato, del mio esplorare l’anima di Schweiz e del suo penetrare la mia, dissi del nascere di un affetto profondo man mano che l’unione procedeva, del senso di alienazione dal Comandamento che provavo mentre ero sotto, l’influenza della droga. Quell’improvvisa certezza che il nostro negare noi stessi fosse un disastroso errore culturale, l’idea intuitiva che dovremmo invece negare la nostra solitudine e cercare di costruire un ponte sugli abissi che ci separano dagli altri, invece di esaltarci nell’isolamento. Confessai anche che mi ero dato da fare per ottenere dell’altra droga, nella speranza di riuscire a conoscere l’anima di Halum; sentirmi ammettere il desiderio che avevo della mia sorella di legame non era una cosa nuova per Jidd. Parlai poi del senso di smarrimento che mi aveva assalito quando ero uscito dalla trance della droga, del senso di vergogna, del dubbio. Finalmente tacqui. Lì davanti a me, come un globo pallido che brillava nella semioscurità, pendevano le mie malefatte, sensibili ed esposte. Mi sentivo più pulito, dopo averle rivelate. Ero disposto ad essere ricondotto al Comandamento, volevo essere purgato della mia aberrazione, del mio esibizionismo. Volevo far penitenza e ritornare sulla retta via. Ero ansioso di guarigione, imploravo l’assoluzione e la reintegrazione nella mia comunità; ma non riuscivo a sentire la presenza del dio. Nello specchio vedevo soltanto la mia faccia, tirata e giallastra, con la barba che aveva bisogno di essere pettinata. Le formule di assoluzione che Jidd cominciò a recitare non erano per me altro che parole, e non potevano darmi conforto. Ero escluso totalmente dalla fede. L’ironia della cosa mi faceva impazzire: Schweiz, che invidiava la mia fede e che aveva cercato attraverso la droga di capire il mistero della sottomissione al soprannaturale, aveva tolto a me ogni possibilità di accesso alla divinità. Stavo lì, inginocchiato, ginocchia di pietra sul pavimento di pietra, pronunciando frasi vuote e desiderando che Jidd e io avessimo preso insieme la droga, perché tra noi ci fosse una vera comunione. E seppi che ero perduto.

— La pace degli dèi sia su di te, adesso.

— Verrà la pace degli dèi.

— Non cercare più falsi soccorsi e tieni te stesso per te stesso, perché gli altri sentieri portano soltanto alla vergogna e alla corruzione.

— Non si cercheranno altri sentieri.

— Hai una sorella di legame, e un fratello di legame, hai un confessore, hai la misericordia degli dèi. Non hai bisogno d’altro.

— Non si ha bisogno d’altro.

— Va in pace, allora.

Me ne andai, ma non con la pace che intendeva lui, perché la confessione era stata senza slancio, senza senso, inutile. Jidd non mi aveva riconciliato con il Comandamento, aveva semplicemente dimostrato quanto ne fossi lontano.

Benché mi fossi confessato senza nessuna emozione, quando uscii dalla Cappella di Pietra mi sentivo in parte purgato dalla mia colpa. Non ero più pentito d’aver esibito la mia anima. Forse era un effetto residuo della confessione, quest’inversione del mio proposito nell’andare da Jidd, ma non provai ad analizzare la cosa in profondità. Ero contento di essere me stesso e di pensare le cose che pensavo. La mia conversione in quell’istante divenne completa. Schweiz mi aveva tolto la mia fede ma al suo posto me ne aveva data un’altra.

38

Quel pomeriggio capitò un incidente con una certa nave di Threish e alcuni falsi documenti d’imbarco, e dovetti recarmi al porto per verificare di persona quel che era successo. Lì per caso incontrai Schweiz. Da quando ci eravamo separati alcuni giorni prima, il pensiero di incontrarlo di nuovo mi aveva terrorizzato; sarebbe stato intollerabile, pensavo, guardare negli occhi quell’uomo che aveva avuto tutta la mia anima tra le mani. Soltanto standogli lontano sarei riuscito a convincermi di non aver fatto con lui quello che avevo fatto. Ma poi lo vidi vicino a me sulla banchina. Teneva in una mano un grosso mazzo di fatture e scuoteva furiosamente l’altra verso un mercante dagli occhi acquosi che indossava un abito di Glin. Con mia sorpresa invece dell’imbarazzo che avevo immaginato provai una sensazione di calore. Ero contento di vederlo. Mi avvicinai. Egli batté sulla mia spalla ed io sulla sua. — Sembri più allegro, adesso — disse.

1 ... 32 33 34 35 36 37 38 39 40 ... 56
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)